Quando vai via tre giorni e poi rimetti piede in casa, ti chiedi come sia possibile che tante cose siano avvenute in un così breve lasso di tempo: un esercito di macchinine, omini Lego, pupazzi, pezzi di trenino e praticamente tutti gli animali dell'arca di Noè si sono trasferiti dalla cameretta in luoghi che evidentemente ritengono più consoni al loro status di entertainers e occupano abusivamente la cucina, il divano, il pavimento della sala e persino la cuccia della gatta.
Il cesto della biancheria è esploso scaraventando il suo contenuto in ogni dove: ci sono dei calzini nel bidet e della felpe al posto degli accappatoi.
L'ultimo step è la cucina: pensavo peggio, a parte la polvere di caffè ovunque niente di grave.
Poi apro il frigo, e la tristezza mi assale.
Una zucchina mi guarda mogia dal secondo ripiano, un pezzo di formaggio un po' ammuffito sembra volersi suicidare lanciandosi dall'altro in direzione congelatore.
Del resto mica si può chiedere a un ragazzo-padre con figlio vomitante e partita della domenica di andare anche a fare la spesa.
"Mamma, ho fame. Cosa mangiamo stasera?"
Quando si dice il tempismo.
Sono le 19.15, il frigo piange, la dispensa pure, il congelatore è vuoto (perchè io di principio i 4 salti non li compro e quindi adesso imparo. Tiè).
"Senti, Bruco, stasera facciamo la cena del povero ricco"
"Ma cosa vuol dire?"
"Che cuciniamo con tutte le cose avanzate, scadute, tristi e derelitte"
"Bleah"
"Ma scherzi??? Vedrai che poi ti lecchi i baffi"
"Ma io non ho i baffi, mamma"
(mi dimentico sempre che i bambini non possiedono il senso della metafora)
Per prima cosa facciamo un censimento: uova che scadono domani, un avanzo di passata di pomodoro, il famoso formaggio che è più di là che di qua, la zucchina depressa, mezzo pacco di gnocchetti sardi.
"Allora Bruco, con le uova e la passata facciamo la trippa finta"
"Posso rompere le uova?"
"Sì, però nel piatto perchè già sono poche, già sono mezze scadute, se fai come l'ultima volta siamo rovinati"
"Io so rompere le uova, mamma" mi dice tutto serio, conscio della sua mission.
"Sai rompere un sacco di cose, amore, è proprio vero"
(non coglie l'allusione, per fortuna)
Insomma facciamo questa frittatina e poi la tagliamo a striscioline, e le ripassiamo in padella col pomodoro. Grattata di formaggio e via. Ricetta della zia. Successo garantito, a prova di Bruco.
Con gli gnocchetti, la zucchina moscia e il formaggio in fin di vita facciamo una pasta ripassata al forno, e la cena è pronta. Anche riciclare il cibo "vecchio" è un modo di non sprecare.
"Hai visto, Bruco? Allora com'era la cena?"
"Buona"
"Del resto sai cosa diceva la nonna vecchia?"
"Quella col bastone che non c'è più?"
"Lei"
"Cosa diceva?"
"Con l'olio e col sale è buono ogni stivale"
"Ma gli stivali non si mangiano!"
Ancora il problema della metafora...
Vabbè, un problema alla volta: intanto abbiamo risolto quello della cena, alla metafora ci pensiamo domani.
Visualizzazione post con etichetta green. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta green. Mostra tutti i post
mercoledì 31 ottobre 2012
lunedì 12 dicembre 2011
Un albero "verde" (e un po' nerazzurro)
Questo è l'Anno. Il primo vero anno in cui il Bruco afferra e capisce il concetto di Natale, che fino ad oggi non si era praticamente mai manifestato in casa di Orlando in quanto entrambi i suoi genitori sono piuttosto miscredenti e rifuggono da tutte quelle amenità in stile Frank Capra (con due eccezioni: il panettone e lo Schiaccianoci).
Ma ora che l'asilo è tappezzato di alberelli, ghirlande, agrifoglio e pupazzetti di neve, ora che lui canta "tu scendi dalle stelle" senza che io gliel'abbia mai insegnato e nomina Babbo Natale senza che io l'abbia mai nominato, ho pensato che almeno sull'albero di Natale avrei potuto cedere: perchè poi l'albero di Natale può essere un bel veicolo di insegnamenti "green".
Non potendo comprare questo meraviglioso albero di legno (che secondo me con un po' di impegno uno potrebbe anche costruirsi da sè e ormai ci pensiamo per l'anno prossimo) abbiamo riciclato quello di famiglia, che è artificiale, è vero, ma ha ben 19 anni di vita, ci è stato passato dalla nonna e reca un etichetta con scritto Made in Italy, che comunque è sempre meglio di farsi migliaia di chilometri dalla Cina inquinando a più livelli l'atmosfera.
Poi le decorazioni: le "pije" raccolte al mare quest'estate (che sarebbero le pigne se solo lui sapesse pronunciare la "gn"), una manciata di biscotti sbilenchi da noi stessi preparati, tutto lo zoo disponibile nella sua cameretta attaccato con la corda (e non immaginate quanto renda speciale il Natale vedere un bradipo di pezza che penzola a mo' di impiccato sul ramo d'abete), un pinocchio di legno, qualche tappo di sughero. Niente di comprato ad hoc, niente neve finta nociva per l'ozono, niente fili d'angelo et similia.
Certo l'effetto è un po' anticonvenzionale, ma rende l'idea.
Mamma, quetto anche!
Questo? Amore perchè vuoi metterti il cappello del papà, siamo in casa, non ti serve...
No, quetto lì!
Certo. Come ho fatto a non pensarci. Al posto di un punta metallizzata o una stella plasticona, cosa di meglio in cima all'albero di Natale se non un bel berretto di lana con lo stemma dell'FC Internazionale?
In fondo anche quello, a suo modo, è verde.
Ma ora che l'asilo è tappezzato di alberelli, ghirlande, agrifoglio e pupazzetti di neve, ora che lui canta "tu scendi dalle stelle" senza che io gliel'abbia mai insegnato e nomina Babbo Natale senza che io l'abbia mai nominato, ho pensato che almeno sull'albero di Natale avrei potuto cedere: perchè poi l'albero di Natale può essere un bel veicolo di insegnamenti "green".
Non potendo comprare questo meraviglioso albero di legno (che secondo me con un po' di impegno uno potrebbe anche costruirsi da sè e ormai ci pensiamo per l'anno prossimo) abbiamo riciclato quello di famiglia, che è artificiale, è vero, ma ha ben 19 anni di vita, ci è stato passato dalla nonna e reca un etichetta con scritto Made in Italy, che comunque è sempre meglio di farsi migliaia di chilometri dalla Cina inquinando a più livelli l'atmosfera.
Poi le decorazioni: le "pije" raccolte al mare quest'estate (che sarebbero le pigne se solo lui sapesse pronunciare la "gn"), una manciata di biscotti sbilenchi da noi stessi preparati, tutto lo zoo disponibile nella sua cameretta attaccato con la corda (e non immaginate quanto renda speciale il Natale vedere un bradipo di pezza che penzola a mo' di impiccato sul ramo d'abete), un pinocchio di legno, qualche tappo di sughero. Niente di comprato ad hoc, niente neve finta nociva per l'ozono, niente fili d'angelo et similia.
Certo l'effetto è un po' anticonvenzionale, ma rende l'idea.
Mamma, quetto anche!
Questo? Amore perchè vuoi metterti il cappello del papà, siamo in casa, non ti serve...
No, quetto lì!
Certo. Come ho fatto a non pensarci. Al posto di un punta metallizzata o una stella plasticona, cosa di meglio in cima all'albero di Natale se non un bel berretto di lana con lo stemma dell'FC Internazionale?
In fondo anche quello, a suo modo, è verde.
Iscriviti a:
Post (Atom)