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giovedì 11 aprile 2013

Questione di genere

In biblioteca, sezione bambini.

Il Bruco sceglie libri, io glieli leggo, un po' ascolta, un po' si distrae, complice una pedana rialzata su cui troneggiano una giraffa e un coccodrillo a dimensione (quasi) naturale.
Durante una delle sue distrazioni arriva una bambina, poco più grande di lui, assai socievole.

"Ciao, come ti chiami?"
"..."
"Come ti chiami?"
"Bruco, rispondi, non fare l'orso"
"Orlando"
"Ciao io mi chiamo Elena, posso salire sulla giraffa con te?"

Lui mi guarda. Non è che gli vada tanto di dividere la giraffa con la fanciullina sconosciuta.
Ma lei è già salita a bordo.
Giocano per un po'.
Poi lui viene da me, fruga nella borsa, tira fuori Saetta e Cricchetto e va diretto verso di lei.

"Giochiamo con le mie macchinine?"
"No"
"Perchè?"
"Io sono una femmina, non gioco con le macchinine"
"E cosa fai?"
"Se vuoi possiamo sposarci"
"No, non voglio"

Un'ora più tardi, tornando a casa.

"Mamma quella bambina a detto che voleva sposarci"
"Sposarti, ha detto che voleva sposarti"
"Ma perchè le femmine vogliono sposarti?"
"Ma và là, mica tutte. Io sono una femmina e non ho voluto sposare nessuno"
"Perchè preferivi giocare a macchinine? Povero papà"
"..."





giovedì 19 luglio 2012

Questione di genere

Ieri è successo per la quarta volta in due mesi.

Al parco, ore 18.47.

"Mamma, non vojo giocare con quei bambini"
"Bruco, ma che è 'sto rigurgito antisociale che ti ha preso? E' bello conoscere nuovi amici" (disse la mamma antropofobica e misantropa al figlioletto che esitava sul campetto da calcio con aria schifata)
"No, perchè poi mi rubano la palla"
"Ma no, figurati..."

Come volevasi dimostrare, dieci minuti dopo i due bimbetti, un po' più grandi del Bruco, giocano tra loro con la di lui palla, senza passargliela e senza la minima intenzione di includerlo nel gioco.
Lui li guarda impalato, io penso "l'Interista ha ragione, questo bimbo è un po' minchione. E daranno tutti la colpa a me, perchè la colpa è sempre della mamma"

Poi la palla schizza verso di noi, i due si catapultano per riprenderla, ma il Bruco l'ha afferrata.

"Scusa, ci dai la palla?"

Lui non risponde.

"Scusa, bambina, ci dai la palla?" dice uno.
"Sei un maschio o una femmina?" chiede l'altro.

Lui continua a non rispondere. Io non mi tengo.

"E' un maschio, non vedi?" rispondo con tutta l'acidità in mio possesso.

"Ah" commenta uno dei due "E come si chiama?"
"Orlando"

E iniziano a ridacchiare. A ridacchiare!

Da ex bambina sfigata sto per diventare verde, grossa e molto incazzata.
Con una scusa lo porto via, e mi dirigo verso casa.
Forse me lo merito, penso. Ha i capelli lunghetti, è biondo, bianco come una mozzarella e ha la vocina da soprano. Poi l'ho chiamato Orlando, simbolo della labilità tra i generi.
E invece no.
E' che i bambini, tanto sanno essere liberi e fantasiosi, tanto sanno omologarsi in fretta.

"Mamma io sono un maschio?"
"Certo che sei un maschio, amore"
"Perchè sono un maschio?"
"Perchè hai il pisellino"
"Mamma, essere maschi è mejo?"
"Uhm. Temo che non potrò mai saperlo, Bruco"
"Quei bambini del parco erano maschi?"
"Sì, Bruco"
"Forse sono mejo le femmine"
"Mannò, Bruco. Dipende da persona a persona..."

Forse sono meglio le femmine, penso in un attacco di femminismo improvviso e gratuito.
E mi viene in mente che, quando mi dissero che aspettavo un maschio, ne feci una tragedia.
Mi ricordo che quella sera mi arrivò un messaggio di mia zia.
Diceva: "I maschi non sono tutti uguali. Ce ne sono di eccezionali".

E tu, per adesso, Bruco, fai parte di quella categoria.

mercoledì 30 maggio 2012

Il dottor B e le donne

Viene un momento, nella vita di un bambino, in cui si rende conto che non apparteniamo tutti alla stessa specie. Cioè, sì, siamo tutti umani (o dovremmo esserlo), ma poi c'è questo fatto dei maschi e delle femmine, che - inutile ricamarci sopra - uguali non sono.

Ho sempre pensato che le madri dei maschi abbiano una grande responsabilità verso le altre donne, quelle che prima o poi si prenderanno i loro figli nel bene e nel male eccetera eccetera; ragion per cui sposo l'appello lanciato da Concita De Gregorio nel suo libro Malamore (consigliatissimo, che parla di molte cose e anche di questa): madri di figli maschi, vediamo di tirar su degli uomini decenti, presenti, collaborativi e soprattutto, per quanto sia possibile, scevri di tutti quei pregiudizi e clichè che da secoli circolano a proposito del mondo femminile.

Io mi ci provo, come si suol dire: anche se negli ultimi giorni il Bruco ha mostrato un approccio verso l'altra metà del cielo non proprio confortante.

Ieri, ore 17.05, asilo di Orlando.

Seduti vicini sul divanetto mentre i genitori di turno gli infilano le scarpe, il Bruco e la sua amichetta Vittoria si guardano.

"Ollando, oggi andiamo al pacco insieme?"
"No"
"Pecchè?"
"Sei una cagona"
"La cagona va a plendele il gelato"

1-0 per lei.

Ieri, ore 17.40, al parco.

Sullo scivolo, al Bruco si para davanti una seienne morettina coi capelli lunghi e un vestitino verde.

"Spostati"
"Bruco ma sei impazzito? Primo le cose si chiedono con gentilezza. Secondo, perchè si dovrebbe spostare?"
"Pecchè ha le gambe corte"
"Io non ho le gambe corte" interviene la seienne "Ce le ho lunghe come una Winx"
"Mamma cos'è una Wiccs?"

1-0 per lui.

Ieri, ore 21.10, a casa di Orlando.

"Buonanotte, Bruco. Fai bei sogni"
"Nooooooooo! Mitte (adesso mi chiama Mitte, boh, vallo a capire 'sto ragazzino che ogni settimana mi cambia nome), non mi lasciale da solo!"
"Da solo???!!?? Amore ma c'è la Pepi qui con te, ti fa compagnia lei"
"No vojo Teddy"
"Vuoi Teddy? La Pepi non ti basta, Bruco?"
"No pecchè la Pepi è una pecola femmina. Teddy è più folte e colaggioso"

Sì. Ok, Bruco.
Cara Concita, mi sa che qui di lavoro da fare ce n'è parecchio.


Ps: Il titolo del post è chiaramente in omaggio al film di Altman Il dottor T e le donne.

venerdì 2 marzo 2012

Patate e piselli

Arriva un giorno in cui ogni bambino si rende conto che la mamma e il papà appartengono a due specie diverse. Il Bruco ci ha messo un po', perchè le differenze (almeno quelle apparenti) tra la sua mamma e il suo papà sono meno evidenti che in altre famiglie: entrambi portano esclusivamente scarpe da ginnastica, entrambi portano esclusivamente i pantaloni, entrambi non stirano, entrambi lasciano vestiti usati sparsi in giro sul pavimento, entrambi dicono troppe parolacce e mangiano il salame coi taralli senza ritegno alcuno (no, il rutto libero non fa per me, lo lascio all'Interista).

Ma da qualche settimana lo spirito d'osservazione del duenne si è fatto parecchio acuto.

"Mamma, Ollando ha il pisellotto?"
"Certo, amore"
"E tu cos'hai, mamma?"
"Cos'ho? Oddio cos'ho?" (e adesso che gli dico-non sono pronta a spiegargli l'anatomia dei sessi-la questione femminile-il machismo-le api-e tutto il resto...)
"Tu hai la patata, mamma?"
(ok, qualcuno gli ha già parlato della patata, sarà successo all'asilo, dove molti bambini già fanno la pipì nel vasino, lui avrà visto e...)
"Sì, Bruco, ho la patata" (una presa di coscienza che neanche nei Monologhi della Vagina, ragazzi)

A casa di Orlando, ore 8.45.

Il Bruco vede l'Interista entrare in doccia.

"Mamma"
"Dimmi, Bruco, e intanto mettiti il giubbino che siamo in ritardo"
"Papà ha il pisellotto"
(arieccolo...)
"Sì, amore, anche se preferirei non lo chiamassi così per salvaguadare la mia libido" (no, dai, questa cosa non gliel'ho detta, l'ho solo pensata!)
"Eppelò è più gande del mio"
"Vedrai che quando diventi grande cresce anche a te. Possiamo andare adesso?"
"Sì. Plendo la gilaffa"
"Ok, basta che poi la lasciamo in armadietto"
"Mamma"
"Sì?"
"La gilaffa ha il pisellotto o la patata?"

E va bene. Prometto che a tempo debito ti spiegherò tutto, anche quello che non c'è sui libri di anatomia. Basta che la smetti di chiamarlo "pisellotto".