La terza estate del Bruco procede a ritmi sfiancanti nell'afa che ci avvolge tutti inesorabile, intervallata solo dai momenti olimpici che guardiamo all together (Bruco compreso: per la cronaca, la disciplina che più l'ha appassionato è il nuoto, probabilmente perchè è l'unica che ha mai praticato anche lui).
Poi ci sono altri momenti, meno olimpici ma altrettanto memorabili, tipo quello di venerdì scorso quando abbiamo deciso di concederci una serata a cena fuori.
Location: Osteria La Magona, ristorante blasonato nel cuore di Bolgheri, che se non ci siete mai stati vale la pena, per il viale dei cipressi e varie altre cose.
All'arrivo, una piccola incomprensione: chiedo il nostro tavolo, il cameriere guarda il tizio alto un metro che mi dà la mano e mi dice che aveva capito "un tavolo per due".
Allarmato, si rivolge all'altro e gli dice sottovoce "come facciamo? A fianco c'è Antonio"
Ci aggiungono una sedia nel posto designato e ci sediamo.
Il Bruco insiste per ordinare le chitarrine con ragù di chianina (che in effetti mangerà senza avanzare nulla).
Fin qui tutto bene.
Ci state vedendo? Bolgheri, serata frizzantina, atmosfera slow, cena di profilo alto.
Poi succede l'impensabile.
Il Bruco impazzisce e comincia a fare il verso della moto a voce spiegata come un esaurito.
Un tizio due tavoli più in là ci guarda ed esprime il suo apprezzamento per il fatto che io abbia portato mio figlio in un posto simile vestito con la canotta (del resto il Bruco vi sembra tipo da camicia? Io manco c'avevo pensato).
Nel mentre arriva Antonio Albanese e si siede giusto a fianco del Bruco, che in quell'istante scende dalla sedia si accovaccia e si caga addosso.
Avete letto bene. Si caga addosso mentre il mondo intorno a noi sta addentando una fiorentina accompagnata da bicchieri di Bolgheri Superiore.
Poi si alza e mi dice "Mamma andiamo a cambiarci?"
Io bianca come un cencio lo trascino in bagno.
In casi simili lo pulisco, lavo le mutande alla bell'e meglio e via andare.
In questo caso, penso che non posso tornare con le mutande merdose del Bruco in borsetta e sedermi accanto ad Albanese. Quindi le abbandono nel cestino. Erano le sue preferite, quelle con Winnie The Pooh.
Mi spiace, orsetto caro, stavolta mi tocca letteralmente lasciarti nella merda.
Confido che saprai cavartela.
Torniamo al tavolo, la cena è grazie a Dio quasi finita.
Quasi.
Mentre aspettiamo il conto il Bruco inizia a urlare "vojo una moto Guzzi"
Lo trascino via mentre persino Albanese lo guarda ridendo.
Io penso che c'è poco da ridere.
L'Interista pensa che non c'è proprio un cazzo da ridere.
Il Bruco continua a chiedere la moto Guzzi.
Entrambi ci chiediamo dova abbiamo sbagliato: momenti impagabili nella vita di ogni genitore.
Momenti olimpici, per così dire.
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lunedì 6 agosto 2012
mercoledì 13 giugno 2012
Le mutande di Spiderman
Prima o poi arriva per tutti nella vita il momento di spogliarsi.
Di certe abitudini, s'intende, e di vestire altri panni.
Dopo lunga opera di convincimento, dopo essere rimasto l'unico bambino del nido ad averlo, alla tenera età di 2 anni e otto mesi, il Bruco è senza pannolino.
Senza.
Non suona bene? Mica sempre.
Già perchè una per mesi dice "non vedo l'ora che tolga il pannolino, sono stufa di comprare pannolini, stufa di cambiare pannolini, di controllare come prima cosa ovunque io vada se c'è un fasciatoio (o simili)"
L'ho cambiato su dorsi di lavatrici, su pavimenti luridi di bagni pubblici, su divani da amici, sulle panchine dei parchi, in piedi in mezzo alla strada.
Poi arriva il giorno e lui ti dice che vuole le mutande.
E tu sei talmente entusiasta che gli chiedi pure di che colore le vuole.
"Vojo le mutande di Winnie, mamma" (Winnie The Pooh, ovviamente)
Perfetto. Le cerco. Le trovo.
Ore 17.15, a casa di Orlando.
"Mammaaaaaaaaaaaa, pipì!"
(segue corsa fantozziana in bagno)
"Vai Bruco, eccoci!"
"Mamma, non mi hai messo il liduttole"
Non gli ho messo il riduttore. Già perchè senza riduttore cadrebbe dentro il water.
"Ecco il riduttore"
(segue un quarto d'ora di domande di varia natura tra cui "plima di noi chi abitava in casa mia?")
"Non esce, mamma"
"Non importa amore, sarà per la prossima" (stronza pipì...)
Ore 17.30, a casa di Orlando.
"Mammaaaaaaaaaa, pipì!"
(idem come sopra, ma stavolta gli metto il riduttore)
"No mamma, non lo vojo. Mi tengo in bilico"
Neanche stavolta è quella buona.
Al quarto tentativo la fa. Applausi e scene di giubilo che neanche se vinci alle Olimpiadi.
Ore 18.15, al parco.
"Mamma, cacca!"
Noooooooooooooo la cacca al parco no!!!! Ma non è possibile, si è tolto il pannolino da poche ore e mi è già capitato tutto il campionario della sfiga da ex-pannolinato!
"Ok, Bruco, andiamo a farla vicino all'albero che agli alberi fa sempre bene un po' di concime"
"L'albelo mangia la mia cacca, mamma?"
"Una specie. Ma solo se siamo in giro e non c'è un cesso"
"Cos'è un cesso?"
"Un water, amore. Ho detto cesso? Ho sbagliato"
Devo mantenere la calma devo mantenere la calma devo mant... è seduto a covaccioni e invece di fare quello che mi ha detto fà la pipì, bagnandosi pantaloni, mutande, calze e scarpe.
Mi guarda, per vedere la mia reazione. Minata nel fisico e nello spirito, io non ho il coraggio di rialzarmi.
"Mamma. Io vojo le mutande di Spaidelmen pecchè Winnie fa la pipì quando vuole lui"
Mi sa proprio che in questo caso ci serve l'aiuto di un supereroe.
Di certe abitudini, s'intende, e di vestire altri panni.
Dopo lunga opera di convincimento, dopo essere rimasto l'unico bambino del nido ad averlo, alla tenera età di 2 anni e otto mesi, il Bruco è senza pannolino.
Senza.
Non suona bene? Mica sempre.
Già perchè una per mesi dice "non vedo l'ora che tolga il pannolino, sono stufa di comprare pannolini, stufa di cambiare pannolini, di controllare come prima cosa ovunque io vada se c'è un fasciatoio (o simili)"
L'ho cambiato su dorsi di lavatrici, su pavimenti luridi di bagni pubblici, su divani da amici, sulle panchine dei parchi, in piedi in mezzo alla strada.
Poi arriva il giorno e lui ti dice che vuole le mutande.
E tu sei talmente entusiasta che gli chiedi pure di che colore le vuole.
"Vojo le mutande di Winnie, mamma" (Winnie The Pooh, ovviamente)
Perfetto. Le cerco. Le trovo.
Ore 17.15, a casa di Orlando.
"Mammaaaaaaaaaaaa, pipì!"
(segue corsa fantozziana in bagno)
"Vai Bruco, eccoci!"
"Mamma, non mi hai messo il liduttole"
Non gli ho messo il riduttore. Già perchè senza riduttore cadrebbe dentro il water.
"Ecco il riduttore"
(segue un quarto d'ora di domande di varia natura tra cui "plima di noi chi abitava in casa mia?")
"Non esce, mamma"
"Non importa amore, sarà per la prossima" (stronza pipì...)
Ore 17.30, a casa di Orlando.
"Mammaaaaaaaaaa, pipì!"
(idem come sopra, ma stavolta gli metto il riduttore)
"No mamma, non lo vojo. Mi tengo in bilico"
Neanche stavolta è quella buona.
Al quarto tentativo la fa. Applausi e scene di giubilo che neanche se vinci alle Olimpiadi.
Ore 18.15, al parco.
"Mamma, cacca!"
Noooooooooooooo la cacca al parco no!!!! Ma non è possibile, si è tolto il pannolino da poche ore e mi è già capitato tutto il campionario della sfiga da ex-pannolinato!
"Ok, Bruco, andiamo a farla vicino all'albero che agli alberi fa sempre bene un po' di concime"
"L'albelo mangia la mia cacca, mamma?"
"Una specie. Ma solo se siamo in giro e non c'è un cesso"
"Cos'è un cesso?"
"Un water, amore. Ho detto cesso? Ho sbagliato"
Devo mantenere la calma devo mantenere la calma devo mant... è seduto a covaccioni e invece di fare quello che mi ha detto fà la pipì, bagnandosi pantaloni, mutande, calze e scarpe.
Mi guarda, per vedere la mia reazione. Minata nel fisico e nello spirito, io non ho il coraggio di rialzarmi.
"Mamma. Io vojo le mutande di Spaidelmen pecchè Winnie fa la pipì quando vuole lui"
Mi sa proprio che in questo caso ci serve l'aiuto di un supereroe.
mercoledì 16 maggio 2012
Dimmi almeno... "perchè"
E' una fase di cui tutti sono a conoscenza, forse uno dei più noti clichè legati all'infanzia: quel momento in cui non fanno altro che domande e vogliono sapere il motivo per cui le cose sono in un certo modo, la causa finale, insomma, il "perchè".
In questi ultimi giorni, a casa di Orlando, stiamo avendo conferma che questa fase esiste, e dà la misura come poche altre cose dell'inadeguatezza di noi adulti (o presunti tali), non solo nel dare risposte convincenti, ma anche nel concepire le giuste domande.
Le aree tematiche del "perchè" sono sconfinate.
In primis, c'è tutta la casistica riguardante la scienza.
"Guarda Bruco, stasera si vedono la luna e le stelle, vieni!"
"Mamma pecchè le stelle non cadono?"
"..."
"Mamma cosa gualdi sul telefono?"
"Niente, amore, vedo se ha chiamato il papà"
(ok non è vero, sto cercando su Wikipedia come funziona la cosa della forza centripeta - in alternativa potevo telefonare a Margherita Hack)
Poi ci sono i "perchè" dell'imbarazzo.
"Mamma pecchè Papito non fa la pipì seduto?"
"Perchè è un maschio"
"Anche io sono un macchio?"
"Sì, amore"
"E pecchè devo stale seduto sul watel?"
(questo nello specifico è anche un po' tra i "perchè" della bastardaggine, visto che tu cerchi di insegnargli a togliere il pannolino e loro ti pongono subdolamente ostacoli sul già accidentato percorso)
Infine ci sono i "perchè" dell'assurdo (nel senso che ti fanno domande su cose che per te sono scontate e tu capisci che loro non danno per scontato nulla, e che questo è un atteggiamento molto saggio nei confronti dell'esistenza)
"Mamma mi polti Teddy?" (orsetto della nanna)
"Eccolo, Bruco"
"Mamma pecchè Teddy non cammina?"
"Eh, amore, perchè non può..."
"Ma le gambe ce le ha, pelò"
"Sì, ha le zampe, è vero... ma è un pupazzo, capito?"
"No. Pecchè non cammina?"
"Perchè solo i vivi camminano" (certo avendo già avuto approcci col mondo zombie lui questa cosa non la capirà mai bene)
"Ma Teddy è vivo, mamma"
Vabbè, questa è troppo difficile. Che gli dico, che il suo orsetto del cuore è morto? Anzi che non è mai stato vivo? Che è privo di anima? Ripiego su "Adesso dormi che è tardi"?
Forse ha ragione lui: Teddy è vivo e lotta insieme a noi.
Abbiamo appena iniziato e la strada è ancora lunga e lastricata di domande (sue) e di figure di merda (mie). Ma del resto ditemi voi se sapete spiegare a un bambino perchè i canguri saltano o qual è la dieta dell'orso polare. Santo smartphone.
In ogni caso, tutta la vicenda secondo me dimostra che in fondo, come diceva Keith Haring, "i bambini sanno qualcosa che la maggior parte della gente ha dimenticato".
In questi ultimi giorni, a casa di Orlando, stiamo avendo conferma che questa fase esiste, e dà la misura come poche altre cose dell'inadeguatezza di noi adulti (o presunti tali), non solo nel dare risposte convincenti, ma anche nel concepire le giuste domande.
Le aree tematiche del "perchè" sono sconfinate.
In primis, c'è tutta la casistica riguardante la scienza.
"Guarda Bruco, stasera si vedono la luna e le stelle, vieni!"
"Mamma pecchè le stelle non cadono?"
"..."
"Mamma cosa gualdi sul telefono?"
"Niente, amore, vedo se ha chiamato il papà"
(ok non è vero, sto cercando su Wikipedia come funziona la cosa della forza centripeta - in alternativa potevo telefonare a Margherita Hack)
Poi ci sono i "perchè" dell'imbarazzo.
"Mamma pecchè Papito non fa la pipì seduto?"
"Perchè è un maschio"
"Anche io sono un macchio?"
"Sì, amore"
"E pecchè devo stale seduto sul watel?"
(questo nello specifico è anche un po' tra i "perchè" della bastardaggine, visto che tu cerchi di insegnargli a togliere il pannolino e loro ti pongono subdolamente ostacoli sul già accidentato percorso)
Infine ci sono i "perchè" dell'assurdo (nel senso che ti fanno domande su cose che per te sono scontate e tu capisci che loro non danno per scontato nulla, e che questo è un atteggiamento molto saggio nei confronti dell'esistenza)
"Mamma mi polti Teddy?" (orsetto della nanna)
"Eccolo, Bruco"
"Mamma pecchè Teddy non cammina?"
"Eh, amore, perchè non può..."
"Ma le gambe ce le ha, pelò"
"Sì, ha le zampe, è vero... ma è un pupazzo, capito?"
"No. Pecchè non cammina?"
"Perchè solo i vivi camminano" (certo avendo già avuto approcci col mondo zombie lui questa cosa non la capirà mai bene)
"Ma Teddy è vivo, mamma"
Vabbè, questa è troppo difficile. Che gli dico, che il suo orsetto del cuore è morto? Anzi che non è mai stato vivo? Che è privo di anima? Ripiego su "Adesso dormi che è tardi"?
Forse ha ragione lui: Teddy è vivo e lotta insieme a noi.
Abbiamo appena iniziato e la strada è ancora lunga e lastricata di domande (sue) e di figure di merda (mie). Ma del resto ditemi voi se sapete spiegare a un bambino perchè i canguri saltano o qual è la dieta dell'orso polare. Santo smartphone.
In ogni caso, tutta la vicenda secondo me dimostra che in fondo, come diceva Keith Haring, "i bambini sanno qualcosa che la maggior parte della gente ha dimenticato".
lunedì 16 aprile 2012
Come farsi mettere in imbarazzo dal proprio figlio e ostentare noncuranza
Prima o poi succede a tutti i genitori: il bambino, si sa, non possiede i freni inibitori nè il filtro dell'ipocrisia... ehm, delle convenzioni sociali. Quindi, di base, dice tutto quello che gli passa per la testa o ripete tutto quello che ha sentito dire da altri.
E che ve lo dico a fare? Il Bruco è un sommo maestro nell'arte del mettere in imbarazzo i suoi genitori, soprattutto perchè da quando ha iniziato a parlare, non ha più smesso, mostrando come anche la logorrea sia un tratto genetico ereditario (nel nostro caso paterno).
Ora, dal punto di vista dell'imbarazzo, lo scorso sabato ci ha regalato più d'una emozione.
Ore 10.17, destinazione piscina.
Il Bruco tutti i sabati va in piscina. O meglio, viene immerso a forza nelle fresche acque comunali mentre, abbarbicato come una cozza a sua madre, urla in crescendo "ho paula dell'acquaaaaaaaaaa!!!!".
E' un cazzaro: dopo 30 secondi manco lo vedi più e se la nuota sereno coi suoi bracciolini gentilmente offerti da MilanoSport.
L'ultimo sabato eravamo in ritardo. Grande ritardo (la piscina dista 50 metri da casa di Orlando, ndr).
Avete presente una poveraccia in ciabatte con due borse della piscina che sotto la pioggia corre e fa lo slalom col figlio sul passeggino ultraleggero? Quello.
A un certo punto un'auto ci taglia la strada e inchioda.
Incainita, urlo alla tizia al volante: "Ma sei cogliona???!!!" (lo so, lo so, ma era una situazione particolare).
La tizia abbassa il finestrino per replicare, quando la vocina flautata e ingenua del Bruco ripete "Ma sei cojona?".
Mi sono molto vergognata, ma ha funzionato: la tizia deve aver pensato che sto creando un mostro, ha tirato su il finestrino e ha rimesso in moto.
Appunti per il futuro: mai inveire davanti a tuo figlio, anche se hai rischiato la morte.
Ore 17.40, SpazioTeatro 89.
Vi sarà sembrato che lo stiamo crescendo nell'ignoranza e nella cafonaggine, ma non è così.
Il Bruco viene regolarmente traghettato a mostre, presentazioni di libri o altri appuntamenti (presunti) culturali. Sabato c'era Milano Calibro Noir, dove un caro amico nonchè zio putativo del Bruco presentava il suo ultimo giallo, Lapidi d'asfalto.
Entrando nell'auditorium silenzioso dove l'autore sta arringando la folla, il Bruco irrompe gridando a pieni polmoni "Ciao zio Chicco!".
Zero percezione dell'evento, zero percezione della situazione, zero senso del pudore: quel tizio sul palco lo conosco e lo saluto, che mi frega del contesto? Ci può stare. Però aspetta che ti sollevo di peso e ti porto fuori che il family friendly in questi casi è un concetto tutto da verificare.
Appunti per il futuro: entrare in un auditorium con tuo figlio solo dopo avergli messo preventivamente in bocca un gelato o cose che inibiscano l'atto del parlare.
Ore 20.44, Osteria La Pignatta, Binasco.
Eravamo destinati a un sabato sera casalingo con visione partita in home theatre (l'ultima trovata dell'Interista "che se no non si sente bene il vociare degli spalti"), poi il campionato è stato sospeso per la triste vicenda che tutti sappiamo.
Serata libera, che si fa? Si va in osteria, stavolta col Bruco al seguito.
Sala colma di avventori con le mani unte e le bocche piene, il Bruco corre a sedersi sul pavimento nel mezzo della stanza ed esclama a gran voce, paonazzo: "Mamma! Cacca dura!".
Il silenzio cala sul ristorante, l'Interista mi guarda con aria di disapprovazione, a me, sinceramente, viene un sacco da ridere. (quando scappa, scappa. In tutti i sensi)
"Scusi ci porta il conto?"
"Subito"
Ma non è finita. Il Bruco si alza, si avvicina a un tavolo di clienti (spagnoli), tocca il gomito a uno e gli chiede "Scusi dov'è il bagno?".
E che ve lo dico a fare? Il Bruco è un sommo maestro nell'arte del mettere in imbarazzo i suoi genitori, soprattutto perchè da quando ha iniziato a parlare, non ha più smesso, mostrando come anche la logorrea sia un tratto genetico ereditario (nel nostro caso paterno).
Ora, dal punto di vista dell'imbarazzo, lo scorso sabato ci ha regalato più d'una emozione.
Ore 10.17, destinazione piscina.
Il Bruco tutti i sabati va in piscina. O meglio, viene immerso a forza nelle fresche acque comunali mentre, abbarbicato come una cozza a sua madre, urla in crescendo "ho paula dell'acquaaaaaaaaaa!!!!".
E' un cazzaro: dopo 30 secondi manco lo vedi più e se la nuota sereno coi suoi bracciolini gentilmente offerti da MilanoSport.
L'ultimo sabato eravamo in ritardo. Grande ritardo (la piscina dista 50 metri da casa di Orlando, ndr).
Avete presente una poveraccia in ciabatte con due borse della piscina che sotto la pioggia corre e fa lo slalom col figlio sul passeggino ultraleggero? Quello.
A un certo punto un'auto ci taglia la strada e inchioda.
Incainita, urlo alla tizia al volante: "Ma sei cogliona???!!!" (lo so, lo so, ma era una situazione particolare).
La tizia abbassa il finestrino per replicare, quando la vocina flautata e ingenua del Bruco ripete "Ma sei cojona?".
Mi sono molto vergognata, ma ha funzionato: la tizia deve aver pensato che sto creando un mostro, ha tirato su il finestrino e ha rimesso in moto.
Appunti per il futuro: mai inveire davanti a tuo figlio, anche se hai rischiato la morte.
Ore 17.40, SpazioTeatro 89.
Vi sarà sembrato che lo stiamo crescendo nell'ignoranza e nella cafonaggine, ma non è così.
Il Bruco viene regolarmente traghettato a mostre, presentazioni di libri o altri appuntamenti (presunti) culturali. Sabato c'era Milano Calibro Noir, dove un caro amico nonchè zio putativo del Bruco presentava il suo ultimo giallo, Lapidi d'asfalto.
Entrando nell'auditorium silenzioso dove l'autore sta arringando la folla, il Bruco irrompe gridando a pieni polmoni "Ciao zio Chicco!".
Zero percezione dell'evento, zero percezione della situazione, zero senso del pudore: quel tizio sul palco lo conosco e lo saluto, che mi frega del contesto? Ci può stare. Però aspetta che ti sollevo di peso e ti porto fuori che il family friendly in questi casi è un concetto tutto da verificare.
Appunti per il futuro: entrare in un auditorium con tuo figlio solo dopo avergli messo preventivamente in bocca un gelato o cose che inibiscano l'atto del parlare.
Ore 20.44, Osteria La Pignatta, Binasco.
Eravamo destinati a un sabato sera casalingo con visione partita in home theatre (l'ultima trovata dell'Interista "che se no non si sente bene il vociare degli spalti"), poi il campionato è stato sospeso per la triste vicenda che tutti sappiamo.
Serata libera, che si fa? Si va in osteria, stavolta col Bruco al seguito.
Sala colma di avventori con le mani unte e le bocche piene, il Bruco corre a sedersi sul pavimento nel mezzo della stanza ed esclama a gran voce, paonazzo: "Mamma! Cacca dura!".
Il silenzio cala sul ristorante, l'Interista mi guarda con aria di disapprovazione, a me, sinceramente, viene un sacco da ridere. (quando scappa, scappa. In tutti i sensi)
"Scusi ci porta il conto?"
"Subito"
Ma non è finita. Il Bruco si alza, si avvicina a un tavolo di clienti (spagnoli), tocca il gomito a uno e gli chiede "Scusi dov'è il bagno?".
Come diceva Jean-Jacques Rousseau, "chi arrossisce è già colpevole, la vera innocenza non ha vergogna di
nulla".
Appunti per il futuro (già messi in pratica dall'Interista): chiedere frequenti turni lavorativi al sabato.
giovedì 23 febbraio 2012
La vie en rose
In principio fu il bicchiere.
Che colore vuoi, Bruco? C'è il verde, il giallo, l'azz.. "Fusichia. Quello fusichia"
"Ok, eccoti il bicchiere fucsia"
Poi fu il momento della saponetta.
"E' finita, mamma?"
"Sì, amore, domani la compro. Di che colore la vuoi?"
"Losa"
(ma perchè glielo chiedo? da quando ai bambini viene data facoltà di scelta?)
A seguire, il cerchietto.
"Anche io vojo la coda come te, mamma. Col celchietto"
"Amore come faccio a farti la coda? Hai i capelli troppo corti"
"Mi passi il celchietto, mamma, pel favole?"
Stamattina, a casa di Orlando, ore 9.01.
"Amore sbrigati ti prego, siamo in ritardo!"
"Ma Papito dov'è?"
"Disperso in Francia, probabilmente riverso su qualche marciapiede con un occhio nero, adesso ti infili il giubbotto ti prego?"
"No! Vojo le mutande!"
"Le mutande? Ma se non vuoi neanche togliere il pannolino, a che ti servono le mutande?"
"Le vojo losa!"
(resta a Marsiglia, Interista, che se torni ti tocca scoprire l'amara verità: non stiamo allevando un piccolo guerriero spartano ma una fashion victim, e la cosa non si spiega visto che io, di mutande rosa, non ne ho neanche un paio)
Vedere la vita in rosa, e non porsi il problema.
Del resto in casa c'è chi la vede in nerazzurro.
Come dicevano gli antichi, è solo una questione di gusti.
Che colore vuoi, Bruco? C'è il verde, il giallo, l'azz.. "Fusichia. Quello fusichia"
"Ok, eccoti il bicchiere fucsia"
Poi fu il momento della saponetta.
"E' finita, mamma?"
"Sì, amore, domani la compro. Di che colore la vuoi?"
"Losa"
(ma perchè glielo chiedo? da quando ai bambini viene data facoltà di scelta?)
A seguire, il cerchietto.
"Anche io vojo la coda come te, mamma. Col celchietto"
"Amore come faccio a farti la coda? Hai i capelli troppo corti"
"Mi passi il celchietto, mamma, pel favole?"
Stamattina, a casa di Orlando, ore 9.01.
"Amore sbrigati ti prego, siamo in ritardo!"
"Ma Papito dov'è?"
"Disperso in Francia, probabilmente riverso su qualche marciapiede con un occhio nero, adesso ti infili il giubbotto ti prego?"
"No! Vojo le mutande!"
"Le mutande? Ma se non vuoi neanche togliere il pannolino, a che ti servono le mutande?"
"Le vojo losa!"
(resta a Marsiglia, Interista, che se torni ti tocca scoprire l'amara verità: non stiamo allevando un piccolo guerriero spartano ma una fashion victim, e la cosa non si spiega visto che io, di mutande rosa, non ne ho neanche un paio)
Vedere la vita in rosa, e non porsi il problema.
Del resto in casa c'è chi la vede in nerazzurro.
Come dicevano gli antichi, è solo una questione di gusti.
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