E poi un mercoledì sera qualunque rivedi tuo fratello dopo tre mesi.
(e ti chiedi perchè ancora non ci hai scritto un libro)
Durante una cena improvvisata, scomposta, piena di rumori e di voci che sovrappongono.
Se siete suscettibili consiglio di saltare la lettura del post, che qui non è che ci siano sempre solo contenuti da mummyblog.
Flashback.
Sciopero generale, asilo chiuso, lascio il Bruco con l'Interista che ha il turno di riposo.
L'ultima volta che si è verificata questa condizione sono tornata a casa e c'erano dei granchi in giro per casa ("Il pescivendolo ce li ha regalati", no vabbè ma ospitiamo anche un paio di nutrie del naviglio allora). Stavolta ce la siamo cavata con un'orata, e con una sessione di lavori casalinghi che per un attimo ho temuto non fosse lui ma un replicante.
"Pronto Interista? Tutto bene?"
"Sì ho dato il mordente al piano cucina"
"Oddio stai bene? Ma ti hanno licenziato? Prendo un'appuntamento dallo psicologo?"
Perchè ormai lo sapete, l'Interista è l'anti-manualità: sa fare poche cose a parte il suo lavoro ed esultare quando l'Inter vince. E invece ha persino aggiustato una tapparella rotta.
Roba da pazzi.
Comunque, avendo dato il mordente la cucina non era available, quindi ci siamo autoinvitati a cena dalla Nonna Luciana, che aveva già ricevuto l'autoinvito anche dei restanti figli.
Quello che segue sono brandelli di quanto detto e avvenuto.
"Ciao zio Jonny, perchè hai la mano fasciata?"
"Ho tirato un pugno al muro"
"Perchè?"
"Perchè la Juve ha perso"
"Anche io tiro i pugni"
"Ma non si tirano così, devi mettere le mani in un altro modo, guarda ti faccio vedere"
(per la serie: sì, la follia può essere trasmessa tramite apposito insegnamento)
"Allora Bruco ce l'hai la fidanzata?"
"Sì, mi piace la Silvia"
"E' bionda?"
"No, ha i capelli scuri"
"Meglio, le more sono più porche"
(niente, io volevo portarlo via ma stavamo ancora all'antipasto)
"Nonna vojo il melograno"
"Adesso tiro fuori lo sgrana-melograno"
E ha tirato fuori un aggeggio composto da una scodella con una gratella dove devi mettere il melograno tagliato a metà e poi ricoprirlo di una coppa di gomma rossa su cui devi abbatterti con furia distruttrice e dare botte da orbi per far scendere i chicchi.
"Scusa mamma ma non fai prima a sgranarli con le mani? Poi non è che questa cosa sia molto educativa..."
"Ma a te cosa te ne frega? Tutti che mi state addosso"
"Ma tu non capisci" interviene lo zio Davide rivolgendosi a me "lei è avanti, la capiremo fra 50 anni..."
E intanto il Bruco con un cucchiaio di legno picchiava il povero melograno.
"Ah ti ho detto che mi devi prenotare un viaggio per i mercatini di Natale a Praga?"
"A Praga? Ma se non sai neanche come si dice "scusi" in inglese?"
"Zio Jonny mi passi quel cucchiaio?"
"No"
"Ma io sono piccolo"
"Io no invece"
"E non me lo passi?"
"No"
Sono già in ansia pensando al pranzo di Natale, agli annessi e ai connessi.
Scusa Babbo Natale, non è che quest'anno mi porti una famiglia un po' più normale?
Ps: comunque alla fine la Nonna non andrà a Praga. Andrà a Vienna. Dice che se non capisce qualcosa ci chiama. Come dire, allora tutto ok.
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giovedì 15 novembre 2012
In via dei matti al numero zero
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mercoledì 31 ottobre 2012
Con l'olio e col sale
Quando vai via tre giorni e poi rimetti piede in casa, ti chiedi come sia possibile che tante cose siano avvenute in un così breve lasso di tempo: un esercito di macchinine, omini Lego, pupazzi, pezzi di trenino e praticamente tutti gli animali dell'arca di Noè si sono trasferiti dalla cameretta in luoghi che evidentemente ritengono più consoni al loro status di entertainers e occupano abusivamente la cucina, il divano, il pavimento della sala e persino la cuccia della gatta.
Il cesto della biancheria è esploso scaraventando il suo contenuto in ogni dove: ci sono dei calzini nel bidet e della felpe al posto degli accappatoi.
L'ultimo step è la cucina: pensavo peggio, a parte la polvere di caffè ovunque niente di grave.
Poi apro il frigo, e la tristezza mi assale.
Una zucchina mi guarda mogia dal secondo ripiano, un pezzo di formaggio un po' ammuffito sembra volersi suicidare lanciandosi dall'altro in direzione congelatore.
Del resto mica si può chiedere a un ragazzo-padre con figlio vomitante e partita della domenica di andare anche a fare la spesa.
"Mamma, ho fame. Cosa mangiamo stasera?"
Quando si dice il tempismo.
Sono le 19.15, il frigo piange, la dispensa pure, il congelatore è vuoto (perchè io di principio i 4 salti non li compro e quindi adesso imparo. Tiè).
"Senti, Bruco, stasera facciamo la cena del povero ricco"
"Ma cosa vuol dire?"
"Che cuciniamo con tutte le cose avanzate, scadute, tristi e derelitte"
"Bleah"
"Ma scherzi??? Vedrai che poi ti lecchi i baffi"
"Ma io non ho i baffi, mamma"
(mi dimentico sempre che i bambini non possiedono il senso della metafora)
Per prima cosa facciamo un censimento: uova che scadono domani, un avanzo di passata di pomodoro, il famoso formaggio che è più di là che di qua, la zucchina depressa, mezzo pacco di gnocchetti sardi.
"Allora Bruco, con le uova e la passata facciamo la trippa finta"
"Posso rompere le uova?"
"Sì, però nel piatto perchè già sono poche, già sono mezze scadute, se fai come l'ultima volta siamo rovinati"
"Io so rompere le uova, mamma" mi dice tutto serio, conscio della sua mission.
"Sai rompere un sacco di cose, amore, è proprio vero"
(non coglie l'allusione, per fortuna)
Insomma facciamo questa frittatina e poi la tagliamo a striscioline, e le ripassiamo in padella col pomodoro. Grattata di formaggio e via. Ricetta della zia. Successo garantito, a prova di Bruco.
Con gli gnocchetti, la zucchina moscia e il formaggio in fin di vita facciamo una pasta ripassata al forno, e la cena è pronta. Anche riciclare il cibo "vecchio" è un modo di non sprecare.
"Hai visto, Bruco? Allora com'era la cena?"
"Buona"
"Del resto sai cosa diceva la nonna vecchia?"
"Quella col bastone che non c'è più?"
"Lei"
"Cosa diceva?"
"Con l'olio e col sale è buono ogni stivale"
"Ma gli stivali non si mangiano!"
Ancora il problema della metafora...
Vabbè, un problema alla volta: intanto abbiamo risolto quello della cena, alla metafora ci pensiamo domani.
Il cesto della biancheria è esploso scaraventando il suo contenuto in ogni dove: ci sono dei calzini nel bidet e della felpe al posto degli accappatoi.
L'ultimo step è la cucina: pensavo peggio, a parte la polvere di caffè ovunque niente di grave.
Poi apro il frigo, e la tristezza mi assale.
Una zucchina mi guarda mogia dal secondo ripiano, un pezzo di formaggio un po' ammuffito sembra volersi suicidare lanciandosi dall'altro in direzione congelatore.
Del resto mica si può chiedere a un ragazzo-padre con figlio vomitante e partita della domenica di andare anche a fare la spesa.
"Mamma, ho fame. Cosa mangiamo stasera?"
Quando si dice il tempismo.
Sono le 19.15, il frigo piange, la dispensa pure, il congelatore è vuoto (perchè io di principio i 4 salti non li compro e quindi adesso imparo. Tiè).
"Senti, Bruco, stasera facciamo la cena del povero ricco"
"Ma cosa vuol dire?"
"Che cuciniamo con tutte le cose avanzate, scadute, tristi e derelitte"
"Bleah"
"Ma scherzi??? Vedrai che poi ti lecchi i baffi"
"Ma io non ho i baffi, mamma"
(mi dimentico sempre che i bambini non possiedono il senso della metafora)
Per prima cosa facciamo un censimento: uova che scadono domani, un avanzo di passata di pomodoro, il famoso formaggio che è più di là che di qua, la zucchina depressa, mezzo pacco di gnocchetti sardi.
"Allora Bruco, con le uova e la passata facciamo la trippa finta"
"Posso rompere le uova?"
"Sì, però nel piatto perchè già sono poche, già sono mezze scadute, se fai come l'ultima volta siamo rovinati"
"Io so rompere le uova, mamma" mi dice tutto serio, conscio della sua mission.
"Sai rompere un sacco di cose, amore, è proprio vero"
(non coglie l'allusione, per fortuna)
Insomma facciamo questa frittatina e poi la tagliamo a striscioline, e le ripassiamo in padella col pomodoro. Grattata di formaggio e via. Ricetta della zia. Successo garantito, a prova di Bruco.
Con gli gnocchetti, la zucchina moscia e il formaggio in fin di vita facciamo una pasta ripassata al forno, e la cena è pronta. Anche riciclare il cibo "vecchio" è un modo di non sprecare.
"Hai visto, Bruco? Allora com'era la cena?"
"Buona"
"Del resto sai cosa diceva la nonna vecchia?"
"Quella col bastone che non c'è più?"
"Lei"
"Cosa diceva?"
"Con l'olio e col sale è buono ogni stivale"
"Ma gli stivali non si mangiano!"
Ancora il problema della metafora...
Vabbè, un problema alla volta: intanto abbiamo risolto quello della cena, alla metafora ci pensiamo domani.
martedì 2 ottobre 2012
Chi dice nonna
Gli zii li avete già conosciuti. E non mi sento di aggiungere altro.
Mi sembra giusto, a questo punto, che conosciate anche colei che li ha partoriti, ovvero la nonna del Bruco.
E poichè oggi è pure la festa dei nonni, il post cade a fagiuolo.
La nonna del Bruco è una di quelle nonne contemporanee che non ne hanno neanche per le palle di spendere il loro tempo con i nipoti.
Dopo aver cresciuto tre figli da casalinga, un giorno ha deciso che doveva recuperare il tempo perduto e ha iniziato a lavorare, non si sa bene nè dove nè quando perchè lo svolgimento delle sue giornate è ammantato di mistero.
Dopo aver ripreso a lavorare si è iscritta al recupero scolastico, conseguendo la licenza di terza media nonostante tra le materie d'esame ci fosse anche l'inglese.
La nonna del Bruco cambia la disposizione della casa all'incirca ogni tre mesi, per cui quando vai a trovarla ti devi resettare ogni volta: le camere cambiano locazione, puoi trovare il bagno al posto della cucina, o un muro rosa laddove c'era una porta marrone, ma soprattutto puoi trovare nella stessa stanza cose che non c'entrano niente l'una con l'altra, tipo una piattaia da cucina dell'800 e un tavolo in finto marmo Scavolini.
Dove spariscano i mobili e chi li sposti fuori e dentro la casa non è dato sapere.
Un'altra delle sue caratteristiche è l'acquisto compulsivo di cose inutili, tipo borse enormi e pesantissime, che regolarmente finiscono stipate nell'armadio in camera del Bruco, e oggetti kitsch come orologi a cucù assemblati in chissà quale sperduta provincia cinese.
E' ossessionata dalle rane, che ricoprono in varie forme l'intero bagno, e dagli aforismi di scrittori famosi, possibilmente depressi, di cui ricopre ogni centimetro libero della casa.
Vive con due gatti persiani e un bulldog inglese, che - dice - non sono suoi, però non ha mai voluto cederli, e li odia cordialmente.
Cucina ottime lasagne vegetariane e impiega il suo tempo libero dipingendo scenografie splatter (tipo teste finte o mani mozzate) per gli esperimenti cinematografici dello zio Davide.
Se vuoi andare a pranzo da lei la porta è aperta, però devi autoinvitarti perchè lei non t'invita mai, soprattutto se sei uno dei suoi figli.
Domenica, a casa della nonna del Bruco.
"Mamma, vado a giocare a macchinine sul divano con lo zio"
"Va bene, Bruco"
Dopo circa 40 minuti, il Bruco torna con in mano una statuetta di Undertaker, un famoso wrestler degli anni '80.
"Mamma. Da grande vojo essere come lui"
"Certo, amore. Chi te l'ha dato questo mostriciattolo?"
"Lo zio Davide"
"Certo. Adesso mettilo via che la nonna sta scolando la pasta"
"Mamma?"
"Sai che a me non piace la polizia?"
"Sai che adesso uccido tuo zio? Interistaaaaaaaaaaa! Ma insomma, non vedi che lo zio Davide sta rovinando tre anni di faticosa educazione del Bruco??? Tu cosa stavi facendo nel mentre???"
L'Interista solleva la testa dal suo telefonino e mi guarda con l'occhio lucido.
"L'avevamo richiamato e avevano detto che aveva trovato un altro lavoro... Ma ha cambiato idea! Il Baffo è tra noi!".
"Bene... hai sentito cosa ti ho detto? Il Bruco dice che da grande vuole fare il wrestler!"
"L'unico problema sarà che non potremo cazziarlo se sbaglia. Come fai a cazziare uno coi baffi?"
Come dire, noi qui si passa delle domeniche emozionanti.
PS: Benvenuto Baffo, ora fai parte della family. Ti attendono tante domeniche emozionanti.
Mi sembra giusto, a questo punto, che conosciate anche colei che li ha partoriti, ovvero la nonna del Bruco.
E poichè oggi è pure la festa dei nonni, il post cade a fagiuolo.
La nonna del Bruco è una di quelle nonne contemporanee che non ne hanno neanche per le palle di spendere il loro tempo con i nipoti.
Dopo aver cresciuto tre figli da casalinga, un giorno ha deciso che doveva recuperare il tempo perduto e ha iniziato a lavorare, non si sa bene nè dove nè quando perchè lo svolgimento delle sue giornate è ammantato di mistero.
Dopo aver ripreso a lavorare si è iscritta al recupero scolastico, conseguendo la licenza di terza media nonostante tra le materie d'esame ci fosse anche l'inglese.
La nonna del Bruco cambia la disposizione della casa all'incirca ogni tre mesi, per cui quando vai a trovarla ti devi resettare ogni volta: le camere cambiano locazione, puoi trovare il bagno al posto della cucina, o un muro rosa laddove c'era una porta marrone, ma soprattutto puoi trovare nella stessa stanza cose che non c'entrano niente l'una con l'altra, tipo una piattaia da cucina dell'800 e un tavolo in finto marmo Scavolini.
Dove spariscano i mobili e chi li sposti fuori e dentro la casa non è dato sapere.
Un'altra delle sue caratteristiche è l'acquisto compulsivo di cose inutili, tipo borse enormi e pesantissime, che regolarmente finiscono stipate nell'armadio in camera del Bruco, e oggetti kitsch come orologi a cucù assemblati in chissà quale sperduta provincia cinese.
E' ossessionata dalle rane, che ricoprono in varie forme l'intero bagno, e dagli aforismi di scrittori famosi, possibilmente depressi, di cui ricopre ogni centimetro libero della casa.
Vive con due gatti persiani e un bulldog inglese, che - dice - non sono suoi, però non ha mai voluto cederli, e li odia cordialmente.
Cucina ottime lasagne vegetariane e impiega il suo tempo libero dipingendo scenografie splatter (tipo teste finte o mani mozzate) per gli esperimenti cinematografici dello zio Davide.
Se vuoi andare a pranzo da lei la porta è aperta, però devi autoinvitarti perchè lei non t'invita mai, soprattutto se sei uno dei suoi figli.
Domenica, a casa della nonna del Bruco.
"Mamma, vado a giocare a macchinine sul divano con lo zio"
"Va bene, Bruco"
Dopo circa 40 minuti, il Bruco torna con in mano una statuetta di Undertaker, un famoso wrestler degli anni '80.
"Mamma. Da grande vojo essere come lui"
"Certo, amore. Chi te l'ha dato questo mostriciattolo?"
"Lo zio Davide"
"Certo. Adesso mettilo via che la nonna sta scolando la pasta"
"Mamma?"
"Sai che a me non piace la polizia?"
"Sai che adesso uccido tuo zio? Interistaaaaaaaaaaa! Ma insomma, non vedi che lo zio Davide sta rovinando tre anni di faticosa educazione del Bruco??? Tu cosa stavi facendo nel mentre???"
L'Interista solleva la testa dal suo telefonino e mi guarda con l'occhio lucido.
"L'avevamo richiamato e avevano detto che aveva trovato un altro lavoro... Ma ha cambiato idea! Il Baffo è tra noi!".
"Bene... hai sentito cosa ti ho detto? Il Bruco dice che da grande vuole fare il wrestler!"
"L'unico problema sarà che non potremo cazziarlo se sbaglia. Come fai a cazziare uno coi baffi?"
Come dire, noi qui si passa delle domeniche emozionanti.
PS: Benvenuto Baffo, ora fai parte della family. Ti attendono tante domeniche emozionanti.
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lunedì 9 luglio 2012
A tennis con le zanzare
Come tutti i bimbi di città, il Bruco ha un rapporto molto ridotto col mondo vegetale e animale, e anche se si cerca di ovviare, a Milano c'è una gran varietà di specie strane solo per quanto riguarda le persone.
Però in vacanza ci siamo rifatti, e al Bruco si sono aperte finestre su mondi pressochè ignoti o conosciuti solo a mezzo libri: per 10 giorni abbiamo abitato in una casa di campagna, isolata sul cucuzzolo di una collina, confinante con un appezzamento che ospitava capre, circondati da fattorie et similia (e in proposito volevo sollevare la seguente questione: ma chi l'ha detto che il gallo canta all'alba? Quelli che c'erano lì intorno iniziavano alle 5 e andavano avanti fino a mezzogiorno. Cari, simpatici, esauriti galletti).
Ma gli ospiti più consistenti erano gli insetti: grilli su ogni imposta, ragni di varia forma e colore in ogni dove, cicale fino a farti scoppiare la testa. Persino un simpatico nido di vespe sulla finestra della Bruco-camera.
Dicono che l'entomofobia venga da un condizionamento dei genitori, perchè un bambino, di per sè, non ha motivo di aver timore di un ragnetto, così come di un gatto o di un cane.
Ora, a me personalmente gli insetti fanno una paura boia.
Però mi sono sforzata, col Bruco, di non farglielo capire nè tantomeno di uccidere un ragnetto o altro in sua presenza.
E infatti lui di solito quando vede un insetto si profonde in frasi tipo:
"Mamma, guarda! Che carino! Gli diamo la pappa?"
"Ehm... anche no, Bruco, quello è un coleottero, non è un animale domestico"
"Cos'è un animale domestico?"
"Uno tipo la Minuzza, che vive in casa con noi"
"E il colottoro non può stare con noi?"
"No, Bruco. Fidati che il coleottero sta meglio fuori casa"
Insomma siamo tornati in città e io ero molto contenta di questo approccio del Bruco al mondo "insettifero", nonostante me (e anche nonostante l'Interista che è terrorizzato dai grilli, uno dei pochi insetti che non fanno veramente niente a parte saltare, ma tant'è).
Sabato sera, a casa della nonna Luciana.
"Nonna, guarda cosa ho trovato! Una racchietta!"
"No, amore, quella non è una racchetta per giocare, è per uccidere le zanzare!" illustra la nonna con dovizia di particolari "Guarda, tu schiacci qui e le zanzare si friggono!"
"Uao! Mamma la vojo anch'io per giocare a tennis con le szanszare!"
Grazie, nonna. Una sconfigge pure la paura atavica dei ragni per trasmettere a suo figlio l'armonia della natura, e poi in 30 secondi gli si passa il concetto che uccidere gli insetti è pure divertente.
"Ma Bruco non ti serve uccidere le zanzare: in casa nostra ci sono le zanzariere, se non entrano che fastidio ti danno? Poi c'è lo spray al geranio, la candela di citronella, un sacco di cose..."
"Sì. Allora me la compri? La pallina non mi serve"
Però in vacanza ci siamo rifatti, e al Bruco si sono aperte finestre su mondi pressochè ignoti o conosciuti solo a mezzo libri: per 10 giorni abbiamo abitato in una casa di campagna, isolata sul cucuzzolo di una collina, confinante con un appezzamento che ospitava capre, circondati da fattorie et similia (e in proposito volevo sollevare la seguente questione: ma chi l'ha detto che il gallo canta all'alba? Quelli che c'erano lì intorno iniziavano alle 5 e andavano avanti fino a mezzogiorno. Cari, simpatici, esauriti galletti).
Ma gli ospiti più consistenti erano gli insetti: grilli su ogni imposta, ragni di varia forma e colore in ogni dove, cicale fino a farti scoppiare la testa. Persino un simpatico nido di vespe sulla finestra della Bruco-camera.
Dicono che l'entomofobia venga da un condizionamento dei genitori, perchè un bambino, di per sè, non ha motivo di aver timore di un ragnetto, così come di un gatto o di un cane.
Ora, a me personalmente gli insetti fanno una paura boia.
Però mi sono sforzata, col Bruco, di non farglielo capire nè tantomeno di uccidere un ragnetto o altro in sua presenza.
E infatti lui di solito quando vede un insetto si profonde in frasi tipo:
"Mamma, guarda! Che carino! Gli diamo la pappa?"
"Ehm... anche no, Bruco, quello è un coleottero, non è un animale domestico"
"Cos'è un animale domestico?"
"Uno tipo la Minuzza, che vive in casa con noi"
"E il colottoro non può stare con noi?"
"No, Bruco. Fidati che il coleottero sta meglio fuori casa"
Insomma siamo tornati in città e io ero molto contenta di questo approccio del Bruco al mondo "insettifero", nonostante me (e anche nonostante l'Interista che è terrorizzato dai grilli, uno dei pochi insetti che non fanno veramente niente a parte saltare, ma tant'è).
Sabato sera, a casa della nonna Luciana.
"Nonna, guarda cosa ho trovato! Una racchietta!"
"No, amore, quella non è una racchetta per giocare, è per uccidere le zanzare!" illustra la nonna con dovizia di particolari "Guarda, tu schiacci qui e le zanzare si friggono!"
"Uao! Mamma la vojo anch'io per giocare a tennis con le szanszare!"
Grazie, nonna. Una sconfigge pure la paura atavica dei ragni per trasmettere a suo figlio l'armonia della natura, e poi in 30 secondi gli si passa il concetto che uccidere gli insetti è pure divertente.
"Ma Bruco non ti serve uccidere le zanzare: in casa nostra ci sono le zanzariere, se non entrano che fastidio ti danno? Poi c'è lo spray al geranio, la candela di citronella, un sacco di cose..."
"Sì. Allora me la compri? La pallina non mi serve"
venerdì 23 dicembre 2011
Sono solo canzonette
Insomma tra due giorni è Natale, la posta ti s'intasa di cagnolini e gattini col berretto di Babbo Natale, i fantasmi delle tartine col salmone norvegese ti aleggiano intorno e cominci a vedere aspic di gamberetti danzarti sulla scrivania: ebbene sì, hai l'influenza o qualcosa che le somiglia e ti senti tutto tranne che più buona.
Intanto il Bruco si prepara per il primo vero Natale della sua vita (gli anni scorsi era troppo piccolo e il baraccone non l'avevamo allestito): vuole le lucine dell'albero accese fin dalle sette del mattino e soprattutto vuole cantare. A lui lo spirito del Natale gli è preso così.
Quindi si comincia: il primo è "Cebbecher", che sarebbe Chet Baker. Da tutta la pila dei cd (sì, siamo una famiglia un po' vintage) ha scelto quello, ne ha imparato il nome e conosce a memoria le melodie. I miei tentativi di ampliare il suo orizzonte jazzistico finora sono falliti miseramente.
"Aretha Franklin? Amore guarda che questa spacca, vedrai che ti piace, fidati..."
"No. Non piasce a me. Piasce Cebbecher".
Miles Davis? Uno troppo avanti, dai ascoltiamolo!
"No! Non piasce."
"Louis Armstrong? Non puoi rifiutare Satchmo, cioè non puoi."
"Cebbecher"
E "quasi blu" sia, allora.
Peccato che dopo 90 minuti di Cebbecher, gli parta l'embolo delle canzoncine per bimbiminkia.
Dalle tagliatelle di Nonna Pina (che io se la incontro 'sta vecchia ci imbottisco un pandoro e me la magno viva) alla Mucca Carolina che si sveglia la mattina.
Il fatto è che io queste canzoni non le so. Così di corsa vado su youtube e cerco disperata un video sulla Mucca Carolina & company, e scopro un mondo fatto di orrende basi remixate in stile dance su cui vocine stridule cantano rime assurde.
Chiamo l'Interista in mio soccorso.
"Senti trovagliela tu una canzoncina che gli piaccia, io vado a farmi una doccia che non ce la posso fare"
Li lascio in camera e mi fiondo sotto lo scroscio che nulla ti fa sentire, e mi riconcilio col Natale imminente. Poi riemergo. Prendo l'accappatoio. Sento una melodia strana dalla camera.
Apro la porta con timore.
Il Bruco è lì, con lo sguardo fisso il corpo immobile e l'espressione basita, completamente perduto dentro il "tubo".
"Ma cosa gli stai facendo sentire???"
"E' bene che impari l'inno al più presto" risponde Lui, pacifico.
No, non gli sta facendo sentire l'Inno di Mameli.
Trattasi di "Amala" a un volume improponibile.
Cebbecher dove sei?
E cmq sempre meglio di quell'esaurita di Nonna Pina.
Intanto il Bruco si prepara per il primo vero Natale della sua vita (gli anni scorsi era troppo piccolo e il baraccone non l'avevamo allestito): vuole le lucine dell'albero accese fin dalle sette del mattino e soprattutto vuole cantare. A lui lo spirito del Natale gli è preso così.
Quindi si comincia: il primo è "Cebbecher", che sarebbe Chet Baker. Da tutta la pila dei cd (sì, siamo una famiglia un po' vintage) ha scelto quello, ne ha imparato il nome e conosce a memoria le melodie. I miei tentativi di ampliare il suo orizzonte jazzistico finora sono falliti miseramente.
"Aretha Franklin? Amore guarda che questa spacca, vedrai che ti piace, fidati..."
"No. Non piasce a me. Piasce Cebbecher".
Miles Davis? Uno troppo avanti, dai ascoltiamolo!
"No! Non piasce."
"Louis Armstrong? Non puoi rifiutare Satchmo, cioè non puoi."
"Cebbecher"
E "quasi blu" sia, allora.
Peccato che dopo 90 minuti di Cebbecher, gli parta l'embolo delle canzoncine per bimbiminkia.
Dalle tagliatelle di Nonna Pina (che io se la incontro 'sta vecchia ci imbottisco un pandoro e me la magno viva) alla Mucca Carolina che si sveglia la mattina.
Il fatto è che io queste canzoni non le so. Così di corsa vado su youtube e cerco disperata un video sulla Mucca Carolina & company, e scopro un mondo fatto di orrende basi remixate in stile dance su cui vocine stridule cantano rime assurde.
Chiamo l'Interista in mio soccorso.
"Senti trovagliela tu una canzoncina che gli piaccia, io vado a farmi una doccia che non ce la posso fare"
Li lascio in camera e mi fiondo sotto lo scroscio che nulla ti fa sentire, e mi riconcilio col Natale imminente. Poi riemergo. Prendo l'accappatoio. Sento una melodia strana dalla camera.
Apro la porta con timore.
Il Bruco è lì, con lo sguardo fisso il corpo immobile e l'espressione basita, completamente perduto dentro il "tubo".
"Ma cosa gli stai facendo sentire???"
"E' bene che impari l'inno al più presto" risponde Lui, pacifico.
No, non gli sta facendo sentire l'Inno di Mameli.
Trattasi di "Amala" a un volume improponibile.
Cebbecher dove sei?
E cmq sempre meglio di quell'esaurita di Nonna Pina.
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