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lunedì 14 maggio 2012

Tre meno uno fa sempre tre

Spoiler-alert: post ad alto contenuto di zucchero.

Forse a molti di voi sembrerà strano, soprattutto a chi non ha figli, ma da quando il Bruco è nato io non mi sono mai separata da lui per un tempo che fosse superiore alle 12 ore consecutive. E non ho mai, in 30 mesi, dormito una notte senza che fossimo sotto lo stesso tetto.
Un po' per difficoltà logistiche (leggi: scarsità di parenti disposti al babysitteraggio), un po' perchè io quando dico che soffro di traumi da separazione mica scherzo.
E' così, ognuno ha la sindrome che si merita: c'è chi è ipocondriaco come l'Interista, chi ha la sindrome del complotto come uno dei miei colleghi... io invece ho la sindrome dell'abbandono. Quando la Minuzza scappò di casa, un anno fa, mi ritrovai a vagare per il quartiere in lacrime urlando il suo nome (prima o poi m'internano, è chiaro).
Insomma poi però dicevamo che le paure bisogna un po' affrontarle quindi mi sono autoinflitta una separazione di ben 33 ore dal Bruco.
Questo weekend che è appena passato, che poi era pure la festa della mamma quindi valeva doppio.
Occasione: regalo di compleanno dell'Interista.
Regalo: weekend Brucofree
Location: Ferrara e dintorni

Così sabato mattina abbiamo consegnato il Bruco agli zii (quelli paterni, è chiaro... che vi credevate?! Già era dura lasciarlo, mica potevo rischiare di tornare e trovarlo con qualche coltello in mano mentre impersonava un bimbo killer per qualche esperimento artistico), insomma l'abbiamo lasciato con lo zio Vattel e la zia Babba e i cuginetti, insieme a una borsa con le istruzioni per l'uso (e a una valigia di perplessità, come dice Paolo Conte).

Io stavo andando benissimo, e manco ci pensavo e manco ne parlavo, del Bruco, finchè l'Interista mentre eravamo a pranzo nell'osteria più vecchia d'Europa mi dice: "Non è che vuoi chiamare per sapere del Bruco?"
Vabbè così non vale però. Una si distrae, fa' la turista, scatta foto...
E niente, mi son scesi dei lucciconi e me ne stavo lì con la salama da sugo e il purè nel piatto, e pensavo che questa cosa dei figli è proprio un casino.
Quando ci stai per tante ore di fila ti fanno dare i numeri, e se non ci stai per troppe ore di fila ti fanno dare i numeri.

Comunque siamo stati alla grande, 32 gradi, il Palio di San Giorgio, il Castello degli Este, la Torre con ventimila gradini che stavo per lasciarci le penne, e l'Interista pure perchè soffre di vertigini.
Poi vabbè, ti svegli la domenica e ci sono 18 gradi in meno, diluvia e devi rubare un ombrello alla vecchietta del piano di sopra, ma non importa, sono cose che giustamente devono capitare per dare credito a quello stronzo di Murphy e della sua legge.

Lui, il Bruco, è stato bravissimo, mi han detto.

A casa di Orlando, domenica sera.

"Mamma adesso stiamo a casa, velo?"
"Certo amore, dove dobbiamo andare? E' quasi notte"
"Non mi polti all'asilo"
"Ma certo che no" (non ho avuto cuore di dirgli che la mattina dopo ci sarebbe dovuto andare)
"Neanche dalla nonna e dalla zia"
"No Bruco, tranquillo. Però ti sei divertito questi due giorni"
"Sì. La moto dello zio Vattel non si accendeva"
"Magari la prossima volta, che dici?"
"Micca, Micca (dopo Gina, Mimma e Tacchina, adesso mi chiama Micca)... mi dai un bacino?"
Smack.
"Io ti plefeliscio, Micca"

Vabbè. Lui non lo sapeva che era la festa della mamma, e io non ci bado tanto a queste cose.
Ma questa dichiarazione vale mille regali.
Tanti auguri (in ritardo) alle mamme che mi leggono.













lunedì 16 aprile 2012

Come farsi mettere in imbarazzo dal proprio figlio e ostentare noncuranza

Prima o poi succede a tutti i genitori: il bambino, si sa, non possiede i freni inibitori nè il filtro dell'ipocrisia... ehm, delle convenzioni sociali. Quindi, di base, dice tutto quello che gli passa per la testa o ripete tutto quello che ha sentito dire da altri.
E che ve lo dico a fare? Il Bruco è un sommo maestro nell'arte del mettere in imbarazzo i suoi genitori, soprattutto perchè da quando ha iniziato a parlare, non ha più smesso, mostrando come anche la logorrea sia un tratto genetico ereditario (nel nostro caso paterno).

Ora, dal punto di vista dell'imbarazzo, lo scorso sabato ci ha regalato più d'una emozione.

Ore 10.17, destinazione piscina.

Il Bruco tutti i sabati va in piscina. O meglio, viene immerso a forza nelle fresche acque comunali mentre, abbarbicato come una cozza a sua madre, urla in crescendo "ho paula dell'acquaaaaaaaaaa!!!!".
E' un cazzaro: dopo 30 secondi manco lo vedi più e se la nuota sereno coi suoi bracciolini gentilmente offerti da MilanoSport.
L'ultimo sabato eravamo in ritardo. Grande ritardo (la piscina dista 50 metri da casa di Orlando, ndr).
Avete presente una poveraccia in ciabatte con due borse della piscina che sotto la pioggia corre e fa lo slalom col figlio sul passeggino ultraleggero? Quello.
A un certo punto un'auto ci taglia la strada e inchioda.
Incainita, urlo alla tizia al volante: "Ma sei cogliona???!!!" (lo so, lo so, ma era una situazione particolare).
La tizia abbassa il finestrino per replicare, quando la vocina flautata e ingenua del Bruco ripete "Ma sei cojona?".
Mi sono molto vergognata, ma ha funzionato: la tizia deve aver pensato che sto creando un mostro, ha tirato su il finestrino e ha rimesso in moto.

Appunti per il futuro: mai inveire davanti a tuo figlio, anche se hai rischiato la morte.

Ore 17.40, SpazioTeatro 89.

Vi sarà sembrato che lo stiamo crescendo nell'ignoranza e nella cafonaggine, ma non è così.
Il Bruco viene regolarmente traghettato a mostre, presentazioni di libri o altri appuntamenti (presunti) culturali. Sabato c'era Milano Calibro Noir, dove un caro amico nonchè zio putativo del Bruco presentava il suo ultimo giallo, Lapidi d'asfalto.

Entrando nell'auditorium silenzioso dove l'autore sta arringando la folla, il Bruco irrompe gridando a pieni polmoni "Ciao zio Chicco!".

Zero percezione dell'evento, zero percezione della situazione, zero senso del pudore: quel tizio sul palco lo conosco e lo saluto, che mi frega del contesto? Ci può stare. Però aspetta che ti sollevo di peso e ti porto fuori che il family friendly in questi casi è un concetto tutto da verificare.

Appunti per il futuro: entrare in un auditorium con tuo figlio solo dopo avergli messo preventivamente in bocca un gelato o cose che inibiscano l'atto del parlare.

Ore 20.44, Osteria La Pignatta, Binasco.

Eravamo destinati a un sabato sera casalingo con visione partita in home theatre (l'ultima trovata dell'Interista "che se no non si sente bene il vociare degli spalti"), poi il campionato è stato sospeso per la triste vicenda che tutti sappiamo.
Serata libera, che si fa? Si va in osteria, stavolta col Bruco al seguito.
Sala colma di avventori con le mani unte e le bocche piene, il Bruco corre a sedersi sul pavimento nel mezzo della stanza ed esclama a gran voce, paonazzo: "Mamma! Cacca dura!".
Il silenzio cala sul ristorante, l'Interista mi guarda con aria di disapprovazione, a me, sinceramente, viene un sacco da ridere. (quando scappa, scappa. In tutti i sensi)
"Scusi ci porta il conto?"
"Subito"

Ma non è finita. Il Bruco si alza, si avvicina a un tavolo di clienti (spagnoli), tocca il gomito a uno e gli chiede "Scusi dov'è il bagno?".

Come diceva Jean-Jacques Rousseau, "chi arrossisce è già colpevole, la vera innocenza non ha vergogna di nulla".

Appunti per il futuro (già messi in pratica dall'Interista): chiedere frequenti turni lavorativi al sabato.



lunedì 30 gennaio 2012

Il mio regno per una pecora

Ci sono persone, al mondo, che credono davvero di poter migliorare il mondo.
Ci sono persone, al mondo, che hanno una filosofia di vita e la coerenza di rispettarla.
Ci sono persone, al mondo, che hanno il coraggio di vivere secondo i ritmi della natura, che quasi sempre sono duri e faticosi.
Persone che sanno venire a casa di Orlando, dove quasi tutto è contrario al loro credo, senza mai fare una critica, e che spesso ci fanno pensare che altri modelli di esistenza sono possibili (e per quanto mi riguarda auspicabili).

Loro si chiamano zio Fergal e zia Emi, ma per il Bruco sono gli zii delle pecore.
Hanno viaggiato per un bel po' (con un furgone-casa "come il gussio della lumachina" dice il Bruco), hanno visto e fotografato, lavorando per organizzazioni internazionali a sostegno dei lavoratori agricoli del mondo e non solo.
Adesso si sono fermati: a Kilmeen, in Irlanda, dove stanno costruendo una fattoria. A partire dai campi, che hanno arato e seminato, dove hanno piantato alberi da frutto sfidando il vento d'Irlanda.

"Sai Bruco che la zia Emi ci ha mandato delle foto del campo con gli alberelli che hanno piantato?"
"Nel fuggone della lumachina?"
"No amore, nel furgone mica ci sono i campi... Tutto intorno, hanno piantato gli alberi così quando crescono fanno i frutti"
"E li mangiano le pecole?"
"Ma no, le pecore mangiano l'erba..."
"E li mangia lo zio Feggal?"
"Sì, anche la zia Emi"
"No, solo zio Feggal e le pecole"
(oddio e questo maschilismo gratuito da dove viene?!?)

"Mamma"
"Dimmi, Bruco"
"Anche Ollando vuole una pecola"
"Eh, lo so amore, me l'hai già detto. Ma noi viviamo in città, qui le pecore mica ci stanno bene"
"Però sai che facciamo? Appena la fattoria avrà preso forma, andiamo a trovarli"
"Andiamo a tlovale le pecole?"
"Sei fissato con 'ste pecore, eh. E gli zii non li vuoi vedere?"
"Sì. Gli zii delle pecole"

Poi siamo usciti, e ci siamo persi tra le strade d'asfalto, le polveri sottili, le metropolitane e i cani al guinzaglio. Con i piedi nella città, e nella testa le immagini di questa fattoria che verrà, tra le colline d'Irlanda. Sapendo che da qualche parte c'è un mondo diverso dal nostro, ma che è quello da cui veniamo tutti e che è ancora lì, ancora possibile, ancora necessario.