Dopo 5 giorni di latitanza e clausura dentro il Palazzo di Vetro, l'Interista è tornato da New York.
Cinque giorni che la sottoscritta ha trascorso rosicando e riflettendo sulla questione della (utopistica) parità dei sessi (ma soprattutto rosicando).
Perchè, anche se teoricamente una madre può andarsene via una settimana around the world esattamente come un padre, la verità è che per un padre resta assai più facile farlo, e soprattutto il nocciolo della questione non sono quei cinque giorni o quelle cinque ore in più di lavoro a settimana richieste, pretese o date per scontate: il nocciolo della questione è che le donne "non possono avere tutto", che poi è anche il titolo di un articolo molto discusso nelle ultime settimane, scritto da una tizia che sembrava averlo, quel tutto, e invece no.
Sto parlando di Anne-Marie Slaughter, una professoressa di scienze politiche a Princeton che aveva l'incarico di direttrice della pianificazione delle politiche al dipartimento
di stato americano e che niente, a un certo punto si è licenziata perchè era 'impossibile' gestire il lavoro e la maternità, ovvero era impossibile avere tutto.
Se volete approfondire, qui trovate un articolo del Post sulla vicenda e sulle discussioni che ne son seguite, e qui l'articolo originale della Slaughter.
Personalmente, e parlo da privilegiata perchè ho la fortuna di lavorare in un posto che mi consente orari flessibili e di avere colleghi molto tolleranti, credo che in fatto di conciliazione siamo ancora agli albori della civiltà.
Tanto viene detto, poco viene fatto, periodicamente se ne riparla, ma il problema della conciliazione tra lavoro e famiglia è affidato pressochè esclusivamente alle risorse individuali (e non è problema solo nazionale).
Finita da un pezzo l'era delle famiglie allargate e dei bambini nei cortili, si può solo sperare di avere dei nonni disponibili, o tanti soldi per una brava babysitter.
Il fatto è che il problema va anche oltre a questo. Presumibilmente alla Slaughter non mancavano i soldi per la babysitter. Il problema è quell'"imperativo materno" per cui non esiste per le donne una vera scelta.
Comunque la si voglia pensare, i tempi e le modalità del lavoro andrebbero ripensati per tutte, e quindi per l'intera società, nell'idea di accompagnare e favorire la maternità, o anche solo di renderla meno difficile.
E comunque, dopo 5 giorni di rosicamento, l'Interista è tornato a casa di Orlando.
"Papà cosa mi hai portato da NiuYok?"
"Una cosa fichissima, Bruco"
E ha tirato fuori una foto. La foto più ridicola di sempre, un suo ritratto in posizione da battaglia insieme a tre tizi vestiti da Capitan America, Iron Man e Spiderman.
E il Bruco si è talmente innamorato di questa foto che stamattina ha voluto portarla a scuola.
Facendola vedere a tutti, maestre comprese, che se la passavano in corridoio ridacchiando sotto i baffi.
L'Interista sta ancora morendo di vergogna.
Io è da stamattina che ogni tanto ci penso e sogghigno con perfidia.
Del resto, sono cose che capitano a chi va cinque giorni a New York. O no?!
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lunedì 3 dicembre 2012
martedì 9 ottobre 2012
L'incredibile Lhuk
Oggi fa un mese che il Bruco frequenta la scuola materna.
Non sembra averla presa molto bene.
Ogni mattina, a casa di Orlando, ore 7.55.
"Buongiorno, Bruco! Il galletto ha cantato... dai, scendi dal letto che ci vestiamo"
"Dove andiamo oggi?"
"Amore, perchè me lo chiedi tutte le mattine? Io vado a lavoro, e tu vai a scuola"
"Noooooooooooooooooo!!!!!!! Basta con questa scuola!!!! Non mi fanno neanche andare in giardino!!!"
(per la serie "questa non è 'na vita, è 'na galera")
"Bruco mi dispiace che la scuola non ti piaccia, ma io devo lavorare"
"E il papà?"
"Il papà anche"
"Non è vero, lui gioca in partita"
"No amore, fidati. Se lui "giocasse in partita" io non dovrei andare a lavoro"
(tentativo numero 2)
"Mamma, ho male alla gamba"
"Come mai, Bruco?"
"Mi hanno picchiato a scuola"
(a stento non scoppio a ridere)
"Bruco non si dicono le bugie"
(tentativo numero 3)
"Mamma, se vado a scuola divento come l'incredibile Lhuk"
"Uhm. Questo è grave, in effetti. E come diventa l'incredibile Lhuk?"
"Tutto verde"
"Apperò. E come mai diventa verde?"
"Perchè mangia troppo veloce"
"E tu mangi troppo veloce?"
"Sì. Perchè sono un supereroe"
Care maestre, pare che per i prossimi tre anni avrete in classe un piccolo supereroe verde.
Vi farei pervenire delle istruzioni per l'uso, ma confido che sarà lui stesso a fornirle: oltre ad essere verde e a mangiare veloce, ha la lingua parecchio sciolta.
Non sembra averla presa molto bene.
Ogni mattina, a casa di Orlando, ore 7.55.
"Buongiorno, Bruco! Il galletto ha cantato... dai, scendi dal letto che ci vestiamo"
"Dove andiamo oggi?"
"Amore, perchè me lo chiedi tutte le mattine? Io vado a lavoro, e tu vai a scuola"
"Noooooooooooooooooo!!!!!!! Basta con questa scuola!!!! Non mi fanno neanche andare in giardino!!!"
(per la serie "questa non è 'na vita, è 'na galera")
"Bruco mi dispiace che la scuola non ti piaccia, ma io devo lavorare"
"E il papà?"
"Il papà anche"
"Non è vero, lui gioca in partita"
"No amore, fidati. Se lui "giocasse in partita" io non dovrei andare a lavoro"
(tentativo numero 2)
"Mamma, ho male alla gamba"
"Come mai, Bruco?"
"Mi hanno picchiato a scuola"
(a stento non scoppio a ridere)
"Bruco non si dicono le bugie"
(tentativo numero 3)
"Mamma, se vado a scuola divento come l'incredibile Lhuk"
"Uhm. Questo è grave, in effetti. E come diventa l'incredibile Lhuk?"
"Tutto verde"
"Apperò. E come mai diventa verde?"
"Perchè mangia troppo veloce"
"E tu mangi troppo veloce?"
"Sì. Perchè sono un supereroe"
Care maestre, pare che per i prossimi tre anni avrete in classe un piccolo supereroe verde.
Vi farei pervenire delle istruzioni per l'uso, ma confido che sarà lui stesso a fornirle: oltre ad essere verde e a mangiare veloce, ha la lingua parecchio sciolta.
mercoledì 11 luglio 2012
C'è grossa crisi
Ahimè, è proprio così: a casa di Orlando c'è grossa crisi.
Non economica - chè quella ormai è fisiologica - e neanche sentimentale (niente gossip, state buoni).
Trattasi del Bruco: è proprio in crisi nera.
Deve avere qualcosa tipo la "fu" sindrome da Costa Crociere (ormai questo clichè è fortunosamente decaduto): dopo 10 giorni di vacanza con mamma e papà tutti per lui 24 ore su 24, si è ritrovato all'asilo 8 ore al giorno e senza neanche più il Papito per giocare a pallone la sera.
Del resto, dice che se non si lavora non si mangia.
Comunque la cosa (poco) divertente è che questa crisi assume le forme più impensate: fioccano scenate d'ispirazione partenopea per i motivi più assurdi.
Scenata numero uno: questione di stile
"Bruco, vieni che dobbiamo vestirci per andare all'asilo"
"No"
"Amore, mi dispiace, io devo andare a lavoro e tu all'asilo. Mettiamo i pantaloni blu?"
"Sì"
Gli infilo i pantaloncini blu.
"Non li vojo questiiiiiiiiii!!!!"
"Ma hai detto tu che volevi quelli blu!"
"No, quelli verdi"
Respira. Stai tranquilla. Non dirgli niente. Avrà una giornata storta.
"Ok, ecco quelli verdi"
"Nooooooooooooooo! Questi no!!!"
"Mi prendi in giro? Hai detto verdi!"
"Con questi non mi vedo le ginocchia"
Da allora, vuole solo pantaloni che gli arrivino sopra le ginocchia. Non potendo rifargli il guardaroba, glieli metto "ascellari". A noi il ragionier Ugo ci fa una pippa.
Scenata numero due: questione di palinsesto
A casa di Orlando la televisione è molto amata da metà della famiglia e molto poco tollerata dall'altra metà (potete tirare a indovinare ma non è difficile).
Al Bruco è concesso guardarla solo la sera tra le 19 e le 20, mentre la mamma cucina.
Abbiamo provato con vari canali dedicati ai bambini, ma lui vuole vedere solo Rai YoYo.
In particolare vuole vedere solo Peppa Pig, la storia di una famiglia di maiali che saltano nelle pozzanghere di fango e mangiano frittelle.
Ieri sera, a casa di Orlando, ore 19.45.
Sigla finale di Peppa Pig.
"Mamma adesso c'è un'altra puntata vero?"
"No Bruco, questa era la quinta, per stasera è finito"
Parte il pianto isterico.
"Bruco io non ho parole. Ma si può piangere tutte le sere perchè finisce Peppa?"
"Sìììììììììììì.... uààààà.... eeeeeeeeeeeehhhh"
"Amore non è colpa della mamma, è il palinsesto che prevede che dopo Peppa vengano altri cartoni"
"Mi rimetti Peppaaaaaaaaaaaaaaaa?????!!???"
"Amore non posso" (ok, posso perchè ho mille puntate registrate ma tanto prima o poi dovrebbe finire, no?) "Adesso ci sono i Barbapapà, guarda quelli e poi giochiamo"
"Nooooooooooooooooo (sempre pianto isterico), non mi piacciono!"
"Perchè no?"
"Sono strani" (perchè invece i maiali parlanti...) "e poi parlano con la voce bassa"
Per amor di cronaca, alle 20.20 ancora piangeva.
Se qualcuno è a conoscenza di centri di riabilitazione per le dipendenze da cartoon è pregato di farsi vivo.
Scenata numero tre: io la faccio qui
"Mamma, mi scappa la cacca"
"Presto, Bruco, andiamo allora!"
"No, non vojo farla nel water"
"Come non vuoi farla nel water? La cacca si fa nel water"
"No, vojo farla sotto l'albero"
"Non ci sono alberi in casa nostra quindi andiamo in bagno"
"No. Allora me la faccio addosso"
Quando hai due anni e mezzo e hai imparato da poco a stare senza pannolino, anche farti la cacca addosso è un efficace mezzo di protesta.
A fronte di tante e continue manifestazioni di disagio con pianti isterici e rabbiosi, mi domando come gestirle.
"Pronto, Interista? Il ragazzino è in crisi.
Torni domenica, vero? Ok, io lunedì sera esco"
Come canta Paolo Conte, "la fuga nella vita chi lo sa/ che non sia proprio lei la quintessenza"...
Non economica - chè quella ormai è fisiologica - e neanche sentimentale (niente gossip, state buoni).
Trattasi del Bruco: è proprio in crisi nera.
Deve avere qualcosa tipo la "fu" sindrome da Costa Crociere (ormai questo clichè è fortunosamente decaduto): dopo 10 giorni di vacanza con mamma e papà tutti per lui 24 ore su 24, si è ritrovato all'asilo 8 ore al giorno e senza neanche più il Papito per giocare a pallone la sera.
Del resto, dice che se non si lavora non si mangia.
Comunque la cosa (poco) divertente è che questa crisi assume le forme più impensate: fioccano scenate d'ispirazione partenopea per i motivi più assurdi.
Scenata numero uno: questione di stile
"Bruco, vieni che dobbiamo vestirci per andare all'asilo"
"No"
"Amore, mi dispiace, io devo andare a lavoro e tu all'asilo. Mettiamo i pantaloni blu?"
"Sì"
Gli infilo i pantaloncini blu.
"Non li vojo questiiiiiiiiii!!!!"
"Ma hai detto tu che volevi quelli blu!"
"No, quelli verdi"
Respira. Stai tranquilla. Non dirgli niente. Avrà una giornata storta.
"Ok, ecco quelli verdi"
"Nooooooooooooooo! Questi no!!!"
"Mi prendi in giro? Hai detto verdi!"
"Con questi non mi vedo le ginocchia"
Da allora, vuole solo pantaloni che gli arrivino sopra le ginocchia. Non potendo rifargli il guardaroba, glieli metto "ascellari". A noi il ragionier Ugo ci fa una pippa.
Scenata numero due: questione di palinsesto
A casa di Orlando la televisione è molto amata da metà della famiglia e molto poco tollerata dall'altra metà (potete tirare a indovinare ma non è difficile).
Al Bruco è concesso guardarla solo la sera tra le 19 e le 20, mentre la mamma cucina.
Abbiamo provato con vari canali dedicati ai bambini, ma lui vuole vedere solo Rai YoYo.
In particolare vuole vedere solo Peppa Pig, la storia di una famiglia di maiali che saltano nelle pozzanghere di fango e mangiano frittelle.
Ieri sera, a casa di Orlando, ore 19.45.
Sigla finale di Peppa Pig.
"Mamma adesso c'è un'altra puntata vero?"
"No Bruco, questa era la quinta, per stasera è finito"
Parte il pianto isterico.
"Bruco io non ho parole. Ma si può piangere tutte le sere perchè finisce Peppa?"
"Sìììììììììììì.... uààààà.... eeeeeeeeeeeehhhh"
"Amore non è colpa della mamma, è il palinsesto che prevede che dopo Peppa vengano altri cartoni"
"Mi rimetti Peppaaaaaaaaaaaaaaaa?????!!???"
"Amore non posso" (ok, posso perchè ho mille puntate registrate ma tanto prima o poi dovrebbe finire, no?) "Adesso ci sono i Barbapapà, guarda quelli e poi giochiamo"
"Nooooooooooooooooo (sempre pianto isterico), non mi piacciono!"
"Perchè no?"
"Sono strani" (perchè invece i maiali parlanti...) "e poi parlano con la voce bassa"
Per amor di cronaca, alle 20.20 ancora piangeva.
Se qualcuno è a conoscenza di centri di riabilitazione per le dipendenze da cartoon è pregato di farsi vivo.
Scenata numero tre: io la faccio qui
"Mamma, mi scappa la cacca"
"Presto, Bruco, andiamo allora!"
"No, non vojo farla nel water"
"Come non vuoi farla nel water? La cacca si fa nel water"
"No, vojo farla sotto l'albero"
"Non ci sono alberi in casa nostra quindi andiamo in bagno"
"No. Allora me la faccio addosso"
Quando hai due anni e mezzo e hai imparato da poco a stare senza pannolino, anche farti la cacca addosso è un efficace mezzo di protesta.
A fronte di tante e continue manifestazioni di disagio con pianti isterici e rabbiosi, mi domando come gestirle.
"Pronto, Interista? Il ragazzino è in crisi.
Torni domenica, vero? Ok, io lunedì sera esco"
Come canta Paolo Conte, "la fuga nella vita chi lo sa/ che non sia proprio lei la quintessenza"...
mercoledì 6 giugno 2012
Il portiere non fa goal
Insomma a furia di provarci l'Interista ci è un po' riuscito: il Bruco è diventato un appassionato del pallone, anche se solo in quanto oggetto fisico, per adesso.
Predilige le palle pesanti, quelle che usa il papà per giocare a calcio a 7, quelle che rompono i vetri, devastano la casa e terrorizzano a morte la gatta.
L'Interista ha deciso che d'ora in poi il Bruco giocherà con una palla di spugna.
Lui l'ha guardato, ha arricciato le labbra e ha detto semplicemente "No".
Abbiamo trattato, e alla fine gli è stato concesso di giocare con il famoso Supertele nerazzurro.
Fa tiri forti e precisi che un po' mi inquietano.
Però ci sono due o tre cose del gioco che non ha ancora ben capito.
La prima è che la palla la devi passare a qualcuno, altrimenti il gioco non sussiste.
"No, mamma. Io a quello non jela passo pecchè non mi sta simpatico".
Quando si dice essere sportivi.
La seconda è che il portiere sta in porta e para la palla.
"Io sono il poltiele, mamma"
(Prende la palla e inizia a correre)
"Ho fatto goal!!!"
"No Bruco, non funziona così: se fai il portiere stai fermo e pari, il portiere non fa goal"
Voce dal bagno: "Non è detto" (l'Interista gioca in porta e si sente punto sul vivo)
La Voce dal bagno esce e si manifesta in sala, pensierosa.
"Sai" mi dice "Un mio collega mi ha detto che quando suo figlio era piccolo lo faceva tirare sempre col sinistro, e alla fine il bambino è diventato mancino. E adesso l'hanno preso nei pulcini del Milan, perchè dice che non ci sono più bambini mancini"
"Mi sembra una cazzata. Mancino lo sei, mica lo diventi"
"Comunque io se me lo chiede il Milan non ce lo mando"
"Ma sei matto? Mica puoi decidere tu: se lui ci vorrà andare, ci andrà. Poi non è mica detto che sarà interista"
(mi giro e lo vedo assumere la stessa espressione di Bruce Banner quando sta per trasformarsi)
"Non è possibile: l'appartenenza a una squadra è una tradizione di famiglia"
"E com'è che mio fratello è milanista pur avendo avuto un padre Gobbo?"
"Vuol dire che tuo padre non ti ha mai confessato il suo dolore"
"Sì. Ok. Bruco mettiti le scarpe che andiamo all'asilo"
"E comunque" va avanti imperterrito mentre noi siamo già sul pianerottolo "dobbiamo fargli controllare le ginocchia perchè sono un po' rientranti"
Quando si dice avere un padre premuroso.
Predilige le palle pesanti, quelle che usa il papà per giocare a calcio a 7, quelle che rompono i vetri, devastano la casa e terrorizzano a morte la gatta.
L'Interista ha deciso che d'ora in poi il Bruco giocherà con una palla di spugna.
Lui l'ha guardato, ha arricciato le labbra e ha detto semplicemente "No".
Abbiamo trattato, e alla fine gli è stato concesso di giocare con il famoso Supertele nerazzurro.
Fa tiri forti e precisi che un po' mi inquietano.
Però ci sono due o tre cose del gioco che non ha ancora ben capito.
La prima è che la palla la devi passare a qualcuno, altrimenti il gioco non sussiste.
"No, mamma. Io a quello non jela passo pecchè non mi sta simpatico".
Quando si dice essere sportivi.
La seconda è che il portiere sta in porta e para la palla.
"Io sono il poltiele, mamma"
(Prende la palla e inizia a correre)
"Ho fatto goal!!!"
"No Bruco, non funziona così: se fai il portiere stai fermo e pari, il portiere non fa goal"
Voce dal bagno: "Non è detto" (l'Interista gioca in porta e si sente punto sul vivo)
La Voce dal bagno esce e si manifesta in sala, pensierosa.
"Sai" mi dice "Un mio collega mi ha detto che quando suo figlio era piccolo lo faceva tirare sempre col sinistro, e alla fine il bambino è diventato mancino. E adesso l'hanno preso nei pulcini del Milan, perchè dice che non ci sono più bambini mancini"
"Mi sembra una cazzata. Mancino lo sei, mica lo diventi"
"Comunque io se me lo chiede il Milan non ce lo mando"
"Ma sei matto? Mica puoi decidere tu: se lui ci vorrà andare, ci andrà. Poi non è mica detto che sarà interista"
(mi giro e lo vedo assumere la stessa espressione di Bruce Banner quando sta per trasformarsi)
"Non è possibile: l'appartenenza a una squadra è una tradizione di famiglia"
"E com'è che mio fratello è milanista pur avendo avuto un padre Gobbo?"
"Vuol dire che tuo padre non ti ha mai confessato il suo dolore"
"Sì. Ok. Bruco mettiti le scarpe che andiamo all'asilo"
"E comunque" va avanti imperterrito mentre noi siamo già sul pianerottolo "dobbiamo fargli controllare le ginocchia perchè sono un po' rientranti"
Quando si dice avere un padre premuroso.
mercoledì 4 aprile 2012
Non toccate quella palla - I racconti del parco vol.1
Dopo il post sulla biodiversità, inauguriamo oggi la serie "i racconti del parco".
Ovvero come sopravvivere alle insidie del luogo pubblico più amato dai bambini (e un po' meno dalle mamme).
Il parco è quel posto in cui meglio che altrove puoi verificare la capacità di relazionarsi con gli altri di tuo figlio, e capire se sopravviverà nella giungla spietata del mondo infantile o soccomberà come una specie destinata a estinguersi (Darwin docet).
A onor del vero devo dire che il Bruco non è esattamente quello che si dice "un bambino che si sa difendere": ha il suo carattere, però è un tipetto dolce, che non attacca mai per primo e che spesso neanche reagisce.
Un profilo molto zen che non si capisce da dove gli sia derivato, visto che i suoi genitori sono propensi alla lite e incazzosi come pochi.
Al parco.
Il Bruco è arrampicato con fierezza e orgoglio sull'ultimo piolo del castello di legno.
"Mamma, gualda come sono alto!"
"Sì, amore, sei molto Jury Chechi, adesso però scendi che mi vengono le vertigini solo a guardarti"
"Mamma, gualda! Cambio la mano!"
(mentre io perdo 10 anni di vita, felice che il Bruco si diverta, cala dall'alto un bambino di un paio d'anni più grande)
"Ti sposti?" chiede il simpaticone.
"Va bene" risponde il Bruco, dimesso, e inizia a scendere.
Va beneeeeeeeeee???!?? Col ca**o che va bene!!! penso io riottosa, ripetendomi che è ok, se lui preferisce la non violenza e vuole porgere l'altra guancia va bene, è giusto, è meglio, ha ragione lui.
(intanto sto guardando male il bambinetto che l'ha fatto scendere, ma voi non fateci caso)
Esiliati dal castello, giochiamo a palla. Un Supertele nerazzurro, manco a dirlo.
E quello sì, il Bruco non lo cede a nessuno (a meno che non glielo chiedano "perfavore").
Dopo qualche tiro si avvicina un nanerottolo di poco più di un anno.
Vuole la nostra palla.
Inizia a piangere.
Il padre lo trascina via e gli dice "ce l'abbiamo anche noi la palla", e gli mostra un pallone con Winnie The Pooh.
Parte la crisi isterica: urla e strepiti, il padre non sa come placarlo, lui non vuole la palla di Winnie The Pooh, vuole il Supertele nerazzurro.
Per sdrammatizzare io sorrido al padre e gli dico "beh, se vuole proprio questo forse è un segno"
Il tizio alza gli occhi, mi guarda malissimo.
Dietro c'è la moglie, ha in mano la felpa del bambino.
E' milanista.
Ops.
Ovvero come sopravvivere alle insidie del luogo pubblico più amato dai bambini (e un po' meno dalle mamme).
Il parco è quel posto in cui meglio che altrove puoi verificare la capacità di relazionarsi con gli altri di tuo figlio, e capire se sopravviverà nella giungla spietata del mondo infantile o soccomberà come una specie destinata a estinguersi (Darwin docet).
A onor del vero devo dire che il Bruco non è esattamente quello che si dice "un bambino che si sa difendere": ha il suo carattere, però è un tipetto dolce, che non attacca mai per primo e che spesso neanche reagisce.
Un profilo molto zen che non si capisce da dove gli sia derivato, visto che i suoi genitori sono propensi alla lite e incazzosi come pochi.
Al parco.
Il Bruco è arrampicato con fierezza e orgoglio sull'ultimo piolo del castello di legno.
"Mamma, gualda come sono alto!"
"Sì, amore, sei molto Jury Chechi, adesso però scendi che mi vengono le vertigini solo a guardarti"
"Mamma, gualda! Cambio la mano!"
(mentre io perdo 10 anni di vita, felice che il Bruco si diverta, cala dall'alto un bambino di un paio d'anni più grande)
"Ti sposti?" chiede il simpaticone.
"Va bene" risponde il Bruco, dimesso, e inizia a scendere.
Va beneeeeeeeeee???!?? Col ca**o che va bene!!! penso io riottosa, ripetendomi che è ok, se lui preferisce la non violenza e vuole porgere l'altra guancia va bene, è giusto, è meglio, ha ragione lui.
(intanto sto guardando male il bambinetto che l'ha fatto scendere, ma voi non fateci caso)
Esiliati dal castello, giochiamo a palla. Un Supertele nerazzurro, manco a dirlo.
E quello sì, il Bruco non lo cede a nessuno (a meno che non glielo chiedano "perfavore").
Dopo qualche tiro si avvicina un nanerottolo di poco più di un anno.
Vuole la nostra palla.
Inizia a piangere.
Il padre lo trascina via e gli dice "ce l'abbiamo anche noi la palla", e gli mostra un pallone con Winnie The Pooh.
Parte la crisi isterica: urla e strepiti, il padre non sa come placarlo, lui non vuole la palla di Winnie The Pooh, vuole il Supertele nerazzurro.
Per sdrammatizzare io sorrido al padre e gli dico "beh, se vuole proprio questo forse è un segno"
Il tizio alza gli occhi, mi guarda malissimo.
Dietro c'è la moglie, ha in mano la felpa del bambino.
E' milanista.
Ops.
martedì 27 marzo 2012
Televisione televisione (chi è il papà più strano del rione?)
Ieri sera, a casa di Orlando.
"Mamma, mi fai vedele Peppa?"
"Che ore sono? Vediamo... le 19.20, va bene, mentre preparo cena tu guardi Peppa"
Accendo, e la tv è impostata sul 232, che da pochi giorni ha fatto comparsa in casa nostra.
"Oh guarda, Bruco, c'è il papà in tv"
(prima reazione)
"Nooooooooo vojo Peppa!!!" (leggi: che me frega di papà, preferisco una maialina rosa che sgrufola nel fango e grugnisce a ogni piè sospinto)
(seconda reazione, quando capisce che davvero quello è suo padre)
"Non mi piasce, mamma. E' stlano, questo papà"
"Non ti piace, amore? Allora la mamma gira subito"
"Non viene qui con noi?"
"Sì, poi viene"
"No, adesso"
"Amore, non è che papà può attraversare la tv e venire a sedersi sul divano, mica stiamo in The Ring. Non ha neanche la pettinatura adatta."
Il Bruco è rimasto turbato dalla vista di suo padre nella scatola mediatica. Del resto, come diceva Kurt Cobain, "la televisione è la cosa più sinistra del nostro pianeta. Va' subito a prendere la tua Tv e buttala dalla finestra, o vendila e compra uno stereo migliore".
Qualche anno fa, il cuginetto del Bruco, quando vide lo zio in tv chiese subito se per caso l'Interista conoscesse Topolino. No, caro nipote: gente improbabile tanta, ma Topolino no"
PS: per la cronaca, il turbamento è stato tale che il Bruco ha passato la notte attaccato a me come una cozza verghiana, e io non ho dormito niente. Accanto a noi qualcuno, psicologicamente reduce dagli accadimenti interisti della serata, sembrava dormire benissimo.
"Mamma, mi fai vedele Peppa?"
"Che ore sono? Vediamo... le 19.20, va bene, mentre preparo cena tu guardi Peppa"
Accendo, e la tv è impostata sul 232, che da pochi giorni ha fatto comparsa in casa nostra.
"Oh guarda, Bruco, c'è il papà in tv"
(prima reazione)
"Nooooooooo vojo Peppa!!!" (leggi: che me frega di papà, preferisco una maialina rosa che sgrufola nel fango e grugnisce a ogni piè sospinto)
(seconda reazione, quando capisce che davvero quello è suo padre)
"Non mi piasce, mamma. E' stlano, questo papà"
"Non ti piace, amore? Allora la mamma gira subito"
"Non viene qui con noi?"
"Sì, poi viene"
"No, adesso"
"Amore, non è che papà può attraversare la tv e venire a sedersi sul divano, mica stiamo in The Ring. Non ha neanche la pettinatura adatta."
Il Bruco è rimasto turbato dalla vista di suo padre nella scatola mediatica. Del resto, come diceva Kurt Cobain, "la televisione è la cosa più sinistra del nostro pianeta. Va' subito a prendere la tua Tv e buttala dalla finestra, o vendila e compra uno stereo migliore".
Qualche anno fa, il cuginetto del Bruco, quando vide lo zio in tv chiese subito se per caso l'Interista conoscesse Topolino. No, caro nipote: gente improbabile tanta, ma Topolino no"
PS: per la cronaca, il turbamento è stato tale che il Bruco ha passato la notte attaccato a me come una cozza verghiana, e io non ho dormito niente. Accanto a noi qualcuno, psicologicamente reduce dagli accadimenti interisti della serata, sembrava dormire benissimo.
martedì 6 marzo 2012
Aveva i baffi e sorrideva spesso
C'era una volta, molto tempo prima che ci fossero Orlando e la sua casa, un papà.
Uno come tanti, imperfetto sotto molti aspetti: si alzava la mattina presto, leggeva la Gazzetta e poi andava a lavorare, un lavoro di fatica, di quelli dove ti sporchi le mani, mica come me che sto qua a pettinare i tasti di un pc. Aveva i baffi e sorrideva spesso. Tifava la Juventus, ed era uno sciocco idealista, di quelli che pensano che tutti in fondo siano buoni e meritino altre opportunità.
C'era una volta un papà, uno come tanti, l'unico per me, un nonno speciale che nonno non è mai stato, perchè è mancato 14 anni fa, per un incidente sul lavoro, una di quelle cose che in Italia fanno scalpore solo se sono coinvolte delle grandi star.
Una volta ho detto al Bruco il suo nome, ma poi ho pensato che fosse troppo piccolo per capire il senso di un'assenza così lontana nel tempo, e ho rimandato.
Stamattina siamo andati sul campo, in fila con altri, in mezzo al fango e alla terra rivoltata, abbiamo guardato un tizio con una tuta bianca e i guanti in lattice scoperchiare una bara, tirare fuori delle ossa, una per una, riporle nella cassettina a fatica (perchè lui era grande e grosso) e ricordarci quanto sia folle il mondo.
Quanto mi manchi, papà. Oggi, a casa di Orlando, c'è solo un gran silenzio.
Uno come tanti, imperfetto sotto molti aspetti: si alzava la mattina presto, leggeva la Gazzetta e poi andava a lavorare, un lavoro di fatica, di quelli dove ti sporchi le mani, mica come me che sto qua a pettinare i tasti di un pc. Aveva i baffi e sorrideva spesso. Tifava la Juventus, ed era uno sciocco idealista, di quelli che pensano che tutti in fondo siano buoni e meritino altre opportunità.
C'era una volta un papà, uno come tanti, l'unico per me, un nonno speciale che nonno non è mai stato, perchè è mancato 14 anni fa, per un incidente sul lavoro, una di quelle cose che in Italia fanno scalpore solo se sono coinvolte delle grandi star.
Una volta ho detto al Bruco il suo nome, ma poi ho pensato che fosse troppo piccolo per capire il senso di un'assenza così lontana nel tempo, e ho rimandato.
Stamattina siamo andati sul campo, in fila con altri, in mezzo al fango e alla terra rivoltata, abbiamo guardato un tizio con una tuta bianca e i guanti in lattice scoperchiare una bara, tirare fuori delle ossa, una per una, riporle nella cassettina a fatica (perchè lui era grande e grosso) e ricordarci quanto sia folle il mondo.
Quanto mi manchi, papà. Oggi, a casa di Orlando, c'è solo un gran silenzio.
venerdì 11 novembre 2011
I piedi non contano, ma il picciolo sì
Praticamente più lo guardo e più penso che non sia figlio mio: dai piedini obesoidi al colore dei capelli, dalla bocca all'ingiù al nasino diritto, dagli occhi blu alle mani spropositatamente grandi.
Il Bruco è un clone di suo padre, dalla logorrea fino all'interismo più sfrenati.
Però ieri è successa una cosa che è se possibile più confortante di un test del DNA (di cui peraltro non avrei bisogno avendolo io partorito con MOLTISSIMO dolore): con una mela in mano è venuto verso di me e mi ha detto "mamma, togli picciolo?"
PICCIOLO.
Ha detto picciolo. Ha solo due anni e conosce parole che i quindicenni di oggi manco per sbaglio.
Ma poi neanche gliel'avessi insegnata intenzionalmente.
La forma dei piedi non conta, se puoi avere un picciolo tutto per te.
PS: In questi giorni di crisi economica, di governo e di tutto il resto, avere in casa un bambino di 2 anni che impara a dare il giusto nome alle cose è l'unico motivo di speranza che possiedo.
Il Bruco è un clone di suo padre, dalla logorrea fino all'interismo più sfrenati.
Però ieri è successa una cosa che è se possibile più confortante di un test del DNA (di cui peraltro non avrei bisogno avendolo io partorito con MOLTISSIMO dolore): con una mela in mano è venuto verso di me e mi ha detto "mamma, togli picciolo?"
PICCIOLO.
Ha detto picciolo. Ha solo due anni e conosce parole che i quindicenni di oggi manco per sbaglio.
Ma poi neanche gliel'avessi insegnata intenzionalmente.
La forma dei piedi non conta, se puoi avere un picciolo tutto per te.
PS: In questi giorni di crisi economica, di governo e di tutto il resto, avere in casa un bambino di 2 anni che impara a dare il giusto nome alle cose è l'unico motivo di speranza che possiedo.
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