Pochi giorni fa il Bruco è andato alla festa della scuola materna, quella che inizierà a settembre, la scuola dei bambini quasi grandi ecco, tanto che io quando sono entrata mi sono un po' commossa e anche un po' terrorizzata perchè ho ho avuto la vaga sensazione che di materno lì dentro ci fosse molto poco, che non è più come al Nido dove le educatrici ti coccolano e aspettano con tuo figlio in braccio alla finestra per farvi salutare l'ennesima volta.
Insomma alla scuola materna è un po' come nell'arena, ti buttan lì insieme a bimbi più grandi e finchè non esce il rivolo di sangue è tutto ok.
Mentre partorivo questi e ulteriori abnormi pensieri sulle fasi della vita, il Bruco se ne andava bello spavaldo nella scuola nuova, finchè seguendolo in giardino a un certo punto abbiam trovato un orto.
"Mamma, gualda! Cos'è?"
"Come cos'è, Bruco? E' un orto... sai come a casa nostra che sul balcone abbiamo il basilico e la salvia? Ecco questo è un orto vero, e oltre al basilico e alla salvia ci sono le zucchine, le melanzane..."
"No, non è velo. Io non le vedo"
"Massì, ci sono, te lo giuro, è che sono sotto terra"
"Oh no... allola sono molte?"
"Oddio ma no che non sono morte, anzi! Senti Bruco ma chi te l'ha detta questa cosa dei morti?"
"Tu, mamma. Hai detto che i tulipani elano molti"
"Ah già. Ma no è per via del ciclo vitale... adesso che avrai un orto vedrai come funziona"
Una delle maestre ci ha poi spiegato che l'orto è un progetto di Milano Ristorazione (e lì mi son commossa di nuovo, ma per altri motivi) e che, siccome per le maestre e i bambini non è semplicissimo prendersene cura con costanza, l'orto è stato "adottato" dal Nonno Piero, un simpatico vecchietto che fa parte dell'Associazione Nazionale Combattenti e Reduci che confina con l'asilo, e che da qualche anno è il contadino urbano preferito dai bambini.
Venerdì, al supermercato.
"Bruco, prendiamo le carote e abbiam finito, ok?"
"Mamma pecchè queste calote non sono nella tella?"
"Eh, amore... erano nella terra... poi le hanno raccolte e le han portate qui"
"Pecchè non le plendiamo dall'olto del Nonno Pielo?"
"Facciamo così. Per adesso l'importante è che tu sappia che le carote crescono nella terra e non sui banchi del supermercato. Poi la lezione sull'agricoltura di prossimità la facciamo più avanti ok?"
Eh già. Perchè a noi sembra normale, trovare le carote già incellophanate sui banchi del super.
Ma a pensarci bene ha ragione lui: se stanno nell'orto del Nonno Piero, perchè non possiamo prenderle da lì?
Come sempre, i bambini fanno ottime domande e noi abbiamo pessime risposte.
Visualizzazione post con etichetta verde. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta verde. Mostra tutti i post
lunedì 4 giugno 2012
martedì 10 aprile 2012
Avere il pollicino verde
Casa di Orlando è virtualmente rigogliosa come la foresta amazzonica e ricca di piante di varie specie. Dico virtualmente perchè vivendo in città, e in appartamento, abbiamo 2 balconi striminziti e più di tanto non è che si possa fare.
Ma non è un buon motivo per rinunciare del tutto ad avere qualche pianta, soprattutto perchè il Bruco, come tutti i bambini, ne è molto attratto, e adora dargli l'acqua e sporcarsi le mani con la terra.
Con l'aiuto di Zighi, un amico giardiniere (e manco a dirlo interista pazzo), abbiamo creato un paio di piccole aree verdi su entrambi i balconi.
Da una parte ci sono palme nane, il pitosforo e il rosmarino pendulo, che regolarmente finisce nel forno col pesce o le patate e con quasi qualunque altra cosa ("Mamma vado a plendele un po' di lommalino" "Ma per cosa, Bruco?" "Pel la pasta" "No Bruco, il rosmarino con la pasta al pomodoro non c'entra una ceppa").
Dall'altra parte ci sono il limone (che non ha mai fatto un frutto in vita sua), il mandarino cinese (che ne fa a iosa) e le piante ospiti, cioè quelle che vanno e vengono.
Ad esempio qualche mese fa abbiamo piantato dei bulbi di tulipano regalati al Bruco dallo zio Gimmo e arrivati direttamente da Amsterdam.
Incredibile a dirsi ma un paio di settimane fa sono spuntati. Rossi.
Incredibile perchè, a dispetto del mio impegno, io non ho esattamente il pollice verde.
"Ti sei ricordata di dare l'acqua alle piante?" mi chiede l'Interista di ritorno dopo 3 giorni a Londra.
"Ehm.. sì... cioè, non gliel'ho data perchè ha piovuto..." (vabbè dai una ci prova)
"Ma cos'ha piovuto??? Due schizzi? Ma dai guarda che muoiono se non gli dai l'acqua"
"Uffa lo so, solo che.. ho dovuto dare da mangiare a tuo figlio, dare da mangiare alla gatta e fare un sacco di altre cose, e mi è passato di mente. E poi tecnicamente i tulipani non possono morire perchè non sono ancora nati"
L'Interista impugna l'annaffiatoio e scuote la testa.
"Dai lo sai che non ho il pollice verde!"
"Mamma tu ce l'hai il pollice velde?"
"No amore. Il mio è solo rosa. Magari quello verde mi viene in futuro"
"E papà ce l'ha?"
"Sì, papà ce l'ha"
"Anche io vojo un pollicino velde"
E' così. Nessuno è perfetto: c'è chi coltiva un hobby, e chi coltiva un hobbit.
L'Interista coltiva le piante, io coltivo nostro figlio.
Ma non è un buon motivo per rinunciare del tutto ad avere qualche pianta, soprattutto perchè il Bruco, come tutti i bambini, ne è molto attratto, e adora dargli l'acqua e sporcarsi le mani con la terra.
Con l'aiuto di Zighi, un amico giardiniere (e manco a dirlo interista pazzo), abbiamo creato un paio di piccole aree verdi su entrambi i balconi.
Da una parte ci sono palme nane, il pitosforo e il rosmarino pendulo, che regolarmente finisce nel forno col pesce o le patate e con quasi qualunque altra cosa ("Mamma vado a plendele un po' di lommalino" "Ma per cosa, Bruco?" "Pel la pasta" "No Bruco, il rosmarino con la pasta al pomodoro non c'entra una ceppa").
Dall'altra parte ci sono il limone (che non ha mai fatto un frutto in vita sua), il mandarino cinese (che ne fa a iosa) e le piante ospiti, cioè quelle che vanno e vengono.
Ad esempio qualche mese fa abbiamo piantato dei bulbi di tulipano regalati al Bruco dallo zio Gimmo e arrivati direttamente da Amsterdam.
Incredibile a dirsi ma un paio di settimane fa sono spuntati. Rossi.
Incredibile perchè, a dispetto del mio impegno, io non ho esattamente il pollice verde.
"Ti sei ricordata di dare l'acqua alle piante?" mi chiede l'Interista di ritorno dopo 3 giorni a Londra.
"Ehm.. sì... cioè, non gliel'ho data perchè ha piovuto..." (vabbè dai una ci prova)
"Ma cos'ha piovuto??? Due schizzi? Ma dai guarda che muoiono se non gli dai l'acqua"
"Uffa lo so, solo che.. ho dovuto dare da mangiare a tuo figlio, dare da mangiare alla gatta e fare un sacco di altre cose, e mi è passato di mente. E poi tecnicamente i tulipani non possono morire perchè non sono ancora nati"
L'Interista impugna l'annaffiatoio e scuote la testa.
"Dai lo sai che non ho il pollice verde!"
"Mamma tu ce l'hai il pollice velde?"
"No amore. Il mio è solo rosa. Magari quello verde mi viene in futuro"
"E papà ce l'ha?"
"Sì, papà ce l'ha"
"Anche io vojo un pollicino velde"
E' così. Nessuno è perfetto: c'è chi coltiva un hobby, e chi coltiva un hobbit.
L'Interista coltiva le piante, io coltivo nostro figlio.
lunedì 16 gennaio 2012
Generazione differenziata
Se c'è una cosa che i bambini sanno fare, è creare mitologie.
A partire da cose anche molto, molto legate alla realtà. Tipo la spazzatura.
ore 7.59, a casa di Orlando
(voci dal lettino) "Mammaaaaaa! Plesto!"
"Oddio, Bruco, cosa succede?"
"E' paltito? 'N c'è più?"
"Ma chi, il papà? No tranquillo, l'Inter ha vinto il derby quindi è tornato a casa!"
Per un attimo mi guarda come fossi un'idiota, e infatti un po' lo sono.
"No, camion velde! Camion velde! Vojo vedello"
Aaaaaaaaaaaaaaaaah. Certo. Il camion verde.
La mattina non si va all'asilo se prima il Bruco non ha visto il camion verde dell'Amsa.
Per coincidenza si ferma di fronte al nido quasi tutte le mattine alla stessa ora, e per lui è il momento clou della giornata. Tappa obbligata di 5 minuti finchè il camion non ha raccolto tutto e non è ripartito, con gli operatori in pettorina fluo che ormai ci salutano e mi rivolgono sguardi compassionevoli.
"Plende i sacchi?"
"Sì"
"E li mangia?"
"No, li porta in discarica"
(silenzio. mi sa che gli piaceva di più l'altra opzione)
"Cosa c'è dentlo?"
"La spazzatura, Bruco. Te l'ho già spiegato cento volte no?"
"Cosa c'è dentlo?"
Ok. Articoliamo il concetto di spazzatura.
"Tutte le cose che buttiamo via. Che ne so, la lisca del pesce, i vasetti di yogurt vuoti, la carta dei biscotti..."
"Tutti insieme?"
"Sì. Cioè, no. Insomma... (come lo spiego il concetto di raccolta differenziata a un duenne?)
Facciamo così. Da stasera mettiamo le etichette colorate sui bidoni e ogni volta che c'è da buttare una cosa la butti tu secondo il colore. Ok?"
"Sì. Butto nel camion velde?"
Vabbè dai. Per istruirlo ho tempo fino a maggio, quando a Milano inizierà anche la raccolta dell'umido.
E vediamo se la nuova generazione sarà capace di "differenziarsi" ;)
A partire da cose anche molto, molto legate alla realtà. Tipo la spazzatura.
ore 7.59, a casa di Orlando
(voci dal lettino) "Mammaaaaaa! Plesto!"
"Oddio, Bruco, cosa succede?"
"E' paltito? 'N c'è più?"
"Ma chi, il papà? No tranquillo, l'Inter ha vinto il derby quindi è tornato a casa!"
Per un attimo mi guarda come fossi un'idiota, e infatti un po' lo sono.
"No, camion velde! Camion velde! Vojo vedello"
Aaaaaaaaaaaaaaaaah. Certo. Il camion verde.
La mattina non si va all'asilo se prima il Bruco non ha visto il camion verde dell'Amsa.
Per coincidenza si ferma di fronte al nido quasi tutte le mattine alla stessa ora, e per lui è il momento clou della giornata. Tappa obbligata di 5 minuti finchè il camion non ha raccolto tutto e non è ripartito, con gli operatori in pettorina fluo che ormai ci salutano e mi rivolgono sguardi compassionevoli.
"Plende i sacchi?"
"Sì"
"E li mangia?"
"No, li porta in discarica"
(silenzio. mi sa che gli piaceva di più l'altra opzione)
"Cosa c'è dentlo?"
"La spazzatura, Bruco. Te l'ho già spiegato cento volte no?"
"Cosa c'è dentlo?"
Ok. Articoliamo il concetto di spazzatura.
"Tutte le cose che buttiamo via. Che ne so, la lisca del pesce, i vasetti di yogurt vuoti, la carta dei biscotti..."
"Tutti insieme?"
"Sì. Cioè, no. Insomma... (come lo spiego il concetto di raccolta differenziata a un duenne?)
Facciamo così. Da stasera mettiamo le etichette colorate sui bidoni e ogni volta che c'è da buttare una cosa la butti tu secondo il colore. Ok?"
"Sì. Butto nel camion velde?"
Vabbè dai. Per istruirlo ho tempo fino a maggio, quando a Milano inizierà anche la raccolta dell'umido.
E vediamo se la nuova generazione sarà capace di "differenziarsi" ;)
Etichette:
asilo,
camion,
derby,
differenziata,
mitologie,
spazzatura,
verde
Iscriviti a:
Post (Atom)