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martedì 28 maggio 2013

Giovani, carini e disadattati

Qualche giorno fa sono andata alla riunione di fine anno della classe del Bruco.
Perchè sì, insomma, andiamo ancora in giro col cappotto però ormai è giugno, l'anno è finito, il pensiero vola alla spiaggia, è tempo di bilanci, tempo di "fare il punto sul programma didattico dell'anno in corso e relazionare i genitori sulla risposta dei bambini".
A quanto pare, è come col vino: ogni annata ha le sue caratteristiche, solo che coi bambini non sai esattamente da quali fattori dipendano, non puoi chiamare in causa la troppa pioggia (anche se quest'anno ne han presa parecchia, in effetti) o la troppa siccità.
Escono fuori in un certo modo, ed è curioso che tutti abbiano caratteristiche simili.


Poca propensione all'ascolto.
Difficoltà nel seguire lo svolgersi delle narrazioni.
Scarse abilità manuali.
Zero rispetto delle regole.
Attrazione esclusiva per il gioco fisico.
Inquietante difficoltà di relazionarsi gli uni con gli altri.

"I vostri figli, soprattutto i maschi, vivono completamente in una realtà a parte. Arrivano ogni giorno con la maglietta di un supereroe e non rispondono all'appello se non li si chiama col nome di quel supereroe" (questo a cosa lo ascriviamo, sdoppiamento di personalità o nerditudine incipiente?)

Esempi citati:

"Orlando, vai a lavarti le mani"
"Io non sono Orlando, sono Iron Man"

"Alessandra, di che colore devi disegnare la faccia di Orlando?"
"Verde"
"No, è rosa"
"Ma io la faccio verde"

"Giorgio, allora, che fine fa il lupo?"
"Muore"
"Ma no, Pierino lo porta allo zoo"
"E muore anche lui?"

In poche parole: giovani, carini e disadattati.

(Anche se a me piace pensare che crescendo muteranno i presunti difetti in pregi, mi piace pensare a una generazione futura capace di liberarsi, di ritrovare il senso del contatto fisico, di vivere le storie e la Storia senza farsene scudo, mi piace pensare a uomini e donne guidati dai sogni ma non nei sogni imprigionati: che quella realtà a parte in cui sembrano vivere adesso sia solo un mondo migliore che stanno preparando per se stessi e per gli altri)



giovedì 31 gennaio 2013

Il colloquio

E così domani è Febbraio, e il mese più deprimente dell'anno è andato.
Ciao ciao Gennaio, è stato bello, a parte che oggi è l'ultimo giorno delle mie vecchie abitudini e io ancora non mi ci sono abituata, grazie, sei stato clemente e non mi hai fatto ammalare (sarà che lavorare in una redazione a 11° ammazza qualunque germe?).

Ieri è stato il giorno del colloquio alla scuola materna del Bruco.
A 5 mesi dal suo ingresso nel nuovo mondo dei piccoli-grandi è emerso che:

1. Il Bruco è un bambino entusiasta e sereno (mio figlio? è sicura? ah. bene! no, perchè io e suo padre saremmo due pessimisti cinici cronici malmostosi...)

2. Il Bruco ogni tanto impazzisce e diventa sordo, gli parli e non ascolta, si fa proprio i fatti suoi (ah ecco. adesso sì che lo riconosco. no perchè la mela mica cade lontano dall'albero, dicono...)

3. Gioca tutto il giorno con gli animali e con le macchinine (ma contemporaneamente o in fasi separate? da solo o con gli altri bambini?)

4. E' un bambino che non rifiuta nessuno, ma non è un mostro di socialità (ah ecco, è proprio figlio mio, bbello de mamma)

5. Non gli frega niente di disegnare (parole testuali. oddio il figlio ingegnere non l'avevo considerato...), ma soprattutto se gli dici di riprodurre un gatto lui disegna una medusa (ok, no, dai un po' di creatività gliel'abbiamo passata)

6. Adora leggere (vabbè qui ho pianto) e impazzisce per la musica (e qui piangerà lo zio Davide)

Analisi finale (mia): da grande sarà un sognatore antropofobico ma utopista che scrive trattati teoretici sull'influenza della musica sugli animali in via di estinzione.
Vabbè dai. Hanno anche detto che gli piace muoversi, e che è molto preciso nei percorsi (questo o riporto solo per accontentare l'Interista).

Nota a parte

101. Rinvenire una cassa di rosso barricato del 2003 tra i rottami della tua ormai ex-redazione. Stapparne una bottiglia e brindare coi colleghi in un loft ormai totalmente smantellato l'ultimo giorno prima che arrivino le ruspe.
Andare al primo colloquio con le maestre della materna con l'alito che puzza di alcool.

Non era nella lista delle mie cento cose, ma lo inserisco adesso. Fatto.

mercoledì 4 aprile 2012

Non toccate quella palla - I racconti del parco vol.1

Dopo il post sulla biodiversità, inauguriamo oggi la serie "i racconti del parco".
Ovvero come sopravvivere alle insidie del luogo pubblico più amato dai bambini (e un po' meno dalle mamme).
Il parco è quel posto in cui meglio che altrove puoi verificare la capacità di relazionarsi con gli altri di tuo figlio, e capire se sopravviverà nella giungla spietata del mondo infantile o soccomberà come una specie destinata a estinguersi (Darwin docet).
A onor del vero devo dire che il Bruco non è esattamente quello che si dice "un bambino che si sa difendere": ha il suo carattere, però è un tipetto dolce, che non attacca mai per primo e che spesso neanche reagisce.
Un profilo molto zen che non si capisce da dove gli sia derivato, visto che i suoi genitori sono propensi alla lite e incazzosi come pochi.

Al parco.

Il Bruco è arrampicato con fierezza e orgoglio sull'ultimo piolo del castello di legno.
"Mamma, gualda come sono alto!"
"Sì, amore, sei molto Jury Chechi, adesso però scendi che mi vengono le vertigini solo a guardarti"
"Mamma, gualda! Cambio la mano!"
(mentre io perdo 10 anni di vita, felice che il Bruco si diverta, cala dall'alto un bambino di un paio d'anni più grande)
"Ti sposti?" chiede il simpaticone.
"Va bene" risponde il Bruco, dimesso, e inizia a scendere.

Va beneeeeeeeeee???!?? Col ca**o che va bene!!! penso io riottosa, ripetendomi che è ok, se lui preferisce la non violenza e vuole porgere l'altra guancia va bene, è giusto, è meglio, ha ragione lui.
(intanto sto guardando male il bambinetto che l'ha fatto scendere, ma voi non fateci caso)

Esiliati dal castello, giochiamo a palla. Un Supertele nerazzurro, manco a dirlo.
E quello sì, il Bruco non lo cede a nessuno (a meno che non glielo chiedano "perfavore").
Dopo qualche tiro si avvicina un nanerottolo di poco più di un anno.
Vuole la nostra palla.
Inizia a piangere.
Il padre lo trascina via e gli dice "ce l'abbiamo anche noi la palla", e gli mostra un pallone con Winnie The Pooh.
Parte la crisi isterica: urla e strepiti, il padre non sa come placarlo, lui non vuole la palla di Winnie The Pooh, vuole il Supertele nerazzurro.
Per sdrammatizzare io sorrido al padre e gli dico "beh, se vuole proprio questo forse è un segno"
Il tizio alza gli occhi, mi guarda malissimo.

Dietro c'è la moglie, ha in mano la felpa del bambino.
E' milanista.
Ops.