martedì 21 gennaio 2014

La seconda volta

Non che la prima volta sia tutta poesia.
La prima volta ero ingrassata 13 chili, avevo dolori intercostali ovunque, la sciatica che mi dava un'aura alla Kevin Spacey nei Soliti Sospetti e non dormivo mai perchè era estate e Milano era come i tropici senza il mare la spiaggia e le palme.
Però, c'era un però. Era la prima volta, e le prime volte sono belle anche quando sono brutte, perchè ti danno la dimensione dell'ignoto, del nuovo, della curiosità e dell'esperienza.
La prima volta leggi libri sull'argomento, compri quelle tutine vezzose, monti il lettino con una sorta di ritualità, scegli il nome come se fosse quello del messia e tutto è pronto in tempo per l'arrivo del bambino.

La seconda volta sai già che le tutine verranno lordate di rigurgiti e merda e bavetta e non ci sarà omino bianco che tenga. Sai già che nel lettino carino con la giostrina tuo figlio ci dormirà solo legato e imbavagliato o sottoposto a tattiche pedagogiche d'ispirazione nazista. Non leggi niente perchè ne sai abbastanza ma soprattutto sai che con un neonato urlante i manuali sono utili come una sciarpa in pile in luglio a Santorini.

Ormai mancano tre settimane, e non è pronto niente. Il lettino non è montato, la valigia per l'ospedale non è pronta (il mio cervello continua a rigettare l'idea di dover comprare cose come la mutande di rete monouso), i vestitini dell'infante sono quelli stinti e un po' macchiati del fratello, e soprattutto questo bambino non ha ancora un nome, a parte quello che il Bruco gli ha dato sei mesi fa e che continua a spacciare i giro come fosse il suo vero nome, e la gente ormai ci sta credendo (Hutch. Sì, come Starsky e Hutch. No, non sa neanche chi siano Starsky e Hutch. No, non lo chiameremo veramente Hutch. O sì?).

Sono ingrassata 8 chili, non sembro zoppa per la sciatica, ma di notte mi sveglio ogni ora: mi metto seduta di scatto e fisso la carrozzina in fondo alla camera, continuando a pensare "dio che ansia, fra un mese non dormirò più, devo assolutamente dormire tantissimo ADESSO". E infatti non dormo.
Mi vengono in mente le coliche, le ragadi, i pannolini puzzolenti, i biberon che invadono il lavandino, il pavimento impiastricciato di pappette e tante altre cose amene che sono lontanissime, perchè il Bruco ormai è quasi diventato una farfalla. E' autonomo, intelligente, parlante (pure troppo) e le maestre della scuola materna dicono persino che non c'è bisogno di fare il colloquio perchè "bravi così ne abbiamo pochi".

Ma niente, ormai è fatta. Quasi. Devo solo partorire. Fra tre settimane. O dopo, com'è successo la prima volta. La prima volta, quando mi hanno ricoverata e indotta per 48 lunghissime ore. Quello è il mio primo vero incubo, quello non deve accadere una seconda volta.
Se tra un mese vedete una che scappa dal Niguarda in camicia da notte a fiorellini e improbabili Birkenstock verdi, e corre più veloce di tutti i runners del Parco Nord messi assieme, quella sono io.
Piuttosto vado a partorire lì, in mezzo ai vecchietti cinesi che fanno tai chi la mattina all'alba tra gli orti dei pensionati.

Nel frammezzo che ancora manca, sto scrivendo "di là" e non di qua. Prima che le elucubrazioni sul rapporto prezzo-qualità dei pannolini mi ottenebrino la mente. O magari no.
Chissà che la seconda volta non sia un po' diversa anche in questo.



mercoledì 11 dicembre 2013

A qualcuno piace verde

Tanto tempo fa, quando io e l'Interista vivevamo in un confortante ménage childfree privo di orari, vincoli, responsabilità, stagioni e quant'altro ti ricordi ogni giorno che "tempus fugit - la vita è breve - moriremo tutti", in quel tempo dicevo, il Natale era un po' diverso da com'è adesso.
Di fare l'albero con le luci e le palline non me lo sognavo neanche, tantomeno di cucinare per il pranzo: però il Natale ci piaceva, tanto che l'Interista passava la notte del 24 vestito da Babbo portando regali ai bambini più sfortunati per un ente benefico (secondo me gli piaceva perchè era l'unico giorno dell'anno in cui poteva dire di essere dotato di barba).
Il Natale ci piaceva, tanto che comprammo, a un mercatino, come unico addobbo da famiglie senza figli, uno splendido Babbo Natale di pezza da appendere fuori dalla porta. Verde.

Poi è arrivato il Bruco, quest'anno più conscio che mai dei riti natalizi: ha voluto un calendario dell'avvento (...), l'albero, le luci, le palline, e tutto il resto.
In uno scatolone ho ritrovato anche il nostro Babbo Natale verde, e l'ho appeso fuori dalla porta.
Sconcerto e disappunto sul volto del biondo quattrenne.

"Mamma, questo non è Babbo Natale"
"Come no? Ha la barba, il cappello a punta, il nasone arrossato dal freddo..."
"Ma perchè è verde?"
(vabbè, ho pensato, gli racconto la vulgata: poi quando crescerà potrà fare le sue ricerche ad hoc")
"Perchè in principio, quando abitava al Polo Nord, Babbo Natale era vestito di verde. Poi un anno la Coca Cola lo ha assoldato per fare la pubblicità, e lo ha vestito di rosso. E da quel momento è rosso"
"E perchè il nostro allora è verde?"
"Amore, ma non ti piace? E' bellissimo!"
Non risponde.

Stamattina, a scuola.

"Buongiorno, signora! Tutto bene?"
"Sì, grazie..."
"Senta ma che addobbi mirabolanti avete voi a casa?"
"Oddio, perchè?"
"Orlando ha detto che avete un Babbo Natale verde che quando beve la Coca Cola diventa rosso"
"Ha detto così? Ah. Ok. No, è che... sa, è un bambino molto fantasioso"

Che poi pare che non sia neanche del tutto vera, questa storia della Coca Cola.
E comunque spiegatelo voi, a uno di quattro anni, cos'è il marketing.
Soprattutto, trovatela voi una buona motivazione per fargli accettare il fatto che il suo Babbo Natale è verde, mentre gli altri ce l'hanno tutti rosso.


giovedì 21 novembre 2013

10 motivi semiseri per non far vedere Pinocchio ai vostri figli

Premesso che il Bruco guarda cartoni animati e film solo a determinati orari, entro certi limiti e seguendo una programmazione cinematografica approvata dal Gran Consiglio Ristretto dei Genitori (ovvero I, me and myself).
Questa è una di quelle cose che sono molto soggettive: ho conosciuto madri che guardano Breaking Bad mentre il figlio costruisce cristalli di Lego... ops, torri di Lego sul tappeto davanti alla stessa tv, e madri che non concepiscono neanche la visione di Peppa Pig (peraltro uno dei cartoni animati su cui ultimamente si sprecano più analisi socio-televisive di sempre).

Io recentemente mi son sentita dire "ma gli fai vedere Monsters & Co?".
E' ancora piccolo. Si spaventa. Non è in grado di elaborarne i contenuti emotivi.
Il fatto è che il ragazzino esprime anche i suoi desideri, in fatto di cosa guardare.
Ed è capitato qualche giorno fa che il Bruco volesse vedere Pinocchio.
Vabbè, Pinocchio, mi son detta, un grande classico, perchè no.
Così l'ho fatto partire, e sinceramente mi son spaventata un sacco.
Altro che Monsters & Co
Senza contare che il Bruco mi ha fatto un sacco di domande a cui non sapevo dare risposta, tipo: "Perchè Lucignolo che fuma il sigaro è cattivo e Geppetto che fuma la pipa a letto no?"
Ecco dunque, qui di seguito, una lista semiseria del mio "perchè no" a Pinocchio.
1- Geppetto fuma la pipa a letto (istigazione al fumo)
2- Geppetto sfrutta il gatto Figaro facendogli fare le cose che non ha voglia di fare al posto suo (maltrattamento animali)
3- Geppetto dorme con un fucile sotto il cuscino (istigazione all'uso delle armi)
4- Geppetto non accompagna Pinocchio a scuola manco il primo giorno, e infatti il Gatto e la Volpe se lo intortano (abbandono di minore)
5- Il grillo parlante è un senzatetto parassita che ammorba Pinocchio con canzoncine coreografate manco fossimo sul set di Glee (circonvenzione di incapace)
6- Il teatro è rappresentato come un'attività di infima categoria ai limiti del lecito e realizzata da idioti (cit. del Grillo: "cosa può farsene un attore della coscienza")
7- Mangiafuoco tiene Pinocchio chiuso in una gabbia tra uno spettacolo e l'altro (sfruttamento e maltrattamento di minore)
8- Geppetto che cerca Pinocchio sotto la pioggia battente di notte invocando il suo nome è una delle scene più deprimenti di sempre (istigazione alla depressione)
9- Dolci, pizza, caramelle e il gioco del biliardo sono equiparati al tabacco e all'alcool (pubblicità ingannevole)
10- La metamorfosi dei ragazzi svogliati in somari è più paurosa di quella dei metamorfi in True Blood (esposizione precoce dei minori al concetto di horror)

Stamattina, a casa di Orlando, ore 8.52.

"Bruco, hai fatto la pipì? Dobbiamo uscire, è tardi"
"Sì, mamma"
"Bruco, non l'hai fatta. La mia era una domanda retorica. Guarda che non si dicono le bugie!"
"Però il naso non mi è cresciuto, mamma"
"..."

Post scriptum
A margine di tutto ciò, e soprattutto a prescindere dalla sua trasposizione animata, il Pinocchio di Collodi resta un grande libro (e pensare che qualcuno si ostina ad accostarlo al libro Cuore...)


venerdì 25 ottobre 2013

Bello de casa

Stamattina, ore 8.05, a casa di Orlando.

Il Bruco si presenta in camera nostra, noi ancora moribondi dopo 6 ore di sonno filato.
"Bruco, vieni qui dal Papà"
"No, vieni dalla mamma"
"No, dal Papà!"
"Dalla mamma, Bruco!"

Il ragazzino, conteso,  "da tutti e due" risponde.
"Ma certo, amore, la mamma e il papà scherzano. Dai, io mi alzo a preparare la colazione"

Torno in camera dopo dieci minuti.
"Guarda, mamma... sono dal papà che è bello!"
"Cosa vuol dire?! Anche la mamma è bella!"
"..."
"Bruco? Anche la mamma è bella, vero?"
"Mamma... tu sei intelligente"

A parte che la mia autostima è improvvisamente andata in vacanza e secondo me non tornerà neanche tanto presto.
A parte che mi sconvolge il fatto che un bambino di quattro anni possa esprimere un pensiero così elaborato.
A parte che se non gli spiego due o tre cose con le donne non andrà molto lontano.
A parte che l'Interista da sotto le coperte ha osato sussurrare un "è vero, Bruco, hai ragione".

A parte tutto. Domani col cazzo che mi alzo a prepararvi la colazione, ingrati!

(e comunque, come diceva George Bernard Shaw, "la bellezza dopo tre giorni è tanto noiosa come la virtù").


venerdì 18 ottobre 2013

Le conseguenze dell'amore

No, non è un post serio, e neanche uno sdolcinato, è un post cazzone ma alla fine è di quello che si vive no? Di cosa? Di momenti cazzoni. Mica di ricorrenze e feste comandate,

Lo scorso weekend sono fuggita per un paio di giorni con delle amiche che sopportano i miei momenti "Touring Club" e anche quelli "Gambero Rosso", ovvero non fanno un piega se tutti sono svaccati per la pennica pomeridiana e io rompo le balle perchè bisogna andare a visitare la cupola ellittica più grande d'Europa (già, per fortuna al mondo c'è gente che ti apprezza per come sei).

E niente, ho lasciato i due uomini da soli. Non proprio soli, in realtà li ho lasciati in compagnia di mille raccomandazioni: "non fare questo, fai quello, non dargli quello, non vestirlo così, non portarlo lì".

Sabato mattina, ore 11.43, al telefono.

"Ciao Interista, allora che avtee fatto ieri sera?"
"Abbiamo mangiato la pizza da mia sorella"
"Ma il Bruco? Vabbè passamelo"
"..."
"Ciao, Bruco! Come stai? Cosa hai fatto ieri sera?"
"Ho visto un film dalla zia"
"Un film? Di cosa parlava?"
"C'era una bambina"
"Ah, bene. E cosa faceva questa bambina?"
"Era triste perchè non c'era la sua mamma"
"E perchè non c'era?"
"Perchè l'avevano bruciata viva gli umani"
"Bene. Passami tuo padre. Subito!"

Domenica, ore 13.32, conversazione su whatsup.

"Ciao, dove siete?"
"Al pub"
"Al pub? A fare cosa?"
"A mangiare. Alla caserma dei pompieri c'era coda e torniamo dopo pranzo"
"Cosa sta mangiando il Bruco?"
Arriva una foto.
Il Bruco è vestito con un maglioncino di cotone senza maglietta sotto e ha di fronte un piatto gigante pieno di fagioli, bacon e uova. Una Guinness campeggia al suo fianco.
Mantengo la calma.
"Ha mangiato della frutta?"
"Oggi no"
"E ieri?"
"uhm... no, ha mangiato la pizza"
"Guarda che se non gli dai la frutta non fa la cacca"
"Ah. Infatti sono due giorni che non la fa"

Domenica, a casa di Orlando, ore 19.18.

"Bruco! Sono tornata! Che hai fatto oggi amore?"
"Ho spento il fuoco... ho salvato un gattino... il papà mi ha comprato la maglietta di Andanovich"
"..."

Lunedì mattina, a casa di Orlando,  ore 8.50.

"Bruco, sbrigati che arriviamo tardi a scuola"
"Voglio portare un gioco"
"Ok, prendi quello che vuoi e andiamo, veloce!"
Torna con in mano un gagliardetto nerazzurro.
"Porto questo"
"No. Quello non è un gioco, non puoi portarlo a scuola"
"Sì lo porto! Tutti devono sapere che bisogna tenere l'Inter"
"Bisogna???!!!???"

Tutto ha delle conseguenze. Andare via per un weekend ha delle conseguenze.
L'amore paterno ha delle conseguenze.
L'amore dell'Interista per la birra e per la sua squadra.
Intendevo quello, per "amore paterno". Che avevate capito?


lunedì 7 ottobre 2013

Buon compleanno, mister Bruco

Stamattina quando è suonata la sveglia volevo morire. Le palpebre sembravano piombo, la schiena mi faceva male, nessuna energia residua, e tutto dopo otto ore di sonno filato.
Esattamente quattro anni fa, di mattina, mi svegliavo e volevo alzarmi. Le palpebre sembravano piombo, la schiena mi faceva male, nessuna energia residua, e tutto dopo 40 ore tra induzione, travaglio, parto.
Volevo andare alla nursery e guardarti perchè ti avevo visto solo di sfuggita tra l'1.36 e l'1.46: improvvisamente avevo un figlio e non sapevo neanche che faccia avesse. Eri senza capelli, e a parte quello mi sei sembrato subito bellissimo, il più bello. E' stato lì che ho capito davvero quella cosa dell'"occhio della madre" che avevo studiato a storia e critica del cinema.

Stamattina mi sono trascinata in camera tua con le mie palpebre di piombo e ti ho guardato, come faccio ogni mattina da quattro anni a questa parte.
Hai un sacco di capelli, lunghi e spettinati, un po' biondi e un po' rossi.
Hai quattro anni, e ti metti le scarpe da solo.
Hai quattro anni e giri per casa con una maschera da uomo-pesce, i guantoni da portiere e lo scudo di Capitan America.
Fai discorsi che neanche molti adulti sanno fare, e quando hai finito di mangiare mi dici "sono sazio".
Inciampi nei tuoi stessi lunghissimi piedi ma vai come un fulmine in bici senza rotelle, salutando ogni singolo ciclista che ti passa a fianco.
La ex maestra del nido ci chiede ancora oggi se può tenerti ogni tanto il pomeriggio.
La bidella della materna ti regala giochi e giochini ogni giorno perchè "lo so signora che non è educativo ma è il mio bambino preferito", e quando penso a me e all'interista (ma soprattutto a me) mi chiedo da dove tu l'abbia preso questo potere ipnotico di piacere alle persone.
E' un dono, il tuo dono.
Usalo bene, usalo a fin di bene, è il mio augurio per il futuro.
Auguri, Bruco mio. Tanti auguri da una che ogni mattina si sveglia, ti guarda, e si meraviglia.
(sei una durissima concorrenza per colui che verrà, ma ci attrezzeremo)

martedì 1 ottobre 2013

La prova del tofu

Ieri sera, ore 19.04, a casa di Orlando.

"Bruco, cosa vuoi mangiare stasera?" (di solito non glielo chiedo, ma quando non ho idee mi faccio ispirare da lui)
"Di primo carne, di secondo tacchino"
"..."

Come dire, piccoli vegetariani crescono.
A casa di Orlando siamo onnivori, nel senso che mangiamo (quasi) tutto, anche se i miei principi slow food un'impronta al nostro regime alimentare la danno inevitabilmente.
Con qualche "no" imprescindibile, ma senza esagerazioni.
E il Bruco è esattamente come i suoi genitori, una buona forchetta: il suo pasto preferito è pasta al pesto, fagiolini ripassati e uovo alla coque. Se poi ci sono pure i cannoli con la crema...

Oggi, secondo un'iniziativa per me lodevole che ha lo scopo di far conoscere altri regimi alimentari ai bambini, a scuola servivano un menù vegano (creato da Pietro Leeman, mica pizza e fichi), anche se a mio parere potevano giocarsela un po' meglio: servire un'insalata di tofu condita con salsa di soia al quattrenne medio equivale a un suicidio di massa (dei piatti di tofu, s'intende).

Stamattina ho preparato il ragazzo all'evento, cercando di rendere la cosa più semplice possibile da capire.
"Bruco, oggi a scuola c'è il pranzo vegano. Lo sai chi sono i vegani?"
"No"
"I vegani sono delle persone che non mangiano la carne, il pesce, il formaggio e le uova"
"Perchè?"
"Perchè ad esempio credono che non sia giusto uccidere gli animali per mangiarli"

Non risponde. Lo vedo pensieroso, bene, sta elaborando la cosa.

"Mamma"
"Sì, Bruco?"
"Io non voglio essere uno di quelli"
"Non vuoi essere un vegano?"
"No. Stasera posso mangiare il formaggio pannerone?"

Chissà che invece non torni a casa e mi chieda del tofu saltato in padella.
In fondo nella vita non si sa mai.