Sono nata pigra. Sono, pigra. Da bambina volevo sempre fare un sacco di attività sportive: la ballerina, la pattinatrice su ghiaccio, la ginnasta. Però i miei avevano pochissimo tempo, ancor meno soldi e tre figli da gestire; in più, non è che io avessi proprio il physique du rôle: somigliavo più a un sacco di patate che a una promessa del corpo di ballo della Scala.
Così ho fatto i miei anni di piscina (che le madri su questa cosa della piscina spesso sono intransigenti e sembra che se da bambino non vai in piscina si ferma il mondo), e poi più niente.
Durante gli anni del liceo passavo i pomeriggi sul letto, a studiare, a scrivere, a leggere e chissà cos'altro, ma non mi ha mai sfiorato di andare, chessò, a fare una passeggiata fuori. Tantomeno in palestra. Tanto più che da ragazzina ero un'acciuga.
Poi, nel corso degli anni, ci ho provato più volte, a fare qualche attività sportiva, non ultimo qualche mese fa: ma niente, era proprio una tortura cinese.
Di solito siamo circondati di gente che ci tiene a farci sapere che "mi vai bene così come sei" e "ti vogliamo bene comunque". Io no. Io sono circondata di gente che mi rompe proprio i coglioni e che non me ne lascia passare una. Persone che mi hanno parlato con parole dure, a volte.
Inutile dire che in cuor mio non ho reagito benissimo. A nessuno piace sentir sottolineare da altri quanto o come mangia. Certo che io non è che ci stessi benissimo con quei dieci chili in più.
Poi sono successe delle cose.
Tipo che a San Valentino l'Interista mi ha regalato un paio di scarpe da running (da vero interista, è abituato a non mollare mai).
Tipo che ho iniziato a leggere, qua e là, su twitter, di questo gruppo virtuale di mamme sparse in tutta Italia, che andavano a correre, ognuna dove e come poteva, le #runningformommies.
Tipo che mio cognato durante il pranzo di Pasqua mi ha estorto la promessa di andare a correre con lui la mattina dopo. (e ci sono andata, perchè sono un'orgogliosa e piuttosto entro in crisi respiratoria ma tu non te ne devi accorgere).
Non so cosa sia successo, ma qualcosa è successo.
Sono due mesi che mi alzo la mattina alle 6 e vado a correre, tre volte a settimana.
Quasi sempre ascolto Johnny Cash, a volte devo rallentare, a volte prendo la pioggia, a volte passo in mezzo agli orti del parco e vorrei fermarmi a guardare gli iris che crescono tutt'intorno.
Ho capito che per me correre è una specie di training verso altro. Che se riesco ad alzarmi alle 6 per correre, posso farlo anche per scrivere.
Torno dopo un'ora e devo lavarmi, vestirmi, preparare la colazione, svegliare il Bruco, portarlo a scuola e poi andare a lavoro. Ma sono felice, quei giorni lì.
In un momento di follia mi sono anche iscritta a una corsa, la We own the night, solo 10 chilometri, solo donne, non competitiva.
10 chilometri. E' stasera. Non lo so se ce la faccio a farli tutti, ma non importa.
In qualche modo ho già vinto.
ps: a oggi non ho perso un etto, ma il motivo per cui mi alzo alle 6 e infilo le scarpe non è più solo quello.
ps2: il gruppo virtuale delle #runningformommies stasera sarà reale perchè alcune di loro le incontrerò alla partenza ;)
ps3: se qualcuno vuole venire all'arrivo con una bombola di ossigeno è ben accetto!
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venerdì 31 maggio 2013
martedì 2 aprile 2013
Maratona pasquale
Alle ore 8.00 della domenica di Pasqua l'Interista è sgattaiolato fuori da casa per recarsi a lavoro, perchè l'unico vero modo di santificare le feste, a volte, è lavorare.
Alle ore 10.34 l'Interista ha chiamato e si è sentito rispondere che io e il Bruco stavamo ancora dormendo, al che si è chiesto perchè questo non avvenga mai quando è a casa anche lui.
Alle ore 11.15 il Bruco reclamava le sue uova di Pasqua, che contenevano un T-Rex gigante da cui non si vuole più separare, e un biliardino da tavola interamente da montare.
Alle ore 12.23 la sottoscritta, con una brugola nella destra e un cacciavite nella sinistra imprecava nel tentativo di portare a termine il montaggio del suddetto. La sottoscritta, dopo molto travaglio, è riuscita a posizionare entrambi i portieri in attacco, esclamando, quando le è stato fatto notare "ah ecco perchè avevano la maglia di colore diverso!" (e guadagnandosi occhiate di scherno da parte di tutti i presenti)
Alle ore 13 la sottoscritta e il Bruco sono sbarcati a casa della famiglia paterna, portandosi appresso il biliardino, il T-Rex e un carico di stress già bastante per l'intera giornata. Ad attenderli c'erano delle lasagne fatte a mano con la zia il giorno prima, ottime ma totalmente prive di sale, due macchinine regalate dagli zii al Bruco il quale le ha rifiutate in quanto "non hanno gli occhi", e una minacciosa proposta dello zio Walter di iniziare la sottoscritta alla carriera di runner, il giorno dopo.
Alle ore 14 l'Interista si è presentato a tavola e lì è rimasto per le tre ore successive.
Alle ore 17 abbiamo portato il Bruco al "Parco Palestro" (così lo chiama lui) dove ha fatto innumerevoli giri di giostra e dove ha assistito (e noi con lui) a uno spettacolo sullo spreco delle risorse idriche che aveva per protagonisti una cicala e un grillo che parlavano in un generico accento del Sud e facevano battute del livello di un film dei Vanzina.
Alle ore 19 ci siamo presentati dalla famiglia materna, dove il Bruco ha scartato ben 3 uova di cioccolato, obbligato la zia Elena a giocare con lui per ore nonostante la poverina fosse infortunata da un incidente d'auto, pianto a non finire quando gli è stato comunicato che era ora di tornare a casa.
Alle ore 21.20, prima di salutarci e dopo varie discussioni sulle sorti di The Walking Dead, la serie tv zombie più amata dall'intera famiglia, ci siamo tutti zombizzati con l'applicazione Dead yourself. A richiesta possiamo pubblicare i risultati.
Alle ore 23, dopo che avevo messo il Bruco a letto da un'ora, sono entrata in camera sua per spegnere la luce e l'ho trovato che giocava col T-Rex e con un triceratopo.
"Bruco ma sei impazzito??? Ancora non dormi?!"
"Non mi piace dormire, mamma"
"Bè a me invece piace un sacco, quindi adeguati!"
"..."
A proposito di morti che camminano, la mattina dopo, come promesso, la sottoscritta si è svegliata presto ed è andata a correre tipo per la seconda volta in vita sua. Ha tenuto botta per più di quattro chilometri.
A metà percorso, lo zio Walter le ha chiesto se respirava ancora.
Lei ha risposto, con la massima motivazione possibile: "Mi sento come in quel programma... Obesi, un anno per rinascere".
Poi, ore dopo, è andata a festeggiare la pasquetta da amici recando in dono una cofana da tre chili di pasta al forno napoletana. Con le polpette, la ricotta, e tutto il resto.
Ripetendo a se stessa che, almeno stavolta, se l'era guadagnata.
Alle ore 10.34 l'Interista ha chiamato e si è sentito rispondere che io e il Bruco stavamo ancora dormendo, al che si è chiesto perchè questo non avvenga mai quando è a casa anche lui.
Alle ore 11.15 il Bruco reclamava le sue uova di Pasqua, che contenevano un T-Rex gigante da cui non si vuole più separare, e un biliardino da tavola interamente da montare.
Alle ore 12.23 la sottoscritta, con una brugola nella destra e un cacciavite nella sinistra imprecava nel tentativo di portare a termine il montaggio del suddetto. La sottoscritta, dopo molto travaglio, è riuscita a posizionare entrambi i portieri in attacco, esclamando, quando le è stato fatto notare "ah ecco perchè avevano la maglia di colore diverso!" (e guadagnandosi occhiate di scherno da parte di tutti i presenti)
Alle ore 13 la sottoscritta e il Bruco sono sbarcati a casa della famiglia paterna, portandosi appresso il biliardino, il T-Rex e un carico di stress già bastante per l'intera giornata. Ad attenderli c'erano delle lasagne fatte a mano con la zia il giorno prima, ottime ma totalmente prive di sale, due macchinine regalate dagli zii al Bruco il quale le ha rifiutate in quanto "non hanno gli occhi", e una minacciosa proposta dello zio Walter di iniziare la sottoscritta alla carriera di runner, il giorno dopo.
Alle ore 14 l'Interista si è presentato a tavola e lì è rimasto per le tre ore successive.
Alle ore 17 abbiamo portato il Bruco al "Parco Palestro" (così lo chiama lui) dove ha fatto innumerevoli giri di giostra e dove ha assistito (e noi con lui) a uno spettacolo sullo spreco delle risorse idriche che aveva per protagonisti una cicala e un grillo che parlavano in un generico accento del Sud e facevano battute del livello di un film dei Vanzina.
Alle ore 19 ci siamo presentati dalla famiglia materna, dove il Bruco ha scartato ben 3 uova di cioccolato, obbligato la zia Elena a giocare con lui per ore nonostante la poverina fosse infortunata da un incidente d'auto, pianto a non finire quando gli è stato comunicato che era ora di tornare a casa.
Alle ore 21.20, prima di salutarci e dopo varie discussioni sulle sorti di The Walking Dead, la serie tv zombie più amata dall'intera famiglia, ci siamo tutti zombizzati con l'applicazione Dead yourself. A richiesta possiamo pubblicare i risultati.
Alle ore 23, dopo che avevo messo il Bruco a letto da un'ora, sono entrata in camera sua per spegnere la luce e l'ho trovato che giocava col T-Rex e con un triceratopo.
"Bruco ma sei impazzito??? Ancora non dormi?!"
"Non mi piace dormire, mamma"
"Bè a me invece piace un sacco, quindi adeguati!"
"..."
A proposito di morti che camminano, la mattina dopo, come promesso, la sottoscritta si è svegliata presto ed è andata a correre tipo per la seconda volta in vita sua. Ha tenuto botta per più di quattro chilometri.
A metà percorso, lo zio Walter le ha chiesto se respirava ancora.
Lei ha risposto, con la massima motivazione possibile: "Mi sento come in quel programma... Obesi, un anno per rinascere".
Poi, ore dopo, è andata a festeggiare la pasquetta da amici recando in dono una cofana da tre chili di pasta al forno napoletana. Con le polpette, la ricotta, e tutto il resto.
Ripetendo a se stessa che, almeno stavolta, se l'era guadagnata.
venerdì 15 febbraio 2013
Tacchi o punte?
No, non sono diventata una fashion blogger (mi sarebbe più facile scrivere su Cavalli e segugi, temo), sto solo cercando di affrontare un dilemma casalingo che in questi ultimi giorni ci attanaglia: oltre al fatto di essere travestito da Batman 24 ore al giorno ormai da 7 giorni a questa parte, il Bruco sta vivendo una sorta di schizofrenia sportiva.
Lunedì, ore 8.45, a colazione.
"Mamma, devo chiederti una cosa"
"Va bene, Bruco, basta che non si tratti ancora del fratellino"
"No, mamma. Vorrei le scarpe con i tacchini perchè sono un calciatore"
"Con i tacchetti, si dice con i tacchetti. E poi cosa te ne fai? Mica ci puoi andare in giro con quelle"
"Sì, invece. Me le compri?"
Martedì, ore 17.31, a casa di Orlando.
"Mammaaaa! Guardaaaa!"
"Oddio, aiuto! Ma Bruco... ma... ma sei matto????"
"Hai visto? So fare la spaccata"
Ha fatto un salto terminato in spaccata sul pavimento. Giuro. E non si è fatto male.
Amore ma chi te le insegna queste cose?
"A scuola nel salone. So anche camminare sui talloni"
A scuola nel salone, certo. La chiamano l'ora di psicomotricità, mi sembra.
No, dico: un salto con spaccata finale a pavimento.
Qui ci vogliono le punte di gesso, altro che i tacchini.
Mercoledì, ore 19.10, a casa di Orlando.
"Mamma, ma se io tengo l'Inter perchè il mio amico Victor tiene la Juve?"
"Bruco, perchè al mondo ci sono tante cose diverse e tanti gusti diversi"
(questo è lo strascico di una serata - di cui non ho ancora scritto perchè l'Interista non ha ancora superato lo shock - in cui il Bruco sosteneva di essere juventino, avverando per poche ore la profezia di sventura che agita le notti di suo padre: l'amichetto del cuore juventino, in grado potenzialmente di prevalere sui diritti del DNA nerazzurro)
"Ma io tengo l'Inter perchè l'Inter vince sempre, vero?"
"Bruco, secondo me è meglio che ne parli col papà, di queste cose, perchè la mamma è più competente su altri versanti. Vuoi che ti racconti la storia del Lago dei cigni?"
"No"
"Ok"
Giovedì, ore 17.40, tornando a casa da scuola.
"Mamma, guardami!"
E si pianta in mezzo alla strada, peraltro con le ali da pipistrello e la faccia truccata da "gatto verde" ("l'ha chiesto lui, signora, oggi per carnevale li abbiamo truccati a piacimento"), e inizia a fare dei movimenti assurdi con quelle sue gambette magroline e lunghissime.
"Hai visto?"
"Ho visto, Bruco, che gioco è?"
"E' il tip-tap, mamma!"
"Oddio, è vero! Sembravi quasi Fred Astaire!"
"Chi è Fresastèr?"
"Uno che ballava bene come te"
Poi ieri sera, a casa, mentre l'Interista era allo stadio e probabilmente cristonava in cuor suo per le sorti della sua squadra del cuore, io pensavo che secondo me il Bruco sarebbe proprio un bravo ballerino, perchè ha il collo del piede arrotondato e come dice la zia Franci quella è una dotazione di natura che ti indica la strada. Ho pensato che anche suo padre ha lo stesso collo del piede, eppure gli unici balletti che fa sono quelli davanti alla porta quando cerca di arraffare una palla sui campetti di calcio a 7. Ho pensato che mi vedo bene, a cinquant'anni, come abbonata alla Scala che va a vedere suo figlio in tutù. Ma soprattutto ho pensato che l'Interista, per quanto di ampie vedute, combatterebbe fino alla morte se volessi mai iscriverlo a danza, perchè fondamentalmente è un maschio italico e per lui il balletto (insieme al musical) è come la kriptonite per Superman.
Poi ho pensato che lui farà quello che gli piacerà fare, senza condizionamenti da parte di nessuno, e se ha ceduto il padre di Billy Elliot nel caso cederà anche lui.
Stamattina, ore 9.10, a colazione.
"Mamma"
"Dimmi, Bruco"
"Ma cos'è successo a Milito?"
"Oddio, anche tu a parlare di Milito?! Vai subito in camera da tuo padre e lasciami bere il mio tè in santa pace!"
Tacchi(ni) o punte, ci si divertirà parecchio.
Lunedì, ore 8.45, a colazione.
"Mamma, devo chiederti una cosa"
"Va bene, Bruco, basta che non si tratti ancora del fratellino"
"No, mamma. Vorrei le scarpe con i tacchini perchè sono un calciatore"
"Con i tacchetti, si dice con i tacchetti. E poi cosa te ne fai? Mica ci puoi andare in giro con quelle"
"Sì, invece. Me le compri?"
Martedì, ore 17.31, a casa di Orlando.
"Mammaaaa! Guardaaaa!"
"Oddio, aiuto! Ma Bruco... ma... ma sei matto????"
"Hai visto? So fare la spaccata"
Ha fatto un salto terminato in spaccata sul pavimento. Giuro. E non si è fatto male.
Amore ma chi te le insegna queste cose?
"A scuola nel salone. So anche camminare sui talloni"
A scuola nel salone, certo. La chiamano l'ora di psicomotricità, mi sembra.
No, dico: un salto con spaccata finale a pavimento.
Qui ci vogliono le punte di gesso, altro che i tacchini.
Mercoledì, ore 19.10, a casa di Orlando.
"Mamma, ma se io tengo l'Inter perchè il mio amico Victor tiene la Juve?"
"Bruco, perchè al mondo ci sono tante cose diverse e tanti gusti diversi"
(questo è lo strascico di una serata - di cui non ho ancora scritto perchè l'Interista non ha ancora superato lo shock - in cui il Bruco sosteneva di essere juventino, avverando per poche ore la profezia di sventura che agita le notti di suo padre: l'amichetto del cuore juventino, in grado potenzialmente di prevalere sui diritti del DNA nerazzurro)
"Ma io tengo l'Inter perchè l'Inter vince sempre, vero?"
"Bruco, secondo me è meglio che ne parli col papà, di queste cose, perchè la mamma è più competente su altri versanti. Vuoi che ti racconti la storia del Lago dei cigni?"
"No"
"Ok"
Giovedì, ore 17.40, tornando a casa da scuola.
"Mamma, guardami!"
E si pianta in mezzo alla strada, peraltro con le ali da pipistrello e la faccia truccata da "gatto verde" ("l'ha chiesto lui, signora, oggi per carnevale li abbiamo truccati a piacimento"), e inizia a fare dei movimenti assurdi con quelle sue gambette magroline e lunghissime.
"Hai visto?"
"Ho visto, Bruco, che gioco è?"
"E' il tip-tap, mamma!"
"Oddio, è vero! Sembravi quasi Fred Astaire!"
"Chi è Fresastèr?"
"Uno che ballava bene come te"
Poi ieri sera, a casa, mentre l'Interista era allo stadio e probabilmente cristonava in cuor suo per le sorti della sua squadra del cuore, io pensavo che secondo me il Bruco sarebbe proprio un bravo ballerino, perchè ha il collo del piede arrotondato e come dice la zia Franci quella è una dotazione di natura che ti indica la strada. Ho pensato che anche suo padre ha lo stesso collo del piede, eppure gli unici balletti che fa sono quelli davanti alla porta quando cerca di arraffare una palla sui campetti di calcio a 7. Ho pensato che mi vedo bene, a cinquant'anni, come abbonata alla Scala che va a vedere suo figlio in tutù. Ma soprattutto ho pensato che l'Interista, per quanto di ampie vedute, combatterebbe fino alla morte se volessi mai iscriverlo a danza, perchè fondamentalmente è un maschio italico e per lui il balletto (insieme al musical) è come la kriptonite per Superman.
Poi ho pensato che lui farà quello che gli piacerà fare, senza condizionamenti da parte di nessuno, e se ha ceduto il padre di Billy Elliot nel caso cederà anche lui.
Stamattina, ore 9.10, a colazione.
"Mamma"
"Dimmi, Bruco"
"Ma cos'è successo a Milito?"
"Oddio, anche tu a parlare di Milito?! Vai subito in camera da tuo padre e lasciami bere il mio tè in santa pace!"
Tacchi(ni) o punte, ci si divertirà parecchio.
mercoledì 6 giugno 2012
Il portiere non fa goal
Insomma a furia di provarci l'Interista ci è un po' riuscito: il Bruco è diventato un appassionato del pallone, anche se solo in quanto oggetto fisico, per adesso.
Predilige le palle pesanti, quelle che usa il papà per giocare a calcio a 7, quelle che rompono i vetri, devastano la casa e terrorizzano a morte la gatta.
L'Interista ha deciso che d'ora in poi il Bruco giocherà con una palla di spugna.
Lui l'ha guardato, ha arricciato le labbra e ha detto semplicemente "No".
Abbiamo trattato, e alla fine gli è stato concesso di giocare con il famoso Supertele nerazzurro.
Fa tiri forti e precisi che un po' mi inquietano.
Però ci sono due o tre cose del gioco che non ha ancora ben capito.
La prima è che la palla la devi passare a qualcuno, altrimenti il gioco non sussiste.
"No, mamma. Io a quello non jela passo pecchè non mi sta simpatico".
Quando si dice essere sportivi.
La seconda è che il portiere sta in porta e para la palla.
"Io sono il poltiele, mamma"
(Prende la palla e inizia a correre)
"Ho fatto goal!!!"
"No Bruco, non funziona così: se fai il portiere stai fermo e pari, il portiere non fa goal"
Voce dal bagno: "Non è detto" (l'Interista gioca in porta e si sente punto sul vivo)
La Voce dal bagno esce e si manifesta in sala, pensierosa.
"Sai" mi dice "Un mio collega mi ha detto che quando suo figlio era piccolo lo faceva tirare sempre col sinistro, e alla fine il bambino è diventato mancino. E adesso l'hanno preso nei pulcini del Milan, perchè dice che non ci sono più bambini mancini"
"Mi sembra una cazzata. Mancino lo sei, mica lo diventi"
"Comunque io se me lo chiede il Milan non ce lo mando"
"Ma sei matto? Mica puoi decidere tu: se lui ci vorrà andare, ci andrà. Poi non è mica detto che sarà interista"
(mi giro e lo vedo assumere la stessa espressione di Bruce Banner quando sta per trasformarsi)
"Non è possibile: l'appartenenza a una squadra è una tradizione di famiglia"
"E com'è che mio fratello è milanista pur avendo avuto un padre Gobbo?"
"Vuol dire che tuo padre non ti ha mai confessato il suo dolore"
"Sì. Ok. Bruco mettiti le scarpe che andiamo all'asilo"
"E comunque" va avanti imperterrito mentre noi siamo già sul pianerottolo "dobbiamo fargli controllare le ginocchia perchè sono un po' rientranti"
Quando si dice avere un padre premuroso.
Predilige le palle pesanti, quelle che usa il papà per giocare a calcio a 7, quelle che rompono i vetri, devastano la casa e terrorizzano a morte la gatta.
L'Interista ha deciso che d'ora in poi il Bruco giocherà con una palla di spugna.
Lui l'ha guardato, ha arricciato le labbra e ha detto semplicemente "No".
Abbiamo trattato, e alla fine gli è stato concesso di giocare con il famoso Supertele nerazzurro.
Fa tiri forti e precisi che un po' mi inquietano.
Però ci sono due o tre cose del gioco che non ha ancora ben capito.
La prima è che la palla la devi passare a qualcuno, altrimenti il gioco non sussiste.
"No, mamma. Io a quello non jela passo pecchè non mi sta simpatico".
Quando si dice essere sportivi.
La seconda è che il portiere sta in porta e para la palla.
"Io sono il poltiele, mamma"
(Prende la palla e inizia a correre)
"Ho fatto goal!!!"
"No Bruco, non funziona così: se fai il portiere stai fermo e pari, il portiere non fa goal"
Voce dal bagno: "Non è detto" (l'Interista gioca in porta e si sente punto sul vivo)
La Voce dal bagno esce e si manifesta in sala, pensierosa.
"Sai" mi dice "Un mio collega mi ha detto che quando suo figlio era piccolo lo faceva tirare sempre col sinistro, e alla fine il bambino è diventato mancino. E adesso l'hanno preso nei pulcini del Milan, perchè dice che non ci sono più bambini mancini"
"Mi sembra una cazzata. Mancino lo sei, mica lo diventi"
"Comunque io se me lo chiede il Milan non ce lo mando"
"Ma sei matto? Mica puoi decidere tu: se lui ci vorrà andare, ci andrà. Poi non è mica detto che sarà interista"
(mi giro e lo vedo assumere la stessa espressione di Bruce Banner quando sta per trasformarsi)
"Non è possibile: l'appartenenza a una squadra è una tradizione di famiglia"
"E com'è che mio fratello è milanista pur avendo avuto un padre Gobbo?"
"Vuol dire che tuo padre non ti ha mai confessato il suo dolore"
"Sì. Ok. Bruco mettiti le scarpe che andiamo all'asilo"
"E comunque" va avanti imperterrito mentre noi siamo già sul pianerottolo "dobbiamo fargli controllare le ginocchia perchè sono un po' rientranti"
Quando si dice avere un padre premuroso.
venerdì 27 aprile 2012
Destro e sinistro
Avere un padre che vede ogni cosa come la metafora di una competizione sportiva ha i suoi vantaggi.
Tipo aver già saldi, a due anni e mezzo, i concetti di destra e di sinistra.
Pardon, di destrO e di sinistrO.
A casa di Orlando, qualche sera fa.
"Dai, dai, Bruco, tira di sinistro, tira di sinis... no, di sinistro!!! l'altro piede!"
L'Interista mi guarda sconsolato.
"Niente, è destro"
"E allora? Il 90% della popolazione mondiale è destra!" ribatto io.
"Vieni Bruco, ti fa vedere la mamma come si tira..."
"No! Tu vai di là che sei una disadattata sportiva e lo rovini"
"Bruco tappati le orecchie che devo fanculizzare tuo padre"
A casa di Orlando, un paio di sere dopo.
"Mammaaaaaaaaaaa! Spostati! Devo fale gol nella poltiela!"
"Oddio, aiutoooooo!" (una pallonata mi colpisce raso-testa)
"Non ci siamo capiti: la palla la tieni bassa, e poi portiera non vuol dire niente. Tu hai confuso il portiere, che para i goal, e la porta, che è dove si tira"
"No, vojo tilale nella poltiela vuota!"
(Poi sono io la disadattata sportiva)
A casa di Orlando, l'altro ieri sera.
"Mamma gualda. Mi lavo i denti di destlo"
"Si dice 'mi lavo i denti con la mano destra'"
...
"Mamma gualda! Mi tolgo la calza di destlo, e tu mi togli quella di sinistlo"
"No, Bruco, allora: mi fa piacere che tu abbia imparato la differenza tra le due cose, ma si dice destrA e sinistrA, ok? Questa è la gamba destra e questa è la sinistra"
"Pecchè ho le gambe femmine?"
"No, è solo la declinaz... non importa non importa. Amore non glielo dire al papà che hai le gambe femmine ok? Promesso?"
A casa di Orlando, ieri sera.
"Dai Bruco, tira!"
"Tilo nella poltiela!!!!"
"Bravo! E' destro, però sa tirare anche di sinistro. Guarda che non è scontato saper tirare di sinistro" mi dice l'Interista tutto ringalluzzito.
Chissà se riusciremo mai a fare una media tra la sua ossessione per il calcio e la mia ossessione per la lingua. Soprattutto, chissà quante settimane di vita ha ancora la credenza a vetri che sta in sala.
Tipo aver già saldi, a due anni e mezzo, i concetti di destra e di sinistra.
Pardon, di destrO e di sinistrO.
A casa di Orlando, qualche sera fa.
"Dai, dai, Bruco, tira di sinistro, tira di sinis... no, di sinistro!!! l'altro piede!"
L'Interista mi guarda sconsolato.
"Niente, è destro"
"E allora? Il 90% della popolazione mondiale è destra!" ribatto io.
"Vieni Bruco, ti fa vedere la mamma come si tira..."
"No! Tu vai di là che sei una disadattata sportiva e lo rovini"
"Bruco tappati le orecchie che devo fanculizzare tuo padre"
A casa di Orlando, un paio di sere dopo.
"Mammaaaaaaaaaaa! Spostati! Devo fale gol nella poltiela!"
"Oddio, aiutoooooo!" (una pallonata mi colpisce raso-testa)
"Non ci siamo capiti: la palla la tieni bassa, e poi portiera non vuol dire niente. Tu hai confuso il portiere, che para i goal, e la porta, che è dove si tira"
"No, vojo tilale nella poltiela vuota!"
(Poi sono io la disadattata sportiva)
A casa di Orlando, l'altro ieri sera.
"Mamma gualda. Mi lavo i denti di destlo"
"Si dice 'mi lavo i denti con la mano destra'"
...
"Mamma gualda! Mi tolgo la calza di destlo, e tu mi togli quella di sinistlo"
"No, Bruco, allora: mi fa piacere che tu abbia imparato la differenza tra le due cose, ma si dice destrA e sinistrA, ok? Questa è la gamba destra e questa è la sinistra"
"Pecchè ho le gambe femmine?"
"No, è solo la declinaz... non importa non importa. Amore non glielo dire al papà che hai le gambe femmine ok? Promesso?"
A casa di Orlando, ieri sera.
"Dai Bruco, tira!"
"Tilo nella poltiela!!!!"
"Bravo! E' destro, però sa tirare anche di sinistro. Guarda che non è scontato saper tirare di sinistro" mi dice l'Interista tutto ringalluzzito.
Chissà se riusciremo mai a fare una media tra la sua ossessione per il calcio e la mia ossessione per la lingua. Soprattutto, chissà quante settimane di vita ha ancora la credenza a vetri che sta in sala.
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