Quando siamo costretti a un cambiamento, anche solo quando lo intravediamo come possibile, nella maggior parte dei casi tendiamo a rifiutarlo. Non so dire se sia la tanto decantata "forza dell'abitudine", ma sembra proprio che sia il nostro corpo stesso a rifiutarlo, e questo è in parte giustificato col fatto che quello che conosciamo, proprio perchè lo conosciamo, non può farci troppo male. Mentre del nuovo non si può dire lo stesso.
Tra pochi giorni avrò una nuova sede di lavoro, perderò le mie abitudini, le mie tempistiche e le mie colleghe. E questo mi spezza il cuore, ancor prima che avvenga. Sarà che ho il trauma della separazione, ma il risultato non cambia: ho il groppo in gola, e chissà quando passerà.
Poi ci sono tutti quei cambiamenti che non ci riguardano direttamente, ma in realtà ci riguardano assai: molti sono lenti e li recepiamo una volta che sono già avvenuti, altri sono veloci e più che altro ci travolgono. In entrambi i casi, funziona come sopra: tendiamo a respingerli.
Sto parlando dei libri digitali: com'è avvenuta la mia "conversione" (ma forse dovrei dire accettazione) l'ho già raccontato qui, ma ho tanti amici e conoscenti che ripudiano anche solo l'idea di abbandonare il caro vecchio libro di carta, quello che ha un peso, un formato, un odore, una fisica visibile, ecco.
Del resto l'oggetto "libro" è qualcosa che esiste da talmente tanto tempo che non sappiamo più neanche immaginarla, quell'era in cui il libro non esisteva se non nelle parole e nei canti tramandati degli uomini. Si capisce che il passaggio alla sua versione digitale non sia una cosa semplicissima da accettare.
E tanto meno lo è quando si parla di libri per bambini: io stessa al Bruco (che per la cronaca appartiene alla generazione dei "nativi digitali") non l'ho mai messo in mano, un libro digitale.
E' ancora per lo più territorio inesplorato, e comprende nella riflessione che lo riguarda anche tutto il discorso dell'accesso dei bambini a determinati dispositivi tecnologici.
Ora, intorno a tutti questi discorsi, affrontati come avevamo segnalato in occasione del convegno L'editoria per l'infanzia volta pagina
organizzato lo scorso novembre nell'ambito di Bookcity Milano, si è sviluppata una rete di soggetti che hanno creato un questionario allo scopo di raccogliere dati significativi e capire lo stato dell'arte sui libri digitali
per bambini.
Io l'ho compilato stamattina: è proprio una cosa da cinque minuti, ed è rivolto ai genitori ma anche ai bibliotecari o ai librai, a chiunque possa dare un contributo in materia.
Lo trovate qui, mentre per ulteriori approfondimenti vi rimando al post dedicato di Happi Ideas, che è uno dei promotori dell'iniziativa insieme a Nati per Leggere e AIB (Associazione Italiana Biblioteche), tanto per dirne due ma sono molti di più.
Insomma, il cambiamento lo vivremo che lo vogliamo o no.
E mentre cerchiamo anche di capirlo, leggiamoci sopra.
Visualizzazione post con etichetta libri. Mostra tutti i post
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lunedì 28 gennaio 2013
venerdì 16 novembre 2012
Mamma mi presti il kindle?
Pochi anni fa avrei azzannato al collo chiunque mi avesse parlato di libri digitali: cresciuta in mezzo alla carta, col mito delle dita macchiate di inchiostro, l'asma da polvere e una valanga di volumi sparsi in ogni dove, sottolineati a matita, maltrattati ma custoditi come sacrari.
Poi è arrivato il Bruco, e il tempo della lettura si è inevitabilmente ridotto, o perlomeno ha cambiato forma.
Il primo mese del Bruco, per la prima volta nella mia vita, non lessi neanche un libro: non a caso poi ricominciai da Bonjour, tristesse della Sagan, uno tra quelli assiepati da tempo nello scaffale "whislist"; poi appena ho ripreso a lavorare ho iniziato a leggere avidamente durante il tragitto casa-lavoro.
E considerato che nella mia borsa c'era sempre una quantità di cose "che voi umani non potete neanche immaginare"... ho valutato l'idea di un e-reader. Un lettore digitale.
Quell'aggeggio di cui esistono varie tipologie e varie marche e che è al centro di un dibattito internazionale carta stampata versus parola digitale.
Vabbè, ho valutato... diciamo che ho iniziato a ripetere come un mantra "voglio il Kindle voglio il Kindle voglio il Kindle", e il Kindle è poi magicamente arrivato a Natale.
Primo libro digitale letto, l'ultimo di Stephen King.
Cioè, che libro. 767 pagine di bravura narrativa.
E la goduria che queste pagine non pesassero pressochè niente.
Così sono diventata una lettrice digitale.
Anzi una lettrice ibrida, perchè su carta leggo ancora molto.
Soprattutto su carta leggo i libri del Bruco, che è un lettore formidabile.
Un lettore che sta crescendo sfogliando le pagine dei libri di carta ma che sa benissimo cos'è un lettore digitale, perchè me lo vede usare e perchè ogni tanto lo prende e ci pasticcia.
"Mamma mi presti il Kindle?"
"Per farci cosa Bruco?"
"Per vederlo"
"Ma ci sono solo i libri della mamma lì sopra, amore, non ti interessa"
"E perchè non ci sono le figure?"
Già perchè non ci sono le figure? Fondamentalmente, se il settore del libro digitale è ancora agli albori, figuriamoci quello del libro digitale per bambini che si porta con sè una serie di problematiche tra cui l'accesso ai bambini di dispositivi multimediali.
In Italia se ne è parlato lo scorso marzo alla Bologna Children's Book Fair (per chi fosse interessato rimando a questo articolo in proposito), e se ne parlerà proprio a Milano domenica prossima nell'ambito di Bookcity Milano, in un convegno a cura di Happi ideas e Babalibri.
Qui trovate i dettagli del convegno, che si intitola L'editoria per l’infanzia volta pagina. Riflessioni e domande sul futuro del libro per l’infanzia.
Qui invece trovate sia il programma del convegno sia un sondaggio per capire cosa pensano i genitori di app e ebook.
L'hashtag per il convegno è #futurolibroinfanzia.
Qui sotto invece trovate The Fantastic Flying Books of Mr. Morris Lessmore, il corto vincitore dell'Oscar 2012 come miglior film di animazione.
Parla di libri, di lettori, ed è bellissimo.
Poi è arrivato il Bruco, e il tempo della lettura si è inevitabilmente ridotto, o perlomeno ha cambiato forma.
Il primo mese del Bruco, per la prima volta nella mia vita, non lessi neanche un libro: non a caso poi ricominciai da Bonjour, tristesse della Sagan, uno tra quelli assiepati da tempo nello scaffale "whislist"; poi appena ho ripreso a lavorare ho iniziato a leggere avidamente durante il tragitto casa-lavoro.
E considerato che nella mia borsa c'era sempre una quantità di cose "che voi umani non potete neanche immaginare"... ho valutato l'idea di un e-reader. Un lettore digitale.
Quell'aggeggio di cui esistono varie tipologie e varie marche e che è al centro di un dibattito internazionale carta stampata versus parola digitale.
Vabbè, ho valutato... diciamo che ho iniziato a ripetere come un mantra "voglio il Kindle voglio il Kindle voglio il Kindle", e il Kindle è poi magicamente arrivato a Natale.
Primo libro digitale letto, l'ultimo di Stephen King.
Cioè, che libro. 767 pagine di bravura narrativa.
E la goduria che queste pagine non pesassero pressochè niente.
Così sono diventata una lettrice digitale.
Anzi una lettrice ibrida, perchè su carta leggo ancora molto.
Soprattutto su carta leggo i libri del Bruco, che è un lettore formidabile.
Un lettore che sta crescendo sfogliando le pagine dei libri di carta ma che sa benissimo cos'è un lettore digitale, perchè me lo vede usare e perchè ogni tanto lo prende e ci pasticcia.
"Mamma mi presti il Kindle?"
"Per farci cosa Bruco?"
"Per vederlo"
"Ma ci sono solo i libri della mamma lì sopra, amore, non ti interessa"
"E perchè non ci sono le figure?"
Già perchè non ci sono le figure? Fondamentalmente, se il settore del libro digitale è ancora agli albori, figuriamoci quello del libro digitale per bambini che si porta con sè una serie di problematiche tra cui l'accesso ai bambini di dispositivi multimediali.
In Italia se ne è parlato lo scorso marzo alla Bologna Children's Book Fair (per chi fosse interessato rimando a questo articolo in proposito), e se ne parlerà proprio a Milano domenica prossima nell'ambito di Bookcity Milano, in un convegno a cura di Happi ideas e Babalibri.
Qui trovate i dettagli del convegno, che si intitola L'editoria per l’infanzia volta pagina. Riflessioni e domande sul futuro del libro per l’infanzia.
Qui invece trovate sia il programma del convegno sia un sondaggio per capire cosa pensano i genitori di app e ebook.
L'hashtag per il convegno è #futurolibroinfanzia.
Qui sotto invece trovate The Fantastic Flying Books of Mr. Morris Lessmore, il corto vincitore dell'Oscar 2012 come miglior film di animazione.
Parla di libri, di lettori, ed è bellissimo.
martedì 4 settembre 2012
Top five (dei Brucolibri)
E alla soglia dei tre anni, è arrivato anche il momento delle classifiche: non avendo ancora vissuto abbastanza da poter elaborare la top five delle "cinque più memorabili fregature di tutti i tempi" come il protagonista di Alta Fedeltà, il Bruco ha tuttavia deciso di fare la classifica dei suoi cinque libri preferiti, ovvero quelli che negli ultimi due anni ho dovuto leggere ad alta voce qualcosa come un trilione di volte, tanto che li so a memoria e spesso, quando li vedo sugli scaffali delle librerie, m'insorgono istantaneamente tic di vario genere.
Quelli di voi che hanno figli possono prendere spunto per i loro pargoli, tutti gli altri sono autorizzati a pensare a quanto è bello poter leggere solo quello che scegli tu, quando lo vuoi tu, e nel silenzio della tua testina.
Anche se, devo dirvelo, fare le voci strane e profondersi in versi sconvenienti con la scusa che stai intrattenendo tuo figlio, non ha prezzo.
Ecco la top five libresca del Bruco, o come dice lui "i miei preferiti libri" (nonostante legga molto questa cosa della sintassi non l'ha ancora metabolizzata).
1. Papà, non riesco a dormire!
E' la storia di un panda che ha deciso di rompere i coglioni a suo padre il quale, a pagina 2, è stato obbligato dalla madre a stirare mentre lei guarda la partita (sì lo so, sembra folle ma è tutto vero).
Il piccolo panda chiama suo padre ventimila volte creandogli un esaurimento nervoso, dopo aver contato le pecore, ma anche le mucche, i maiali, i rinoceronti e tutti gli animali del creato.
Finisce che il padre entra in camera del figlio e vede una riunione planetaria di bestie impazzite che reclamano un bicchiere di latte.
Consigliato per: far sapere ai vostri figli insonni che non sono gli unici scassamaroni dell'universo mondo.
Papà, non riesco a dormire!
Michael Foreman (Il battellino a vapore - Piemme, 2002)
2. Urlo di mamma
Storia di una madre esaurita che sclera col figlio e urla come una pazza (cioè la storia di mia madre): il figlio - per la cronaca stiamo parlando di una famiglia di pinguini - si scompone in mille pezzi per la fifa, poi alla fine la madre li raccatta tutti e li ricuce insieme. Onestamente, ogni volta che la leggo un po' mi commuovo perchè vi sfido a trovare una madre che non ha mai urlato contro il figlio, e un figlio che non si è mai sentito malissimo perchè sua madre gli ha urlato dietro.
Consigliato per: far sapere ai vostri figli che le madri sclerano e urlano ma che, no, non c'è bisogno di chiamare il telefono azzurro perchè poi si ripigliano e (quelle in gamba) hanno il coraggio e di chiederti scusa.
Urlo di mamma
Jutta Bauer (Salani Editore, 2002)
3. Posso guardare nel tuo pannolino?
Insopportabile vicenda di un topo ficcanaso che rompe l'anima a mezza arca di Noè per vedere cosa c'è nel loro pannolino, per poi farsi figo che lui ha imparato a non cacarci più dentro.
Variazione sul tema "forma e colori della cacca per bimbi in fase di spannolinamento" parzialmente mutuata dalla famosa talpa del Chi me l'ha fatta in testa?. Del resto i bambini, si sa, a un certo punto della loro vita si sublimano pronunciando la parola "cacca". In attesa di chiamarla "merda" come tutto il resto del mondo.
Consigliato per: far sapere ai vostri figli che ognuno caga a modo suo ma che, di base, tutti cagano. E quindi sarebbe bene che pure loro imparassero.
Posso guardare nel tuo pannolino?
Guido Van Genechten (Clavis, 2009)
4. Il fatto è
Storia di una paperetta a cui tutti vorrebbero dire quando fare il bagno, ma che se ne strafrega del resto del mondo e lo percula pure facendo il bagno quando e come lo dice lei.
Premio Nati per Leggere 2011 come miglior libro per bambini dai 6 ai 36 mesi, illustrazioni splendide, è il Brucolibro preferito dall'Interista, che notoriamente è propenso a sposare le cause di chi resiste alle opinioni idiote della massa.
Consigliato per: far sapere ai vostri figli che, sotto sotto, quando disobbediscono ai vostri ordini, siete dalla loro parte. Perchè anche i bambini sono persone, e in quanto tali, dotati di volontà e di autodeterminazione. Tiè.
Il fatto è
Gek Tessaro (Lapis, 2011)
5. Il pinguino verde
"Questa è la storia bella ma strana/di un pinguino che voleva esser rana": filastrocca in rima e bellissimi collages per spiegare che ciascuno ha il diritto di provare a diventare ciò che vuole (a proposito di quello che si diceva nell'ultimo post), ma che è meglio farlo senza snaturarsi troppo.
E, non ultimo, è anche un libro sul potere della lettura di creare sogni.
Consigliato per: far sapere ai vostri figli che, prima o poi, potranno scegliersi l'abito che preferiscono.
Il pinguino verde
Valentina Muzzi (Sinnos edizioni, 2011)
Buona lettura...
Quelli di voi che hanno figli possono prendere spunto per i loro pargoli, tutti gli altri sono autorizzati a pensare a quanto è bello poter leggere solo quello che scegli tu, quando lo vuoi tu, e nel silenzio della tua testina.
Anche se, devo dirvelo, fare le voci strane e profondersi in versi sconvenienti con la scusa che stai intrattenendo tuo figlio, non ha prezzo.
Ecco la top five libresca del Bruco, o come dice lui "i miei preferiti libri" (nonostante legga molto questa cosa della sintassi non l'ha ancora metabolizzata).
1. Papà, non riesco a dormire!
E' la storia di un panda che ha deciso di rompere i coglioni a suo padre il quale, a pagina 2, è stato obbligato dalla madre a stirare mentre lei guarda la partita (sì lo so, sembra folle ma è tutto vero).
Il piccolo panda chiama suo padre ventimila volte creandogli un esaurimento nervoso, dopo aver contato le pecore, ma anche le mucche, i maiali, i rinoceronti e tutti gli animali del creato.
Finisce che il padre entra in camera del figlio e vede una riunione planetaria di bestie impazzite che reclamano un bicchiere di latte.
Consigliato per: far sapere ai vostri figli insonni che non sono gli unici scassamaroni dell'universo mondo.
Papà, non riesco a dormire!
Michael Foreman (Il battellino a vapore - Piemme, 2002)
2. Urlo di mamma
Storia di una madre esaurita che sclera col figlio e urla come una pazza (cioè la storia di mia madre): il figlio - per la cronaca stiamo parlando di una famiglia di pinguini - si scompone in mille pezzi per la fifa, poi alla fine la madre li raccatta tutti e li ricuce insieme. Onestamente, ogni volta che la leggo un po' mi commuovo perchè vi sfido a trovare una madre che non ha mai urlato contro il figlio, e un figlio che non si è mai sentito malissimo perchè sua madre gli ha urlato dietro.
Consigliato per: far sapere ai vostri figli che le madri sclerano e urlano ma che, no, non c'è bisogno di chiamare il telefono azzurro perchè poi si ripigliano e (quelle in gamba) hanno il coraggio e di chiederti scusa.
Urlo di mamma
Jutta Bauer (Salani Editore, 2002)
3. Posso guardare nel tuo pannolino?
Insopportabile vicenda di un topo ficcanaso che rompe l'anima a mezza arca di Noè per vedere cosa c'è nel loro pannolino, per poi farsi figo che lui ha imparato a non cacarci più dentro.
Variazione sul tema "forma e colori della cacca per bimbi in fase di spannolinamento" parzialmente mutuata dalla famosa talpa del Chi me l'ha fatta in testa?. Del resto i bambini, si sa, a un certo punto della loro vita si sublimano pronunciando la parola "cacca". In attesa di chiamarla "merda" come tutto il resto del mondo.
Consigliato per: far sapere ai vostri figli che ognuno caga a modo suo ma che, di base, tutti cagano. E quindi sarebbe bene che pure loro imparassero.
Posso guardare nel tuo pannolino?
Guido Van Genechten (Clavis, 2009)
4. Il fatto è
Storia di una paperetta a cui tutti vorrebbero dire quando fare il bagno, ma che se ne strafrega del resto del mondo e lo percula pure facendo il bagno quando e come lo dice lei.
Premio Nati per Leggere 2011 come miglior libro per bambini dai 6 ai 36 mesi, illustrazioni splendide, è il Brucolibro preferito dall'Interista, che notoriamente è propenso a sposare le cause di chi resiste alle opinioni idiote della massa.
Consigliato per: far sapere ai vostri figli che, sotto sotto, quando disobbediscono ai vostri ordini, siete dalla loro parte. Perchè anche i bambini sono persone, e in quanto tali, dotati di volontà e di autodeterminazione. Tiè.
Il fatto è
Gek Tessaro (Lapis, 2011)
5. Il pinguino verde
"Questa è la storia bella ma strana/di un pinguino che voleva esser rana": filastrocca in rima e bellissimi collages per spiegare che ciascuno ha il diritto di provare a diventare ciò che vuole (a proposito di quello che si diceva nell'ultimo post), ma che è meglio farlo senza snaturarsi troppo.
E, non ultimo, è anche un libro sul potere della lettura di creare sogni.
Consigliato per: far sapere ai vostri figli che, prima o poi, potranno scegliersi l'abito che preferiscono.
Il pinguino verde
Valentina Muzzi (Sinnos edizioni, 2011)
Buona lettura...
martedì 24 aprile 2012
Il brutto anatroccolo
Fin dalla culla il Bruco è stato "invogliato" alla lettura, tanto che il rito pre-nanna serale prevede la lettura a voce alta, in media, di 4-5 libri. (Sull'importanza e sulla follia di questa cosa tornerò più avanti in un post dedicato).
Ovviamente, avendo lui 2 anni e mezzo, i libri li leggo io, e certe sere la voglia è pari a zero, anche perchè il ragazzino è compulsivo e magari ti fa leggere lo stesso libro 4 volte di fila per un mese consecutivo.
Ora siamo nella fase delle letture a tema pannolino/vasino/cacca/pipì.
A casa di Orlando, ore 21.15.
"Bruco, perchè non scegliamo un libro diverso stasera? Ti va di leggere il brutto anatroccolo?"
"No"
"Perchè no, amore?"
"Il blutto anatloccolo non mi intelessa"
Doppio colpo al cuore.
Primo, il fatto che lui già possieda il concetto di interesse mi sconvolge.
Vivo nel terrore che un giorno mi dica "leggere non mi interessa, mi interessa la partita. Posso andare di là con papà?". Capitemi, son 31 mesi che faticosamente coltivo in lui l'amore per i libri.
(il che non significa che i libri siano meglio o escludano le partite, per carità, Interista stai sereno mentre leggi già ti vedo che protesti davanti al pc è solo che io ovviamente tiro l'acqua al mio mulino)
Secondo, il brutto anatroccolo non gli interessa.
Cioè, il brutto anatroccolo.
La mia favola preferita, la storia della mia vita, la parabola del riscatto di tutti quelli che, come me, da piccoli erano reietti e sfigati e forse un po' lo sono ancora ma adesso hanno qualche arma in più per combattere.
Quelli che per anni a scuola son stati presi per il culo perchè magari la loro madre li mandava a scuola con la pettinatura della principessa Leila e la gonna scozzese con la spilla da balia, mentre andavano di moda le gonne a palloncino e i jeans (ogni riferimento a fatti o persone è puramente intenzionale).
Poi lo guardo, e realizzo.
Lui non è un brutto anatroccolo. Lui è della schiera degli anatroccoli fighi, quelli morbidi con le piume gialline, quelli che guardano lo sfigus di turno e lo prendono in giro.
Lui è bello, e simpatico. Pure un po' paraculo.
Per questo non gli interessa la storia del brutto anatroccolo. Non ci si immedesima.
Come farò a fargli capire che i brutti anatroccoli non si prendono in giro? E che anche se si parte avvantaggiati bisogna tenere la guardia alta perchè niente è dato per scontato? Che i brutti anatroccoli poi diventano cigni e finisci con l'invidiarli un po'? E che lui è stato generato da un brutto anatroccolo, anche se non si vede, e quindi deve portare rispetto per la categoria?
"Mamma"
"Dimmi Bruco"
"Vojo leggele la stolia di Topotto che fa la cacca nel vasino"
Caro Andersen, mi spiace. Per adesso ci dedichiamo a letture più scatologiche.
Tu resta lì buono nel cassetto, che io appena si apre uno spiraglio ti ripropongo.
Non importa che sia nato in un recinto d'anatre: l'importante è essere uscito da un uovo di cigno. (H.C. Andersen)
Ovviamente, avendo lui 2 anni e mezzo, i libri li leggo io, e certe sere la voglia è pari a zero, anche perchè il ragazzino è compulsivo e magari ti fa leggere lo stesso libro 4 volte di fila per un mese consecutivo.
Ora siamo nella fase delle letture a tema pannolino/vasino/cacca/pipì.
A casa di Orlando, ore 21.15.
"Bruco, perchè non scegliamo un libro diverso stasera? Ti va di leggere il brutto anatroccolo?"
"No"
"Perchè no, amore?"
"Il blutto anatloccolo non mi intelessa"
Doppio colpo al cuore.
Primo, il fatto che lui già possieda il concetto di interesse mi sconvolge.
Vivo nel terrore che un giorno mi dica "leggere non mi interessa, mi interessa la partita. Posso andare di là con papà?". Capitemi, son 31 mesi che faticosamente coltivo in lui l'amore per i libri.
(il che non significa che i libri siano meglio o escludano le partite, per carità, Interista stai sereno mentre leggi già ti vedo che protesti davanti al pc è solo che io ovviamente tiro l'acqua al mio mulino)
Secondo, il brutto anatroccolo non gli interessa.
Cioè, il brutto anatroccolo.
La mia favola preferita, la storia della mia vita, la parabola del riscatto di tutti quelli che, come me, da piccoli erano reietti e sfigati e forse un po' lo sono ancora ma adesso hanno qualche arma in più per combattere.
Quelli che per anni a scuola son stati presi per il culo perchè magari la loro madre li mandava a scuola con la pettinatura della principessa Leila e la gonna scozzese con la spilla da balia, mentre andavano di moda le gonne a palloncino e i jeans (ogni riferimento a fatti o persone è puramente intenzionale).
Poi lo guardo, e realizzo.
Lui non è un brutto anatroccolo. Lui è della schiera degli anatroccoli fighi, quelli morbidi con le piume gialline, quelli che guardano lo sfigus di turno e lo prendono in giro.
Lui è bello, e simpatico. Pure un po' paraculo.
Per questo non gli interessa la storia del brutto anatroccolo. Non ci si immedesima.
Come farò a fargli capire che i brutti anatroccoli non si prendono in giro? E che anche se si parte avvantaggiati bisogna tenere la guardia alta perchè niente è dato per scontato? Che i brutti anatroccoli poi diventano cigni e finisci con l'invidiarli un po'? E che lui è stato generato da un brutto anatroccolo, anche se non si vede, e quindi deve portare rispetto per la categoria?
"Mamma"
"Dimmi Bruco"
"Vojo leggele la stolia di Topotto che fa la cacca nel vasino"
Caro Andersen, mi spiace. Per adesso ci dedichiamo a letture più scatologiche.
Tu resta lì buono nel cassetto, che io appena si apre uno spiraglio ti ripropongo.
Non importa che sia nato in un recinto d'anatre: l'importante è essere uscito da un uovo di cigno. (H.C. Andersen)
lunedì 23 aprile 2012
(Quasi) ogni cosa è illuminata
Se c'è una cosa che ai bambini piace più di aprire il rubinetto e allagare il bagno, è spegnere e accendere gli interruttori della luce. Anzi quello è forse il primo e più immediato mezzo con cui imparano il principio di azione-reazione, nonchè l'idea che anche loro hanno un "potere" sull'ambiente circostante.
Ecco, il Bruco sta attraversando una fase in cui, come dire "ogni cosa è illuminata".
Entra in casa e accende la luce.
"Bruco ma son le 5 di pomeriggio, cosa accendi la luce?"
"Pecchè è buio"
"Ma no, son solo basse le tapparelle, adesso le tiriamo su e vedrai che la luce artificiale non serve"
Si sveglia al mattino e accende la luce.
"Ma no Bruco! Che brutto accendere la luce di mattina! Guarda che c'è il sole fuori"
"Non è velo, mamma, piove" (ammazza quant'è fiscale 'sto ragazzino)
"Vabbè due gocce... era per dire che c'è luce fuori. Senti amore. L'energia è preziosa, e costa cara. Bisogna risparmiarla, primo perchè il conto in banca della mamma e del papà è parecchio povero; secondo perchè più energia sprechiamo noi, e meno ce n'è per qualcun'altro, nel mondo"
Tre giorni dopo, a casa di Orlando, ore 21.04.
"Brucoooooooooo? Bruco dove sei?"
"In camela mia, mamma"
"Amore è ora di lavarsi i denti! Ma cosa ci fai in camera tua al buio?
"Lispalmio la luce pe i canguli"
"Ma adesso è buio, la puoi usare la luce! Poi che c'entrano i canguri?"
"Pecchè povelini senza luce vanno a sbattele. I canguli vanno veloci di blutto, lo sai, mamma?"
No, in effetti no. Ci sono cose che ancora non so.
Tipo che i bambini piccoli, quando gli dici qualcosa, la prendono sul serio.
E che sarebbe il caso di approfittarne tutti per crescere una generazione decente.
Ps: Il titolo del post è dedicato alla giornata mondiale del libro, che è oggi 23 aprile.
Ecco, il Bruco sta attraversando una fase in cui, come dire "ogni cosa è illuminata".
Entra in casa e accende la luce.
"Bruco ma son le 5 di pomeriggio, cosa accendi la luce?"
"Pecchè è buio"
"Ma no, son solo basse le tapparelle, adesso le tiriamo su e vedrai che la luce artificiale non serve"
Si sveglia al mattino e accende la luce.
"Ma no Bruco! Che brutto accendere la luce di mattina! Guarda che c'è il sole fuori"
"Non è velo, mamma, piove" (ammazza quant'è fiscale 'sto ragazzino)
"Vabbè due gocce... era per dire che c'è luce fuori. Senti amore. L'energia è preziosa, e costa cara. Bisogna risparmiarla, primo perchè il conto in banca della mamma e del papà è parecchio povero; secondo perchè più energia sprechiamo noi, e meno ce n'è per qualcun'altro, nel mondo"
Tre giorni dopo, a casa di Orlando, ore 21.04.
"Brucoooooooooo? Bruco dove sei?"
"In camela mia, mamma"
"Amore è ora di lavarsi i denti! Ma cosa ci fai in camera tua al buio?
"Lispalmio la luce pe i canguli"
"Ma adesso è buio, la puoi usare la luce! Poi che c'entrano i canguri?"
"Pecchè povelini senza luce vanno a sbattele. I canguli vanno veloci di blutto, lo sai, mamma?"
No, in effetti no. Ci sono cose che ancora non so.
Tipo che i bambini piccoli, quando gli dici qualcosa, la prendono sul serio.
E che sarebbe il caso di approfittarne tutti per crescere una generazione decente.
Ps: Il titolo del post è dedicato alla giornata mondiale del libro, che è oggi 23 aprile.
martedì 11 ottobre 2011
Buonanotte... giorno
In principio fu la tetta. Ma durò poco. Passammo al biberon, al dondolamento ritmico e alla ninna nanna: contemporaneamente. Non poteva mancare nessuno di quei fattori, che il teorema cadeva come i fichi maturi al suolo di fine settembre. Poi, arrivati alla soglia dei dieci chili, fu il passeggino. In casa, avanti e indietro. Tempo medio d'addormentamento: 50 minuti.
Dopo i 18 mesi, dopo aver resistito a mettere in atto pratiche filonaziste come il celeberrimo Fate la nanna di Estivill o logoranti per la personalità del genitore come il pull up/put down di Tracy Hogg, finalmente siamo riusciti nell'ardua impresa di far addormentare il Bruco nel lettino (quasi) da solo.
Ma il rito che precede questo meraviglioso momento è ormai talmente lungo che è più 'buonanotte giorno' che 'buonanotte notte'.
1. lavarsi i denti (leggi: succhiare lo spazzolino)
2. bere-sputare (leggi: bagnarsi tutto il pigiama mentre io cristono)
3. preparare la "millozza" (una sbobbona tedesca di finocchio senza zucchero che si beve senza battere ciglio)
4. leggere il libro
5. leggere il libro
6 leggere il libro
...
Siamo arrivati a quota 5 libri.
Per la serie: non ho un cazzo di voglia di dormire, mamma, e poichè ho visto che sei contenta quando mostro interesse per la cultura, ti faccio leggere all'infinito.
Ecco i nostri must: Lupo Baldo, Urlo di mamma, Dentro di me fuori di me, Giorno e notte.
And many others.
Poi, sfinita, lo prendo di peso e lo getto nel lettino "buonanotte amore bla bla bla"
E vado di là. Passa un quarto d'ora, mi rilasso sul divano, penso "anche stasera è andata".
- Mammmmaaaaaaaa! Mammmmmaaaaa!
Ed è ancora nel lettino con le sbarre. Per quando potrà scendere da solo, sto approntando una playlist per l'afterhour. E io che pensavo di stare diventando vecchia.
Dopo i 18 mesi, dopo aver resistito a mettere in atto pratiche filonaziste come il celeberrimo Fate la nanna di Estivill o logoranti per la personalità del genitore come il pull up/put down di Tracy Hogg, finalmente siamo riusciti nell'ardua impresa di far addormentare il Bruco nel lettino (quasi) da solo.
Ma il rito che precede questo meraviglioso momento è ormai talmente lungo che è più 'buonanotte giorno' che 'buonanotte notte'.
1. lavarsi i denti (leggi: succhiare lo spazzolino)
2. bere-sputare (leggi: bagnarsi tutto il pigiama mentre io cristono)
3. preparare la "millozza" (una sbobbona tedesca di finocchio senza zucchero che si beve senza battere ciglio)
4. leggere il libro
5. leggere il libro
6 leggere il libro
...
Siamo arrivati a quota 5 libri.
Per la serie: non ho un cazzo di voglia di dormire, mamma, e poichè ho visto che sei contenta quando mostro interesse per la cultura, ti faccio leggere all'infinito.
Ecco i nostri must: Lupo Baldo, Urlo di mamma, Dentro di me fuori di me, Giorno e notte.
And many others.
Poi, sfinita, lo prendo di peso e lo getto nel lettino "buonanotte amore bla bla bla"
E vado di là. Passa un quarto d'ora, mi rilasso sul divano, penso "anche stasera è andata".
- Mammmmaaaaaaaa! Mammmmmaaaaa!
Ed è ancora nel lettino con le sbarre. Per quando potrà scendere da solo, sto approntando una playlist per l'afterhour. E io che pensavo di stare diventando vecchia.
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