Il fatto è che da quando il Bruco è nato, io e lui abbiamo passato separati solo un giorno e una notte (in questa occasione). Non per scelta, come ormai sapete, ma per mancanza di nonni abili e arruolati.
Poi è successo che quest'anno c'era il sesto Congresso internazionale di Slow Food e Terra Madre.
Non so quanti di voi sappiano di che si tratti, ma è giunto il momento di svelare che la sottoscritta investe quasi tutto il suo tempo libero nelle attività legate a questa associazione, di cui è membro attivo, perchè è fermamente convinta che la battaglia per il diritto al cibo "buono" e per la salvaguardia della biodiversità sia la sfida definitiva.
Così sabato mattina all'alba sono partita per Torino in quanto delegata al congresso per la Lombardia, lasciando i due uomini di casa in balìa di se stessi. Per ben 3 giorni.
Presente quando ti ripeti ossessivamente "andrà tutto bene, andrà tutto bene, cosa vuoi che succeda"???
Ecco, quella cosa lì che ti sei sforzato di non pensare, succede.
Così, mentre io degustavo i casoncelli con la ricotta e l'aglio ursino nella pausa tra una sessione di congresso e l'altra, il Bruco vomitava a ripetizione sul divano, sulle mie ciabatte, sulla sua collezione di moto e infine sulla nonna paterna, chiamata d'urgenza dall'Interista che notoriamente è un essere più filosofico che pragmatico - ed è già buono che non abbia chiamato lo zio Davide al grido di "vuoi venire a girare una scena?" (splatter alert!).
Si sa che funziona così: se tu figlio sta sempre bene e tu non va mai via, quella volta che tu andrai via lui si ammalerà (di sabato o di domenica, ovviamente).
Oltre ad aver vomitato in ogni dove, il Bruco in 24 ore è stato a una doppia festa di compleanno, a pranzo dai cuginetti, a cena dalla nonna Luciana, e non so bene da chi altro, modello pacco postale.
In 24 ore l'Interista è andato e tornato dallo stadio, ha chiamato per sapere dov'erano i vestiti del Bruco, ha chiamato per sapere dov'era la sua divisa, ha chiamato per dire che gli mancavo molto.
In 24 ore io ho sentito parlare contadini provenienti da campagne lontanissime, fatto amicizia con uno chef del Vermont, dormito in un convento, chiamato l'Interista per chiedergli se era sicuro di non aver dato il latte scaduto al Bruco e avuto la conferma che, sì, quello per cui spendo il mio tempo libero vale davvero la pena.
Poi ci siamo svegliati ed era oggi, lunedì.
A colazione, il Bruco ha chiesto a suo padre se per caso la mamma si sarebbe degnata di sbucare dalla porta di casa, ma la mamma era ancora impegnata a sentir parlare di orti e di presìdi.
Poi, alle ore 14.37, con una valigia stracolma e due zaini in cui un pigiama e dei calzini dialogavano coi pacchi di pasta artigianale, e le confezioni di pomodoro siccagno infastidivano il kindle e il pc, mi sono fiondata su un frecciarossa nello strenuo tentativo di arrivare in tempo per l'uscita del Bruco dall'asilo (manco a dirlo ero incastrata tra un americano obeso e un finestrino opaco).
Sono arrivata in tempo. Quando mi ha visto mi è corso incontro e non si staccava più dall'abbraccio.
"Mamma! Ho fatto una pozzanghera di vomito, e poi il papà mi ha dato la cipolla. I bambini alla festa mi hanno cacciato via e nel mio armadietto c'è un uovo di pasqua"
"Uhm. Sì anche io ho avuto un weekend interessante, Bruco"
L'uovo di pasqua era un ovetto k. regalato da un compagno.
Su tutto il resto non ho ancora fatto chiarezza.
Tranne che su una cosa: andare ti fa capire quello che vorresti, tornare quello che hai.
Mi piacerebbe avere un orto. C'è chi parte dai semi, io son partita da un bruco: il resto crescerà intorno.
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martedì 30 ottobre 2012
lunedì 4 giugno 2012
L'orto del nonno Piero
Pochi giorni fa il Bruco è andato alla festa della scuola materna, quella che inizierà a settembre, la scuola dei bambini quasi grandi ecco, tanto che io quando sono entrata mi sono un po' commossa e anche un po' terrorizzata perchè ho ho avuto la vaga sensazione che di materno lì dentro ci fosse molto poco, che non è più come al Nido dove le educatrici ti coccolano e aspettano con tuo figlio in braccio alla finestra per farvi salutare l'ennesima volta.
Insomma alla scuola materna è un po' come nell'arena, ti buttan lì insieme a bimbi più grandi e finchè non esce il rivolo di sangue è tutto ok.
Mentre partorivo questi e ulteriori abnormi pensieri sulle fasi della vita, il Bruco se ne andava bello spavaldo nella scuola nuova, finchè seguendolo in giardino a un certo punto abbiam trovato un orto.
"Mamma, gualda! Cos'è?"
"Come cos'è, Bruco? E' un orto... sai come a casa nostra che sul balcone abbiamo il basilico e la salvia? Ecco questo è un orto vero, e oltre al basilico e alla salvia ci sono le zucchine, le melanzane..."
"No, non è velo. Io non le vedo"
"Massì, ci sono, te lo giuro, è che sono sotto terra"
"Oh no... allola sono molte?"
"Oddio ma no che non sono morte, anzi! Senti Bruco ma chi te l'ha detta questa cosa dei morti?"
"Tu, mamma. Hai detto che i tulipani elano molti"
"Ah già. Ma no è per via del ciclo vitale... adesso che avrai un orto vedrai come funziona"
Una delle maestre ci ha poi spiegato che l'orto è un progetto di Milano Ristorazione (e lì mi son commossa di nuovo, ma per altri motivi) e che, siccome per le maestre e i bambini non è semplicissimo prendersene cura con costanza, l'orto è stato "adottato" dal Nonno Piero, un simpatico vecchietto che fa parte dell'Associazione Nazionale Combattenti e Reduci che confina con l'asilo, e che da qualche anno è il contadino urbano preferito dai bambini.
Venerdì, al supermercato.
"Bruco, prendiamo le carote e abbiam finito, ok?"
"Mamma pecchè queste calote non sono nella tella?"
"Eh, amore... erano nella terra... poi le hanno raccolte e le han portate qui"
"Pecchè non le plendiamo dall'olto del Nonno Pielo?"
"Facciamo così. Per adesso l'importante è che tu sappia che le carote crescono nella terra e non sui banchi del supermercato. Poi la lezione sull'agricoltura di prossimità la facciamo più avanti ok?"
Eh già. Perchè a noi sembra normale, trovare le carote già incellophanate sui banchi del super.
Ma a pensarci bene ha ragione lui: se stanno nell'orto del Nonno Piero, perchè non possiamo prenderle da lì?
Come sempre, i bambini fanno ottime domande e noi abbiamo pessime risposte.
Insomma alla scuola materna è un po' come nell'arena, ti buttan lì insieme a bimbi più grandi e finchè non esce il rivolo di sangue è tutto ok.
Mentre partorivo questi e ulteriori abnormi pensieri sulle fasi della vita, il Bruco se ne andava bello spavaldo nella scuola nuova, finchè seguendolo in giardino a un certo punto abbiam trovato un orto.
"Mamma, gualda! Cos'è?"
"Come cos'è, Bruco? E' un orto... sai come a casa nostra che sul balcone abbiamo il basilico e la salvia? Ecco questo è un orto vero, e oltre al basilico e alla salvia ci sono le zucchine, le melanzane..."
"No, non è velo. Io non le vedo"
"Massì, ci sono, te lo giuro, è che sono sotto terra"
"Oh no... allola sono molte?"
"Oddio ma no che non sono morte, anzi! Senti Bruco ma chi te l'ha detta questa cosa dei morti?"
"Tu, mamma. Hai detto che i tulipani elano molti"
"Ah già. Ma no è per via del ciclo vitale... adesso che avrai un orto vedrai come funziona"
Una delle maestre ci ha poi spiegato che l'orto è un progetto di Milano Ristorazione (e lì mi son commossa di nuovo, ma per altri motivi) e che, siccome per le maestre e i bambini non è semplicissimo prendersene cura con costanza, l'orto è stato "adottato" dal Nonno Piero, un simpatico vecchietto che fa parte dell'Associazione Nazionale Combattenti e Reduci che confina con l'asilo, e che da qualche anno è il contadino urbano preferito dai bambini.
Venerdì, al supermercato.
"Bruco, prendiamo le carote e abbiam finito, ok?"
"Mamma pecchè queste calote non sono nella tella?"
"Eh, amore... erano nella terra... poi le hanno raccolte e le han portate qui"
"Pecchè non le plendiamo dall'olto del Nonno Pielo?"
"Facciamo così. Per adesso l'importante è che tu sappia che le carote crescono nella terra e non sui banchi del supermercato. Poi la lezione sull'agricoltura di prossimità la facciamo più avanti ok?"
Eh già. Perchè a noi sembra normale, trovare le carote già incellophanate sui banchi del super.
Ma a pensarci bene ha ragione lui: se stanno nell'orto del Nonno Piero, perchè non possiamo prenderle da lì?
Come sempre, i bambini fanno ottime domande e noi abbiamo pessime risposte.
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