Quando siamo costretti a un cambiamento, anche solo quando lo intravediamo come possibile, nella maggior parte dei casi tendiamo a rifiutarlo. Non so dire se sia la tanto decantata "forza dell'abitudine", ma sembra proprio che sia il nostro corpo stesso a rifiutarlo, e questo è in parte giustificato col fatto che quello che conosciamo, proprio perchè lo conosciamo, non può farci troppo male. Mentre del nuovo non si può dire lo stesso.
Tra pochi giorni avrò una nuova sede di lavoro, perderò le mie abitudini, le mie tempistiche e le mie colleghe. E questo mi spezza il cuore, ancor prima che avvenga. Sarà che ho il trauma della separazione, ma il risultato non cambia: ho il groppo in gola, e chissà quando passerà.
Poi ci sono tutti quei cambiamenti che non ci riguardano direttamente, ma in realtà ci riguardano assai: molti sono lenti e li recepiamo una volta che sono già avvenuti, altri sono veloci e più che altro ci travolgono. In entrambi i casi, funziona come sopra: tendiamo a respingerli.
Sto parlando dei libri digitali: com'è avvenuta la mia "conversione" (ma forse dovrei dire accettazione) l'ho già raccontato qui, ma ho tanti amici e conoscenti che ripudiano anche solo l'idea di abbandonare il caro vecchio libro di carta, quello che ha un peso, un formato, un odore, una fisica visibile, ecco.
Del resto l'oggetto "libro" è qualcosa che esiste da talmente tanto tempo che non sappiamo più neanche immaginarla, quell'era in cui il libro non esisteva se non nelle parole e nei canti tramandati degli uomini. Si capisce che il passaggio alla sua versione digitale non sia una cosa semplicissima da accettare.
E tanto meno lo è quando si parla di libri per bambini: io stessa al Bruco (che per la cronaca appartiene alla generazione dei "nativi digitali") non l'ho mai messo in mano, un libro digitale.
E' ancora per lo più territorio inesplorato, e comprende nella riflessione che lo riguarda anche tutto il discorso dell'accesso dei bambini a determinati dispositivi tecnologici.
Ora, intorno a tutti questi discorsi, affrontati come avevamo segnalato in occasione del convegno L'editoria per l'infanzia volta pagina
organizzato lo scorso novembre nell'ambito di Bookcity Milano, si è sviluppata una rete di soggetti che hanno creato un questionario allo scopo di raccogliere dati significativi e capire lo stato dell'arte sui libri digitali
per bambini.
Io l'ho compilato stamattina: è proprio una cosa da cinque minuti, ed è rivolto ai genitori ma anche ai bibliotecari o ai librai, a chiunque possa dare un contributo in materia.
Lo trovate qui, mentre per ulteriori approfondimenti vi rimando al post dedicato di Happi Ideas, che è uno dei promotori dell'iniziativa insieme a Nati per Leggere e AIB (Associazione Italiana Biblioteche), tanto per dirne due ma sono molti di più.
Insomma, il cambiamento lo vivremo che lo vogliamo o no.
E mentre cerchiamo anche di capirlo, leggiamoci sopra.
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lunedì 28 gennaio 2013
martedì 24 aprile 2012
Il brutto anatroccolo
Fin dalla culla il Bruco è stato "invogliato" alla lettura, tanto che il rito pre-nanna serale prevede la lettura a voce alta, in media, di 4-5 libri. (Sull'importanza e sulla follia di questa cosa tornerò più avanti in un post dedicato).
Ovviamente, avendo lui 2 anni e mezzo, i libri li leggo io, e certe sere la voglia è pari a zero, anche perchè il ragazzino è compulsivo e magari ti fa leggere lo stesso libro 4 volte di fila per un mese consecutivo.
Ora siamo nella fase delle letture a tema pannolino/vasino/cacca/pipì.
A casa di Orlando, ore 21.15.
"Bruco, perchè non scegliamo un libro diverso stasera? Ti va di leggere il brutto anatroccolo?"
"No"
"Perchè no, amore?"
"Il blutto anatloccolo non mi intelessa"
Doppio colpo al cuore.
Primo, il fatto che lui già possieda il concetto di interesse mi sconvolge.
Vivo nel terrore che un giorno mi dica "leggere non mi interessa, mi interessa la partita. Posso andare di là con papà?". Capitemi, son 31 mesi che faticosamente coltivo in lui l'amore per i libri.
(il che non significa che i libri siano meglio o escludano le partite, per carità, Interista stai sereno mentre leggi già ti vedo che protesti davanti al pc è solo che io ovviamente tiro l'acqua al mio mulino)
Secondo, il brutto anatroccolo non gli interessa.
Cioè, il brutto anatroccolo.
La mia favola preferita, la storia della mia vita, la parabola del riscatto di tutti quelli che, come me, da piccoli erano reietti e sfigati e forse un po' lo sono ancora ma adesso hanno qualche arma in più per combattere.
Quelli che per anni a scuola son stati presi per il culo perchè magari la loro madre li mandava a scuola con la pettinatura della principessa Leila e la gonna scozzese con la spilla da balia, mentre andavano di moda le gonne a palloncino e i jeans (ogni riferimento a fatti o persone è puramente intenzionale).
Poi lo guardo, e realizzo.
Lui non è un brutto anatroccolo. Lui è della schiera degli anatroccoli fighi, quelli morbidi con le piume gialline, quelli che guardano lo sfigus di turno e lo prendono in giro.
Lui è bello, e simpatico. Pure un po' paraculo.
Per questo non gli interessa la storia del brutto anatroccolo. Non ci si immedesima.
Come farò a fargli capire che i brutti anatroccoli non si prendono in giro? E che anche se si parte avvantaggiati bisogna tenere la guardia alta perchè niente è dato per scontato? Che i brutti anatroccoli poi diventano cigni e finisci con l'invidiarli un po'? E che lui è stato generato da un brutto anatroccolo, anche se non si vede, e quindi deve portare rispetto per la categoria?
"Mamma"
"Dimmi Bruco"
"Vojo leggele la stolia di Topotto che fa la cacca nel vasino"
Caro Andersen, mi spiace. Per adesso ci dedichiamo a letture più scatologiche.
Tu resta lì buono nel cassetto, che io appena si apre uno spiraglio ti ripropongo.
Non importa che sia nato in un recinto d'anatre: l'importante è essere uscito da un uovo di cigno. (H.C. Andersen)
Ovviamente, avendo lui 2 anni e mezzo, i libri li leggo io, e certe sere la voglia è pari a zero, anche perchè il ragazzino è compulsivo e magari ti fa leggere lo stesso libro 4 volte di fila per un mese consecutivo.
Ora siamo nella fase delle letture a tema pannolino/vasino/cacca/pipì.
A casa di Orlando, ore 21.15.
"Bruco, perchè non scegliamo un libro diverso stasera? Ti va di leggere il brutto anatroccolo?"
"No"
"Perchè no, amore?"
"Il blutto anatloccolo non mi intelessa"
Doppio colpo al cuore.
Primo, il fatto che lui già possieda il concetto di interesse mi sconvolge.
Vivo nel terrore che un giorno mi dica "leggere non mi interessa, mi interessa la partita. Posso andare di là con papà?". Capitemi, son 31 mesi che faticosamente coltivo in lui l'amore per i libri.
(il che non significa che i libri siano meglio o escludano le partite, per carità, Interista stai sereno mentre leggi già ti vedo che protesti davanti al pc è solo che io ovviamente tiro l'acqua al mio mulino)
Secondo, il brutto anatroccolo non gli interessa.
Cioè, il brutto anatroccolo.
La mia favola preferita, la storia della mia vita, la parabola del riscatto di tutti quelli che, come me, da piccoli erano reietti e sfigati e forse un po' lo sono ancora ma adesso hanno qualche arma in più per combattere.
Quelli che per anni a scuola son stati presi per il culo perchè magari la loro madre li mandava a scuola con la pettinatura della principessa Leila e la gonna scozzese con la spilla da balia, mentre andavano di moda le gonne a palloncino e i jeans (ogni riferimento a fatti o persone è puramente intenzionale).
Poi lo guardo, e realizzo.
Lui non è un brutto anatroccolo. Lui è della schiera degli anatroccoli fighi, quelli morbidi con le piume gialline, quelli che guardano lo sfigus di turno e lo prendono in giro.
Lui è bello, e simpatico. Pure un po' paraculo.
Per questo non gli interessa la storia del brutto anatroccolo. Non ci si immedesima.
Come farò a fargli capire che i brutti anatroccoli non si prendono in giro? E che anche se si parte avvantaggiati bisogna tenere la guardia alta perchè niente è dato per scontato? Che i brutti anatroccoli poi diventano cigni e finisci con l'invidiarli un po'? E che lui è stato generato da un brutto anatroccolo, anche se non si vede, e quindi deve portare rispetto per la categoria?
"Mamma"
"Dimmi Bruco"
"Vojo leggele la stolia di Topotto che fa la cacca nel vasino"
Caro Andersen, mi spiace. Per adesso ci dedichiamo a letture più scatologiche.
Tu resta lì buono nel cassetto, che io appena si apre uno spiraglio ti ripropongo.
Non importa che sia nato in un recinto d'anatre: l'importante è essere uscito da un uovo di cigno. (H.C. Andersen)
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