Come ho già raccontato qualche mese fa, il Bruco non è proprio uno di quei bambini che bramano andare a nanna. Anzi di solito la parola "nanna" scatena in lui le stesse reazioni che ha un posseduto appena sente le prime due righe del Padre Nostro. Ovvero inizia a contorcersi e cammina in verticale sui muri per sfuggire alla mia (sempre più fallibile) presa.
Fosse per lui starebbe sempre sveglio, e so che ce n'è parecchi di bimbi così, in giro.
Da aspirante madre zen mi sono sempre rifiutata di "lasciarlo piangere" nel suo lettino e sinceramente non me ne pento. Il ragazzino ora dorme, solo che... come dire, bisogna convincerlo.
A casa di Orlando, ore 21.45.
"Copeltaaaaaaaaaaaaaaa!"
"Questo non dorme più stasera" dico scorata all'Interista che alza un sopracciglio di compassione senza rispondere.
"Capito? Bisogna andare a rimettergli la coperta per la ventesima volta!"
Niente, il lobo frontale non risponde... ah ma certo, ha le pupille verdi che riflettono un campo da calcio non identificato, figurati.
Vado di là. Il Bruco ha testa al posto dei piedi e ha impiccato la sua pecora da notte Pepita alla sbarra ovest del lettino.
"Ma sei matto? Cos'è questo casino? Guarda che è notte, adesso bisogna fare la nanna!"
"Pecchè?"
"Come perchè? Perchè di notte si dorme, così va il mondo"
"Ma pecchè?"
"Perchè è ora di dormire!"
"Che ola è?"
"Come che ora è? Non importa che ora è, è buio, la giornata è finita e si dorme!"
"E tu cosa fai?"
"Adesso vado a nanna anch'io" (tragicamente vicino alla verità)
"Buonanotte Bruco"
(dopo 5 minuti)
"Tacchinaaaaaaaaaaaa! Tacchinaaaaa!"
"Cosa sta dicendo?" chiedo all'Interista in pausa pubblicità
"Tacchina"
"Come tacchina? A chi? A me?"
"Io al massimo posso fare il tacchino"
"Sì, ti ci vedo"
Vado di là.
"Cosa c'è ancora amore? Vuoi dirmi qualcosa?"
"Sì. Sogni d'olo, tacchina"
Dopo Gina e Mimma, adesso mi chiama Tacchina.
Finchè non scavalca e si accorge che in sala c'è della Night Life (scarsa ma c'è), posso accettare anche gli insulti. Ma quel giorno sta arrivando. Lo so che sta arrivando.
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venerdì 13 aprile 2012
giovedì 8 marzo 2012
Parole parole parolacce
Il Bruco, come la maggior parte dei bambini, ama la prevedibilità ma ha il dono dell'imprevedibilità.
Nel senso che gli piacciono i rituali e i momenti che si ripetono uguali ogni giorno, ai quali però lui non reagisce sempre allo stesso modo.
Così ogni sera, a casa di Orlando, quando si va a letto non si sa mai a che ora ci si risveglierà: a volte alle 9 meno un quarto con conseguente accompagnamento al nido in ciabatte e carciofo in testa, a volte alle 3 con inserimenti plurimi di ciuccio per evitare l'evitabile.
Stanotte, a casa di Orlando, alle ore 00.40
Io e l'Interista posiamo finalmente sul materasso le nostre stanche membra di ultratrentenni.
E nello sciagurato istante in cui le doghe fanno "ciiiic", il Bruco chiama "maaaaaammaaaa...". Panico.
Emergenza ciuccio, in 6 secondi eccomi pronta col ... ma non l'ha perso, ce l'ha in bocca!?!
"Mammina, vojo letto gande"
Va bene, amore. Ti porto nel letto grande. Ma se ti porto nel letto grande con mammina e papino, fammi almeno la cortesia di dormire.
Invece no. E' stato sveglio fino alle 5, rigirandosi tra di noi come il cestello di una lavatrice impazzita.
Dopo sole 3 ore di sonno, stamattina mi alzo e mi trascino verso la cucina che manco a un provino per The Walking Dead. La Minuzza miagola, vuole da mangiare.
Prendo il piattino, ovviamente mi cade di mano e si frantuma al suolo.
"Cazzo!"
Una sagoma pigiamata e spettinata, bionda e bellissima ('tacci sua) fa capolino dalla sala.
Mi guarda con aria di rimprovero.
"Mamma! Hai detto cazzo"
"Eh amore, la mamma si è sbagliata, voleva dire che pazzo il papà a lasciare qui sul tavolo il piattino della Minù" (lo so, lo so, sto mentendo a mio figlio e sono una brutta persona)
Ma l'ho detto. Certo che l'ho detto. Ho dormito solo 3 ore, cazzo.
Nel senso che gli piacciono i rituali e i momenti che si ripetono uguali ogni giorno, ai quali però lui non reagisce sempre allo stesso modo.
Così ogni sera, a casa di Orlando, quando si va a letto non si sa mai a che ora ci si risveglierà: a volte alle 9 meno un quarto con conseguente accompagnamento al nido in ciabatte e carciofo in testa, a volte alle 3 con inserimenti plurimi di ciuccio per evitare l'evitabile.
Stanotte, a casa di Orlando, alle ore 00.40
Io e l'Interista posiamo finalmente sul materasso le nostre stanche membra di ultratrentenni.
E nello sciagurato istante in cui le doghe fanno "ciiiic", il Bruco chiama "maaaaaammaaaa...". Panico.
Emergenza ciuccio, in 6 secondi eccomi pronta col ... ma non l'ha perso, ce l'ha in bocca!?!
"Mammina, vojo letto gande"
Va bene, amore. Ti porto nel letto grande. Ma se ti porto nel letto grande con mammina e papino, fammi almeno la cortesia di dormire.
Invece no. E' stato sveglio fino alle 5, rigirandosi tra di noi come il cestello di una lavatrice impazzita.
Dopo sole 3 ore di sonno, stamattina mi alzo e mi trascino verso la cucina che manco a un provino per The Walking Dead. La Minuzza miagola, vuole da mangiare.
Prendo il piattino, ovviamente mi cade di mano e si frantuma al suolo.
"Cazzo!"
Una sagoma pigiamata e spettinata, bionda e bellissima ('tacci sua) fa capolino dalla sala.
Mi guarda con aria di rimprovero.
"Mamma! Hai detto cazzo"
"Eh amore, la mamma si è sbagliata, voleva dire che pazzo il papà a lasciare qui sul tavolo il piattino della Minù" (lo so, lo so, sto mentendo a mio figlio e sono una brutta persona)
Ma l'ho detto. Certo che l'ho detto. Ho dormito solo 3 ore, cazzo.
mercoledì 1 febbraio 2012
Di neve, mercato e altre sciocchezze
A casa di Orlando, ore 17.30.
"Mamma gualda! Allucinante!"
"Scusa???!!???"
"E' tutto allucinante!"
"Bruco, questa repentina e incontrollata espansione del tuo vocabolario mi terrorizza. Ma da chi l'hai sentita questa parola?"
"Dalla mamma"
"Come dalla mamma? La mamma sono io, non ho detto alluc... aaaaaaaah! Ho capito. Tu intendi dire abbacinante, amore. La neve è abbacinante"
"Sì, mamma. Plopio allucinante"
A casa di Orlando, ore 20.15, in seguito a telefonata con l'Interista disperso tra le nevi di Appiano.
"Amore, il papà arriva tardi stasera. Mi raccomando: fai il simpatico, e niente capricci che è una serata difficile"
"Pelchè?"
"Eh, Bruco, è un po' complicato. Come dire, il mercato dell'Inter non sta andando bene"
"Papi non tolna?"
"Ma certo, certo, che torna! Almeno spero".
"Plopio allucinante, mamma?"
"Sì, mi sa che in questo caso hai usato l'aggettivo giusto"
A casa di Orlando, ore 22.01.
(voce dal lettino) "Ginaaaaaaaaaaa! Gina!"
"Senti la devi smettere di chiamarmi Gina, non è possibile che mio figlio di 2 anni mi chiami Gina di fronte al resto del mondo"
(silenzio. Campi verdi, vuoti campi verdi, riflessi nelle sue pupille)
E intanto fuori nevica.
"Mamma gualda! Allucinante!"
"Scusa???!!???"
"E' tutto allucinante!"
"Bruco, questa repentina e incontrollata espansione del tuo vocabolario mi terrorizza. Ma da chi l'hai sentita questa parola?"
"Dalla mamma"
"Come dalla mamma? La mamma sono io, non ho detto alluc... aaaaaaaah! Ho capito. Tu intendi dire abbacinante, amore. La neve è abbacinante"
"Sì, mamma. Plopio allucinante"
A casa di Orlando, ore 20.15, in seguito a telefonata con l'Interista disperso tra le nevi di Appiano.
"Amore, il papà arriva tardi stasera. Mi raccomando: fai il simpatico, e niente capricci che è una serata difficile"
"Pelchè?"
"Eh, Bruco, è un po' complicato. Come dire, il mercato dell'Inter non sta andando bene"
"Papi non tolna?"
"Ma certo, certo, che torna! Almeno spero".
"Plopio allucinante, mamma?"
"Sì, mi sa che in questo caso hai usato l'aggettivo giusto"
A casa di Orlando, ore 22.01.
(voce dal lettino) "Ginaaaaaaaaaaa! Gina!"
"Senti la devi smettere di chiamarmi Gina, non è possibile che mio figlio di 2 anni mi chiami Gina di fronte al resto del mondo"
(silenzio. Campi verdi, vuoti campi verdi, riflessi nelle sue pupille)
E intanto fuori nevica.
martedì 20 dicembre 2011
Un nome è un nome è un nome
Il Bruco frequenta un ottimo asilo nido comunale, con tutti i requisiti che una madre vorrebbe: muri scrostati, materiali di gioco più vecchi che nuovi, continue lotterie di NatalePasquaHalloweenCarnevale e tutte le feste (comandate e non) per autofinanziarsi.
Un asilo nido in cui però le educatrici sono persone fantastiche che provano a supplire in ogni modo alle carenze di uno stato in cui l'educazione non riveste importanza alcuna, e in cui i bambini imparano nel modo più naturale il concetto di "multietnico".
Già perchè solo il 10% dei bimbi è italiano con genitori italiani, mentre gli altri vengono da ogni dove, da paesi che io quando andavo all'asilo manco me li sognavo.
Ore 9.19, asilo di Orlando
Dai, amore, infilati queste ciabattine che tra un minuto mi buttano fuori!
Mamma, guarda, arrivata Zizi!
Amore quante volte ti ho detto che devi pronunciare bene le parole? Nessuno può chiamarsi Zizi.
...
"Dai, Zizi, infilati queste ciabattine che l'asilo sta per chiudere" dice una voce alle mie spalle.
Ok, qualcuno può chiamarsi Zizi.
Per curiosità leggo gli altri nomi sugli armadietti: Shakira, Aaron Smith, Khalid, Abdul, Luca, Darleen, Kristel, Chiara, Maria Lu.
E un pensiero mi assale: ho passato vent'anni tra asilo, elementari, medie e liceo ad esser presa per il culo per come mi chiamo accumulando complessi di ogni sorta.
Fossi nata adesso, non se ne sarebbe accorto nessuno.
Fortuna che il mondo qualche volta cambia. In meglio.
Un asilo nido in cui però le educatrici sono persone fantastiche che provano a supplire in ogni modo alle carenze di uno stato in cui l'educazione non riveste importanza alcuna, e in cui i bambini imparano nel modo più naturale il concetto di "multietnico".
Già perchè solo il 10% dei bimbi è italiano con genitori italiani, mentre gli altri vengono da ogni dove, da paesi che io quando andavo all'asilo manco me li sognavo.
Ore 9.19, asilo di Orlando
Dai, amore, infilati queste ciabattine che tra un minuto mi buttano fuori!
Mamma, guarda, arrivata Zizi!
Amore quante volte ti ho detto che devi pronunciare bene le parole? Nessuno può chiamarsi Zizi.
...
"Dai, Zizi, infilati queste ciabattine che l'asilo sta per chiudere" dice una voce alle mie spalle.
Ok, qualcuno può chiamarsi Zizi.
Per curiosità leggo gli altri nomi sugli armadietti: Shakira, Aaron Smith, Khalid, Abdul, Luca, Darleen, Kristel, Chiara, Maria Lu.
E un pensiero mi assale: ho passato vent'anni tra asilo, elementari, medie e liceo ad esser presa per il culo per come mi chiamo accumulando complessi di ogni sorta.
Fossi nata adesso, non se ne sarebbe accorto nessuno.
Fortuna che il mondo qualche volta cambia. In meglio.
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