Come se non bastassero i parenti, anche i vicini di casa sono un po' stranini.
Sì insomma, un po' freak, un po' Addams.
E sono anche, secondo quella strana armonia della Storia di cui parla King nel suo ultimo romanzo, interisti. (no, non abbiamo fatto ricerche preventive, almeno non io)
Così a volte capita di trovare l'Interista sul pianerottolo a guardare un album di ritagli dell'epoca d'oro insieme a Big Father in vestaglia - "ti prego dimmi che non eri tu quello sul pianerottolo che rimembrava Mourinho" "No, è che dovevo buttare la pattumiera""Certo, aspetta che scendo un attimo, mi ha citofonato Michael Fassbender".
E insomma ogni volta che la incrociamo, questa allegra famigliola di sfasati si precipita in massa perchè sembra avere un'attrazione smodata per il Bruco (beh, come biasimarli?!).
Ore 16.47, fuori casa di Orlando.
"Ciaooooo Orlando!" si profonde Big Mama con voce parecchie ottave sopra il consentito.
"Cosa stai plepalando?" (lui è uno di quelli che vanno subito al sodo)
"L'arrosto con le patatine! Ti piace?"
"No" (dice lui con la stessa espressione di Clint Eastwood nei panni di Joe Kidd)
"Amore ma cosa dici??? Tu adori le patatine!"
Ok mio figlio fa lo stronzo e io cerco di recuperare, e quasi ci riesco, finchè non si volta verso Big Father e lo interroga: "Tu chi sei?"
"Io sono Ulderico"
"Uddelico? Io ce l'ho l'uddelico"
Poi dicono che i bambini non hanno sense of humour.
Lui si indica l'ombelico e inizia a ridere come un matto.
Io non so se abbandonarmi alla vergogna o al riso sfrenato.
"Ehm, presto, Bruco, entriamo che mamma deve preparare cena"
Fortuna che non sa leggere l'orologio, altrimenti prenderebbe per il culo anche me.
giovedì 16 febbraio 2012
lunedì 13 febbraio 2012
Andare a piedi
Prima che il Bruco arrivasse, dando un nome nuovo alla casa e alle nostre esistenze, le amiche mi prendevano in giro perchè facevo assurdi programmi su come educarlo secondo i miei modi di vivere. Uno di questi era "Lui non giocherà con le macchinine". Che era un modo estremo per dire "non voglio che mio figlio cresca con l'idea indotta e senza appello di volere sotto il culo quattro ruote che inquinano". Ovviamente mi deridevano, perchè voi l'avete mai visto un bambino a cui non piacciono le macchinine? E infatti al Bruco piacciono.
E ancor più gli piace l'automobile "quella vela". E la moto del papi, che poi è uno scooter che cade a pezzi (ma non ditelo all'Interista, soprattutto non diteglielo oggi che tutto, tutto il suo mondo nerazzurro, sembra cadere a pezzi).
Ore 16. 48, domenica, a casa di Orlando.
"Mamma giochiamo a incidente?"
"Amore "incidente" non è un bel gioco, sai?"
"Sì. Tu plendi lui. e io plendo lui, fasciamo incidente e andiamo a palcheggiale"
I due 'lui' sono rispettivamente un cavallo e un panda.
"Senti Bruco, passi per il panda, ma perchè un cavallo dovrebbe andare in macchina?
Guarda che i cavalli corrono come dei pazzi, sono superveloci, e sono molto più fighi delle auto"
"E come fa iccavallo ad andale in cuscina?"
"Tu come fai ad andare all'asilo?"
"A piedi"
"E al parco, come ci andiamo?"
"A piedi"
"Lo vedi? Il cavallo fa uguale: va a piedi"
(fissa il cavallino in miniatura)
"Pelò non scià i pollici"
"No, ha gli zoccoli infatti ('mmazza quanto è pignolo 'sto ragazzino). Ma è uguale, sono i suoi piedi. Lo sai che c'è una cosa che si chiama Pedibus? Una specie di autobus in cui tutti i bimbi vanno a scuola a piedi?"
"Sì. (pausa di riflessione) Giochiamo a incidente?"
Ore 17.05, domenica, a casa di Orlando.
Bip.Bip.
"E' un messaggio del papà, Bruco. L'Inter ha perso la partita"
"Anche l'Intel gioca a incidente?"
"Sì, ultimamente parecchio."
E ancor più gli piace l'automobile "quella vela". E la moto del papi, che poi è uno scooter che cade a pezzi (ma non ditelo all'Interista, soprattutto non diteglielo oggi che tutto, tutto il suo mondo nerazzurro, sembra cadere a pezzi).
Ore 16. 48, domenica, a casa di Orlando.
"Mamma giochiamo a incidente?"
"Amore "incidente" non è un bel gioco, sai?"
"Sì. Tu plendi lui. e io plendo lui, fasciamo incidente e andiamo a palcheggiale"
I due 'lui' sono rispettivamente un cavallo e un panda.
"Senti Bruco, passi per il panda, ma perchè un cavallo dovrebbe andare in macchina?
Guarda che i cavalli corrono come dei pazzi, sono superveloci, e sono molto più fighi delle auto"
"E come fa iccavallo ad andale in cuscina?"
"Tu come fai ad andare all'asilo?"
"A piedi"
"E al parco, come ci andiamo?"
"A piedi"
"Lo vedi? Il cavallo fa uguale: va a piedi"
(fissa il cavallino in miniatura)
"Pelò non scià i pollici"
"No, ha gli zoccoli infatti ('mmazza quanto è pignolo 'sto ragazzino). Ma è uguale, sono i suoi piedi. Lo sai che c'è una cosa che si chiama Pedibus? Una specie di autobus in cui tutti i bimbi vanno a scuola a piedi?"
"Sì. (pausa di riflessione) Giochiamo a incidente?"
Ore 17.05, domenica, a casa di Orlando.
Bip.Bip.
"E' un messaggio del papà, Bruco. L'Inter ha perso la partita"
"Anche l'Intel gioca a incidente?"
"Sì, ultimamente parecchio."
giovedì 9 febbraio 2012
Obbligo d'assaggio
Entra tutta trafelata con le guance rosse da freddo e il respiro affannato.
E' una sorta di Romina Power tendente all'obesità, con lunghissimi capelli tinti nero e i pantaloni che si arricciano sull'interno cosce. Avrà quarant'anni, o almeno lo spero per lei.
"Allora, io farò un sacco di domande, scusate ma ho tante cose da chiedere. Per esempio, qui c'è l'obbligo di assaggio? No perchè io la trovo una pratica barbara e invasiva"
In questi giorni c'erano gli open day delle scuole dell'infanzia milanesi.
E la sottoscritta ha ovviamente partecipato, fiancheggiata da una compagna di ventura, con la quale ha dato vita ad un tour a tappe forzate che la Campagna di Russia al confronto impallidisce, nel tentativo strenuo di capire quale fosse l'asilo migliore nel "parco asili" messo a disposizione dal Comune di Milano (sì ok, potete ridere).
Nell'ultima scuola visitata, appare lei, come un'epifania ma molto meno eterea.
"Signora" risponde gentilmente l'educatrice "Cosa intende per obbligo d'assaggio?"
"Cioè per esempio, se mio figlio non vuole mangiare i cavolfiori, voi cosa fate? Glieli fate assaggiare per forza?"
Certo Signora, legano i bambini alla sedia, gli immobilizzano la testa e con un imbuto gli travasano in gola un bel frappè di cavolfiore.
"Beh, se non vuole mangiarli non lo obblighiamo" risponde la poverina basita "però tendenzialmente i bambini devono assaggiare prima di dire che una cosa non piace"
"Ecco vede, allora c'è l'obbligo d'assaggio! Lo sapevo!" e inizia a tremolare e sbuffare tutta in ansia da obbligo d'assaggio. (che per quanto mi riguarda, è sacrosanto)
"E se un bambino non vuole dormire? Cosa gli fate?"
Nastro adesivo sulle palpebre e via andare, no?
"E se quando uno è più grandicello invece vuole dormire?"
Mai visto Opera di Dario Argento, sciura? Eh, s'informi allora.
"E se..."
"E se il nastro adesivo lo mettessimo sulla sua bocca invece, Signora?"
(volevo dirglielo, ma non l'ho detto)
Però una cosa è certa: questo asilo non rientrerà tra le mie scelte.
Il solo pensiero che il Bruco possa essere in classe col figlio di una così, mi terrorizza a morte.
E' una sorta di Romina Power tendente all'obesità, con lunghissimi capelli tinti nero e i pantaloni che si arricciano sull'interno cosce. Avrà quarant'anni, o almeno lo spero per lei.
"Allora, io farò un sacco di domande, scusate ma ho tante cose da chiedere. Per esempio, qui c'è l'obbligo di assaggio? No perchè io la trovo una pratica barbara e invasiva"
In questi giorni c'erano gli open day delle scuole dell'infanzia milanesi.
E la sottoscritta ha ovviamente partecipato, fiancheggiata da una compagna di ventura, con la quale ha dato vita ad un tour a tappe forzate che la Campagna di Russia al confronto impallidisce, nel tentativo strenuo di capire quale fosse l'asilo migliore nel "parco asili" messo a disposizione dal Comune di Milano (sì ok, potete ridere).
Nell'ultima scuola visitata, appare lei, come un'epifania ma molto meno eterea.
"Signora" risponde gentilmente l'educatrice "Cosa intende per obbligo d'assaggio?"
"Cioè per esempio, se mio figlio non vuole mangiare i cavolfiori, voi cosa fate? Glieli fate assaggiare per forza?"
Certo Signora, legano i bambini alla sedia, gli immobilizzano la testa e con un imbuto gli travasano in gola un bel frappè di cavolfiore.
"Beh, se non vuole mangiarli non lo obblighiamo" risponde la poverina basita "però tendenzialmente i bambini devono assaggiare prima di dire che una cosa non piace"
"Ecco vede, allora c'è l'obbligo d'assaggio! Lo sapevo!" e inizia a tremolare e sbuffare tutta in ansia da obbligo d'assaggio. (che per quanto mi riguarda, è sacrosanto)
"E se un bambino non vuole dormire? Cosa gli fate?"
Nastro adesivo sulle palpebre e via andare, no?
"E se quando uno è più grandicello invece vuole dormire?"
Mai visto Opera di Dario Argento, sciura? Eh, s'informi allora.
"E se..."
"E se il nastro adesivo lo mettessimo sulla sua bocca invece, Signora?"
(volevo dirglielo, ma non l'ho detto)
Però una cosa è certa: questo asilo non rientrerà tra le mie scelte.
Il solo pensiero che il Bruco possa essere in classe col figlio di una così, mi terrorizza a morte.
lunedì 6 febbraio 2012
Esorcisti cercasi
Ha esordito sabato mattina tuffandosi in piscina mentre fuori eravamo a -11° e in vasca c'erano solo lui e Pasquale, l'istruttore di nuoto.
Poi, nel pomeriggio, ha convinto la nonna a travestirlo da ranocchia mentre saltava per tutta casa insieme ai cugini più grandi.
Ha trascorso la serata correndo per ogni dove con la sua amichetta Viola dopo aver mangiato 5 salsicce (a testa) sotto gli occhi basiti dei loro genitori. Hanno incendiato una lampadina, tentato di tirar giù uno specchio, buttato oggetti non identificati nel water, traumatizzato la gatta (mentre i rispettivi padri, l'Interista e il Leccese, trangugiavano Passito e Calvados, ricongiunti dall'alcol dopo le recenti e incresciose vicende calcistiche).
Ha passato la notte ospite nel lettone, confinando la sottoscritta a dormire nell'angolino in fondo a destra, senza piumone.
A pranzo, di domenica, è stato ospite del suo amichetto Leonardo (detto Ardo), dove ha svuotato la vasca di tutti i giochini del bagnetto infradiciandosi da capo a piedi.
E' tornato a casa cantando a squarciagola "il pompiere paura non ne ha" con suo padre, che poche ore dopo, a partita finita, aveva tutto tranne che voglia di cantare.
Stamattina è entrato all'asilo salutando il Pupazzo di Neve nel cortile e, cinque minuti dopo, vomitava come Linda Blair in una nota scena di un noto film.
Sarà per questo che stamattina sui giornali circolava la seguente notizia: Milano, è caccia all'Esorcista.
Poi, nel pomeriggio, ha convinto la nonna a travestirlo da ranocchia mentre saltava per tutta casa insieme ai cugini più grandi.
Ha trascorso la serata correndo per ogni dove con la sua amichetta Viola dopo aver mangiato 5 salsicce (a testa) sotto gli occhi basiti dei loro genitori. Hanno incendiato una lampadina, tentato di tirar giù uno specchio, buttato oggetti non identificati nel water, traumatizzato la gatta (mentre i rispettivi padri, l'Interista e il Leccese, trangugiavano Passito e Calvados, ricongiunti dall'alcol dopo le recenti e incresciose vicende calcistiche).
Ha passato la notte ospite nel lettone, confinando la sottoscritta a dormire nell'angolino in fondo a destra, senza piumone.
A pranzo, di domenica, è stato ospite del suo amichetto Leonardo (detto Ardo), dove ha svuotato la vasca di tutti i giochini del bagnetto infradiciandosi da capo a piedi.
E' tornato a casa cantando a squarciagola "il pompiere paura non ne ha" con suo padre, che poche ore dopo, a partita finita, aveva tutto tranne che voglia di cantare.
Stamattina è entrato all'asilo salutando il Pupazzo di Neve nel cortile e, cinque minuti dopo, vomitava come Linda Blair in una nota scena di un noto film.
Sarà per questo che stamattina sui giornali circolava la seguente notizia: Milano, è caccia all'Esorcista.
mercoledì 1 febbraio 2012
Di neve, mercato e altre sciocchezze
A casa di Orlando, ore 17.30.
"Mamma gualda! Allucinante!"
"Scusa???!!???"
"E' tutto allucinante!"
"Bruco, questa repentina e incontrollata espansione del tuo vocabolario mi terrorizza. Ma da chi l'hai sentita questa parola?"
"Dalla mamma"
"Come dalla mamma? La mamma sono io, non ho detto alluc... aaaaaaaah! Ho capito. Tu intendi dire abbacinante, amore. La neve è abbacinante"
"Sì, mamma. Plopio allucinante"
A casa di Orlando, ore 20.15, in seguito a telefonata con l'Interista disperso tra le nevi di Appiano.
"Amore, il papà arriva tardi stasera. Mi raccomando: fai il simpatico, e niente capricci che è una serata difficile"
"Pelchè?"
"Eh, Bruco, è un po' complicato. Come dire, il mercato dell'Inter non sta andando bene"
"Papi non tolna?"
"Ma certo, certo, che torna! Almeno spero".
"Plopio allucinante, mamma?"
"Sì, mi sa che in questo caso hai usato l'aggettivo giusto"
A casa di Orlando, ore 22.01.
(voce dal lettino) "Ginaaaaaaaaaaa! Gina!"
"Senti la devi smettere di chiamarmi Gina, non è possibile che mio figlio di 2 anni mi chiami Gina di fronte al resto del mondo"
(silenzio. Campi verdi, vuoti campi verdi, riflessi nelle sue pupille)
E intanto fuori nevica.
"Mamma gualda! Allucinante!"
"Scusa???!!???"
"E' tutto allucinante!"
"Bruco, questa repentina e incontrollata espansione del tuo vocabolario mi terrorizza. Ma da chi l'hai sentita questa parola?"
"Dalla mamma"
"Come dalla mamma? La mamma sono io, non ho detto alluc... aaaaaaaah! Ho capito. Tu intendi dire abbacinante, amore. La neve è abbacinante"
"Sì, mamma. Plopio allucinante"
A casa di Orlando, ore 20.15, in seguito a telefonata con l'Interista disperso tra le nevi di Appiano.
"Amore, il papà arriva tardi stasera. Mi raccomando: fai il simpatico, e niente capricci che è una serata difficile"
"Pelchè?"
"Eh, Bruco, è un po' complicato. Come dire, il mercato dell'Inter non sta andando bene"
"Papi non tolna?"
"Ma certo, certo, che torna! Almeno spero".
"Plopio allucinante, mamma?"
"Sì, mi sa che in questo caso hai usato l'aggettivo giusto"
A casa di Orlando, ore 22.01.
(voce dal lettino) "Ginaaaaaaaaaaa! Gina!"
"Senti la devi smettere di chiamarmi Gina, non è possibile che mio figlio di 2 anni mi chiami Gina di fronte al resto del mondo"
(silenzio. Campi verdi, vuoti campi verdi, riflessi nelle sue pupille)
E intanto fuori nevica.
lunedì 30 gennaio 2012
Il mio regno per una pecora
Ci sono persone, al mondo, che credono davvero di poter migliorare il mondo.
Ci sono persone, al mondo, che hanno una filosofia di vita e la coerenza di rispettarla.
Ci sono persone, al mondo, che hanno il coraggio di vivere secondo i ritmi della natura, che quasi sempre sono duri e faticosi.
Persone che sanno venire a casa di Orlando, dove quasi tutto è contrario al loro credo, senza mai fare una critica, e che spesso ci fanno pensare che altri modelli di esistenza sono possibili (e per quanto mi riguarda auspicabili).
Loro si chiamano zio Fergal e zia Emi, ma per il Bruco sono gli zii delle pecore.
Hanno viaggiato per un bel po' (con un furgone-casa "come il gussio della lumachina" dice il Bruco), hanno visto e fotografato, lavorando per organizzazioni internazionali a sostegno dei lavoratori agricoli del mondo e non solo.
Adesso si sono fermati: a Kilmeen, in Irlanda, dove stanno costruendo una fattoria. A partire dai campi, che hanno arato e seminato, dove hanno piantato alberi da frutto sfidando il vento d'Irlanda.
"Sai Bruco che la zia Emi ci ha mandato delle foto del campo con gli alberelli che hanno piantato?"
"Nel fuggone della lumachina?"
"No amore, nel furgone mica ci sono i campi... Tutto intorno, hanno piantato gli alberi così quando crescono fanno i frutti"
"E li mangiano le pecole?"
"Ma no, le pecore mangiano l'erba..."
"E li mangia lo zio Feggal?"
"Sì, anche la zia Emi"
"No, solo zio Feggal e le pecole"
(oddio e questo maschilismo gratuito da dove viene?!?)
"Mamma"
"Dimmi, Bruco"
"Anche Ollando vuole una pecola"
"Eh, lo so amore, me l'hai già detto. Ma noi viviamo in città, qui le pecore mica ci stanno bene"
"Però sai che facciamo? Appena la fattoria avrà preso forma, andiamo a trovarli"
"Andiamo a tlovale le pecole?"
"Sei fissato con 'ste pecore, eh. E gli zii non li vuoi vedere?"
"Sì. Gli zii delle pecole"
Poi siamo usciti, e ci siamo persi tra le strade d'asfalto, le polveri sottili, le metropolitane e i cani al guinzaglio. Con i piedi nella città, e nella testa le immagini di questa fattoria che verrà, tra le colline d'Irlanda. Sapendo che da qualche parte c'è un mondo diverso dal nostro, ma che è quello da cui veniamo tutti e che è ancora lì, ancora possibile, ancora necessario.
Ci sono persone, al mondo, che hanno una filosofia di vita e la coerenza di rispettarla.
Ci sono persone, al mondo, che hanno il coraggio di vivere secondo i ritmi della natura, che quasi sempre sono duri e faticosi.
Persone che sanno venire a casa di Orlando, dove quasi tutto è contrario al loro credo, senza mai fare una critica, e che spesso ci fanno pensare che altri modelli di esistenza sono possibili (e per quanto mi riguarda auspicabili).
Loro si chiamano zio Fergal e zia Emi, ma per il Bruco sono gli zii delle pecore.
Hanno viaggiato per un bel po' (con un furgone-casa "come il gussio della lumachina" dice il Bruco), hanno visto e fotografato, lavorando per organizzazioni internazionali a sostegno dei lavoratori agricoli del mondo e non solo.
Adesso si sono fermati: a Kilmeen, in Irlanda, dove stanno costruendo una fattoria. A partire dai campi, che hanno arato e seminato, dove hanno piantato alberi da frutto sfidando il vento d'Irlanda.
"Sai Bruco che la zia Emi ci ha mandato delle foto del campo con gli alberelli che hanno piantato?"
"Nel fuggone della lumachina?"
"No amore, nel furgone mica ci sono i campi... Tutto intorno, hanno piantato gli alberi così quando crescono fanno i frutti"
"E li mangiano le pecole?"
"Ma no, le pecore mangiano l'erba..."
"E li mangia lo zio Feggal?"
"Sì, anche la zia Emi"
"No, solo zio Feggal e le pecole"
(oddio e questo maschilismo gratuito da dove viene?!?)
"Mamma"
"Dimmi, Bruco"
"Anche Ollando vuole una pecola"
"Eh, lo so amore, me l'hai già detto. Ma noi viviamo in città, qui le pecore mica ci stanno bene"
"Però sai che facciamo? Appena la fattoria avrà preso forma, andiamo a trovarli"
"Andiamo a tlovale le pecole?"
"Sei fissato con 'ste pecore, eh. E gli zii non li vuoi vedere?"
"Sì. Gli zii delle pecole"
Poi siamo usciti, e ci siamo persi tra le strade d'asfalto, le polveri sottili, le metropolitane e i cani al guinzaglio. Con i piedi nella città, e nella testa le immagini di questa fattoria che verrà, tra le colline d'Irlanda. Sapendo che da qualche parte c'è un mondo diverso dal nostro, ma che è quello da cui veniamo tutti e che è ancora lì, ancora possibile, ancora necessario.
mercoledì 25 gennaio 2012
Evacuando senza fretta
Stamattina, ore 9.15, all'asilo di Orlando.
Appena entrata in classe col Bruco, che come al solito si aggrappa alla mia gamba stile cozza allo scoglio, mentre l'Interista è rimasto fuori e fa la cozza anche lui, ma attaccato al suo nuovo Galaxy Nexus Superfigus Intergalatticus fiammante.
"Signora dobbiamo evacuare l'edificio perchè potrebbe esserci una seconda scossa"
Evacuare. 35 duenni scatenati con trenini e bambole in mano, tutti in maniche di maglietta.
"Li portiamo fuori così? In maglietta?" chiedo io (che già sto pensando sticazzi io il mio lo vesto da brava chioccia italica quale sono)
"Sì"
"No" dice la coordinatrice "almeno i giubbotti mettiamoglieli"
No ma tranquilli, non fa freddo fuori, poi si sa che i bambini non si ammalano mai, eh.
Mentre l'educatrice prende una corda con degli anelli e fa attaccare ogni bambino a un anello (e te lo spiego come stanno attaccati...) io inizio a battere sul vetro della finestra cercando di attirare l'attenzione dell'Interista per farlo entrare a dare una mano
"Presto, dobbiamo evacuare!"
Lui mi guarda con l'occhio vacuo, blatera qualcosa su Thiago Motta, e si avvia all'entrata con una flemma che forse per il prossimo terremoto ce le fa.
Intanto i bambini in corridoio vengono vestiti secondo la rigorosa legge dell' ad minchiam, in un caos che secondo me nella Caina si sta più tranquilli.
Poi, in cortile, li fan sedere tutti in fila, e loro stanno lì, ignari di tutto, perchè a due anni il concetto del cataclisma è lontano anni luce.
Poi il Bruco mi infila la mano in tasca e prende il ciuccio.
"Mamma, posso ciucciarlo?"
Ok, forse un po' il cataclisma lo percepiscono anche loro.
Appena entrata in classe col Bruco, che come al solito si aggrappa alla mia gamba stile cozza allo scoglio, mentre l'Interista è rimasto fuori e fa la cozza anche lui, ma attaccato al suo nuovo Galaxy Nexus Superfigus Intergalatticus fiammante.
"Signora dobbiamo evacuare l'edificio perchè potrebbe esserci una seconda scossa"
Evacuare. 35 duenni scatenati con trenini e bambole in mano, tutti in maniche di maglietta.
"Li portiamo fuori così? In maglietta?" chiedo io (che già sto pensando sticazzi io il mio lo vesto da brava chioccia italica quale sono)
"Sì"
"No" dice la coordinatrice "almeno i giubbotti mettiamoglieli"
No ma tranquilli, non fa freddo fuori, poi si sa che i bambini non si ammalano mai, eh.
Mentre l'educatrice prende una corda con degli anelli e fa attaccare ogni bambino a un anello (e te lo spiego come stanno attaccati...) io inizio a battere sul vetro della finestra cercando di attirare l'attenzione dell'Interista per farlo entrare a dare una mano
"Presto, dobbiamo evacuare!"
Lui mi guarda con l'occhio vacuo, blatera qualcosa su Thiago Motta, e si avvia all'entrata con una flemma che forse per il prossimo terremoto ce le fa.
Intanto i bambini in corridoio vengono vestiti secondo la rigorosa legge dell' ad minchiam, in un caos che secondo me nella Caina si sta più tranquilli.
Poi, in cortile, li fan sedere tutti in fila, e loro stanno lì, ignari di tutto, perchè a due anni il concetto del cataclisma è lontano anni luce.
Poi il Bruco mi infila la mano in tasca e prende il ciuccio.
"Mamma, posso ciucciarlo?"
Ok, forse un po' il cataclisma lo percepiscono anche loro.
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