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domenica 29 aprile 2012

Essere madre ai tempi dell'Happy Hour

Premetto che non sono mai stata una tipa mondana.
Premetto che sono una da osteria e non da happy hour.
Perchè poi la gran parte degli happy hour milanesi sono orrendi, un inferno di patatine, quadratini di focaccia bisunta e pizza riscaldata, paste fredde, cous cous ad minchiam, cetriolini ossidati e salumi di pessima qualità. Il tutto con l'illusione del risparmio, il tutto annaffiato da alcol scadente.
Io, la sera, preferisco un bel piatto di risotto, due spaghetti al pomodoro, o una pasta e fagioli, purchè sia stata cucinata da un essere umano senziente non più di mezzora prima, e ci sia una sedia sotto il mio culo e un altro essere umano all'altro capo del tavolo.
Però.
A volte anche una madre ha una vita sociale.
A volte devi lasciare tuo figlio alla zia e andare a fare l'Happy Hour.
Ieri era una di quelle volte.

"Bruco, adesso la mamma ti porta dalla zia e mangi coi cuginetti ok?"
"Anche tu vieni dalla zia?"
"Ti accompagno"
"E poi dove vai?"
"Devo andare a fare l'aperitivo. Un paio d'ore e torno". (notare il devo, come se fosse una punizione divina)
"Cos'è l'apelitivo?"
"Una cosa che si fa prima di cena ma poi alla fine dopo non si cena".

L'occasione era una rimpatriata tra colleghe di "press trip" (no, non ho un passato da tossica, ero solo una freelance in viaggio di lavoro a Santo Domingo in lontane ere pre-Bruco... vi viene da piangere al solo pensiero? anche a me, nostalgia canaglia). Quello che abbiamo fatto non è stato un happy hour vero  e proprio, cioè, lo è stato nella forma ma non nei contenuti: vino buonissimo, finger food tipo "sgombro scottato con granita di chartreuse e crema di formaggio al cetriolo"... robe che solo mentre le dici già sbavi in maniera invereconda.
Però il concetto è che ho bevuto tantissimo e mangiato, in proporzione, pochissimo.
E a un certo punto ho guardato l'ora ed era tardissimo, due metro da prendere, il ragazzino da ritirare, la bollicina malvagia che picchiava in testa.
Così mi son messa a correre in via Meravigli e vai col primo tonfo di fronte al Teatro Litta.
Il secondo a Cadorna dove mi si sono intrecciati i piedi e ho perso l'equilibrio sotto l'ago e filo.

"Pronto zia? Scusa ho fatto tardi per motivi indipendenti dalla mia volontà"
(mi hanno legata alla sedia e costretta a mangiare gamberi siciliani scottati con pennellate di rapa tramite imbuto... mi si sta allungando il naso? oddio lo vedi anche se siamo al telefono?)

Alle ore 23 mi recapitano a casa il ragazzino che sembra non dare alcun segno di stanchezza.

"Bruco adesso facciamo una bella nanna..."
"No. Io non ho sonno mamma".
"Amore. Sono le undici. La mamma ha fatto l'happy hour. La mamma sta per collassare. La mamma si autoaddormenterà entro sessanta secondi. Buonanotte".

Mi ha chiamata 5 volte. La prima per la coperta. La seconda perchè c'era un capello nel ciuccio. La terza perchè la pecora da nanna Pepi aveva caldo. La quarta perchè non aveva sonno. La quinta per chiedermi cos'era l'Eppiaua.
Si è addormentato a mezzanotte meno venti.

Questo, Bruco. L'Eppiaua è quando la mamma torna a casa e vorrebbe che qualcuno la mettesse nel lettino con un pupazzo e le cantasse la ninna nanna. E invece deve farlo lei, metterti nel lettino e cantarti la ninna nanna. Con tutte quelle... tutte quelle bollicine...

lunedì 9 gennaio 2012

Se telefonando

Il Bruco ha scoperto il telefono. A dire la verità l'aveva già scoperto a 3 mesi di vita, però adesso che parla (e possiede un vocabolario da far invidia a certi adulti) ha capito a cosa serve.
Mettici poi che suo padre ha un cellulare come naturale estensione del braccio (avete presente Capitan Uncino? Ecco, lui è Capitan Telefonino) ed ecco il risultato: un duenne che si aggira per casa con un cellulare, ovviamente disattivo, simulando conversazioni di ogni sorta con personaggi reali e non solo.

Ieri ha telefonato, nell'ordine: allo zio Jonny, alla zia Giulia e alla zia Lidia, chiedendo come stavano e dicendo che "sìsìsì iotuttobene" senza che ovviamente nessuno di loro gliel'avesse chiesto.
Poi ha chiamato Fuffo, il più vecchio amico immaginario del Bruco, palesatosi per la prima volta quest'estate tramite una cabina telefonica nella piazza del paesino della nonna.
"Fuffo non viene commè stasela"
"Ah no, amore? Perchè?"
"Ha la febble"
Certo. Fuffo ha la febbre. E lui, il Bruco, è un bugiardo professionista in erba. Un vero e proprio cazzaro formato mini.

Casa di Orlando, ore 8.22.

"Plonto? Ci sei?"
Oddio, dico all'Interista, lo senti? Fa di nuovo finta di parlare al telefono, sarà normale? Tutta colpa tua, devi smetterla di passare così tanto tempo al cellulare...
"Sì, ciao, Sonny"
Sonny??!? Chi cazzo è Sonny?
"Cos'hai fatto ieli?"

Chi ci sarà dall'altra parte del filo? Ma è chiaro. Robert De Niro che risponde "Sono andato a letto presto".