venerdì 23 settembre 2011

Post-pausa estiva: il peso specifico

La serialità è un concetto difficile per me. Tendo a stancarmi di tutto, dai biscotti della colazione (dopo una settimana di macine devo darmi ai chocopops, tanto per intenderci) ai pantaloni preferiti che se non li compravo morivo (li metto per 3 mesi di fila e poi un giorno li guardo senza capire cosa mai ci avessi trovato).
Figuriamoci un blog. E' che mi scrivo tanti bei post mentali e poi non ce la faccio a trasferirli sulla carta. Sulla carta virtuale, ecco. In quella che chiamano blogosfera.
Comunque eccomi qui, dopo la lunga estate semi-calda, all'alba di un nuovo anno scolastico, all'alba di un nuovo Ollycompleanno. E sono due.
Due lunghissimi anni con il peso specifico di una bufala in una dieta detox.
E, no, non ho ancora digerito del tutto, però sono pronta a farci dell'ironia e ciò è bene. No? Sì.
Domani si (ri)comincia, a casa di Orlando ovviamente.

lunedì 13 giugno 2011

Non è un paese per gente normale

Insomma dicevamo di fare spazio al nuovo. E mi sa che ne abbiamo fatto più del previsto.
Nelle ultime due settimane, nell'ordine:

- abbiamo cambiato Casa (e quella nuova ci sembra talmente grande che ci siamo persi la Minuzza, che ha chiesto asilo politico all'albero nel cortile sotto casa, 'tacci sua)
- la Sinistra vinto le comunali (che Milano non era in festa così dai mondiali 2006, ma ovviamente è tutta questione di punti di vista)
- i Referendum hanno raggiunto il Quorum (e mi sento quasi male al pensiero di vivere in un paese che forse ma forse e ancora forse ce la fa ad alzare il culo ed esprimere un'opinione - e anche questo è discutibile ok ma not today)

intanto, in redazione.
Collega G (riferita al Capo): secondo te sta guardando i porno?
Io: Diciamo che se lo fa lo stimo per l'autocontrollo

Il nuovo che avanza, il vecchio che occupa la stanza.

Non è un paese per gente normale O_o

venerdì 27 maggio 2011

Per fare spazio al nuovo

E' dunque arrivato il weekend del trasloco.
Molto si butta, molto si è infilato negli scatoloni quasi contro la nostra volontà, qualcosa resta là, in quella che da lunedì sarà la vecchia casa. La ex-casa. La casa che non hai più.
E qui una lacrimuccia ci sta, perchè ne son successe di cose, in quel bilocale.

Ma il fatto è che, se c'è qualcosa da imparare in questa vicenda, è "lasciar andare".
E fare spazio al nuovo: perchè questo è il concetto dell'evoluzione, no?
Siamo il prodotto del "vecchio" ma anche la promessa, e il punto di partenza, del futuro.

Ora, è casuale ma assai simbolico che questo cambio avvenga in concomitanza col ballottaggio per le comunali. Anche Milano ci prova, a lasciar andare il vecchio e fare posto al nuovo.
Una città che trasloca se stessa in una dimensione di "possibilità".
Una città che, metaforicamente e neanche troppo, vuole la bicicletta perchè vuole pedalare, adesso.

Perchè il mondo è grande e la speranza ha tante case, molti quartieri, e innumerevoli volti.

Io lunedì mattina mi sveglierò in una casa nuova.
E lunedì sera spero di chiudere gli occhi in una nuova città.

martedì 24 maggio 2011

Scene da un trasloco

E dunque traslochiamo. Io, il Bruco, la Minuzza e l'Interista.
E' il quarto trasloco della mia breve vita, e non so se sopravviverò.
Dicono che, nell'elenco dei traumi da separazione, il trasloco stia al secondo posto, dopo la morte di qualcuno molto caro. A me sembra più un trauma da saturazione: da dove cazzo esce tutta questa roba che continuo a riempire scatoloni e vivo in un bilocale senza manco la cucina abitabile???
Ma soprattutto: com'è che di tutto quello che alberga nei pensili e negli armadi e nelle mensole e negli anfratti di casa mia utilizzo solo il 10%?
Qui s'impone una seria riflessione sulla società contemporanea: ad esempio, il tagliabanane giallo (ovviamente) che mi occupa mezzo cassetto e che non ho mai, dico mai, usato in 5 anni.
Perchè non lo sto buttando, regalando, riciclando, occultando? Perchè è un oggetto di design? Perchè è figo? Quindi lo tengo per appagare una presunta velleità estetica?

E il porta kiwi verde per i kiwi verdi che fa il paio con quello giallo per i kiwi golden?
E le ginocchiere di quando giocavo a pallavvolo che magari serviranno al Bruco fra dieci anni?
E il casco per i bigodini con annessa confezione originale che viene direttamente dai '70s?

Non vorrò mica rischiare un trauma da separazione?
Sai che ti dico? Io metto tutto nello scatolone. Che, come diceva la mia nonna centocinquenne, a buttare via si fa sempre in tempo.

(Anche a morire soffocati dagli oggetti inutili, ma questa è un'altra storia)

giovedì 21 aprile 2011

Ucronia del quotidiano

E' il giovedì prima di Pasqua. Via San Pietro all'Orto, davanti ad Abercrombie (presente quel negozio americano iperprofumato come una puttana, in cui i vestiti costano più di una puttana, che all'ingresso è presidiato da due modelli seminudi che ogni volta che li vedi dici porcaputtana? ecco, quello).
C'è una fila chilometrica composta per lo più da tredicenni.
Dall'altro lato della strada due operai che scaricano scatoloni di qualche non identificata merce di lusso.
Primo operaio: Cazzo si vede che oggi son chiuse le scuole, no?
Secondo operaio: Ah ma perchè dici che oggi è Pasqua?

A parte che la Pasqua non è un'opinione e di solito è fissa da calendario ma in effetti per certi versi è proprio un'opinione. A parte che il teorico ossimoro Pasqua-lavoro non ti muove un muscolo e questo non è bello.

E' proprio vero che la coscienza operaia è andata in pensione da un pezzo.

sabato 16 aprile 2011

Meglio un pulcino oggi che una gallina domani?

Avevo circa 9 anni. Era quasi la domenica di Pasqua e non mi bastavano l'uovo di cioccolato nè la colombina: volevo un pulcino, in carne e ossa e piume gialline.
Mia madre lo comprò al mercato (sì, è tuttora una squilibrata).
Era giallino, piccino, tenerino.

A parte che non stava zitto un secondo e continuava per ore incessantemente con quel suo piopio da esaurito.
A parte che cagava per ogni dove in ogni quando e non si capisce come, visto che non mangiava niente.
A parte che aveva un modo di girare su se stesso che mi rivelava senza appello la sua stupidità di base.

La cosa peggiore è che dopo due giorni da pulcino, era già un pulcino con le zampe orrende di una gallina.
Credo sia stato lì che ho iniziato a odiare la santa Pasqua e ad amare i film horror.

sabato 2 aprile 2011

@ the supermarket

In coda alla cassa.
Cestino con quattro o cinque cose.
Ritardo bestia.
- Mi scusi...
Vocina finto flebile, due litri di latte in mano e formaggini nascosti nella pochette, capelli tinta tronco di albero andato a male, aria finto angelica e orrenda veste a fiorellini.
- Dica.
- Non è che mi fa passare davanti? Ho solo questi...
- No, signora. A parte che non ha solo questi perchè vedo i formaggini lì nella borsetta, a parte che io non ho un carrello pieno ma tre cose in croce come lei, a parte che sono in ritardo e il mio tempo è prezioso... ma perchè cazzo lei ha fretta?
- Mi perdo l'inizio di Pomeriggio5.
- No, signora. Col cazzo che la faccio passare. Se lo perda pure tranquilla.