Ieri, a casa di Orlando, ore 19.47.
Dopo aver ingurgitato una quantità invereconda di pasta integrale coi piselli (il suo secondo piatto preferito).
"Mamma, come si fa a parlare aràbo?"
"Scusa, Bruco?"
"Come si fa a parlare..."
"No ok, ho capito. Arabo. Perchè me lo chiedi?"
"Youssef mi butta sul tappeto"
"Ma per giocare?"
"Youssef parla arabo"
Ci ho messo un po' a capire.
Perchè non ti aspetti che un bambino possa fare certi ragionamenti.
Ti aspetti che a tre anni, se uno ti spinge fino a farti cadere, lo spingi anche tu, e bon.
Invece lui si è posto il problema della lingua. Della comunicazione.
Ha pensato che se sapesse parlare arabo potrebbe dire a Youssef di non spingerlo.
Oppure semplicemente fanculizzarlo. Nella sua lingua però, perchè Youssef sta imparando l'italiano ma perlopiù parla arabo.
"Amore, la mamma con l'arabo non ti può aiutare. Però quando diventi più grande se vuoi puoi impararlo. Magari te lo fai insegnare da Youssef"
"Ok. Adesso vado a fare la gara di macchinine"
"Ok"
Ed è andato, con la bocca tutta unta e la maglietta padellata, con quel suo fare tutto traballante che lo fa inciampare ogni due per tre.
E io son rimasta lì a guardarlo, incantata, fantasticando sul futuro dell'umanità.
Perchè l'utopia è l'utopia, ma i bambini sono esseri umani in carne e ossa, cittadini del futuro.
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giovedì 29 novembre 2012
martedì 20 dicembre 2011
Un nome è un nome è un nome
Il Bruco frequenta un ottimo asilo nido comunale, con tutti i requisiti che una madre vorrebbe: muri scrostati, materiali di gioco più vecchi che nuovi, continue lotterie di NatalePasquaHalloweenCarnevale e tutte le feste (comandate e non) per autofinanziarsi.
Un asilo nido in cui però le educatrici sono persone fantastiche che provano a supplire in ogni modo alle carenze di uno stato in cui l'educazione non riveste importanza alcuna, e in cui i bambini imparano nel modo più naturale il concetto di "multietnico".
Già perchè solo il 10% dei bimbi è italiano con genitori italiani, mentre gli altri vengono da ogni dove, da paesi che io quando andavo all'asilo manco me li sognavo.
Ore 9.19, asilo di Orlando
Dai, amore, infilati queste ciabattine che tra un minuto mi buttano fuori!
Mamma, guarda, arrivata Zizi!
Amore quante volte ti ho detto che devi pronunciare bene le parole? Nessuno può chiamarsi Zizi.
...
"Dai, Zizi, infilati queste ciabattine che l'asilo sta per chiudere" dice una voce alle mie spalle.
Ok, qualcuno può chiamarsi Zizi.
Per curiosità leggo gli altri nomi sugli armadietti: Shakira, Aaron Smith, Khalid, Abdul, Luca, Darleen, Kristel, Chiara, Maria Lu.
E un pensiero mi assale: ho passato vent'anni tra asilo, elementari, medie e liceo ad esser presa per il culo per come mi chiamo accumulando complessi di ogni sorta.
Fossi nata adesso, non se ne sarebbe accorto nessuno.
Fortuna che il mondo qualche volta cambia. In meglio.
Un asilo nido in cui però le educatrici sono persone fantastiche che provano a supplire in ogni modo alle carenze di uno stato in cui l'educazione non riveste importanza alcuna, e in cui i bambini imparano nel modo più naturale il concetto di "multietnico".
Già perchè solo il 10% dei bimbi è italiano con genitori italiani, mentre gli altri vengono da ogni dove, da paesi che io quando andavo all'asilo manco me li sognavo.
Ore 9.19, asilo di Orlando
Dai, amore, infilati queste ciabattine che tra un minuto mi buttano fuori!
Mamma, guarda, arrivata Zizi!
Amore quante volte ti ho detto che devi pronunciare bene le parole? Nessuno può chiamarsi Zizi.
...
"Dai, Zizi, infilati queste ciabattine che l'asilo sta per chiudere" dice una voce alle mie spalle.
Ok, qualcuno può chiamarsi Zizi.
Per curiosità leggo gli altri nomi sugli armadietti: Shakira, Aaron Smith, Khalid, Abdul, Luca, Darleen, Kristel, Chiara, Maria Lu.
E un pensiero mi assale: ho passato vent'anni tra asilo, elementari, medie e liceo ad esser presa per il culo per come mi chiamo accumulando complessi di ogni sorta.
Fossi nata adesso, non se ne sarebbe accorto nessuno.
Fortuna che il mondo qualche volta cambia. In meglio.
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