Premetto
che non sono mai stata una tipa mondana.
Premetto che sono una da
osteria e non da happy hour.
Perchè poi la gran parte degli happy hour
milanesi sono orrendi, un inferno di patatine, quadratini
di focaccia bisunta e pizza riscaldata, paste fredde, cous cous ad
minchiam, cetriolini ossidati e salumi di pessima qualità. Il tutto con
l'illusione del risparmio, il tutto annaffiato da alcol scadente.
Io, la sera, preferisco un bel piatto di risotto, due spaghetti al
pomodoro, o una pasta e fagioli, purchè sia stata cucinata da un essere
umano senziente non più di mezzora prima, e ci sia una sedia sotto il mio
culo e un altro essere umano all'altro capo del tavolo.
Però.
A volte anche una madre ha una vita sociale.
A volte devi lasciare tuo figlio alla zia e andare a fare l'Happy Hour.
Ieri
era una di quelle volte.
"Bruco, adesso la mamma ti porta dalla zia e mangi coi cuginetti ok?"
"Anche tu vieni dalla zia?"
"Ti accompagno"
"E poi dove vai?"
"Devo andare a fare l'aperitivo. Un paio d'ore e torno". (notare il devo, come se fosse una punizione divina)
"Cos'è l'apelitivo?"
"Una cosa che si fa prima di cena ma poi alla fine dopo non si cena".
L'occasione
era una rimpatriata tra colleghe di "press trip" (no, non ho un passato
da tossica, ero solo una freelance in viaggio di lavoro a Santo
Domingo in lontane ere pre-Bruco... vi viene da piangere al solo pensiero? anche a me, nostalgia canaglia). Quello che
abbiamo fatto non è stato un happy hour vero e proprio, cioè, lo è
stato nella forma ma non nei contenuti: vino buonissimo, finger food
tipo "sgombro scottato con granita di chartreuse e crema di formaggio al
cetriolo"... robe che solo mentre le dici già sbavi in maniera invereconda.
Però il concetto è che ho bevuto tantissimo e mangiato, in proporzione, pochissimo.
E
a un certo punto ho guardato l'ora ed era tardissimo, due metro da
prendere, il ragazzino da ritirare, la bollicina malvagia che picchiava in
testa.
Così mi son messa a correre in via Meravigli e vai col primo tonfo di fronte al Teatro Litta.
Il secondo a Cadorna dove mi si sono intrecciati i piedi e ho perso l'equilibrio sotto l'ago e filo.
"Pronto zia? Scusa ho fatto tardi per motivi indipendenti dalla mia volontà"
(mi hanno legata alla sedia e costretta a mangiare gamberi siciliani
scottati con pennellate di rapa tramite imbuto... mi si sta allungando
il naso? oddio lo vedi anche se siamo al telefono?)
Alle ore 23 mi recapitano a casa il ragazzino che sembra non dare alcun segno di stanchezza.
"Bruco adesso facciamo una bella nanna..."
"No. Io non ho sonno mamma".
"Amore.
Sono le undici. La mamma ha fatto l'happy hour. La mamma sta per
collassare. La mamma si autoaddormenterà entro sessanta secondi. Buonanotte".
Mi ha chiamata 5 volte. La prima per la coperta. La
seconda perchè c'era un capello nel ciuccio. La terza perchè la pecora
da nanna Pepi aveva caldo. La quarta perchè non aveva sonno. La quinta
per chiedermi cos'era l'Eppiaua.
Si è addormentato a mezzanotte meno venti.
Questo, Bruco. L'Eppiaua è quando la mamma torna a casa e vorrebbe che qualcuno la mettesse nel lettino con un pupazzo e le cantasse la ninna nanna. E invece deve farlo lei, metterti nel lettino e cantarti la ninna nanna. Con tutte quelle... tutte quelle bollicine...
domenica 29 aprile 2012
venerdì 27 aprile 2012
Destro e sinistro
Avere un padre che vede ogni cosa come la metafora di una competizione sportiva ha i suoi vantaggi.
Tipo aver già saldi, a due anni e mezzo, i concetti di destra e di sinistra.
Pardon, di destrO e di sinistrO.
A casa di Orlando, qualche sera fa.
"Dai, dai, Bruco, tira di sinistro, tira di sinis... no, di sinistro!!! l'altro piede!"
L'Interista mi guarda sconsolato.
"Niente, è destro"
"E allora? Il 90% della popolazione mondiale è destra!" ribatto io.
"Vieni Bruco, ti fa vedere la mamma come si tira..."
"No! Tu vai di là che sei una disadattata sportiva e lo rovini"
"Bruco tappati le orecchie che devo fanculizzare tuo padre"
A casa di Orlando, un paio di sere dopo.
"Mammaaaaaaaaaaa! Spostati! Devo fale gol nella poltiela!"
"Oddio, aiutoooooo!" (una pallonata mi colpisce raso-testa)
"Non ci siamo capiti: la palla la tieni bassa, e poi portiera non vuol dire niente. Tu hai confuso il portiere, che para i goal, e la porta, che è dove si tira"
"No, vojo tilale nella poltiela vuota!"
(Poi sono io la disadattata sportiva)
A casa di Orlando, l'altro ieri sera.
"Mamma gualda. Mi lavo i denti di destlo"
"Si dice 'mi lavo i denti con la mano destra'"
...
"Mamma gualda! Mi tolgo la calza di destlo, e tu mi togli quella di sinistlo"
"No, Bruco, allora: mi fa piacere che tu abbia imparato la differenza tra le due cose, ma si dice destrA e sinistrA, ok? Questa è la gamba destra e questa è la sinistra"
"Pecchè ho le gambe femmine?"
"No, è solo la declinaz... non importa non importa. Amore non glielo dire al papà che hai le gambe femmine ok? Promesso?"
A casa di Orlando, ieri sera.
"Dai Bruco, tira!"
"Tilo nella poltiela!!!!"
"Bravo! E' destro, però sa tirare anche di sinistro. Guarda che non è scontato saper tirare di sinistro" mi dice l'Interista tutto ringalluzzito.
Chissà se riusciremo mai a fare una media tra la sua ossessione per il calcio e la mia ossessione per la lingua. Soprattutto, chissà quante settimane di vita ha ancora la credenza a vetri che sta in sala.
Tipo aver già saldi, a due anni e mezzo, i concetti di destra e di sinistra.
Pardon, di destrO e di sinistrO.
A casa di Orlando, qualche sera fa.
"Dai, dai, Bruco, tira di sinistro, tira di sinis... no, di sinistro!!! l'altro piede!"
L'Interista mi guarda sconsolato.
"Niente, è destro"
"E allora? Il 90% della popolazione mondiale è destra!" ribatto io.
"Vieni Bruco, ti fa vedere la mamma come si tira..."
"No! Tu vai di là che sei una disadattata sportiva e lo rovini"
"Bruco tappati le orecchie che devo fanculizzare tuo padre"
A casa di Orlando, un paio di sere dopo.
"Mammaaaaaaaaaaa! Spostati! Devo fale gol nella poltiela!"
"Oddio, aiutoooooo!" (una pallonata mi colpisce raso-testa)
"Non ci siamo capiti: la palla la tieni bassa, e poi portiera non vuol dire niente. Tu hai confuso il portiere, che para i goal, e la porta, che è dove si tira"
"No, vojo tilale nella poltiela vuota!"
(Poi sono io la disadattata sportiva)
A casa di Orlando, l'altro ieri sera.
"Mamma gualda. Mi lavo i denti di destlo"
"Si dice 'mi lavo i denti con la mano destra'"
...
"Mamma gualda! Mi tolgo la calza di destlo, e tu mi togli quella di sinistlo"
"No, Bruco, allora: mi fa piacere che tu abbia imparato la differenza tra le due cose, ma si dice destrA e sinistrA, ok? Questa è la gamba destra e questa è la sinistra"
"Pecchè ho le gambe femmine?"
"No, è solo la declinaz... non importa non importa. Amore non glielo dire al papà che hai le gambe femmine ok? Promesso?"
A casa di Orlando, ieri sera.
"Dai Bruco, tira!"
"Tilo nella poltiela!!!!"
"Bravo! E' destro, però sa tirare anche di sinistro. Guarda che non è scontato saper tirare di sinistro" mi dice l'Interista tutto ringalluzzito.
Chissà se riusciremo mai a fare una media tra la sua ossessione per il calcio e la mia ossessione per la lingua. Soprattutto, chissà quante settimane di vita ha ancora la credenza a vetri che sta in sala.
martedì 24 aprile 2012
Il brutto anatroccolo
Fin dalla culla il Bruco è stato "invogliato" alla lettura, tanto che il rito pre-nanna serale prevede la lettura a voce alta, in media, di 4-5 libri. (Sull'importanza e sulla follia di questa cosa tornerò più avanti in un post dedicato).
Ovviamente, avendo lui 2 anni e mezzo, i libri li leggo io, e certe sere la voglia è pari a zero, anche perchè il ragazzino è compulsivo e magari ti fa leggere lo stesso libro 4 volte di fila per un mese consecutivo.
Ora siamo nella fase delle letture a tema pannolino/vasino/cacca/pipì.
A casa di Orlando, ore 21.15.
"Bruco, perchè non scegliamo un libro diverso stasera? Ti va di leggere il brutto anatroccolo?"
"No"
"Perchè no, amore?"
"Il blutto anatloccolo non mi intelessa"
Doppio colpo al cuore.
Primo, il fatto che lui già possieda il concetto di interesse mi sconvolge.
Vivo nel terrore che un giorno mi dica "leggere non mi interessa, mi interessa la partita. Posso andare di là con papà?". Capitemi, son 31 mesi che faticosamente coltivo in lui l'amore per i libri.
(il che non significa che i libri siano meglio o escludano le partite, per carità, Interista stai sereno mentre leggi già ti vedo che protesti davanti al pc è solo che io ovviamente tiro l'acqua al mio mulino)
Secondo, il brutto anatroccolo non gli interessa.
Cioè, il brutto anatroccolo.
La mia favola preferita, la storia della mia vita, la parabola del riscatto di tutti quelli che, come me, da piccoli erano reietti e sfigati e forse un po' lo sono ancora ma adesso hanno qualche arma in più per combattere.
Quelli che per anni a scuola son stati presi per il culo perchè magari la loro madre li mandava a scuola con la pettinatura della principessa Leila e la gonna scozzese con la spilla da balia, mentre andavano di moda le gonne a palloncino e i jeans (ogni riferimento a fatti o persone è puramente intenzionale).
Poi lo guardo, e realizzo.
Lui non è un brutto anatroccolo. Lui è della schiera degli anatroccoli fighi, quelli morbidi con le piume gialline, quelli che guardano lo sfigus di turno e lo prendono in giro.
Lui è bello, e simpatico. Pure un po' paraculo.
Per questo non gli interessa la storia del brutto anatroccolo. Non ci si immedesima.
Come farò a fargli capire che i brutti anatroccoli non si prendono in giro? E che anche se si parte avvantaggiati bisogna tenere la guardia alta perchè niente è dato per scontato? Che i brutti anatroccoli poi diventano cigni e finisci con l'invidiarli un po'? E che lui è stato generato da un brutto anatroccolo, anche se non si vede, e quindi deve portare rispetto per la categoria?
"Mamma"
"Dimmi Bruco"
"Vojo leggele la stolia di Topotto che fa la cacca nel vasino"
Caro Andersen, mi spiace. Per adesso ci dedichiamo a letture più scatologiche.
Tu resta lì buono nel cassetto, che io appena si apre uno spiraglio ti ripropongo.
Non importa che sia nato in un recinto d'anatre: l'importante è essere uscito da un uovo di cigno. (H.C. Andersen)
Ovviamente, avendo lui 2 anni e mezzo, i libri li leggo io, e certe sere la voglia è pari a zero, anche perchè il ragazzino è compulsivo e magari ti fa leggere lo stesso libro 4 volte di fila per un mese consecutivo.
Ora siamo nella fase delle letture a tema pannolino/vasino/cacca/pipì.
A casa di Orlando, ore 21.15.
"Bruco, perchè non scegliamo un libro diverso stasera? Ti va di leggere il brutto anatroccolo?"
"No"
"Perchè no, amore?"
"Il blutto anatloccolo non mi intelessa"
Doppio colpo al cuore.
Primo, il fatto che lui già possieda il concetto di interesse mi sconvolge.
Vivo nel terrore che un giorno mi dica "leggere non mi interessa, mi interessa la partita. Posso andare di là con papà?". Capitemi, son 31 mesi che faticosamente coltivo in lui l'amore per i libri.
(il che non significa che i libri siano meglio o escludano le partite, per carità, Interista stai sereno mentre leggi già ti vedo che protesti davanti al pc è solo che io ovviamente tiro l'acqua al mio mulino)
Secondo, il brutto anatroccolo non gli interessa.
Cioè, il brutto anatroccolo.
La mia favola preferita, la storia della mia vita, la parabola del riscatto di tutti quelli che, come me, da piccoli erano reietti e sfigati e forse un po' lo sono ancora ma adesso hanno qualche arma in più per combattere.
Quelli che per anni a scuola son stati presi per il culo perchè magari la loro madre li mandava a scuola con la pettinatura della principessa Leila e la gonna scozzese con la spilla da balia, mentre andavano di moda le gonne a palloncino e i jeans (ogni riferimento a fatti o persone è puramente intenzionale).
Poi lo guardo, e realizzo.
Lui non è un brutto anatroccolo. Lui è della schiera degli anatroccoli fighi, quelli morbidi con le piume gialline, quelli che guardano lo sfigus di turno e lo prendono in giro.
Lui è bello, e simpatico. Pure un po' paraculo.
Per questo non gli interessa la storia del brutto anatroccolo. Non ci si immedesima.
Come farò a fargli capire che i brutti anatroccoli non si prendono in giro? E che anche se si parte avvantaggiati bisogna tenere la guardia alta perchè niente è dato per scontato? Che i brutti anatroccoli poi diventano cigni e finisci con l'invidiarli un po'? E che lui è stato generato da un brutto anatroccolo, anche se non si vede, e quindi deve portare rispetto per la categoria?
"Mamma"
"Dimmi Bruco"
"Vojo leggele la stolia di Topotto che fa la cacca nel vasino"
Caro Andersen, mi spiace. Per adesso ci dedichiamo a letture più scatologiche.
Tu resta lì buono nel cassetto, che io appena si apre uno spiraglio ti ripropongo.
Non importa che sia nato in un recinto d'anatre: l'importante è essere uscito da un uovo di cigno. (H.C. Andersen)
lunedì 23 aprile 2012
(Quasi) ogni cosa è illuminata
Se c'è una cosa che ai bambini piace più di aprire il rubinetto e allagare il bagno, è spegnere e accendere gli interruttori della luce. Anzi quello è forse il primo e più immediato mezzo con cui imparano il principio di azione-reazione, nonchè l'idea che anche loro hanno un "potere" sull'ambiente circostante.
Ecco, il Bruco sta attraversando una fase in cui, come dire "ogni cosa è illuminata".
Entra in casa e accende la luce.
"Bruco ma son le 5 di pomeriggio, cosa accendi la luce?"
"Pecchè è buio"
"Ma no, son solo basse le tapparelle, adesso le tiriamo su e vedrai che la luce artificiale non serve"
Si sveglia al mattino e accende la luce.
"Ma no Bruco! Che brutto accendere la luce di mattina! Guarda che c'è il sole fuori"
"Non è velo, mamma, piove" (ammazza quant'è fiscale 'sto ragazzino)
"Vabbè due gocce... era per dire che c'è luce fuori. Senti amore. L'energia è preziosa, e costa cara. Bisogna risparmiarla, primo perchè il conto in banca della mamma e del papà è parecchio povero; secondo perchè più energia sprechiamo noi, e meno ce n'è per qualcun'altro, nel mondo"
Tre giorni dopo, a casa di Orlando, ore 21.04.
"Brucoooooooooo? Bruco dove sei?"
"In camela mia, mamma"
"Amore è ora di lavarsi i denti! Ma cosa ci fai in camera tua al buio?
"Lispalmio la luce pe i canguli"
"Ma adesso è buio, la puoi usare la luce! Poi che c'entrano i canguri?"
"Pecchè povelini senza luce vanno a sbattele. I canguli vanno veloci di blutto, lo sai, mamma?"
No, in effetti no. Ci sono cose che ancora non so.
Tipo che i bambini piccoli, quando gli dici qualcosa, la prendono sul serio.
E che sarebbe il caso di approfittarne tutti per crescere una generazione decente.
Ps: Il titolo del post è dedicato alla giornata mondiale del libro, che è oggi 23 aprile.
Ecco, il Bruco sta attraversando una fase in cui, come dire "ogni cosa è illuminata".
Entra in casa e accende la luce.
"Bruco ma son le 5 di pomeriggio, cosa accendi la luce?"
"Pecchè è buio"
"Ma no, son solo basse le tapparelle, adesso le tiriamo su e vedrai che la luce artificiale non serve"
Si sveglia al mattino e accende la luce.
"Ma no Bruco! Che brutto accendere la luce di mattina! Guarda che c'è il sole fuori"
"Non è velo, mamma, piove" (ammazza quant'è fiscale 'sto ragazzino)
"Vabbè due gocce... era per dire che c'è luce fuori. Senti amore. L'energia è preziosa, e costa cara. Bisogna risparmiarla, primo perchè il conto in banca della mamma e del papà è parecchio povero; secondo perchè più energia sprechiamo noi, e meno ce n'è per qualcun'altro, nel mondo"
Tre giorni dopo, a casa di Orlando, ore 21.04.
"Brucoooooooooo? Bruco dove sei?"
"In camela mia, mamma"
"Amore è ora di lavarsi i denti! Ma cosa ci fai in camera tua al buio?
"Lispalmio la luce pe i canguli"
"Ma adesso è buio, la puoi usare la luce! Poi che c'entrano i canguri?"
"Pecchè povelini senza luce vanno a sbattele. I canguli vanno veloci di blutto, lo sai, mamma?"
No, in effetti no. Ci sono cose che ancora non so.
Tipo che i bambini piccoli, quando gli dici qualcosa, la prendono sul serio.
E che sarebbe il caso di approfittarne tutti per crescere una generazione decente.
Ps: Il titolo del post è dedicato alla giornata mondiale del libro, che è oggi 23 aprile.
giovedì 19 aprile 2012
Cantala ancora, Bruco
Ore 17.31, asilo nido di Orlando, una settimana fa.
"Signora oggi è stato un incubo: io e le altre maestre non ne potevamo più..."
"Oddio cos'ha fatto? Di solito è un bambino pacifico... Ha picchiato qualcuno? Ha lanciato il cibo fuori dal piatto? Chiamava ossessivamente una certa Gina?"
"No no... continuava a cantare Sono un italiano di Toto Cutugno. L'avrà cantata cento volte, non riuscivamo a farlo smettere"
Il fatto è che, a dispetto delle serali e continuative lezioni sul calcio di suo padre (che pure danno ottimi risultati: il Bruco ha imparato i concetti di destra e sinistra), il ragazzino sembra molto portato per la musica.
Il fatto è che basta cantargli una canzone un paio di volte e lui la memorizza in maniera impressionante.
Il fatto è che lo zio Davide, quando il Bruco era ancora in culla, gli regalò una chitarra, e che una volta, per sbaglio, io intonai con la suddetta chitarra "lasciatemi cantare con la chitarra in mano" (vabbè dai, uno a volte fa le cose senza pensarci).
Il fatto è che il Bruco riconosce al primo ascolto Chet Baker e Edith Piaf, alla domanda su chi è il chitarrista più bravo del mondo risponde Jimi Hendrix, epperò per qualche oscura ragione ha deciso di esportare nel mondo dell'infanzia milanese il verbo di Toto Cutugno.
"Perchè poi sa" mi confida la giovane educatrice "a me Toto Cutugno non piace proprio".
Guardi, io invece non mi perdo un concerto. (Ma che ca**o!!???!!!???)
Ore 16.55, asilo nido di Orlando, ieri.
"Buonasera, tutto bene oggi? Il Bruco è stato bravo?"
"Sì sì, a parte che ha ricominciato con le canzoni..." risponde un'educatrice (non la stessa della volta prima)
"Sì, Toto Cutugno, me l'hanno già detto..." (ariecco, mi tocca ri-spiegare, ri-giustificarmi...)
"Veramente oggi cantava a ripetizione Bella Ciao. Che poi è una canzone pure triste, non tanto adatta a un bambino"
No, guardi. Io su Toto Cutugno vi dò tutta la ragione del mondo. Ma Bella Ciao è Bella Ciao, e la pedagogia moderna può andare a farsi fottere.
Che poi è quasi il 25 aprile e il ragazzino è pure in tema.
Cantala ancora, Bruco.
"Signora oggi è stato un incubo: io e le altre maestre non ne potevamo più..."
"Oddio cos'ha fatto? Di solito è un bambino pacifico... Ha picchiato qualcuno? Ha lanciato il cibo fuori dal piatto? Chiamava ossessivamente una certa Gina?"
"No no... continuava a cantare Sono un italiano di Toto Cutugno. L'avrà cantata cento volte, non riuscivamo a farlo smettere"
Il fatto è che, a dispetto delle serali e continuative lezioni sul calcio di suo padre (che pure danno ottimi risultati: il Bruco ha imparato i concetti di destra e sinistra), il ragazzino sembra molto portato per la musica.
Il fatto è che basta cantargli una canzone un paio di volte e lui la memorizza in maniera impressionante.
Il fatto è che lo zio Davide, quando il Bruco era ancora in culla, gli regalò una chitarra, e che una volta, per sbaglio, io intonai con la suddetta chitarra "lasciatemi cantare con la chitarra in mano" (vabbè dai, uno a volte fa le cose senza pensarci).
Il fatto è che il Bruco riconosce al primo ascolto Chet Baker e Edith Piaf, alla domanda su chi è il chitarrista più bravo del mondo risponde Jimi Hendrix, epperò per qualche oscura ragione ha deciso di esportare nel mondo dell'infanzia milanese il verbo di Toto Cutugno.
"Perchè poi sa" mi confida la giovane educatrice "a me Toto Cutugno non piace proprio".
Guardi, io invece non mi perdo un concerto. (Ma che ca**o!!???!!!???)
Ore 16.55, asilo nido di Orlando, ieri.
"Buonasera, tutto bene oggi? Il Bruco è stato bravo?"
"Sì sì, a parte che ha ricominciato con le canzoni..." risponde un'educatrice (non la stessa della volta prima)
"Sì, Toto Cutugno, me l'hanno già detto..." (ariecco, mi tocca ri-spiegare, ri-giustificarmi...)
"Veramente oggi cantava a ripetizione Bella Ciao. Che poi è una canzone pure triste, non tanto adatta a un bambino"
No, guardi. Io su Toto Cutugno vi dò tutta la ragione del mondo. Ma Bella Ciao è Bella Ciao, e la pedagogia moderna può andare a farsi fottere.
Che poi è quasi il 25 aprile e il ragazzino è pure in tema.
Cantala ancora, Bruco.
lunedì 16 aprile 2012
Come farsi mettere in imbarazzo dal proprio figlio e ostentare noncuranza
Prima o poi succede a tutti i genitori: il bambino, si sa, non possiede i freni inibitori nè il filtro dell'ipocrisia... ehm, delle convenzioni sociali. Quindi, di base, dice tutto quello che gli passa per la testa o ripete tutto quello che ha sentito dire da altri.
E che ve lo dico a fare? Il Bruco è un sommo maestro nell'arte del mettere in imbarazzo i suoi genitori, soprattutto perchè da quando ha iniziato a parlare, non ha più smesso, mostrando come anche la logorrea sia un tratto genetico ereditario (nel nostro caso paterno).
Ora, dal punto di vista dell'imbarazzo, lo scorso sabato ci ha regalato più d'una emozione.
Ore 10.17, destinazione piscina.
Il Bruco tutti i sabati va in piscina. O meglio, viene immerso a forza nelle fresche acque comunali mentre, abbarbicato come una cozza a sua madre, urla in crescendo "ho paula dell'acquaaaaaaaaaa!!!!".
E' un cazzaro: dopo 30 secondi manco lo vedi più e se la nuota sereno coi suoi bracciolini gentilmente offerti da MilanoSport.
L'ultimo sabato eravamo in ritardo. Grande ritardo (la piscina dista 50 metri da casa di Orlando, ndr).
Avete presente una poveraccia in ciabatte con due borse della piscina che sotto la pioggia corre e fa lo slalom col figlio sul passeggino ultraleggero? Quello.
A un certo punto un'auto ci taglia la strada e inchioda.
Incainita, urlo alla tizia al volante: "Ma sei cogliona???!!!" (lo so, lo so, ma era una situazione particolare).
La tizia abbassa il finestrino per replicare, quando la vocina flautata e ingenua del Bruco ripete "Ma sei cojona?".
Mi sono molto vergognata, ma ha funzionato: la tizia deve aver pensato che sto creando un mostro, ha tirato su il finestrino e ha rimesso in moto.
Appunti per il futuro: mai inveire davanti a tuo figlio, anche se hai rischiato la morte.
Ore 17.40, SpazioTeatro 89.
Vi sarà sembrato che lo stiamo crescendo nell'ignoranza e nella cafonaggine, ma non è così.
Il Bruco viene regolarmente traghettato a mostre, presentazioni di libri o altri appuntamenti (presunti) culturali. Sabato c'era Milano Calibro Noir, dove un caro amico nonchè zio putativo del Bruco presentava il suo ultimo giallo, Lapidi d'asfalto.
Entrando nell'auditorium silenzioso dove l'autore sta arringando la folla, il Bruco irrompe gridando a pieni polmoni "Ciao zio Chicco!".
Zero percezione dell'evento, zero percezione della situazione, zero senso del pudore: quel tizio sul palco lo conosco e lo saluto, che mi frega del contesto? Ci può stare. Però aspetta che ti sollevo di peso e ti porto fuori che il family friendly in questi casi è un concetto tutto da verificare.
Appunti per il futuro: entrare in un auditorium con tuo figlio solo dopo avergli messo preventivamente in bocca un gelato o cose che inibiscano l'atto del parlare.
Ore 20.44, Osteria La Pignatta, Binasco.
Eravamo destinati a un sabato sera casalingo con visione partita in home theatre (l'ultima trovata dell'Interista "che se no non si sente bene il vociare degli spalti"), poi il campionato è stato sospeso per la triste vicenda che tutti sappiamo.
Serata libera, che si fa? Si va in osteria, stavolta col Bruco al seguito.
Sala colma di avventori con le mani unte e le bocche piene, il Bruco corre a sedersi sul pavimento nel mezzo della stanza ed esclama a gran voce, paonazzo: "Mamma! Cacca dura!".
Il silenzio cala sul ristorante, l'Interista mi guarda con aria di disapprovazione, a me, sinceramente, viene un sacco da ridere. (quando scappa, scappa. In tutti i sensi)
"Scusi ci porta il conto?"
"Subito"
Ma non è finita. Il Bruco si alza, si avvicina a un tavolo di clienti (spagnoli), tocca il gomito a uno e gli chiede "Scusi dov'è il bagno?".
E che ve lo dico a fare? Il Bruco è un sommo maestro nell'arte del mettere in imbarazzo i suoi genitori, soprattutto perchè da quando ha iniziato a parlare, non ha più smesso, mostrando come anche la logorrea sia un tratto genetico ereditario (nel nostro caso paterno).
Ora, dal punto di vista dell'imbarazzo, lo scorso sabato ci ha regalato più d'una emozione.
Ore 10.17, destinazione piscina.
Il Bruco tutti i sabati va in piscina. O meglio, viene immerso a forza nelle fresche acque comunali mentre, abbarbicato come una cozza a sua madre, urla in crescendo "ho paula dell'acquaaaaaaaaaa!!!!".
E' un cazzaro: dopo 30 secondi manco lo vedi più e se la nuota sereno coi suoi bracciolini gentilmente offerti da MilanoSport.
L'ultimo sabato eravamo in ritardo. Grande ritardo (la piscina dista 50 metri da casa di Orlando, ndr).
Avete presente una poveraccia in ciabatte con due borse della piscina che sotto la pioggia corre e fa lo slalom col figlio sul passeggino ultraleggero? Quello.
A un certo punto un'auto ci taglia la strada e inchioda.
Incainita, urlo alla tizia al volante: "Ma sei cogliona???!!!" (lo so, lo so, ma era una situazione particolare).
La tizia abbassa il finestrino per replicare, quando la vocina flautata e ingenua del Bruco ripete "Ma sei cojona?".
Mi sono molto vergognata, ma ha funzionato: la tizia deve aver pensato che sto creando un mostro, ha tirato su il finestrino e ha rimesso in moto.
Appunti per il futuro: mai inveire davanti a tuo figlio, anche se hai rischiato la morte.
Ore 17.40, SpazioTeatro 89.
Vi sarà sembrato che lo stiamo crescendo nell'ignoranza e nella cafonaggine, ma non è così.
Il Bruco viene regolarmente traghettato a mostre, presentazioni di libri o altri appuntamenti (presunti) culturali. Sabato c'era Milano Calibro Noir, dove un caro amico nonchè zio putativo del Bruco presentava il suo ultimo giallo, Lapidi d'asfalto.
Entrando nell'auditorium silenzioso dove l'autore sta arringando la folla, il Bruco irrompe gridando a pieni polmoni "Ciao zio Chicco!".
Zero percezione dell'evento, zero percezione della situazione, zero senso del pudore: quel tizio sul palco lo conosco e lo saluto, che mi frega del contesto? Ci può stare. Però aspetta che ti sollevo di peso e ti porto fuori che il family friendly in questi casi è un concetto tutto da verificare.
Appunti per il futuro: entrare in un auditorium con tuo figlio solo dopo avergli messo preventivamente in bocca un gelato o cose che inibiscano l'atto del parlare.
Ore 20.44, Osteria La Pignatta, Binasco.
Eravamo destinati a un sabato sera casalingo con visione partita in home theatre (l'ultima trovata dell'Interista "che se no non si sente bene il vociare degli spalti"), poi il campionato è stato sospeso per la triste vicenda che tutti sappiamo.
Serata libera, che si fa? Si va in osteria, stavolta col Bruco al seguito.
Sala colma di avventori con le mani unte e le bocche piene, il Bruco corre a sedersi sul pavimento nel mezzo della stanza ed esclama a gran voce, paonazzo: "Mamma! Cacca dura!".
Il silenzio cala sul ristorante, l'Interista mi guarda con aria di disapprovazione, a me, sinceramente, viene un sacco da ridere. (quando scappa, scappa. In tutti i sensi)
"Scusi ci porta il conto?"
"Subito"
Ma non è finita. Il Bruco si alza, si avvicina a un tavolo di clienti (spagnoli), tocca il gomito a uno e gli chiede "Scusi dov'è il bagno?".
Come diceva Jean-Jacques Rousseau, "chi arrossisce è già colpevole, la vera innocenza non ha vergogna di
nulla".
Appunti per il futuro (già messi in pratica dall'Interista): chiedere frequenti turni lavorativi al sabato.
venerdì 13 aprile 2012
Sogni d'oro, Tacchina
Come ho già raccontato qualche mese fa, il Bruco non è proprio uno di quei bambini che bramano andare a nanna. Anzi di solito la parola "nanna" scatena in lui le stesse reazioni che ha un posseduto appena sente le prime due righe del Padre Nostro. Ovvero inizia a contorcersi e cammina in verticale sui muri per sfuggire alla mia (sempre più fallibile) presa.
Fosse per lui starebbe sempre sveglio, e so che ce n'è parecchi di bimbi così, in giro.
Da aspirante madre zen mi sono sempre rifiutata di "lasciarlo piangere" nel suo lettino e sinceramente non me ne pento. Il ragazzino ora dorme, solo che... come dire, bisogna convincerlo.
A casa di Orlando, ore 21.45.
"Copeltaaaaaaaaaaaaaaa!"
"Questo non dorme più stasera" dico scorata all'Interista che alza un sopracciglio di compassione senza rispondere.
"Capito? Bisogna andare a rimettergli la coperta per la ventesima volta!"
Niente, il lobo frontale non risponde... ah ma certo, ha le pupille verdi che riflettono un campo da calcio non identificato, figurati.
Vado di là. Il Bruco ha testa al posto dei piedi e ha impiccato la sua pecora da notte Pepita alla sbarra ovest del lettino.
"Ma sei matto? Cos'è questo casino? Guarda che è notte, adesso bisogna fare la nanna!"
"Pecchè?"
"Come perchè? Perchè di notte si dorme, così va il mondo"
"Ma pecchè?"
"Perchè è ora di dormire!"
"Che ola è?"
"Come che ora è? Non importa che ora è, è buio, la giornata è finita e si dorme!"
"E tu cosa fai?"
"Adesso vado a nanna anch'io" (tragicamente vicino alla verità)
"Buonanotte Bruco"
(dopo 5 minuti)
"Tacchinaaaaaaaaaaaa! Tacchinaaaaa!"
"Cosa sta dicendo?" chiedo all'Interista in pausa pubblicità
"Tacchina"
"Come tacchina? A chi? A me?"
"Io al massimo posso fare il tacchino"
"Sì, ti ci vedo"
Vado di là.
"Cosa c'è ancora amore? Vuoi dirmi qualcosa?"
"Sì. Sogni d'olo, tacchina"
Dopo Gina e Mimma, adesso mi chiama Tacchina.
Finchè non scavalca e si accorge che in sala c'è della Night Life (scarsa ma c'è), posso accettare anche gli insulti. Ma quel giorno sta arrivando. Lo so che sta arrivando.
Fosse per lui starebbe sempre sveglio, e so che ce n'è parecchi di bimbi così, in giro.
Da aspirante madre zen mi sono sempre rifiutata di "lasciarlo piangere" nel suo lettino e sinceramente non me ne pento. Il ragazzino ora dorme, solo che... come dire, bisogna convincerlo.
A casa di Orlando, ore 21.45.
"Copeltaaaaaaaaaaaaaaa!"
"Questo non dorme più stasera" dico scorata all'Interista che alza un sopracciglio di compassione senza rispondere.
"Capito? Bisogna andare a rimettergli la coperta per la ventesima volta!"
Niente, il lobo frontale non risponde... ah ma certo, ha le pupille verdi che riflettono un campo da calcio non identificato, figurati.
Vado di là. Il Bruco ha testa al posto dei piedi e ha impiccato la sua pecora da notte Pepita alla sbarra ovest del lettino.
"Ma sei matto? Cos'è questo casino? Guarda che è notte, adesso bisogna fare la nanna!"
"Pecchè?"
"Come perchè? Perchè di notte si dorme, così va il mondo"
"Ma pecchè?"
"Perchè è ora di dormire!"
"Che ola è?"
"Come che ora è? Non importa che ora è, è buio, la giornata è finita e si dorme!"
"E tu cosa fai?"
"Adesso vado a nanna anch'io" (tragicamente vicino alla verità)
"Buonanotte Bruco"
(dopo 5 minuti)
"Tacchinaaaaaaaaaaaa! Tacchinaaaaa!"
"Cosa sta dicendo?" chiedo all'Interista in pausa pubblicità
"Tacchina"
"Come tacchina? A chi? A me?"
"Io al massimo posso fare il tacchino"
"Sì, ti ci vedo"
Vado di là.
"Cosa c'è ancora amore? Vuoi dirmi qualcosa?"
"Sì. Sogni d'olo, tacchina"
Dopo Gina e Mimma, adesso mi chiama Tacchina.
Finchè non scavalca e si accorge che in sala c'è della Night Life (scarsa ma c'è), posso accettare anche gli insulti. Ma quel giorno sta arrivando. Lo so che sta arrivando.
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