martedì 11 settembre 2012

Pavè. A breakfast post

Diciamolo chiaramente: i locali baby friendly in Italia non è che siano poi molti.
Milano non fa eccezione.
Ma soprattutto è difficile trovare luoghi capaci di accogliere tutti trasversalmente, che siano bambini o studenti universitari, che abbiano l'outfit giusto (scusate, da poco ho imparato questa nuova parola molto in voga tra le fashion victims milanesi e volevo usarla a tutti i costi un po' a presa di culo) oppure calzino Birkenstock e indossino pantaloni col cavallo basso.
Diciamo che di solito il confine è piuttosto marcato: ci sono i locali in cui i bambini sono ammessi e a volte auspicati, e quelli in cui se per caso ne porti uno ti guardano schifato e iniziano a grattarsi perchè in molti hanno l'allergia, ai bambini, e sono segretamente iscritti al movimento Childfree (che per la cronaca esiste davvero, non è una mia invenzione).

E poi succede che qualche volta trovi un posto che entri, lo guardi, pensi che è troppo bello e ben frequentato e che "adesso prendo una brioche al volo e me ne esco prima che il Bruco mi faccia vergognare", e invece poi vai in bagno e ci trovi il fasciatoio. E il seggiolone.
E non ci puoi credere. E ti dici che quindi esiste un mondo in cui possiamo convivere tutti insieme nella bellezza e nella bontà, un mondo dove io madre 34enne esente da qualsivoglia crisi da outfit (scusate, c'ho preso gusto) non mi devo autoghettizzare davanti al 25enne hipster che legge NME icons sul suo MacBook. Che anzi possiamo condividere lo stesso tavolo, e che due sedie più in là c'è un pensionato che legge la Gazzetta dello Sport.


Esiste, da qualche mese, a Milano, e si chiama Pavè.

Non l'abbiamo trovato per caso passeggiando, ci siamo andati diretti perchè uno dei tre ragazzi che l'hanno creato, in tempi ormai lontani è stato uno degli stagisti dell'Interista, per l'esattezza "il più in gamba degli stagisti" dice lui (e lo dimostra il fatto che prima è emigrato in Australia e poi ha scelto un altro lavoro).

Da Pavè, mercoledì scorso, ore 10.25.

Il Bruco entra e si svacca su una delle poltrone vicine alla vetrina.

"Mamma è molto comoda questa poltrona. Posso togliermi le scarpe?"
"Ehm. Facciamo che per adesso le tieni"

Non ho neanche finito di rispondere che lui  è già andato al bancone, da solo.

"Signora vojo un succo, peppiacere"
"Come lo vuoi?" gli chiede la fanciulla al bancone.
"Di pesca. Lo vojo nel bicchiere grande"

E così abbiamo fatto colazione, con in sottofondo The Mojomatics - "You are the reason for my troubles" che era il disco Pavè della settimana (ogni settimana ce n'è uno, in rotazione dal martedì al venerdì, dalle 10 alle 11), e due piattini con una brioche liscia e una 160, che dovevano essere per me e l'Interista e invece se le è spazzolate il Bruco, perchè se c'è una cosa di cui non vi posso spiegare la meraviglia sono le brioches di questa bakery.

Andateci e mangiatene tutti.
Guardate al di là del vetro nel laboratorio artigianale a vista da cui le sfornano, dopo averle impastate con burro e lievito madre. Guardate i dolci monoporzione al bancone. Assaggiate il pane fatto da loro. Guardatevi intorno e sorridete.
Poi aprite una dispensa e prendete un libro. Ci sono anche libri per bambini, nel caso non vi andasse di leggere la Repubblica. Come fareste a casa vostra.
C'è anche il wifi gratis. La mattina in cui ci siamo andati noi la password era "buongiorno".


lunedì 10 settembre 2012

Gioco vecchio fa buon brodo

Sarà che tra settembre e dicembre si concentrano la maggioranza dei compleanni dei Brucofriends.
Sarà che anche il suo compleanno è in questo periodo.
Sarà che il suddetto periodo festaiolo culmina col Natale.
Ma insomma mi sembra una buona occasione per parlare di giochi.
Il mondo dei giochi per bambini è un business infernale fatto di pubblicità con orrende canzoncine, colori acidi, packaging estremi e invenzioni perverse come le bambole tatuate che si abbronzano al sole. E tanta, tanta plastica. E tanto, tanto spreco.

No, non voglio tirarvi una pezza infinita sui giochi di legno, e quelli di una volta che si sono estinti, e si stava meglio quando eravamo poveri e giocavamo nei cortili (anche se...).
Però, qualcosa mi sento di dirla in virtù della mia quasi triennale esperienza in materia:

1. ai bambini servono molti meno giochi di quelli che hanno
2. dopo i primi 3 giorni, il gioco nuovo che se non glielo compravi veniva giù il mondo non se lo filano più neanche di striscio
3. ai bambini importa di più con chi giocano e non con cosa giocano
4. i bambini, se non indotti dai genitori, non fanno caso se un gioco è nuovo o usato
5. alcuni giochi si possono costruire in casa con pochissima spesa (anche di tempo) e massima resa
6. il gioco del vicino è sempre più bello (e questo la dice lunga sul valore)
7. non esistono giochi da maschi e giochi da femmine (anche se l'Interista non la pensa così)

Il Bruco in materia di giochi è fortunato, perchè avendo due cuginetti più grandi ne ha ereditati un sacco, compresi vari mezzi di trasporto come monopattini, biciclette, tricicli e varie altre cose che non gli avrei mai comprato.

A casa di Orlando, ieri, ore 20.43.

"Bruco cosa vorresti per il tuo compleanno?"
"La zia mi ha detto che mi compra il trenino"
"Sei sicuro che ha detto proprio "compra"? Ma se invece un giorno andiamo da loro e scegli un gioco che i tuoi cugini non usano più?"
"Ok, mamma"
(non è perchè è un bambino bravissimo, è solo che non conosce l'esistenza di posti come il Toys)
"Però Babbo Natale poi me lo porta lo stesso il biliardino?"
"Certo! Te lo porta in cambio del ciuccio"
"E lo va a prendere a casa dei miei cugini?"
"No amore"
"E dove lo prende?"
"Lo costruisce lui"
"Ma lo sa che io lo vojo grande però?"
"Vai tranquillo che lo sa. Però per far spazio al biliardino dobbiamo eliminare un po' di giochi vecchi"
"E dove li mettiamo?"
"Li regaliamo ai bambini del tuo ex-asilo?"

Nicchia. Alla fine è sempre un bambino e cedere i propri giochi è una cosa difficile da fare.

"Però Teddy lo tieno. E  anche le mie moto piccole"
"Ma certo, Bruco. Scegli tu cosa vuoi tenere e cosa no"

E anche per questo compleanno dovremmo essercela cavata. Per l'operazione biliardino ci penseremo tra un po'.

PS: Ieri siamo stati al compleanno di un'amichetta.
Per la prima volta mi sono scoperta felice di aver avuto un figlio maschio: non credo che potrei vivere sotto lo stesso tetto con una Sbrodolina.
(poi vivo con una porta da calcio in salotto, ma questa è un'altra storia)

martedì 4 settembre 2012

Top five (dei Brucolibri)

E alla soglia dei tre anni, è arrivato anche il momento delle classifiche: non avendo ancora vissuto abbastanza da poter elaborare la top five delle "cinque più memorabili fregature di tutti i tempi" come il protagonista di Alta Fedeltà, il Bruco ha tuttavia deciso di fare la classifica dei suoi cinque libri preferiti, ovvero quelli che negli ultimi due anni ho dovuto leggere ad alta voce qualcosa come un trilione di volte, tanto che li so a memoria e spesso, quando li vedo sugli scaffali delle librerie, m'insorgono istantaneamente tic di vario genere.
Quelli di voi che hanno figli possono prendere spunto per i loro pargoli, tutti gli altri sono autorizzati a pensare a quanto è bello poter leggere solo quello che scegli tu, quando lo vuoi tu, e nel silenzio della tua testina.
Anche se, devo dirvelo, fare le voci strane e profondersi in versi sconvenienti con la scusa che stai intrattenendo tuo figlio, non ha prezzo.

Ecco la top five libresca del Bruco, o come dice lui "i miei preferiti libri" (nonostante legga molto questa cosa della sintassi non l'ha ancora metabolizzata).

1. Papà, non riesco a dormire!
E' la storia di un panda che ha deciso di rompere i coglioni a suo padre il quale, a pagina 2, è stato obbligato dalla madre a stirare mentre lei guarda la partita (sì lo so, sembra folle ma è tutto vero).
Il piccolo panda chiama suo padre ventimila volte creandogli un esaurimento nervoso, dopo aver contato le pecore, ma anche le mucche, i maiali, i rinoceronti e tutti gli animali del creato.
Finisce che il padre entra in camera del figlio e vede una riunione planetaria di bestie impazzite che reclamano un bicchiere di latte.

Consigliato per: far sapere ai vostri figli insonni che non sono gli unici scassamaroni dell'universo mondo.

Papà, non riesco a dormire!
Michael Foreman (Il battellino a vapore - Piemme, 2002)

2. Urlo di mamma
Storia di una madre esaurita che sclera col figlio e urla come una pazza (cioè la storia di mia madre): il figlio - per la cronaca stiamo parlando di una famiglia di pinguini - si scompone in mille pezzi per la fifa, poi alla fine la madre li raccatta tutti e li ricuce insieme. Onestamente, ogni volta che la leggo un po' mi commuovo perchè vi sfido a trovare una madre che non ha mai urlato contro il figlio, e un figlio che non si è mai sentito malissimo perchè sua madre gli ha urlato dietro.

Consigliato per: far sapere ai vostri figli che le madri sclerano e urlano ma che, no, non c'è bisogno di chiamare il telefono azzurro perchè poi si ripigliano e (quelle in gamba) hanno il coraggio e di chiederti scusa.

Urlo di mamma
Jutta Bauer (Salani Editore, 2002)

3. Posso guardare nel tuo pannolino?
Insopportabile vicenda di un topo ficcanaso che rompe l'anima a mezza arca di Noè per vedere cosa c'è nel loro pannolino, per poi farsi figo che lui ha imparato a non cacarci più dentro.
Variazione sul tema "forma e colori della cacca per bimbi in fase di spannolinamento" parzialmente mutuata dalla famosa talpa del Chi me l'ha fatta in testa?. Del resto i bambini, si sa, a un certo punto della loro vita si sublimano pronunciando la parola "cacca". In attesa di chiamarla "merda" come tutto il resto del mondo.

Consigliato per: far sapere ai vostri figli che ognuno caga a modo suo ma che, di base, tutti cagano. E quindi sarebbe bene che pure loro imparassero.

Posso guardare nel tuo pannolino?
Guido Van Genechten (Clavis, 2009)

4. Il fatto è
Storia di una paperetta a cui tutti vorrebbero dire quando fare il bagno, ma che se ne strafrega del resto del mondo e lo percula pure facendo il bagno quando e come lo dice lei.
Premio Nati per Leggere 2011 come miglior libro per bambini dai 6 ai 36 mesi, illustrazioni splendide, è il Brucolibro preferito dall'Interista, che notoriamente è propenso a sposare le cause di chi resiste alle opinioni idiote della massa.

Consigliato per: far sapere ai vostri figli che, sotto sotto, quando disobbediscono ai vostri ordini, siete dalla loro parte. Perchè anche i bambini sono persone, e in quanto tali, dotati di volontà e di autodeterminazione. Tiè.

Il fatto è
Gek Tessaro (Lapis, 2011)

5. Il pinguino verde
"Questa è la storia bella ma strana/di un pinguino che voleva esser rana": filastrocca in rima e bellissimi collages per spiegare che ciascuno ha il diritto di provare a diventare ciò che vuole (a proposito di quello che si diceva nell'ultimo post), ma che è meglio farlo senza snaturarsi troppo.
E, non ultimo, è anche un libro sul potere della lettura di creare sogni.

Consigliato per: far sapere ai vostri figli che, prima o poi, potranno scegliersi l'abito che preferiscono.

Il pinguino verde
Valentina Muzzi (Sinnos edizioni, 2011)

Buona lettura...

venerdì 31 agosto 2012

L'importanza di chiamarsi Bruco

Da qualche tempo il Bruco sembra essere particolarmente ossessionato dal tema della metamorfosi: ogni occasione è buona per usare il verbo "diventare".
Ovvio, direte voi: sta diventando grande. Fosse solo il diventare della crescita potrei capirlo.
Ma il fatto è che il suo concetto di diventare sembra essere un po' troppo... come dire, ovidiano?

A casa di Orlando (summer edition), un mattino prima del rientro.

"Mamma, ma cosa fai?"
"Niente, amore, mi sistemo le sopracciglia"
"Ma ti fai male!"
"Ma no tranquillo, è una cosa che fanno le femmine"
"Quando divento femmina devo farlo anch'io?"

A casa di Orlando, l'altro ieri.

Stiamo leggendo un libro su due volpi che si nascondono nelle tane.
"Hai visto? Quando nevica, la volpe Fulvo và giù nella tana sotto l'albero..."
"Sì. Mamma, devo chiederti una cosa"
"Dimmi"
"Quando divento una volpe anche io posso andare nelle tane?"
A casa di Orlando, ieri sera.

"Brucooooo! Vieni a tavola!"
"No, devo ballare!"
(Apro una piccola parentesi: il Bruco è monomaniacale, quindi fa una cosa sola a periodo.
Vi ricordate quando ascoltava solo Chet Baker? Ecco, adesso ascolta solo Aretha Franklin. E balla come un'orso impazzito).
"Balli dopo cena, tanto Aretha resta lì, non ti preoccupare"
"Mamma quando divento Aretha posso ballare e basta?"
"Come ballare e basta?"
"Senza sedermi a tavola"
"Ah, certo. Quando diventi Aretha puoi fare quello che vuoi, Bruco. Te lo prometto"


Insomma, mi son detta sulle prime, mio figlio non ha capito che, tendenzialmente, si resta quello che si è nati.
Ma poi, pensandoci, forse ha ragione lui: (a parte che da quando è nato lo chiamo Bruco, e si sa che i bruchi sono l'emblema della trasformazione) pensare di poter diventare qualunque cosa si desideri, che sia un'animale o una cantante soul, esprimere questo desiderio all'indicativo come se fosse una certezza, è proprio una cosa da spiriti puri quali sono i bambini.
Senza che nessuno ce l'abbia indirizzato, è sulla strada giusta: il mutamento è l'essenza dell'esistere, della scienza e anche dell'arte.
Prendo esempio, e cerco di ricordarmi cosa volevo diventare io da bambina. Voi ve lo ricordate?

In mancanza di ricordi, vi lascio con un'ispirazione a tema per il futuro.

Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo.
(Mahatma Gandhi)

lunedì 27 agosto 2012

Post-Vacanza

Siamo tornati. E' stata dura ma ce l'abbiamo fatta.
A superare un agosto torrido e faticosissimo - perchè chiunque abbia dei figli sa che le vacanze sono il momento più faticoso dell'anno, quello in cui non respiri neanche due minuti, quello in cui guardi la popolazione childfree sdraiata a leggere un libro vista mare e tu sospiri perchè attaccata alla tua gamba c'è un cozza parlante che vuole fare il castello di sabbia/il bagno/la partita a biliardino/la corsa fino al bagnasciuga e altre rilassanti attività estive.
E lo dico col massimo rispetto verso le madri che hanno due figli o anche tre, chè alla fine io ho solo il Bruco. Solo, si fa per dire.
Per inaugurare il nuovo anno lavorativo vi faccio qui di seguito un breve sunto dei momenti salienti della nostra trasferta toscana, così da farvi partecipare e anche rivalutare le vostre ferie nel caso non fossero andate proprio come avreste voluto.

Giorno 11.
Pranzo sotto l'ombrellone.
"Bruco vuoi la frutta?"
"Sì, la banana"
"Eccola"
"Noooooooo!!! Non la vojo così!!! Buttala viaaaaaaa!"
(nella sua terza estate il Bruco si è specializzato in scenate isteriche)
"Oddio, ma cos'ha che non va questa banana?"
"La vojo nuda!"
La vuole nuda. Come diceva la Sora Lella, 'nnamo bbene.

Giorno 13.
"Mamma perchè abbiamo cambiato casa?"
"Non abbiamo cambiato casa, questa è la casa del mare"
"Non mi piace. Vojo tornare a Milano"
Per la serie "Piccoli milanesi crescono".

Giorno 14.
Il Bruco è riuscito a strapparsi i braccioli. Non di dosso, no, ha proprio squarciato la plastica.
Pertanto ha ricevuto in eredità i braccioli della sua cuginetta.
In mare.
"Ciao, giochiamo insieme?" chiede al Bruco una fanciullina un po' cicciotta e coi capelli ricci.
"No" risponde lui girandosi dall'altra parte.
"Perchè non vuole giocare con me?" mi dice la bambina.
"Mi dispiace, lui è un po' timido" lo giustifico io.
"Ah ma è un maschio?" chiede lei con occhi sgranati
"Sì..."
"E perchè ha i braccioli di Hello Kitty?"
Non c'è niente da fare. Viviamo in un mondo in cui l'identità sessuale è definita da colori e simboli.
Se sei targato Hello Kitty sei per forza una femmina, se hai il cappellino di Spiderman sei per forza un maschio. Ho provato a spiegarlo alla piccola, ma è fuggita via chiamando la mamma.

Giorno 16.
Nel mezzo di un pranzo sotto l'ombrellone, tra un chicco di farro e un pomodorino.
"Forza Juve"
"Scusa, Bruco???"
(all'Interista è andato di traverso quello che aveva in bocca, ha iniziato a non respirare e poi a dire cose che di solito non si dicono a un bambino)
"Calmati Interista, è solo il biliardino. Sai, non esistono solo bambini interisti al mondo"
Nonostante il suo impegno, nonostante abbia continuato a blaterare cose tipo "mio figlio non deve frequentare le merde bianconere", il Bruco ogni tanto dice "Forza Juve".
Ma solo perchè credo che lo diverta la reazione del papà e sentire tante parolacce in una volta sola.

Giorno 18.
"Bruco, stasera la mamma và al cinema con lo zio Balo a vedere un film muto"
"E io?"
"E tu vai al parco col papà e col tuo amichetto Victor"
"Però quando io divento grande e tu piccola posso andare in giro anch'io?"
"Non credo che diventerò piccola, però sì, quando diventi grande puoi andare in giro anche tu"
"Con la moto?"
"Non t'allargare, Bruco".
Neanche tre anni, e mi fa queste richieste. No ma sono tranquilla, eh. Non ho già il patema, no.

Giorno 19.
In attesa di tornare dal mare, stazioniamo all'ombra sotto il programma del cinema estivo all'aperto.
Arriva l'addetto e cambia locandina: domani danno The Avengers.
"Mamma! Guarda!" dice il Bruco indicando Thor "ma quello è il papà!"
Bruco. Tuo padre è anche un bel ragazzo, ed è pure biondiccio. Però no, fidati che non è lui.
(Anche se effettivamente, per lavorare dove lavora, un po' supereroi bisogna essere).

Giorno 22.
E' l'ultima sera di vacanza. Mangiamo la pizza in compagnia in un ristorante del paese.
E' gremito di gente, clima rilassato, tutti che parlottano e sembrano contenti in questa sera d'agosto che volge al termine. Il Bruco ha voluto ordinare da solo. Ha chiesto "una pizza molle".
Il cameriere mi ha guardata basito.
"Non si preoccupi" dico io "è solo che non gli piace la crosta".
Dopo aver mangiato la sua pizza molle, è sceso dalla sedia, si è diretto verso di me tutto serio, e in uno spazio di tempo brevissimo mi ha infilato la mano sotto la maglietta gridando "tetta!!!".
Il brusio di fondo si è bloccato d'improvviso, la folla di teste si è girata verso il nostro tavolo e io non ho potuto far altro che augurare a tutti buon appetito.

Ora sono a lavoro. Nessuno mi ha chiamato mamma nelle ultime 3 ore tirandomi per i pantaloni. Nessuno mi ha chiesto banane nude, nessuno ha detto "forza juve" e nessuno mi ha infilato mani nella tetta. E insomma, un pochino mi sembra di essere in vacanza.





lunedì 6 agosto 2012

Indovina chi viene a cena

La terza estate del Bruco procede a ritmi sfiancanti nell'afa che ci avvolge tutti inesorabile, intervallata solo dai momenti olimpici che guardiamo all together (Bruco compreso: per la cronaca, la disciplina che più l'ha appassionato è il nuoto, probabilmente perchè è l'unica che ha mai praticato anche lui).

Poi ci sono altri momenti, meno olimpici ma altrettanto memorabili, tipo quello di venerdì scorso quando abbiamo deciso di concederci una serata a cena fuori.
Location: Osteria La Magona, ristorante blasonato nel cuore di Bolgheri, che se non ci siete mai stati vale la pena, per il viale dei cipressi e varie altre cose.
All'arrivo, una piccola incomprensione: chiedo il nostro tavolo, il cameriere guarda il tizio alto un metro che mi dà la mano e mi dice che aveva capito "un tavolo per due".
Allarmato, si rivolge all'altro e gli dice sottovoce "come facciamo? A fianco c'è Antonio"
Ci aggiungono una sedia nel posto designato e ci sediamo.
Il Bruco insiste per ordinare le chitarrine con ragù di chianina (che in effetti mangerà senza avanzare nulla).
Fin qui tutto bene.
Ci state vedendo? Bolgheri, serata frizzantina, atmosfera slow, cena di profilo alto.
Poi succede l'impensabile.
Il Bruco impazzisce e comincia a fare il verso della moto a voce spiegata come un esaurito.
Un tizio due tavoli più in là ci guarda ed esprime il suo apprezzamento per il fatto che io abbia portato mio figlio in un posto simile vestito con la canotta (del resto il Bruco vi sembra tipo da camicia? Io manco c'avevo pensato).
Nel mentre arriva Antonio Albanese e si siede giusto a fianco del Bruco, che in quell'istante scende dalla sedia si accovaccia e si caga addosso.
Avete letto bene. Si caga addosso mentre il mondo intorno a noi sta addentando una fiorentina accompagnata da bicchieri di Bolgheri Superiore.
Poi si alza e mi dice "Mamma andiamo a cambiarci?"
Io bianca come un cencio lo trascino in bagno.
In casi simili lo pulisco, lavo le mutande alla bell'e meglio e via andare.
In questo caso, penso che non posso tornare con le mutande merdose del Bruco in borsetta e sedermi accanto ad Albanese. Quindi le abbandono nel cestino. Erano le sue preferite, quelle con Winnie The Pooh.
Mi spiace, orsetto caro, stavolta mi tocca letteralmente lasciarti nella merda.
Confido che saprai cavartela.
Torniamo al tavolo, la cena è grazie a Dio quasi finita.
Quasi.
Mentre aspettiamo il conto il Bruco inizia a urlare "vojo una moto Guzzi"
Lo trascino via mentre persino Albanese lo guarda ridendo.
Io penso che c'è poco da ridere.
L'Interista pensa che non c'è proprio un cazzo da ridere.
Il Bruco continua a chiedere la moto Guzzi.
Entrambi ci chiediamo dova abbiamo sbagliato: momenti impagabili nella vita di ogni genitore.
Momenti olimpici, per così dire.


giovedì 2 agosto 2012

Contadino mio contadino

Il soggiorno maremmano procede secondo i riti che con gli anni si sono creati: visite nei luoghi-simbolo della mia infanzia-giovinezza-esistenza, carrambate con persone care che di fatto vedo una sola volta l'anno, madeleines proustiane come se piovesse, insomma.

Tra i vari riti dell'agosto in toscana, c'è l'acquisto dell'olio d'oliva da Edo, da quest'anno ribattezzato - per volere del Bruco - il Contadino. Perchè in effetti è proprio quello: un contadino, che ha i suoi 200 ulivi sulla collina, e tutti gli anni a Novembre ne raccoglie i frutti e li porta al frantoio per la spremitura.

E da circa 6 anni, ogni estate, andiamo al suo appezzamento e compriamo l'olio extravergine.
Quest'anno che il Bruco è più grandicello ho cercato di fargli capire perchè è così importante, quando possibile, andare a comprare direttamente dai produttori invece che al supermercato.

A parte la bontà che proprio non ha paragoni.
A parte che è un prodotto genuino ed è fatto con quelle olive lì e non da miscele di oli diversi e schifezze varie (voi le avete mai lette bene le etichette degli oli extravergini anche di marca che comprate al supermercato?).
A parte che vedere il luogo fisico da cui viene un prodotto e farsi raccontare dal contadino come lo fa significa valorizzare l'agricoltura di prossimità ed è una cosa molto importante.

A parte tutto questo, il Bruco si è divertito come un matto.
Ha giocato con Ercole, il cane del contadino, ha curiosato nella casupola dove sono appese le cipolle,ha scorrazzato lì in mezzo ai campi, e non voleva più venire via.


Stasera, ore 11.41, a casa di Orlando (summer version)

"Mamma, domani possiamo tornare dal Contadino?"
"Bruco, domani non credo... però sicuramente prima di andare via ci torniamo"
(non so con quale scusa visto che abbiamo comprato venti litri di olio per la scorta invernale)
"Ma io vojo tornare da Ercole"
"Amore, la prossima volta che dobbiamo comprare l'olio ci torniamo"
"Secondo me è quasi finito, mamma"
"E secondo me è ora che tu dorma, Bruco"

E comunque ha ragione lui: dai contadini bisogna andarci tutti molto più spesso.