lunedì 12 marzo 2012

Kiwi tutto l'anno

Effettivamente non c'è un motivo per cui un moderno bambino di città dovrebbe sapere di suo che esistono le stagioni. Forse quelli che abitano in campagna - e il Bruco ne conosce qualcuno - crescono imparando senza forzature che la natura ha dei cicli e che ogni stagione ha i suoi frutti, in senso metaforico ma soprattutto letterale.

Ore 20.20, a casa di Orlando.

"Bruco sei sazio? La vuoi un po' di frutta?"
"Sì!Vojo il kiwi giallo"
"Il kiwi giallo non c'è più, amore, è marzo. Devi aspettare qualche mese"
"No, vojo il kiwi giallo! Me lo compli mamma pel favole?"
(ci prova con le buone maniere, questo è confortante)
"Bruco, non è che la mamma non te lo vuole comparare, è proprio che non c'è, non è stagione. Se vuoi c'è quello verde"
"No"
"Una pera?"
"Vojo l'uva"
"Sì vabbè. L'uva c'è in autunno, adesso siamo quasi in primavera, stanno per arrivare le fragole..."
"Ma io l'ho vista al supemmeccato"
(ha ragione. E adesso come glielo spiego che le fragole le trovi pure a Natale? Meglio rimandare)
"Ma no, avrai visto male. Guarda, Bruco, è come coi cartoni animati: Peppa Pig c'è alle 19.20, se vuoi vederlo alle 22 non c'è più. Capito? Ogni cosa ha la sua stagione".
"Ma Papito mi mette Peppa quando vojo io, sul copputer"
('tacci sua...)
"Vabbè, era solo un esempio, però la frutta è una cosa viva, e ha le sue stagioni. Capito?"
"Sì. Mi metti Peppa?"
"Oddio, no!"
"Allola mi dai una flagola?"

giovedì 8 marzo 2012

Parole parole parolacce

Il Bruco, come la maggior parte dei bambini, ama la prevedibilità ma ha il dono dell'imprevedibilità.
Nel senso che gli piacciono i rituali e i momenti che si ripetono uguali ogni giorno, ai quali però lui non reagisce sempre allo stesso modo.
Così ogni sera, a casa di Orlando, quando si va a letto non si sa mai a che ora ci si risveglierà: a volte alle 9 meno un quarto con conseguente accompagnamento al nido in ciabatte e carciofo in testa, a volte alle 3 con inserimenti plurimi di ciuccio per evitare l'evitabile.

Stanotte, a casa di Orlando, alle ore 00.40

Io e l'Interista posiamo finalmente sul materasso le nostre stanche membra di ultratrentenni.
E nello sciagurato istante in cui le doghe fanno "ciiiic", il Bruco chiama "maaaaaammaaaa...". Panico.

Emergenza ciuccio, in 6 secondi eccomi pronta col ... ma non l'ha perso, ce l'ha in bocca!?!
"Mammina, vojo letto gande"

Va bene, amore. Ti porto nel letto grande. Ma se ti porto nel letto grande con mammina e papino, fammi almeno la cortesia di dormire.
Invece no. E' stato sveglio fino alle 5, rigirandosi tra di noi come il cestello di una lavatrice impazzita.

Dopo sole 3 ore di sonno, stamattina mi alzo e mi trascino verso la cucina che manco a un provino per The Walking Dead. La Minuzza miagola, vuole da mangiare.
Prendo il piattino, ovviamente mi cade di mano e si frantuma al suolo.
"Cazzo!"

Una sagoma pigiamata e spettinata, bionda e bellissima ('tacci sua) fa capolino dalla sala.
Mi guarda con aria di rimprovero.

"Mamma! Hai detto cazzo"
"Eh amore, la mamma si è sbagliata, voleva dire che pazzo il papà a lasciare qui sul tavolo il piattino della Minù" (lo so, lo so, sto mentendo a mio figlio e sono una brutta persona)

Ma l'ho detto. Certo che l'ho detto. Ho dormito solo 3 ore, cazzo.

martedì 6 marzo 2012

Aveva i baffi e sorrideva spesso

C'era una volta, molto tempo prima che ci fossero Orlando e la sua casa, un papà.
Uno come tanti, imperfetto sotto molti aspetti: si alzava la mattina presto, leggeva la Gazzetta e poi andava a lavorare, un lavoro di fatica, di quelli dove ti sporchi le mani, mica come me che sto qua a pettinare i tasti di un pc. Aveva i baffi e sorrideva spesso. Tifava la Juventus, ed era uno sciocco idealista, di quelli che pensano che tutti in fondo siano buoni e meritino altre opportunità.

C'era una volta un papà, uno come tanti, l'unico per me, un nonno speciale che nonno non è mai stato, perchè è mancato 14 anni fa, per un incidente sul lavoro, una di quelle cose che in Italia fanno scalpore solo se sono coinvolte delle grandi star.

Una volta ho detto al Bruco il suo nome, ma poi ho pensato che fosse troppo piccolo per capire il senso di un'assenza così lontana nel tempo, e ho rimandato.

Stamattina siamo andati sul campo, in fila con altri, in mezzo al fango e alla terra rivoltata, abbiamo guardato un tizio con una tuta bianca e i guanti in lattice scoperchiare una bara, tirare fuori delle ossa, una per una, riporle nella cassettina a fatica (perchè lui era grande e grosso) e ricordarci quanto sia folle il mondo.

Quanto mi manchi, papà. Oggi, a casa di Orlando, c'è solo un gran silenzio.

venerdì 2 marzo 2012

Patate e piselli

Arriva un giorno in cui ogni bambino si rende conto che la mamma e il papà appartengono a due specie diverse. Il Bruco ci ha messo un po', perchè le differenze (almeno quelle apparenti) tra la sua mamma e il suo papà sono meno evidenti che in altre famiglie: entrambi portano esclusivamente scarpe da ginnastica, entrambi portano esclusivamente i pantaloni, entrambi non stirano, entrambi lasciano vestiti usati sparsi in giro sul pavimento, entrambi dicono troppe parolacce e mangiano il salame coi taralli senza ritegno alcuno (no, il rutto libero non fa per me, lo lascio all'Interista).

Ma da qualche settimana lo spirito d'osservazione del duenne si è fatto parecchio acuto.

"Mamma, Ollando ha il pisellotto?"
"Certo, amore"
"E tu cos'hai, mamma?"
"Cos'ho? Oddio cos'ho?" (e adesso che gli dico-non sono pronta a spiegargli l'anatomia dei sessi-la questione femminile-il machismo-le api-e tutto il resto...)
"Tu hai la patata, mamma?"
(ok, qualcuno gli ha già parlato della patata, sarà successo all'asilo, dove molti bambini già fanno la pipì nel vasino, lui avrà visto e...)
"Sì, Bruco, ho la patata" (una presa di coscienza che neanche nei Monologhi della Vagina, ragazzi)

A casa di Orlando, ore 8.45.

Il Bruco vede l'Interista entrare in doccia.

"Mamma"
"Dimmi, Bruco, e intanto mettiti il giubbino che siamo in ritardo"
"Papà ha il pisellotto"
(arieccolo...)
"Sì, amore, anche se preferirei non lo chiamassi così per salvaguadare la mia libido" (no, dai, questa cosa non gliel'ho detta, l'ho solo pensata!)
"Eppelò è più gande del mio"
"Vedrai che quando diventi grande cresce anche a te. Possiamo andare adesso?"
"Sì. Plendo la gilaffa"
"Ok, basta che poi la lasciamo in armadietto"
"Mamma"
"Sì?"
"La gilaffa ha il pisellotto o la patata?"

E va bene. Prometto che a tempo debito ti spiegherò tutto, anche quello che non c'è sui libri di anatomia. Basta che la smetti di chiamarlo "pisellotto".

lunedì 27 febbraio 2012

Volevo un gatto nero

Dopo "mamma mi compli un cane?" e "Ollando vuole una pecola?", il Bruco si è rassegnato al fatto che dovrà convivere per molti (speriamo moltissimi) anni con una gatta, la gatta Minuzza.
Purtroppo è lei a non essersi rassegnata: da regina incontrastata della casa ha visto occupare i suoi spazi da un esserino non identificato, si è vista negare luoghi a cui prima aveva accesso, fino a diventare protagonista di fughe impossibili rincorsa da uno, due, tre o più esseri sotto il metro.
Probabilmente quando li osserva impaurita con le orecchie indietro pensa che sono dei mostriciattoli cattivi che si moltiplicano se li bagni dopo la mezzanotte, a mo' di Gremlins, e cerca rifugio nei luoghi più improbabili (scarpiere, secchio del mocio, porta dvd...)

 A casa di Orlando, ore 16.47.

"Mmmmmmmaaaaaaaaaaaaaaaao!"
"Brucoooooooooooo! Cosa succede?"
"Ho messo la clavatta di Papito alla Minuna"
"Adesso basta! Ti ho detto che devi lasciarla in pace! Lei non è un giocattolo, è un gatto, un essere vivente, e merita rispetto! Lei è la tua sorellina pelosa, capito? Vai a chiederle scusa"
(si avvicina alla gatta)
"Minuna! Tu sei un gatto?" (???!!!?)
(lei lo accarezza con la coda e si butta per terra)
"E' la mia solellina pelosa?"
"Esatto, amore"

(passano un paio d'ore)

"Mammaaaaaaaaaaaaaa! La Minuna mi ha glaffiato!"
"E tu cosa le hai fatto?"
"Niente"
"Perchè hai lo spazzolino in mano?"
"Dovevo lavale i denti alla Minuna"
"Ma i gatti non si lavano i denti!"
"E pelchè io mi devo lavale i denti e la mia solellina no?"

Ok. La cosa della sorellina pelosa non ha funzionato. Speravo di fargli passare il messaggio che la gatta ha gli stessi diritti che ha lui, ma il tentativo si è ritorto contro di me. La strada per arrivare a una convivenza pacifica e tranquilla (soprattutto per la gatta) è ancora lunga e piena di... graffi, fughe e tirate di coda.

giovedì 23 febbraio 2012

La vie en rose

In principio fu il bicchiere.
Che colore vuoi, Bruco? C'è il verde, il giallo, l'azz.. "Fusichia. Quello fusichia"
"Ok, eccoti il bicchiere fucsia"

Poi fu il momento della saponetta.
"E' finita, mamma?"
"Sì, amore, domani la compro. Di che colore la vuoi?"
"Losa"
(ma perchè glielo chiedo? da quando ai bambini viene data facoltà di scelta?)

A seguire, il cerchietto.
"Anche io vojo la coda come te, mamma. Col celchietto"
"Amore come faccio a farti la coda? Hai i capelli troppo corti"
"Mi passi il celchietto, mamma, pel favole?"

Stamattina, a casa di Orlando, ore 9.01.

"Amore sbrigati ti prego, siamo in ritardo!"
"Ma Papito dov'è?"
"Disperso in Francia, probabilmente riverso su qualche marciapiede con un occhio nero, adesso ti infili il giubbotto ti prego?"
"No! Vojo le mutande!"
"Le mutande? Ma se non vuoi neanche togliere il pannolino, a che ti servono le mutande?"
"Le vojo losa!"

(resta a Marsiglia, Interista, che se torni ti tocca scoprire l'amara verità: non stiamo allevando un piccolo guerriero spartano ma una fashion victim, e la cosa non si spiega visto che io, di mutande rosa, non ne ho neanche un paio)


Vedere la vita in rosa, e non porsi il problema.
Del resto in casa c'è chi la vede in nerazzurro.
Come dicevano gli antichi, è solo una questione di gusti.

lunedì 20 febbraio 2012

Prima o poi, forse.

A casa di Orlando, domenica, ore 20.45.

Il Bruco si sta allungando. Arriva dove prima non arrivava. Apre porte e armadi che prima gli erano preclusi.
No, non abbiamo messo i ferma-cosi, un po' perchè l'ansia da sicurezza a volte sfiora il ridicolo (vedi il caschetto paracolpi che il bambino dovrebbe indossare in casa e che mi fa tanto lobotomia preventiva), un po' perchè fondamentalmente siamo due debosciati.

"Mmmmaaaaaaaaaaaoooooooooooo!"
"Oddio, Bruco, ma sei impazzito?"
"Bastone! Bastone!"
"Ma cosa ci fai con l'appendipanni? Dove l'hai preso?"
"Nell'almadio. Mi selviva"
"Come ti serviva? Per terrorizzare la gatta? Vergogna!"
(ride)
"Adesso basta! E' tutto il giorno che ti comporti male, se non la smetti ti metto in punizione!" (urla)
(silenzio, faccia interrogativa)
"Papi?"
"Dimmi"
"Che cos'è punizione?"

E' così. Il Bruco è arrivato alla veneranda età di 2 anni e 4 mesi e non conosce il concetto di punizione.

L'Interista nel frattempo è corso in bagno.
Toc toc toc!
"Tutto bene?? Che succede? Cambiate di nuovo allenatore? Stai vomitando?"
"No no... tutto.. ok"
(avvicino l'orecchio alla porta)
"Mah.. stai ridendo! Ma sei scemo? Esci! Perchè ridi? Perchè tuo figlio ti ha chiesto cos'è la punizione?"
"No perchè tu l'hai minacciato di mettercelo"

Ecco cos'ho guadagnato dopo due anni e passa di carriera da madre liberal. Zero credibilità.

Comunque la gatta sta bene. E non vede l'ora che il concetto di punizione entri anche a casa di Orlando. Prima o poi. Forse.