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venerdì 13 settembre 2013

Fuga, ritorno e rigetto

Succede che si parta per delle vacanze un po' sgangherate.
Succede che quando hai un figlio quasi grande riesci perfino a concepire di fare il giro dello stivale on the road (o per dirla alla latina, ad minchiam).
Succede che rincontri persone che non vedi da due anni e sei molto contento di rivederle.
Succede che il giorno della partenza la macchina non parta e devi spendere 1200 euro per rimetterla in strada.
Succede che in raptus di follia decidi di visitare gli scavi di Pompei il 9 agosto a mezzogiorno e quando arrivi al cave canem ti guardi intorno e le frotte di turisti 'ammericani' ti sembrano zombie da cui fuggire.
Succede che vai a Sorrento e vien giù il diluvio e le strade si allagano e l'unica cosa da fare è rifugiarsi da Giggino all'Università della Pizza e ordinare 60 centimetri di prosciutto e funghi.
Succede che alle undici del giorno dopo ti metti in macchina e percorri 500 km tra Salerno-Reggio Calabria e Basentana, in mezzo a paesaggi lunari senza uno straccio di autogrill, e che quando poi arrivi in Salento giuri che non salirai mai più su una macchina per i prossimi 10 anni.
Succede che t'invitano a una grigliata di Ferragosto in campagna e, dopo quintali di pittule, bombette, maritati e melanzane alla parmigiana, dopo l'anguria e prima del dolce, arriva l'impepata di cozze, come fosse un sorbetto al limone.
Succede anche che ti alzi alle sei per andare a pesca, che il Bruco balli la pizzica con la sua amichetta e poi voglia portarla in scooter, che la macchina si fermi di nuovo, dopo una settimana che l'hai messa a posto.
Succede poi di andare a trovare amici nelle Marche e vivere per due giorni in una sorta di comune, e scoprire che tuo figlio adora vivere così, in una casa con 10 cristiani, e che in realtà non vuole un fratellino ma solo delle alternative ai suoi genitori.

Ma soprattutto succede che torni a Milano, passi un pomeriggio nel parchetto d'appartenenza e capisci che no, non ce la puoi fare.
Capisci che ti sei rotta il cazzo del parchetto, perchè il parchetto è come il liceo, e le mamme si dividono in gruppetti: ci sono le mammine pie, quelle che vanno a messa, ti sorridono sempre, e  un po' ti compatiscono perchè hai perso la retta via (ammesso di averla mai percorsa); ci sono le mamme fricchettone, col pantalone largo e il figlio a piedi scalzi, che magari je mena ad altri bambini e loro manco lo sgridano in nome di non si sa quale teoria pedagogica postmoderna; poi ci sono quelle precisine, di solito con femmine lagnose rosavestite al seguito, quelle fashion a tutti i costi "perchè a me la maternità non mi ha mica tolto lo stile", quelle che hanno tre o quattro figli e non potendo considerarli tutti si siedono sulla panchina e non ne considerano neanche uno.
Tutte sorridono. No, davvero. Ma che cazzo ti ridi?
Io, se devo immaginarmi l'inferno, me lo immagino così: un'area giochi con mammine sorridenti e bambini urlanti. Orribile. Roba da crearci un girone ad hoc nella Divina Commedia.

E comunque tutto questo era per dire che siamo tornati.
Con tutto il nostro ottimismo. Belli carichi per un nuovo anno scolastico/lavorativo.
Mica siam gente cinica.

"Bruco, son già le cinque e venti. Andiamo a casa?"
"Sì, mamma, oggi non ho voglia di stare ai giochi"
"Bello di mamma. Allora ce l'hai un po' del mio DNA"

venerdì 21 giugno 2013

Del nascondersi all'ombra e del combattere

O si vive o si scrive, disse qualcuno. 
In effetti, nelle ultime due settimane abbiamo colorato i muri di una scuola, portato il Bruco al cinema per la prima volta, passato una giornata in cinque (ospitando i cuginetti, loro bravissimi - io ancora traumatizzata), andati a un concerto, tornati a piedi dal concerto perchè l'Interista ha chiuso le chiavi dello scooter nel bauletto, prenotato vacanze, mangiato gelato alla birra, compiuto trentacinque anni, scoperto cose che preferivamo non scoprire e altre che ci hanno sorpreso (tipo che il Bruco sa fare la rabona - che per inciso io non sapevo manco cosa fosse ma lui sì e forse mi devo rassegnare al fatto che i calciofili in casa mia si moltiplicano mio malgrado).
E non è che non abbia avuto qualche minuto per scrivere un post, è che a volte uno ha solo voglia di starsene all'ombra, e aspettare che il tempo passi, che i frutti maturino, le pagine si scrivano.

E mentre il tempo passa e le pagine si scrivono (con lentezza, fosse mai che mi perdo qualche dettaglio del panorama), anche quest'anno c'è uno scampolo di vacanza imminente. 

"Bruco, tra qualche giorno prendiamo l'aereo e andiamo un po' al mare, sei contento?"
"Non lo so, mamma"
"Come non lo sai? Perchè?"
"Nel mare dove andiamo ci sono le alghe?"
"Oddio, no, non credo"
"Non mi piace il mare con le alghe, mi fanno pizzicare i piedi"
"Allora cerchiamo di trovare un mare senza alghe, ok?"
"Se non lo troviamo mi posso togliere i piedi?"
"Ma che idee ti vengono, Bruco? Senza piedi come fai poi a camminare?"
"Ma i Barbapapà non ce li hanno i piedi, però camminano"

Come sempre ha vinto lui, che vive in un mondo in cui le creature dell'immaginazione hanno lo stesso valore di quelle reali.
E insomma andiamo via per qualche giorno: il Bruco alla ricerca di un mare senza alghe, io alla ricerca di alberi che facciano ombra sufficiente a nascondermi un po', l'Interista alla ricerca di un temporaneo oblio dalle sue preoccupazioni calcistico-lavorative.
Una fuga a tre, su un'isola greca come sempre perchè ci piace così, prima della lunga estate calda e cittadina e delle lotte che verranno. A questo proposito, mi è capitato tra le mani un pezzetto del "mestiere di vivere" di Pavese che recita così e che mi sembra quanto mai calzante con il nostro personale hic et nunc: "Il mito greco insegna che si combatte sempre contro una parte di sé, quella che si è superata, un antico se stesso. Si combatte soprattutto per non essere qualcosa, per liberarsi. Chi non ha grandi ripugnanze, non combatte".
(e noi siamo gente che combatte sempre, non a caso abbiamo dato al Bruco il nome di un paladino).


mercoledì 27 marzo 2013

Metti un weekend a Napoli

Alla fine no, non siamo rimasti a Posillipo. Nonostante il sole totale e 24 gradi, nonostante le sfogliatelle calde a ogni ora del giorno e della notte, nonostante il mare, nonostante quella vita da turisti senza pensieri che ormai è proprio cosa rara, siamo tornati.

Al terzo giorno senza Bruco, mi sembrava che mi mancasse qualcosa. Tipo una mano, o un piede.
E' la condanna dei figli, che poi il mondo non è più lo stesso, anche se sei in vacanza in un posto fichissimo. Comunque, fino a quel momento, è stato uno spasso.

Ecco i miei 5 best of Napoli:

1. Gli arancini della "Nonna" del mercato alla Torretta, personaggio mitologico ormai ultraottantenne che prepara da mangiare per tutti i napoletani della zona. Il posto è di quelli trucidi e lontani dalle rotte turistiche, ma i "cibi cotti" della Nonna valgono da soli la visita in città. Per un attimo ho temuto che l'Interista volesse terminare la sua vita lì, ingozzandosi di salsiccia e friarielli.

2. Le "capuzzelle" al cimitero delle Fontanelle. A parte il fatto che il Rione Sanità è obbligatorio da vedere molto più del Maschio Angioino, questo posto è un concentrato di follia umana, religione e superstizione che la dice lunga sui tempi oscuri in cui viviamo. E comunque io, per non saper nè leggere nè scrivere, ho lasciato il mio bel centesimino a Concettuzza. Cioè, al teschio di Concettuzza. (siete autorizzati ad avere i brividi, sì)

3. La visita alla città sotterranea. Sarà che ho visto troppi film horror e che mi si è spenta la candela nel mezzo di un tunnel di 100 metri largo 50 centimetri e alto 150, ma ho creduto di morire lì dentro. Il fatto di esserne uscita viva mi ha rincuorato sulla bontà della mia vocazione. In ogni caso, avevo appena mangiato la migliore pizza della mia vita e sarei morta contenta.

4. I dialoghi tra napoletani nei bar. E' come essere a teatro dalla mattina alla sera: li guardi, e non ci puoi credere che parlano davvero con tale animosità, gestualità, impostazione vocale e senso del ritmo. So che molti non apprezzano: io sinceramente mi sono goduta lo spettacolo.

5. Le sfogliatelle, ricce o frolle, calde. Qualcuno lo chiama "comfort food". Per me è parecchio di più. E non parliamo del caffè, delle zeppole di San Giuseppe, della pastiera e via dicendo. Se io vivessi a Napoli avrei dei problemi seri di dipendenza. E anche di obesità, ma tanto non ci vivo quindi siamo tutti tranquilli compreso l'Interista su cui invece i dolci non esercitano alcun fascino.

Poi c'è anche l'altro lato della medaglia. Le strade sono sporche, gli abitanti vanno in giro in auto o motorino come se non ci fosse un domani, i ragazzi che affollano di sera la splendida piazza Bellini dovrebbero capire che buttare le bottiglie di birra vuote dentro un cestino non è una cosa complicata.
Però questa non è la sede per analisi sociologiche sulla città.

Domenica sera, a casa di Orlando.

"Bruco, mi spiace che questo weekend non ci siamo stati, però adesso la mamma è tornata ed è tutto normale"
"Domani cosa facciamo?"
"Ehm... domani è lunedì. C'è scuola..."
"Mamma, secondo me domani non è lunedì. E' Pasqua"
"Hai ragione, Bruco. Anche secondo me sono ancora in vacanza"

Quando si dice accettare la realtà.













lunedì 27 agosto 2012

Post-Vacanza

Siamo tornati. E' stata dura ma ce l'abbiamo fatta.
A superare un agosto torrido e faticosissimo - perchè chiunque abbia dei figli sa che le vacanze sono il momento più faticoso dell'anno, quello in cui non respiri neanche due minuti, quello in cui guardi la popolazione childfree sdraiata a leggere un libro vista mare e tu sospiri perchè attaccata alla tua gamba c'è un cozza parlante che vuole fare il castello di sabbia/il bagno/la partita a biliardino/la corsa fino al bagnasciuga e altre rilassanti attività estive.
E lo dico col massimo rispetto verso le madri che hanno due figli o anche tre, chè alla fine io ho solo il Bruco. Solo, si fa per dire.
Per inaugurare il nuovo anno lavorativo vi faccio qui di seguito un breve sunto dei momenti salienti della nostra trasferta toscana, così da farvi partecipare e anche rivalutare le vostre ferie nel caso non fossero andate proprio come avreste voluto.

Giorno 11.
Pranzo sotto l'ombrellone.
"Bruco vuoi la frutta?"
"Sì, la banana"
"Eccola"
"Noooooooo!!! Non la vojo così!!! Buttala viaaaaaaa!"
(nella sua terza estate il Bruco si è specializzato in scenate isteriche)
"Oddio, ma cos'ha che non va questa banana?"
"La vojo nuda!"
La vuole nuda. Come diceva la Sora Lella, 'nnamo bbene.

Giorno 13.
"Mamma perchè abbiamo cambiato casa?"
"Non abbiamo cambiato casa, questa è la casa del mare"
"Non mi piace. Vojo tornare a Milano"
Per la serie "Piccoli milanesi crescono".

Giorno 14.
Il Bruco è riuscito a strapparsi i braccioli. Non di dosso, no, ha proprio squarciato la plastica.
Pertanto ha ricevuto in eredità i braccioli della sua cuginetta.
In mare.
"Ciao, giochiamo insieme?" chiede al Bruco una fanciullina un po' cicciotta e coi capelli ricci.
"No" risponde lui girandosi dall'altra parte.
"Perchè non vuole giocare con me?" mi dice la bambina.
"Mi dispiace, lui è un po' timido" lo giustifico io.
"Ah ma è un maschio?" chiede lei con occhi sgranati
"Sì..."
"E perchè ha i braccioli di Hello Kitty?"
Non c'è niente da fare. Viviamo in un mondo in cui l'identità sessuale è definita da colori e simboli.
Se sei targato Hello Kitty sei per forza una femmina, se hai il cappellino di Spiderman sei per forza un maschio. Ho provato a spiegarlo alla piccola, ma è fuggita via chiamando la mamma.

Giorno 16.
Nel mezzo di un pranzo sotto l'ombrellone, tra un chicco di farro e un pomodorino.
"Forza Juve"
"Scusa, Bruco???"
(all'Interista è andato di traverso quello che aveva in bocca, ha iniziato a non respirare e poi a dire cose che di solito non si dicono a un bambino)
"Calmati Interista, è solo il biliardino. Sai, non esistono solo bambini interisti al mondo"
Nonostante il suo impegno, nonostante abbia continuato a blaterare cose tipo "mio figlio non deve frequentare le merde bianconere", il Bruco ogni tanto dice "Forza Juve".
Ma solo perchè credo che lo diverta la reazione del papà e sentire tante parolacce in una volta sola.

Giorno 18.
"Bruco, stasera la mamma và al cinema con lo zio Balo a vedere un film muto"
"E io?"
"E tu vai al parco col papà e col tuo amichetto Victor"
"Però quando io divento grande e tu piccola posso andare in giro anch'io?"
"Non credo che diventerò piccola, però sì, quando diventi grande puoi andare in giro anche tu"
"Con la moto?"
"Non t'allargare, Bruco".
Neanche tre anni, e mi fa queste richieste. No ma sono tranquilla, eh. Non ho già il patema, no.

Giorno 19.
In attesa di tornare dal mare, stazioniamo all'ombra sotto il programma del cinema estivo all'aperto.
Arriva l'addetto e cambia locandina: domani danno The Avengers.
"Mamma! Guarda!" dice il Bruco indicando Thor "ma quello è il papà!"
Bruco. Tuo padre è anche un bel ragazzo, ed è pure biondiccio. Però no, fidati che non è lui.
(Anche se effettivamente, per lavorare dove lavora, un po' supereroi bisogna essere).

Giorno 22.
E' l'ultima sera di vacanza. Mangiamo la pizza in compagnia in un ristorante del paese.
E' gremito di gente, clima rilassato, tutti che parlottano e sembrano contenti in questa sera d'agosto che volge al termine. Il Bruco ha voluto ordinare da solo. Ha chiesto "una pizza molle".
Il cameriere mi ha guardata basito.
"Non si preoccupi" dico io "è solo che non gli piace la crosta".
Dopo aver mangiato la sua pizza molle, è sceso dalla sedia, si è diretto verso di me tutto serio, e in uno spazio di tempo brevissimo mi ha infilato la mano sotto la maglietta gridando "tetta!!!".
Il brusio di fondo si è bloccato d'improvviso, la folla di teste si è girata verso il nostro tavolo e io non ho potuto far altro che augurare a tutti buon appetito.

Ora sono a lavoro. Nessuno mi ha chiamato mamma nelle ultime 3 ore tirandomi per i pantaloni. Nessuno mi ha chiesto banane nude, nessuno ha detto "forza juve" e nessuno mi ha infilato mani nella tetta. E insomma, un pochino mi sembra di essere in vacanza.





lunedì 6 agosto 2012

Indovina chi viene a cena

La terza estate del Bruco procede a ritmi sfiancanti nell'afa che ci avvolge tutti inesorabile, intervallata solo dai momenti olimpici che guardiamo all together (Bruco compreso: per la cronaca, la disciplina che più l'ha appassionato è il nuoto, probabilmente perchè è l'unica che ha mai praticato anche lui).

Poi ci sono altri momenti, meno olimpici ma altrettanto memorabili, tipo quello di venerdì scorso quando abbiamo deciso di concederci una serata a cena fuori.
Location: Osteria La Magona, ristorante blasonato nel cuore di Bolgheri, che se non ci siete mai stati vale la pena, per il viale dei cipressi e varie altre cose.
All'arrivo, una piccola incomprensione: chiedo il nostro tavolo, il cameriere guarda il tizio alto un metro che mi dà la mano e mi dice che aveva capito "un tavolo per due".
Allarmato, si rivolge all'altro e gli dice sottovoce "come facciamo? A fianco c'è Antonio"
Ci aggiungono una sedia nel posto designato e ci sediamo.
Il Bruco insiste per ordinare le chitarrine con ragù di chianina (che in effetti mangerà senza avanzare nulla).
Fin qui tutto bene.
Ci state vedendo? Bolgheri, serata frizzantina, atmosfera slow, cena di profilo alto.
Poi succede l'impensabile.
Il Bruco impazzisce e comincia a fare il verso della moto a voce spiegata come un esaurito.
Un tizio due tavoli più in là ci guarda ed esprime il suo apprezzamento per il fatto che io abbia portato mio figlio in un posto simile vestito con la canotta (del resto il Bruco vi sembra tipo da camicia? Io manco c'avevo pensato).
Nel mentre arriva Antonio Albanese e si siede giusto a fianco del Bruco, che in quell'istante scende dalla sedia si accovaccia e si caga addosso.
Avete letto bene. Si caga addosso mentre il mondo intorno a noi sta addentando una fiorentina accompagnata da bicchieri di Bolgheri Superiore.
Poi si alza e mi dice "Mamma andiamo a cambiarci?"
Io bianca come un cencio lo trascino in bagno.
In casi simili lo pulisco, lavo le mutande alla bell'e meglio e via andare.
In questo caso, penso che non posso tornare con le mutande merdose del Bruco in borsetta e sedermi accanto ad Albanese. Quindi le abbandono nel cestino. Erano le sue preferite, quelle con Winnie The Pooh.
Mi spiace, orsetto caro, stavolta mi tocca letteralmente lasciarti nella merda.
Confido che saprai cavartela.
Torniamo al tavolo, la cena è grazie a Dio quasi finita.
Quasi.
Mentre aspettiamo il conto il Bruco inizia a urlare "vojo una moto Guzzi"
Lo trascino via mentre persino Albanese lo guarda ridendo.
Io penso che c'è poco da ridere.
L'Interista pensa che non c'è proprio un cazzo da ridere.
Il Bruco continua a chiedere la moto Guzzi.
Entrambi ci chiediamo dova abbiamo sbagliato: momenti impagabili nella vita di ogni genitore.
Momenti olimpici, per così dire.


lunedì 30 luglio 2012

A mostrar le chiappe chiare

Dopo un viaggio di svariate ore, con la macchina carica di pasta e caffè come se stessimo emigrando in 'Ammerica', con la gatta in stato di choc sul sedile dietro e il Bruco catatonico che si rianimava solo al passaggio dei pompieri (eh già perchè abbiamo anche beccato un incendio con annessi e connessi), alla fine siamo arrivati al paese, quello dove c'è la casa della famigghia che dentro gli armadi ci trovi i reperti degli anni '80, dalle giacche con le spalline alla selezione del Readers' digest che la zia finta erudita ci passava a mò di discarica della cultura..

Comunque. Il primo giorno di mare da italiani medi - ai Bagni Sirena e con la schiscetta in borsa frigo al seguito - il Bruco, nell'ordine:

1- Mi ha messa in imbarazzo in bagno: coda chilometrica per il cesso, sciure e ragazzine che aspettano fuori, noi dentro il bagno delle donne. "Bruco, allora, non ti scappava la pipì???"
"Mamma, non la faccio se non pulisci il water"
"Scusa, Bruco???!!?"
"E' un bagno pubbico e bisogna pulire il water, mamma"

2- Ha preteso di giocare a biliardino per quaranta minuti senza pallina.
"Mamma perchè non c'è la pallina?"
"Perchè costa soldi, amore, non possiamo prenderla tutte le volte"
"Ok, allora facciamo finta. Guarda mamma... goooooooooooooooal!!!"
(se fosse stato solo un po' più grande avrei pensato che si droga)

3- Si è lanciatosi come un pazzo in mezzo alla piazza del paese durante uno spettacolo di giocoleria, al grido di "il fuoooooooooooooooooooocooooooo!!!!". Per poi impalarsi sul muro della banca e tentare di rapinare il relativo bancomat (e lì, sì, ammetto che sia io sia l'Interista facevamo il tifo per lui).

Ora, forse, all'alba delle 00.11, si è addormentato.
Questo era il giorno 1.
Se cominciate a non avere mie notizie venite a cercarmi.
Grazie.


mercoledì 11 luglio 2012

C'è grossa crisi

Ahimè, è proprio così: a casa di Orlando c'è grossa crisi.
Non economica - chè quella ormai è fisiologica - e neanche sentimentale (niente gossip, state buoni).
Trattasi del Bruco: è proprio in crisi nera.
Deve avere qualcosa tipo la "fu" sindrome da Costa Crociere (ormai questo clichè è fortunosamente decaduto): dopo 10 giorni di vacanza con mamma e papà tutti per lui 24 ore su 24, si è ritrovato all'asilo 8 ore al giorno e senza neanche più il Papito per giocare a pallone la sera.
Del resto, dice che se non si lavora non si mangia.

Comunque la cosa (poco) divertente è che questa crisi assume le forme più impensate: fioccano scenate d'ispirazione partenopea per i motivi più assurdi.

Scenata numero uno: questione di stile

"Bruco, vieni che dobbiamo vestirci per andare all'asilo"
"No"
"Amore, mi dispiace, io devo andare a lavoro e tu all'asilo. Mettiamo i pantaloni blu?"
"Sì"
Gli infilo i pantaloncini blu.
"Non li vojo questiiiiiiiiii!!!!"
"Ma hai detto tu che volevi quelli blu!"
"No, quelli verdi"
Respira. Stai tranquilla. Non dirgli niente. Avrà una giornata storta.
"Ok, ecco quelli verdi"
"Nooooooooooooooo! Questi no!!!"
"Mi prendi in giro? Hai detto verdi!"
"Con questi non mi vedo le ginocchia"

Da allora, vuole solo pantaloni che gli arrivino sopra le ginocchia. Non potendo rifargli il guardaroba, glieli metto "ascellari". A noi il ragionier Ugo ci fa una pippa.

Scenata numero due: questione di palinsesto

A casa di Orlando la televisione è molto amata da metà della famiglia e molto poco tollerata dall'altra metà (potete tirare a indovinare ma non è difficile).
Al Bruco è concesso guardarla solo la sera tra le 19 e le 20, mentre la mamma cucina.
Abbiamo provato con vari canali dedicati ai bambini, ma lui vuole vedere solo Rai YoYo.
In particolare vuole vedere solo Peppa Pig, la storia di una famiglia di maiali che saltano nelle pozzanghere di fango e mangiano frittelle.

Ieri sera, a casa di Orlando, ore 19.45.

Sigla finale di Peppa Pig.
"Mamma adesso c'è un'altra puntata vero?"
"No Bruco, questa era la quinta, per stasera è finito"
Parte il pianto isterico.
"Bruco io non ho parole. Ma si può piangere tutte le sere perchè finisce Peppa?"
"Sìììììììììììì.... uààààà.... eeeeeeeeeeeehhhh"
"Amore non è colpa della mamma, è il palinsesto che prevede che dopo Peppa vengano altri cartoni"
"Mi rimetti Peppaaaaaaaaaaaaaaaa?????!!???"
"Amore non posso" (ok, posso perchè ho mille puntate registrate ma tanto prima o poi dovrebbe finire, no?) "Adesso ci sono i Barbapapà, guarda quelli e poi giochiamo"
"Nooooooooooooooooo (sempre pianto isterico), non mi piacciono!"
"Perchè no?"
"Sono strani" (perchè invece i maiali parlanti...) "e poi parlano con la voce bassa"

Per amor di cronaca, alle 20.20 ancora piangeva.
Se qualcuno è a conoscenza di centri di riabilitazione per le dipendenze da cartoon è pregato di farsi vivo.

Scenata numero tre: io la faccio qui

"Mamma, mi scappa la cacca"
"Presto, Bruco, andiamo allora!"
"No, non vojo farla nel water"
"Come non vuoi farla nel water? La cacca si fa nel water"
"No, vojo farla sotto l'albero"
"Non ci sono alberi in casa nostra quindi andiamo in bagno"
"No. Allora me la faccio addosso"

Quando hai due anni e mezzo e hai imparato da poco a stare senza pannolino, anche farti la cacca addosso è un efficace mezzo di protesta.

A fronte di tante e continue manifestazioni di disagio con pianti isterici e rabbiosi, mi domando come gestirle.
"Pronto, Interista? Il ragazzino è in crisi.
Torni domenica, vero? Ok, io lunedì sera esco"

Come canta Paolo Conte, "la fuga nella vita chi lo sa/ che non sia proprio lei la quintessenza"...

venerdì 6 luglio 2012

Mica a Miami

Siamo tornati. Da ben tre giorni, in realtà. Solo che la cruda quotidianità ci ha inghiottiti con la forza negativa dei vecchi rituali e niente, non avevo voglia neanche di scrivere sul blog.
Ora, se qualcuno mai fosse curioso - cosa che è tutta da appurare visto che la gran parte dei lettori di questo blog è passiva e non partecipa - insomma se qualcuno fosse curioso di sapere com'è andata la nostra vacanza farò così: per evitare di cadere nel clichè "Bella la Grecia!" come la Ferilli nell'esordio di Virzì La bella vita, quando ancora qualcuno credeva che fosse un'attrice e non una cagna, stilerò un elenco dei 5 momenti memorabili della trasferta zacintese.

1. Dopo un viaggio durato 11 ore e comprensivo di auto fino a Orio - aereo fino a Patrasso - taxi fino a Killini - attesa di due ore al porto - traghetto di un'ora fino a Zante town - auto fino a Villa Collina, dopo tre ore di sonno alle 4 di notte il Bruco mi prende la mano e mi dice "mammina, sono in Grecia!". Non vi posso dire come ho reagito. Vi basti sapere che l'Interista, che notoriamente di notte non si sveglia mai, si è presentato nella Bruco-camera dicendomi "vai di là, resto io qua con lui".

2. Verso le ore 14 del secondo giorno di vacanza, mentre addentavamo una pita alla Taverna Nikos di Gerakas, il Bruco chiamava dal fondo del playground: "Mamma, cacca!" (per inciso, un must di questa vacanza essendo in fase spannolinamento). "Arrivo Bruco, tienila!". Troppo tardi. Aveva già consegnato il suo ricordo tra l'albero e lo scivolo. "Interista, vieni a raccoglierla che io lo porto a lavare". Cinque minuti dopo: "Sei sicura che fosse sua? Neanche io ne faccio così tanta".

3. Domenica 24 giugno, Inghilterra-Italia. Trovato posto su uno dei divanetti del Magic Mushroom di Argasi, nota colonia inglese in Grecia, il Bruco improvvisamente nel mezzo del primo tempo si alza in piedi e grida "Italia Goal!", così a sfregio, rivelando la nostra italianità e facendo in modo che la clientela totalmente anglofona del posto si volti a guardarci con aria minacciosa. A scanso di equivoci, siamo andati via durante l'intervallo tra primo e secondo tempo.

4. Una mattina a metà vacanza il Bruco mi si para davanti con un elettrodomestico non identificato, reperito in chissà quale meandro di Villa Collina, e mi informa che "Mamma, sto aspirando i topi" e successivamente che "vado a fare lo spruzzagattino". Non ho voluto saperne di più, a volte bisogna prendersi una vacanza anche dalla follia dei propri cari.

5. Sul caicco per raggiungere la destinazione più famosa dell'isola, ovvero la Spiaggia del Relitto (emblematica della nostra condizione spirituale), mentre prendo in giro l'Interista, bianco come un cencio per la sua padanità (soffre la barca, l'aereo e quasi tutti i mezzi di trasporto a parte l'auto), il Bruco mi vomita addosso i circa venti litri di succo d'arancia che, da madre accorta quale sono, gli ho fatto ingurgitare 5 minuti prima di salpare.

A dire il vero, di momenti memorabili ce n'è un po' di più, ma non vorrei scrivere un post-fiume, quindi me li riservo per racconti futuri. Comunque, dai, concedetemi un po' di "Ferillità" adesso: il mare era fantastico, la Villa Collina una favola, il Bruco ha nuotato insieme alla tartaruga Caretta Caretta e l'Interista ha persino fatto un souvlaki decoroso tutto da solo.

A casa di Orlando, stamattina, ore 9.05.

"Mamma, perchè papà non c'è stamattina?"
"E' andato in ritiro con la squadra, Bruco"
"E che numero ha sulla majetta?"
"No, amore, mi sa che non hai capito. Guarda che siamo stati in vacanza a Zante, mica a Miami"

giovedì 21 giugno 2012

Pronti, partenza, forse

Dice che prima o poi arriva il momento delle vacanze.
A casa di Orlando, ovviamente, le vacanze coincidono con la pausa campionato, prima che il pater familias si trasferisca là sui monti con Annette, ovvero in quel di Pinzolo dove (dice) vanno a rifugiarsi gli Interisti, e a meditare piani di vittoria per l'annata successiva.
Ora, si dà il caso che, prima che arrivasse il Bruco, ci s'imbarcava in viaggi d'ogni sorta, prediligendo la modalità ad minchiam, come fare Milano-Aix en Provence con uno scooter non revisionato rischiando la morte sulla Milano-Genova, o andare a Marrakech in giugno, 40 gradi all'ombra, al sesto mese di gravidanza, mangiando couscous nelle peggio bettole tra i suk.
Dice che quando sei giovane e debosciato fai anche di peggio.
Insomma poi è arrivato il Bruco e tra una cosa e l'altra son 2 anni e mezzo che non vedo un areoporto (mentre l'Interista, nel frattempo, con la scusa del ritiro americano ai tempi di Mourinho, mi spediva foto da ogni dove compresa la casa di J.R. a Dallas).
Quest'anno, col Bruco quasi treenne, sembrava quello buono, così abbiam preso un volo per la Grecia a 8 euri dai quei micragnosi di Ryanair che ti fanno pagare in base ai centimetri quadrati che occupa il tuo culo, e domani partiremo per un viaggio della speranza OrioalSerio-Patrasso-Killini-Zante.

Una cosa serena, un combo macchina+volo+pullmann+traghetto+macchina.
Una cosina da 12 ore in viaggio con un bambino in fase di spannolinamento (sono un genio!).
Una cosa serena, già dalla preparazione delle valigie, cominciata 7 giorni orsono.

A casa di Orlando, lunedì, ore 17.40.

"Bruco, la mamma sta cercando di preparare delle valigie razionali, è gradito il tuo contributo: non è che vuoi vedere i cartoni animati?"
"No, io preparo le valigie con te"
"Ottimo, proprio quello che volevo"
"Mamma possiamo portare Ranatan?"
"No, ecco Bruco: possiamo portare un bagaglio minuscolo di massimo 10 kg, direi che la tua ranocchia della nanna è ben oltre gli standard consentiti"
"Ok mamma"

Dopo 3 ore, la valigia (ma sarebbe meglio dire valigetta) conteneva: occhiali da sole del Bruco, un numero imprecisato di mutande, braccioli, libri di Giulio Coniglio, un numero esorbitante di ciucci, Teddy, 5 maglietta a manica lunga, le scarpe da calcio dell'Interista (anche dette "scarpe coi tacchini").
"Bruco, scusa, ma le magliette a manica lunga a cosa ti servono?"
"Mi piacciono, mamma"
"Sì ma andiamo in Grecia, farà un caldo devastante"
"Io vojo quelle mamma, perchè hanno le righe"

Eh già. Vuoi mica andare a fare lo struscio sul lungomare di Laganas con una maglietta monocolore?!?!!

"Bruco, io non vorrei dire: stiamo andando in una casa dipersa in mezzo alle colline, non in discoteca a Mykonos"
"Posso portare anche la majetta col drago?"
Come no. Aspetta che avverto tuo padre.

"Interista, pronto? Ho dovuto togliere un po' di vestiti tuoi dalla valigia... tanto poi stai sempre in costume"
"..."

Ma la cosa più bella è svegliarsi il giorno prima della partenza e leggere sul giornale titoli come "domani è il venerdì nero dei trasporti".
Signori, questo è un colpo davvero basso per una che ha sempre difeso lo sciopero e gli scioperanti.

"Interista, pronto? Se il nostro volo non parte cosa facciamo, a parte bestemmiare in tutte le lingue conosciute?"
"Il primo volo successivo per Patrasso è dopo 4 giorni. Quindi andremo da qualche altra parte"
"Oddio, tipo?"
"Boh, tipo a Bodrum"

Signori, io vi saluto. A questo punto non ho più certezze, a parte che il blog non verrà presumibilmente aggiornato per i prossimi 10 giorni.

E tanti tanti auguri a due amiche lettrici che il 30 giugno si sposano, e non saremo lì per festeggiare ma in qualche areoporto a cercare di farci rimpatriare.