Diciamolo chiaramente: i locali baby friendly in Italia non è che siano poi molti.
Milano non fa eccezione.
Ma soprattutto è difficile trovare luoghi capaci di accogliere tutti trasversalmente, che siano bambini o studenti universitari, che abbiano l'outfit giusto (scusate, da poco ho imparato questa nuova parola molto in voga
tra le fashion victims milanesi e volevo usarla a tutti i costi un po' a
presa di culo) oppure calzino Birkenstock e indossino pantaloni col cavallo basso.
Diciamo che di solito il confine è piuttosto marcato: ci sono i locali in cui i bambini sono ammessi e a volte auspicati, e quelli in cui se per caso ne porti uno ti guardano schifato e iniziano a grattarsi perchè in molti hanno l'allergia, ai bambini, e sono segretamente iscritti al movimento Childfree (che per la cronaca esiste davvero, non è una mia invenzione).
E poi succede che qualche volta trovi un posto che entri, lo guardi, pensi che è troppo bello e ben frequentato e che "adesso prendo una brioche al volo e me ne esco prima che il Bruco mi faccia vergognare", e invece poi vai in bagno e ci trovi il fasciatoio. E il seggiolone.
E non ci puoi credere. E ti dici che quindi esiste un mondo in cui possiamo convivere tutti insieme nella bellezza e nella bontà, un mondo dove io madre 34enne esente da qualsivoglia crisi da outfit (scusate, c'ho preso gusto) non mi devo autoghettizzare davanti al 25enne hipster che legge NME icons sul suo MacBook. Che anzi possiamo condividere lo stesso tavolo, e che due sedie più in là c'è un pensionato che legge la Gazzetta dello Sport.
Esiste, da qualche mese, a Milano, e si chiama Pavè.
Non l'abbiamo trovato per caso passeggiando, ci siamo andati diretti perchè uno dei tre ragazzi che l'hanno creato, in tempi ormai lontani è stato uno degli stagisti dell'Interista, per l'esattezza "il più in gamba degli stagisti" dice lui (e lo dimostra il fatto che prima è emigrato in Australia e poi ha scelto un altro lavoro).
Da Pavè, mercoledì scorso, ore 10.25.
Il Bruco entra e si svacca su una delle poltrone vicine alla vetrina.
"Mamma è molto comoda questa poltrona. Posso togliermi le scarpe?"
"Ehm. Facciamo che per adesso le tieni"
Non ho neanche finito di rispondere che lui è già andato al bancone, da solo.
"Signora vojo un succo, peppiacere"
"Come lo vuoi?" gli chiede la fanciulla al bancone.
"Di pesca. Lo vojo nel bicchiere grande"
E così abbiamo fatto colazione, con in sottofondo The Mojomatics - "You are the reason for my troubles" che era il disco Pavè della settimana (ogni settimana ce n'è uno, in rotazione dal martedì al venerdì, dalle 10 alle 11), e due piattini con una brioche liscia e una 160, che dovevano essere per me e l'Interista e invece se le è spazzolate il Bruco, perchè se c'è una cosa di cui non vi posso spiegare la meraviglia sono le brioches di questa bakery.
Andateci e mangiatene tutti.
Guardate al di là del vetro nel laboratorio artigianale a vista da cui le sfornano, dopo averle impastate con burro e lievito madre. Guardate i dolci monoporzione al bancone. Assaggiate il pane fatto da loro. Guardatevi intorno e sorridete.
Poi aprite una dispensa e prendete un libro. Ci sono anche libri per bambini, nel caso non vi andasse di leggere la Repubblica. Come fareste a casa vostra.
C'è anche il wifi gratis. La mattina in cui ci siamo andati noi la password era "buongiorno".
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martedì 11 settembre 2012
giovedì 24 maggio 2012
Speriamo che non piova
Negli ultimi giorni le occasioni in cui ho pensato che il Bruco non fosse del tutto mio figlio sono state molteplici.
All'asilo di Orlando, qualche giorno fa.
"Ciao Bruco! Ti ho portato un regalino! Oggi la zia Franci ha portato in negozio un sacco gigante di macchinine usate, e te ne ho presa qualcuna. Sono un po' incidentate ma funzionano alla grande"
"Evviva! Posso vedelle?"
"Certo! Eccole"
(gli metto in mano due macchinine verdi, lui le guarda un attimo, poi storce la bocca)
"Bleah"
"Come bleah?"
"Non le vojo mamma. Io vojo una Fellali. Queste non vanno abbastanza veloci"
"Scusa????!!!?"
A casa di Orlando, un paio di sere fa.
"Buona la pasta col pesto, mamma"
"Certo che è buona, Bruco, il pesto l'abbiam fatto noi"
"Cosa c'è di secondo?"
"Di secondo? Ma questo è un piatto unico, amore, c'erano dentro le patate, i fagiolini... è un monte di roba"
"Sì. Cosa c'è di secondo?"
"Vabbè, posso darti i pomodori e la mozzarella... ok?"
"Ok. Mi cambi il piatto?"
"Scusa????!!!?"
"E' spocco, mamma. Anche il cucchiaio, me lo cambi?"
(ma chi è sto piccolo Lord? ridatemi mio figlio!!!)
A casa di Orlando, stamattina.
"Dai che è tardi, Bruco, finisci di bere il latte e mettiti le scarpe"
"Ho finito, mamma. Puoi pulile il tavolo? Si è lovesciato un po' di latte"
"Senti, Bruco. La mamma pulisce se e quando ne ha voglia"
(regola fondamentale, l'ha imparata l'Interista e dovrà impararla anche il Bruco)
Poi capitano cose che, per fortuna, ti ridanno il senso dell'appartenenza.
Stamattina, andando all'asilo, gli dicevo che programmi abbiamo per il fine settimana, per renderlo partecipe e rassicurarlo sul fatto che non si va all'asilo 7 giorni su 7.
"Speliamo che non piova, mamma"
Al che, mi sono profusa in esternazioni esagerate di gioia materna.
Ehi voi, laggiù avete sentito??? Ha detto "speriamo che non piova"!!! Non ha neanche tre anni e usa il congiuntivo! Bruco, sei proprio figlio della mamma!
"Eh sì, amore: speriamo che non piova! Sabato mattina c'è il Mercato della Terra e dev'esserci il sole!"
"Sì, mamma. Speliamo che non piova che sennò si bagna la mia Fellali"
Per un attimo il dubbio ce l'ho avuto. Sono stata tentata di chiamare l'Interista e chiedergli se aveva qualcosa da dirmi. Che magari aveva vinto all'enalotto e mi aveva preso una Ferrari come regalo di compleanno. Poi è squillato il telefono.
"Pronto, Interista, sei tu? Tutto bene?"
"No! Non c'è neanche un paio di calzini puliti in tutta casa!"
"Ah ok, che spavento. Allora tutto normale. Pensavo volessi parlarmi della Ferrari..."
All'asilo di Orlando, qualche giorno fa.
"Ciao Bruco! Ti ho portato un regalino! Oggi la zia Franci ha portato in negozio un sacco gigante di macchinine usate, e te ne ho presa qualcuna. Sono un po' incidentate ma funzionano alla grande"
"Evviva! Posso vedelle?"
"Certo! Eccole"
(gli metto in mano due macchinine verdi, lui le guarda un attimo, poi storce la bocca)
"Bleah"
"Come bleah?"
"Non le vojo mamma. Io vojo una Fellali. Queste non vanno abbastanza veloci"
"Scusa????!!!?"
A casa di Orlando, un paio di sere fa.
"Buona la pasta col pesto, mamma"
"Certo che è buona, Bruco, il pesto l'abbiam fatto noi"
"Cosa c'è di secondo?"
"Di secondo? Ma questo è un piatto unico, amore, c'erano dentro le patate, i fagiolini... è un monte di roba"
"Sì. Cosa c'è di secondo?"
"Vabbè, posso darti i pomodori e la mozzarella... ok?"
"Ok. Mi cambi il piatto?"
"Scusa????!!!?"
"E' spocco, mamma. Anche il cucchiaio, me lo cambi?"
(ma chi è sto piccolo Lord? ridatemi mio figlio!!!)
A casa di Orlando, stamattina.
"Dai che è tardi, Bruco, finisci di bere il latte e mettiti le scarpe"
"Ho finito, mamma. Puoi pulile il tavolo? Si è lovesciato un po' di latte"
"Senti, Bruco. La mamma pulisce se e quando ne ha voglia"
(regola fondamentale, l'ha imparata l'Interista e dovrà impararla anche il Bruco)
Poi capitano cose che, per fortuna, ti ridanno il senso dell'appartenenza.
Stamattina, andando all'asilo, gli dicevo che programmi abbiamo per il fine settimana, per renderlo partecipe e rassicurarlo sul fatto che non si va all'asilo 7 giorni su 7.
"Speliamo che non piova, mamma"
Al che, mi sono profusa in esternazioni esagerate di gioia materna.
Ehi voi, laggiù avete sentito??? Ha detto "speriamo che non piova"!!! Non ha neanche tre anni e usa il congiuntivo! Bruco, sei proprio figlio della mamma!
"Eh sì, amore: speriamo che non piova! Sabato mattina c'è il Mercato della Terra e dev'esserci il sole!"
"Sì, mamma. Speliamo che non piova che sennò si bagna la mia Fellali"
Per un attimo il dubbio ce l'ho avuto. Sono stata tentata di chiamare l'Interista e chiedergli se aveva qualcosa da dirmi. Che magari aveva vinto all'enalotto e mi aveva preso una Ferrari come regalo di compleanno. Poi è squillato il telefono.
"Pronto, Interista, sei tu? Tutto bene?"
"No! Non c'è neanche un paio di calzini puliti in tutta casa!"
"Ah ok, che spavento. Allora tutto normale. Pensavo volessi parlarmi della Ferrari..."
martedì 10 gennaio 2012
La Sindrome
Tutto è cominciato domenica.
L'Interista si è svegliato - o meglio è stato svegliato a gran voce dal Bruco per la colazione.
Ha assunto la posizione eretta col volto cinereo, è andato in bagno con le labbra strette e lo sguardo basso, poi si è lasciato cadere sulla sedia e ha incrociato le braccia sul tavolo senza proferire parola.
Preoccupata da tanta gravità, gli dico "che succede? tutto bene? il caffè non lo bevi stamattina?"
Noto che il Bruco inizia a incurvare gli angoli della bocca, intuisco che sta per spaventarsi e per sdrammatizzare gli dico "Amore gli portiamo un caffè al papà? Forse il papà non sta bene stamattina, eh?"
"Lintergol, mamma"
(Lintergol è l'espressione con cui il Bruco sintetizza diverse cose: il lavoro di suo padre, le serate in cui va allo stadio, la richiesta di giocare a palla, la partita sullo schermo della Tv e da oggi evidentemente anche qualcos'altro)
Mi sa che hai ragione, Bruco.
Finalmente Lui riemerge dalla sua cupa disperazione e dichiara: "Domenica c'è il Derby".
Ma certo. Come ho fatto a non pensarci.
Questa amore, gli spiego, è la Sindrome Pre-Derby.
Una malattia che colpisce gli interisti e ha circa una settimana di incubazione.
Rimane latente tutto l'anno, e pare che sia geneticamente trasmissibile.
"Poi gualisce, mamma?"
"No, amore. Questa è di quelle che ti porti nella tomba".
L'Interista si è svegliato - o meglio è stato svegliato a gran voce dal Bruco per la colazione.
Ha assunto la posizione eretta col volto cinereo, è andato in bagno con le labbra strette e lo sguardo basso, poi si è lasciato cadere sulla sedia e ha incrociato le braccia sul tavolo senza proferire parola.
Preoccupata da tanta gravità, gli dico "che succede? tutto bene? il caffè non lo bevi stamattina?"
Noto che il Bruco inizia a incurvare gli angoli della bocca, intuisco che sta per spaventarsi e per sdrammatizzare gli dico "Amore gli portiamo un caffè al papà? Forse il papà non sta bene stamattina, eh?"
"Lintergol, mamma"
(Lintergol è l'espressione con cui il Bruco sintetizza diverse cose: il lavoro di suo padre, le serate in cui va allo stadio, la richiesta di giocare a palla, la partita sullo schermo della Tv e da oggi evidentemente anche qualcos'altro)
Mi sa che hai ragione, Bruco.
Finalmente Lui riemerge dalla sua cupa disperazione e dichiara: "Domenica c'è il Derby".
Ma certo. Come ho fatto a non pensarci.
Questa amore, gli spiego, è la Sindrome Pre-Derby.
Una malattia che colpisce gli interisti e ha circa una settimana di incubazione.
Rimane latente tutto l'anno, e pare che sia geneticamente trasmissibile.
"Poi gualisce, mamma?"
"No, amore. Questa è di quelle che ti porti nella tomba".
giovedì 13 ottobre 2011
Giovani manifestanti (insonni) crescono
Se dal post precedente avete pensato che il problema a casa di Orlando fosse solo l'addormentamento del Bruco, vi siete sbagliati. Abbiamo anche ricominciato a non dormire, perchè lui la notte non ha sonno. Dopo 3 ore la batteria gli si è già ricaricata, e a niente vale accoglierlo nel lettone parentale: stanotte si è rigirato come la centrifuga della lavatrice per quasi 3 ore, tra le 3 e le 6, assestando calci nel costato del "papi" Interista e testate nella schiena della sottoscritta.
Che alle 5.24 ha dato i numeri urlando "adessobasta dormisubito otiabbandonopersemprenellettino", per la serie, Estivill mi fa una pippa.
E siamo alla quinta notte insonne consecutiva, regrediti al periodo neonatale, anche detto "periodo Romero" perchè tu sei uno zombie assetato di sonno e sadicamente vuoi che tutti, tutti intorno a te, siano altrettanti zombie, a costo di stanarli nei loro rassicuranti "mio figlio è bravissimo e dorme sempre", e morderli, e scarnificarli.
Ok, il concetto è chiaro.
In ogni caso, poichè confidiamo che sia solo una ricaduta, stamattina ci siamo svegliati (dopo un'ora di sonno, ahahahaha - risata isterica) e abbiamo fatto colazione tutti insieme in allegria con le Tortorelle del Mulino Bianco (che stanno alla madeleine proustiana come gli Harmony alla Recherche).
E stasera, usciti dall'asilo, io e il Bruco prenderemo parte a una piccola cosa molto importante: una fiaccolata nella nostra zona contro la mafia e per il rispetto della legalità.
Giusto perchè sabato scorso il centro sportivo di proprietà del Comune sotto casa nostra è stato incendiato dagli ex gestori mafiosi, e ora i bambini della zona avranno una struttura pubblica in meno per le attività sportive. E questo non è per niente bello, non è per niente giusto.
Non si è mai troppo piccoli per avere una coscienza, mai troppo 'nani' per costruire una società migliore.
Eh, sì, ci credo davvero, anche se ho un sonno porco che mi ottunde le facoltà cognitive.
Che alle 5.24 ha dato i numeri urlando "adessobasta dormisubito otiabbandonopersemprenellettino", per la serie, Estivill mi fa una pippa.
E siamo alla quinta notte insonne consecutiva, regrediti al periodo neonatale, anche detto "periodo Romero" perchè tu sei uno zombie assetato di sonno e sadicamente vuoi che tutti, tutti intorno a te, siano altrettanti zombie, a costo di stanarli nei loro rassicuranti "mio figlio è bravissimo e dorme sempre", e morderli, e scarnificarli.
Ok, il concetto è chiaro.
In ogni caso, poichè confidiamo che sia solo una ricaduta, stamattina ci siamo svegliati (dopo un'ora di sonno, ahahahaha - risata isterica) e abbiamo fatto colazione tutti insieme in allegria con le Tortorelle del Mulino Bianco (che stanno alla madeleine proustiana come gli Harmony alla Recherche).
E stasera, usciti dall'asilo, io e il Bruco prenderemo parte a una piccola cosa molto importante: una fiaccolata nella nostra zona contro la mafia e per il rispetto della legalità.
Giusto perchè sabato scorso il centro sportivo di proprietà del Comune sotto casa nostra è stato incendiato dagli ex gestori mafiosi, e ora i bambini della zona avranno una struttura pubblica in meno per le attività sportive. E questo non è per niente bello, non è per niente giusto.
Non si è mai troppo piccoli per avere una coscienza, mai troppo 'nani' per costruire una società migliore.
Eh, sì, ci credo davvero, anche se ho un sonno porco che mi ottunde le facoltà cognitive.
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