Ieri sera, ore 00.05, a Casa di Orlando.
"Bentornata!" mi dice l'Interista.
"Grazie. Non vedo l'ora che sia venerdì e stare seduta sul divano tutta sera"
"Ovvio, c'è la season finale di Game of Thrones"
"Ecco, meno male, che non ho più il fisico per uscire quattro sere consecutive"
L'Interista mi folgora con lo sguardo.
"Non è colpa mia se il Master di cucina, il teatro, il saggio di danza e il concerto del Boss si sono dati appuntamento tutti nella stessa settimana"
"Vabbè, non importa. Volevo dirti che sabato mi hanno chiesto di partecipare a un torneo di calcetto..."
"Ehm... sabato ci sarebbe il MammaCheBlog-Social Family day"
"Eh?"
"Una specie di ritrovo per mamme 2.0, sai, mamme-blogger... ma non è una cosa che vai lì e cazzeggi, è una cosa seria, si parla delle opportunità della rete, di servizi, di formazione..."
"Mamme 2.0? Ma perchè, quante ce ne sono?"
"Un po'. Pensa che all'evento ci siamo iscritte in 200 e c'è la lista d'attesa"
"Ma è una specie di torneo?"
"Ma che torneo! Vabbè che è una delle tue categorie mentali preferite... Cmq era per dire che venite anche tu e il Bruco"
"Dove? Al raduno delle 200 mamme blogger???!! Col ca**o!"
"Ma guarda che è figo, ci sono le animatrici e pure la piscina per i padri abbandonati con figli! Poi è proprio dietro casa, non possiamo mancare"
Insomma, sabato A casa di Orlando parteciperà al MammaCheBlog-Social Family day, al Quanta Village, per curiosare, per ispirarsi e perchè se sei una mamma digitale un po' ti senti chiamata in causa.
Il Bruco e l'Interista non hanno confermato la loro partecipazione.
Conto di prenderli per sfinimento.
Potrei anche mentire spudoratamente e dirgli che hanno organizzato un torneo per padri calciodipendenti.
Insomma io vado, e poi ve lo racconto.
giovedì 7 giugno 2012
mercoledì 6 giugno 2012
Il portiere non fa goal
Insomma a furia di provarci l'Interista ci è un po' riuscito: il Bruco è diventato un appassionato del pallone, anche se solo in quanto oggetto fisico, per adesso.
Predilige le palle pesanti, quelle che usa il papà per giocare a calcio a 7, quelle che rompono i vetri, devastano la casa e terrorizzano a morte la gatta.
L'Interista ha deciso che d'ora in poi il Bruco giocherà con una palla di spugna.
Lui l'ha guardato, ha arricciato le labbra e ha detto semplicemente "No".
Abbiamo trattato, e alla fine gli è stato concesso di giocare con il famoso Supertele nerazzurro.
Fa tiri forti e precisi che un po' mi inquietano.
Però ci sono due o tre cose del gioco che non ha ancora ben capito.
La prima è che la palla la devi passare a qualcuno, altrimenti il gioco non sussiste.
"No, mamma. Io a quello non jela passo pecchè non mi sta simpatico".
Quando si dice essere sportivi.
La seconda è che il portiere sta in porta e para la palla.
"Io sono il poltiele, mamma"
(Prende la palla e inizia a correre)
"Ho fatto goal!!!"
"No Bruco, non funziona così: se fai il portiere stai fermo e pari, il portiere non fa goal"
Voce dal bagno: "Non è detto" (l'Interista gioca in porta e si sente punto sul vivo)
La Voce dal bagno esce e si manifesta in sala, pensierosa.
"Sai" mi dice "Un mio collega mi ha detto che quando suo figlio era piccolo lo faceva tirare sempre col sinistro, e alla fine il bambino è diventato mancino. E adesso l'hanno preso nei pulcini del Milan, perchè dice che non ci sono più bambini mancini"
"Mi sembra una cazzata. Mancino lo sei, mica lo diventi"
"Comunque io se me lo chiede il Milan non ce lo mando"
"Ma sei matto? Mica puoi decidere tu: se lui ci vorrà andare, ci andrà. Poi non è mica detto che sarà interista"
(mi giro e lo vedo assumere la stessa espressione di Bruce Banner quando sta per trasformarsi)
"Non è possibile: l'appartenenza a una squadra è una tradizione di famiglia"
"E com'è che mio fratello è milanista pur avendo avuto un padre Gobbo?"
"Vuol dire che tuo padre non ti ha mai confessato il suo dolore"
"Sì. Ok. Bruco mettiti le scarpe che andiamo all'asilo"
"E comunque" va avanti imperterrito mentre noi siamo già sul pianerottolo "dobbiamo fargli controllare le ginocchia perchè sono un po' rientranti"
Quando si dice avere un padre premuroso.
Predilige le palle pesanti, quelle che usa il papà per giocare a calcio a 7, quelle che rompono i vetri, devastano la casa e terrorizzano a morte la gatta.
L'Interista ha deciso che d'ora in poi il Bruco giocherà con una palla di spugna.
Lui l'ha guardato, ha arricciato le labbra e ha detto semplicemente "No".
Abbiamo trattato, e alla fine gli è stato concesso di giocare con il famoso Supertele nerazzurro.
Fa tiri forti e precisi che un po' mi inquietano.
Però ci sono due o tre cose del gioco che non ha ancora ben capito.
La prima è che la palla la devi passare a qualcuno, altrimenti il gioco non sussiste.
"No, mamma. Io a quello non jela passo pecchè non mi sta simpatico".
Quando si dice essere sportivi.
La seconda è che il portiere sta in porta e para la palla.
"Io sono il poltiele, mamma"
(Prende la palla e inizia a correre)
"Ho fatto goal!!!"
"No Bruco, non funziona così: se fai il portiere stai fermo e pari, il portiere non fa goal"
Voce dal bagno: "Non è detto" (l'Interista gioca in porta e si sente punto sul vivo)
La Voce dal bagno esce e si manifesta in sala, pensierosa.
"Sai" mi dice "Un mio collega mi ha detto che quando suo figlio era piccolo lo faceva tirare sempre col sinistro, e alla fine il bambino è diventato mancino. E adesso l'hanno preso nei pulcini del Milan, perchè dice che non ci sono più bambini mancini"
"Mi sembra una cazzata. Mancino lo sei, mica lo diventi"
"Comunque io se me lo chiede il Milan non ce lo mando"
"Ma sei matto? Mica puoi decidere tu: se lui ci vorrà andare, ci andrà. Poi non è mica detto che sarà interista"
(mi giro e lo vedo assumere la stessa espressione di Bruce Banner quando sta per trasformarsi)
"Non è possibile: l'appartenenza a una squadra è una tradizione di famiglia"
"E com'è che mio fratello è milanista pur avendo avuto un padre Gobbo?"
"Vuol dire che tuo padre non ti ha mai confessato il suo dolore"
"Sì. Ok. Bruco mettiti le scarpe che andiamo all'asilo"
"E comunque" va avanti imperterrito mentre noi siamo già sul pianerottolo "dobbiamo fargli controllare le ginocchia perchè sono un po' rientranti"
Quando si dice avere un padre premuroso.
lunedì 4 giugno 2012
L'orto del nonno Piero
Pochi giorni fa il Bruco è andato alla festa della scuola materna, quella che inizierà a settembre, la scuola dei bambini quasi grandi ecco, tanto che io quando sono entrata mi sono un po' commossa e anche un po' terrorizzata perchè ho ho avuto la vaga sensazione che di materno lì dentro ci fosse molto poco, che non è più come al Nido dove le educatrici ti coccolano e aspettano con tuo figlio in braccio alla finestra per farvi salutare l'ennesima volta.
Insomma alla scuola materna è un po' come nell'arena, ti buttan lì insieme a bimbi più grandi e finchè non esce il rivolo di sangue è tutto ok.
Mentre partorivo questi e ulteriori abnormi pensieri sulle fasi della vita, il Bruco se ne andava bello spavaldo nella scuola nuova, finchè seguendolo in giardino a un certo punto abbiam trovato un orto.
"Mamma, gualda! Cos'è?"
"Come cos'è, Bruco? E' un orto... sai come a casa nostra che sul balcone abbiamo il basilico e la salvia? Ecco questo è un orto vero, e oltre al basilico e alla salvia ci sono le zucchine, le melanzane..."
"No, non è velo. Io non le vedo"
"Massì, ci sono, te lo giuro, è che sono sotto terra"
"Oh no... allola sono molte?"
"Oddio ma no che non sono morte, anzi! Senti Bruco ma chi te l'ha detta questa cosa dei morti?"
"Tu, mamma. Hai detto che i tulipani elano molti"
"Ah già. Ma no è per via del ciclo vitale... adesso che avrai un orto vedrai come funziona"
Una delle maestre ci ha poi spiegato che l'orto è un progetto di Milano Ristorazione (e lì mi son commossa di nuovo, ma per altri motivi) e che, siccome per le maestre e i bambini non è semplicissimo prendersene cura con costanza, l'orto è stato "adottato" dal Nonno Piero, un simpatico vecchietto che fa parte dell'Associazione Nazionale Combattenti e Reduci che confina con l'asilo, e che da qualche anno è il contadino urbano preferito dai bambini.
Venerdì, al supermercato.
"Bruco, prendiamo le carote e abbiam finito, ok?"
"Mamma pecchè queste calote non sono nella tella?"
"Eh, amore... erano nella terra... poi le hanno raccolte e le han portate qui"
"Pecchè non le plendiamo dall'olto del Nonno Pielo?"
"Facciamo così. Per adesso l'importante è che tu sappia che le carote crescono nella terra e non sui banchi del supermercato. Poi la lezione sull'agricoltura di prossimità la facciamo più avanti ok?"
Eh già. Perchè a noi sembra normale, trovare le carote già incellophanate sui banchi del super.
Ma a pensarci bene ha ragione lui: se stanno nell'orto del Nonno Piero, perchè non possiamo prenderle da lì?
Come sempre, i bambini fanno ottime domande e noi abbiamo pessime risposte.
Insomma alla scuola materna è un po' come nell'arena, ti buttan lì insieme a bimbi più grandi e finchè non esce il rivolo di sangue è tutto ok.
Mentre partorivo questi e ulteriori abnormi pensieri sulle fasi della vita, il Bruco se ne andava bello spavaldo nella scuola nuova, finchè seguendolo in giardino a un certo punto abbiam trovato un orto.
"Mamma, gualda! Cos'è?"
"Come cos'è, Bruco? E' un orto... sai come a casa nostra che sul balcone abbiamo il basilico e la salvia? Ecco questo è un orto vero, e oltre al basilico e alla salvia ci sono le zucchine, le melanzane..."
"No, non è velo. Io non le vedo"
"Massì, ci sono, te lo giuro, è che sono sotto terra"
"Oh no... allola sono molte?"
"Oddio ma no che non sono morte, anzi! Senti Bruco ma chi te l'ha detta questa cosa dei morti?"
"Tu, mamma. Hai detto che i tulipani elano molti"
"Ah già. Ma no è per via del ciclo vitale... adesso che avrai un orto vedrai come funziona"
Una delle maestre ci ha poi spiegato che l'orto è un progetto di Milano Ristorazione (e lì mi son commossa di nuovo, ma per altri motivi) e che, siccome per le maestre e i bambini non è semplicissimo prendersene cura con costanza, l'orto è stato "adottato" dal Nonno Piero, un simpatico vecchietto che fa parte dell'Associazione Nazionale Combattenti e Reduci che confina con l'asilo, e che da qualche anno è il contadino urbano preferito dai bambini.
Venerdì, al supermercato.
"Bruco, prendiamo le carote e abbiam finito, ok?"
"Mamma pecchè queste calote non sono nella tella?"
"Eh, amore... erano nella terra... poi le hanno raccolte e le han portate qui"
"Pecchè non le plendiamo dall'olto del Nonno Pielo?"
"Facciamo così. Per adesso l'importante è che tu sappia che le carote crescono nella terra e non sui banchi del supermercato. Poi la lezione sull'agricoltura di prossimità la facciamo più avanti ok?"
Eh già. Perchè a noi sembra normale, trovare le carote già incellophanate sui banchi del super.
Ma a pensarci bene ha ragione lui: se stanno nell'orto del Nonno Piero, perchè non possiamo prenderle da lì?
Come sempre, i bambini fanno ottime domande e noi abbiamo pessime risposte.
mercoledì 30 maggio 2012
Il dottor B e le donne
Viene un momento, nella vita di un bambino, in cui si rende conto che non apparteniamo tutti alla stessa specie. Cioè, sì, siamo tutti umani (o dovremmo esserlo), ma poi c'è questo fatto dei maschi e delle femmine, che - inutile ricamarci sopra - uguali non sono.
Ho sempre pensato che le madri dei maschi abbiano una grande responsabilità verso le altre donne, quelle che prima o poi si prenderanno i loro figli nel bene e nel male eccetera eccetera; ragion per cui sposo l'appello lanciato da Concita De Gregorio nel suo libro Malamore (consigliatissimo, che parla di molte cose e anche di questa): madri di figli maschi, vediamo di tirar su degli uomini decenti, presenti, collaborativi e soprattutto, per quanto sia possibile, scevri di tutti quei pregiudizi e clichè che da secoli circolano a proposito del mondo femminile.
Io mi ci provo, come si suol dire: anche se negli ultimi giorni il Bruco ha mostrato un approccio verso l'altra metà del cielo non proprio confortante.
Ieri, ore 17.05, asilo di Orlando.
Seduti vicini sul divanetto mentre i genitori di turno gli infilano le scarpe, il Bruco e la sua amichetta Vittoria si guardano.
"Ollando, oggi andiamo al pacco insieme?"
"No"
"Pecchè?"
"Sei una cagona"
"La cagona va a plendele il gelato"
1-0 per lei.
Ieri, ore 17.40, al parco.
Sullo scivolo, al Bruco si para davanti una seienne morettina coi capelli lunghi e un vestitino verde.
"Spostati"
"Bruco ma sei impazzito? Primo le cose si chiedono con gentilezza. Secondo, perchè si dovrebbe spostare?"
"Pecchè ha le gambe corte"
"Io non ho le gambe corte" interviene la seienne "Ce le ho lunghe come una Winx"
"Mamma cos'è una Wiccs?"
1-0 per lui.
Ieri, ore 21.10, a casa di Orlando.
"Buonanotte, Bruco. Fai bei sogni"
"Nooooooooo! Mitte (adesso mi chiama Mitte, boh, vallo a capire 'sto ragazzino che ogni settimana mi cambia nome), non mi lasciale da solo!"
"Da solo???!!?? Amore ma c'è la Pepi qui con te, ti fa compagnia lei"
"No vojo Teddy"
"Vuoi Teddy? La Pepi non ti basta, Bruco?"
"No pecchè la Pepi è una pecola femmina. Teddy è più folte e colaggioso"
Sì. Ok, Bruco.
Cara Concita, mi sa che qui di lavoro da fare ce n'è parecchio.
Ps: Il titolo del post è chiaramente in omaggio al film di Altman Il dottor T e le donne.
Ho sempre pensato che le madri dei maschi abbiano una grande responsabilità verso le altre donne, quelle che prima o poi si prenderanno i loro figli nel bene e nel male eccetera eccetera; ragion per cui sposo l'appello lanciato da Concita De Gregorio nel suo libro Malamore (consigliatissimo, che parla di molte cose e anche di questa): madri di figli maschi, vediamo di tirar su degli uomini decenti, presenti, collaborativi e soprattutto, per quanto sia possibile, scevri di tutti quei pregiudizi e clichè che da secoli circolano a proposito del mondo femminile.
Io mi ci provo, come si suol dire: anche se negli ultimi giorni il Bruco ha mostrato un approccio verso l'altra metà del cielo non proprio confortante.
Ieri, ore 17.05, asilo di Orlando.
Seduti vicini sul divanetto mentre i genitori di turno gli infilano le scarpe, il Bruco e la sua amichetta Vittoria si guardano.
"Ollando, oggi andiamo al pacco insieme?"
"No"
"Pecchè?"
"Sei una cagona"
"La cagona va a plendele il gelato"
1-0 per lei.
Ieri, ore 17.40, al parco.
Sullo scivolo, al Bruco si para davanti una seienne morettina coi capelli lunghi e un vestitino verde.
"Spostati"
"Bruco ma sei impazzito? Primo le cose si chiedono con gentilezza. Secondo, perchè si dovrebbe spostare?"
"Pecchè ha le gambe corte"
"Io non ho le gambe corte" interviene la seienne "Ce le ho lunghe come una Winx"
"Mamma cos'è una Wiccs?"
1-0 per lui.
Ieri, ore 21.10, a casa di Orlando.
"Buonanotte, Bruco. Fai bei sogni"
"Nooooooooo! Mitte (adesso mi chiama Mitte, boh, vallo a capire 'sto ragazzino che ogni settimana mi cambia nome), non mi lasciale da solo!"
"Da solo???!!?? Amore ma c'è la Pepi qui con te, ti fa compagnia lei"
"No vojo Teddy"
"Vuoi Teddy? La Pepi non ti basta, Bruco?"
"No pecchè la Pepi è una pecola femmina. Teddy è più folte e colaggioso"
Sì. Ok, Bruco.
Cara Concita, mi sa che qui di lavoro da fare ce n'è parecchio.
Ps: Il titolo del post è chiaramente in omaggio al film di Altman Il dottor T e le donne.
lunedì 28 maggio 2012
Cose di poca importanza accadute nelle ultime 24 ore
Insomma piovere non ha piovuto. C'è stato, per buona parte del we, un sole splendido che ci ha scaldato il cuore e ustionato in varie parti del corpo. (ovviamente sto scherzando, sul fatto di scaldare il cuore)
Sabato mattina è stato molto bello, al Mercato della Terra che esordiva alla Fabbrica del Vapore: non faceva neanche un po' caldo, c'era un sacco di verde e di acqua fresca dalle fontanelle, e non ero lì col Bruco a organizzare ventimila cose per la festa.
E' stato tutto molto rilassante.
Alle ore 7 del mattino mi sono alzata per preparare i cartelloni, (quasi) con lo stesso entusiasmo di un liceale alla vigilia dell'okkupazione.
Alle ore 8 il Bruco si è svegliato e ha preteso di mettersi la cravatta di suo padre, per l'occasione.
Alle ore 9 ho caricato in bicicletta una quantità indefinita di coltelli e insalatiere e cartelloni e son partita rischiando la morte (altrui) perchè non li avevo fissati bene nel cestino.
Alle ore 10 il Bruco ha iniziato a dire "Mamma andiamo a casa?" "Sì Bruco, ci andiamo. Fra 4 ore"
Alle 11, mentre disegnavo per terra una chiocciola gigante, ha cercato di liberare delle colombe ammaestrate sostenendo che fossero "anatle sevvatiche".
Alle 12, mentre cercavo di attirare gente per un Flash Mob, il Bruco rubava un hula hoop dall'Accademia del Gioco Dimenticato lì accanto (temo non abbia afferrato il concetto, deve aver pensato che quel gioco l'aveva dimenticato lì qualcuno e lui potesse prenderlo).
Alle 13, mentre reperivo volontari per la pelatura collettiva dei cetrioli, si è spalmato sull'asfalto rendendosi visivamente indistinguibile dallo spazzacamino di Mary Poppins.
Sempre così conciato, 5 minuti dopo ingurgitava 3 fette di salame untissimo senza colpo ferire.
Alle 14 il mio sistema nervoso ha chiesto il trasferimento presso altro essere umano.
Ho ripreso la bici e siamo tornati a casa. Lui si è addormentato in bicicletta e io ho fatto tutta la strada di ritorno col caschetto conficcato fra le scapole. Rientrati a casa, mi sono accorta che ci eravamo ustionati entrambi: il Bruco ha tuttora le braccia fosforescenti tipo mazzancolla del Pacifico dopo la cottura.
No ma per il futuro del cibo e della Terra, questo e altro.
E grazie a chi è venuto a salutarci, a chi ha partecipato, a chi ha tenuto il Bruco a bada per qualche minuto.
Poi sabato sera siamo andati a una festa speciale di questo sito di cinema qui che da 10 anni fa parte delle nostre vite, e mi sono un po' ripresa.
La gente ci chiedeva, a me e all'Interista: "ma il Bruco non c'è?" e io ho avuto numerose volte l'impulso di alzare il dito medio, anche se poi, impegnandomi un po', ho risposto gentilmente a tutti.
Per chiudere il we, dopo una giornata trascorsa insieme ai compagni di calcetto dell'Interista, appartenenti a fedi calciofile di varia natura, il Bruco è andato a letto cantando "i campioni dell'Italia siamo noi".
"Bruco guarda che il papà non è contento che canti questa canzone"
"Me l'hanno insegnata"
"Sì ma non tutto quello che t'insegnano vale la pena di essere imparato"
"Siamo noi... i campioni dell'Italia..."
"Ok. Buonanotte Bruco"
E l'ho chiuso in camera, onde evitare che l'Interista sentisse, pensando dentro di me che finalmente domani era lunedì e io sarei andata a lavorare.
Stamattina, ore 8.20, a casa di Orlando.
"Mammaaaaaaaaaaaaa!"
"Oddio, che c'è???"
"Pipìììììììì!"
E fu così che il Bruco fece la pipì nel water per la prima volta in vita sua.
Non vi dico i festeggiamenti tra casa e asilo.
Pare che la vita sia così. A due anni ti basta pisciare in un buco e sei l'eroe dei due mondi.
A 30 ti prodighi per l'umanità e a fatica se ne accorgono.
In entrambi i casi sarebbe bene non dimenticarsi la crema solare :)
Sabato mattina è stato molto bello, al Mercato della Terra che esordiva alla Fabbrica del Vapore: non faceva neanche un po' caldo, c'era un sacco di verde e di acqua fresca dalle fontanelle, e non ero lì col Bruco a organizzare ventimila cose per la festa.
E' stato tutto molto rilassante.
Alle ore 7 del mattino mi sono alzata per preparare i cartelloni, (quasi) con lo stesso entusiasmo di un liceale alla vigilia dell'okkupazione.
Alle ore 8 il Bruco si è svegliato e ha preteso di mettersi la cravatta di suo padre, per l'occasione.
Alle ore 9 ho caricato in bicicletta una quantità indefinita di coltelli e insalatiere e cartelloni e son partita rischiando la morte (altrui) perchè non li avevo fissati bene nel cestino.
Alle ore 10 il Bruco ha iniziato a dire "Mamma andiamo a casa?" "Sì Bruco, ci andiamo. Fra 4 ore"
Alle 11, mentre disegnavo per terra una chiocciola gigante, ha cercato di liberare delle colombe ammaestrate sostenendo che fossero "anatle sevvatiche".
Alle 12, mentre cercavo di attirare gente per un Flash Mob, il Bruco rubava un hula hoop dall'Accademia del Gioco Dimenticato lì accanto (temo non abbia afferrato il concetto, deve aver pensato che quel gioco l'aveva dimenticato lì qualcuno e lui potesse prenderlo).
Alle 13, mentre reperivo volontari per la pelatura collettiva dei cetrioli, si è spalmato sull'asfalto rendendosi visivamente indistinguibile dallo spazzacamino di Mary Poppins.
Sempre così conciato, 5 minuti dopo ingurgitava 3 fette di salame untissimo senza colpo ferire.
Alle 14 il mio sistema nervoso ha chiesto il trasferimento presso altro essere umano.
Ho ripreso la bici e siamo tornati a casa. Lui si è addormentato in bicicletta e io ho fatto tutta la strada di ritorno col caschetto conficcato fra le scapole. Rientrati a casa, mi sono accorta che ci eravamo ustionati entrambi: il Bruco ha tuttora le braccia fosforescenti tipo mazzancolla del Pacifico dopo la cottura.
No ma per il futuro del cibo e della Terra, questo e altro.
E grazie a chi è venuto a salutarci, a chi ha partecipato, a chi ha tenuto il Bruco a bada per qualche minuto.
Poi sabato sera siamo andati a una festa speciale di questo sito di cinema qui che da 10 anni fa parte delle nostre vite, e mi sono un po' ripresa.
La gente ci chiedeva, a me e all'Interista: "ma il Bruco non c'è?" e io ho avuto numerose volte l'impulso di alzare il dito medio, anche se poi, impegnandomi un po', ho risposto gentilmente a tutti.
Per chiudere il we, dopo una giornata trascorsa insieme ai compagni di calcetto dell'Interista, appartenenti a fedi calciofile di varia natura, il Bruco è andato a letto cantando "i campioni dell'Italia siamo noi".
"Bruco guarda che il papà non è contento che canti questa canzone"
"Me l'hanno insegnata"
"Sì ma non tutto quello che t'insegnano vale la pena di essere imparato"
"Siamo noi... i campioni dell'Italia..."
"Ok. Buonanotte Bruco"
E l'ho chiuso in camera, onde evitare che l'Interista sentisse, pensando dentro di me che finalmente domani era lunedì e io sarei andata a lavorare.
Stamattina, ore 8.20, a casa di Orlando.
"Mammaaaaaaaaaaaaa!"
"Oddio, che c'è???"
"Pipìììììììì!"
E fu così che il Bruco fece la pipì nel water per la prima volta in vita sua.
Non vi dico i festeggiamenti tra casa e asilo.
Pare che la vita sia così. A due anni ti basta pisciare in un buco e sei l'eroe dei due mondi.
A 30 ti prodighi per l'umanità e a fatica se ne accorgono.
In entrambi i casi sarebbe bene non dimenticarsi la crema solare :)
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giovedì 24 maggio 2012
Speriamo che non piova
Negli ultimi giorni le occasioni in cui ho pensato che il Bruco non fosse del tutto mio figlio sono state molteplici.
All'asilo di Orlando, qualche giorno fa.
"Ciao Bruco! Ti ho portato un regalino! Oggi la zia Franci ha portato in negozio un sacco gigante di macchinine usate, e te ne ho presa qualcuna. Sono un po' incidentate ma funzionano alla grande"
"Evviva! Posso vedelle?"
"Certo! Eccole"
(gli metto in mano due macchinine verdi, lui le guarda un attimo, poi storce la bocca)
"Bleah"
"Come bleah?"
"Non le vojo mamma. Io vojo una Fellali. Queste non vanno abbastanza veloci"
"Scusa????!!!?"
A casa di Orlando, un paio di sere fa.
"Buona la pasta col pesto, mamma"
"Certo che è buona, Bruco, il pesto l'abbiam fatto noi"
"Cosa c'è di secondo?"
"Di secondo? Ma questo è un piatto unico, amore, c'erano dentro le patate, i fagiolini... è un monte di roba"
"Sì. Cosa c'è di secondo?"
"Vabbè, posso darti i pomodori e la mozzarella... ok?"
"Ok. Mi cambi il piatto?"
"Scusa????!!!?"
"E' spocco, mamma. Anche il cucchiaio, me lo cambi?"
(ma chi è sto piccolo Lord? ridatemi mio figlio!!!)
A casa di Orlando, stamattina.
"Dai che è tardi, Bruco, finisci di bere il latte e mettiti le scarpe"
"Ho finito, mamma. Puoi pulile il tavolo? Si è lovesciato un po' di latte"
"Senti, Bruco. La mamma pulisce se e quando ne ha voglia"
(regola fondamentale, l'ha imparata l'Interista e dovrà impararla anche il Bruco)
Poi capitano cose che, per fortuna, ti ridanno il senso dell'appartenenza.
Stamattina, andando all'asilo, gli dicevo che programmi abbiamo per il fine settimana, per renderlo partecipe e rassicurarlo sul fatto che non si va all'asilo 7 giorni su 7.
"Speliamo che non piova, mamma"
Al che, mi sono profusa in esternazioni esagerate di gioia materna.
Ehi voi, laggiù avete sentito??? Ha detto "speriamo che non piova"!!! Non ha neanche tre anni e usa il congiuntivo! Bruco, sei proprio figlio della mamma!
"Eh sì, amore: speriamo che non piova! Sabato mattina c'è il Mercato della Terra e dev'esserci il sole!"
"Sì, mamma. Speliamo che non piova che sennò si bagna la mia Fellali"
Per un attimo il dubbio ce l'ho avuto. Sono stata tentata di chiamare l'Interista e chiedergli se aveva qualcosa da dirmi. Che magari aveva vinto all'enalotto e mi aveva preso una Ferrari come regalo di compleanno. Poi è squillato il telefono.
"Pronto, Interista, sei tu? Tutto bene?"
"No! Non c'è neanche un paio di calzini puliti in tutta casa!"
"Ah ok, che spavento. Allora tutto normale. Pensavo volessi parlarmi della Ferrari..."
All'asilo di Orlando, qualche giorno fa.
"Ciao Bruco! Ti ho portato un regalino! Oggi la zia Franci ha portato in negozio un sacco gigante di macchinine usate, e te ne ho presa qualcuna. Sono un po' incidentate ma funzionano alla grande"
"Evviva! Posso vedelle?"
"Certo! Eccole"
(gli metto in mano due macchinine verdi, lui le guarda un attimo, poi storce la bocca)
"Bleah"
"Come bleah?"
"Non le vojo mamma. Io vojo una Fellali. Queste non vanno abbastanza veloci"
"Scusa????!!!?"
A casa di Orlando, un paio di sere fa.
"Buona la pasta col pesto, mamma"
"Certo che è buona, Bruco, il pesto l'abbiam fatto noi"
"Cosa c'è di secondo?"
"Di secondo? Ma questo è un piatto unico, amore, c'erano dentro le patate, i fagiolini... è un monte di roba"
"Sì. Cosa c'è di secondo?"
"Vabbè, posso darti i pomodori e la mozzarella... ok?"
"Ok. Mi cambi il piatto?"
"Scusa????!!!?"
"E' spocco, mamma. Anche il cucchiaio, me lo cambi?"
(ma chi è sto piccolo Lord? ridatemi mio figlio!!!)
A casa di Orlando, stamattina.
"Dai che è tardi, Bruco, finisci di bere il latte e mettiti le scarpe"
"Ho finito, mamma. Puoi pulile il tavolo? Si è lovesciato un po' di latte"
"Senti, Bruco. La mamma pulisce se e quando ne ha voglia"
(regola fondamentale, l'ha imparata l'Interista e dovrà impararla anche il Bruco)
Poi capitano cose che, per fortuna, ti ridanno il senso dell'appartenenza.
Stamattina, andando all'asilo, gli dicevo che programmi abbiamo per il fine settimana, per renderlo partecipe e rassicurarlo sul fatto che non si va all'asilo 7 giorni su 7.
"Speliamo che non piova, mamma"
Al che, mi sono profusa in esternazioni esagerate di gioia materna.
Ehi voi, laggiù avete sentito??? Ha detto "speriamo che non piova"!!! Non ha neanche tre anni e usa il congiuntivo! Bruco, sei proprio figlio della mamma!
"Eh sì, amore: speriamo che non piova! Sabato mattina c'è il Mercato della Terra e dev'esserci il sole!"
"Sì, mamma. Speliamo che non piova che sennò si bagna la mia Fellali"
Per un attimo il dubbio ce l'ho avuto. Sono stata tentata di chiamare l'Interista e chiedergli se aveva qualcosa da dirmi. Che magari aveva vinto all'enalotto e mi aveva preso una Ferrari come regalo di compleanno. Poi è squillato il telefono.
"Pronto, Interista, sei tu? Tutto bene?"
"No! Non c'è neanche un paio di calzini puliti in tutta casa!"
"Ah ok, che spavento. Allora tutto normale. Pensavo volessi parlarmi della Ferrari..."
lunedì 21 maggio 2012
L'aceto fa bene
Noi ci si prova. E a volte ci si riesce. A vivere nel rispetto dell'ambiente, con piccoli accorgimenti che a noi costano davvero poco e al pianeta fanno bene.
Al pianeta, appunto. Non sempre anche a tutti quelli che vivono a casa di Orlando.
Noi di detersivi ne usiamo davvero pochi.
In parte, non lo nego, perchè io e le pulizie di casa non abbiamo un buon rapporto (giusto lo stretto indispensabile, infatti ci sono i vetri che tra un po' non si vede più fuori, ma vivendo a Milano in periferia non è che sia una gran perdita).
In parte perchè da quando è nato il Bruco ho cercato di trovare sempre dei sostituti nature: sarà che a cinque mesi il Bruco sul fasciatoio si bevve l'Air Wick alla lavanda e io passai una notte a controllare ogni cinque minuti se era vivo, ma decisi che non volevo più schifezze chimiche in giro per casa (lo so cosa pensate ma siamo distratti, disordinati e a volte molto assonnati quindi meglio prendere atto dei propri limiti e porre rimedio). Il risultato si chiama "aceto".
A casa di Orlando c'è aceto dovunque: nella lavatrice, nella lavastoviglie, in bagno sparso qua e là (ci lavo sia i rubinetti che i capelli del Bruco; lo usiamo per lavarci le mani dopo aver mangiato il pesce e lo useremmo per pulire i vetri delle finestre e lo schermo del pc se li pulissimo.
Che alla fine se il Bruco si beve un po' di aceto non gli succede niente.
(ma ovviamente non lo beve, perchè i bambini in queste cose sono bastardi: fanno solo ciò che può causare disastri e revoche della tutela del minore ai genitori).
Anzi lui è letteralmente esaltato dal fatto di mettere l'aceto ovunque.
"Bruco facciamo partire la lavatrice?"
"Sì sì, metto io l'acceto"
"Dai mettilo allora che io arrivo col detersivo"
(sui detersivi io vi consiglio un giretto su questo sito Detersivi Bio Allegri: poi se proprio non ce la fate, almeno comprate quelli bio, e se proprio non volete comprare quelli bio prendete quelli sfusi che risparmiamo un bel po' di plastica in giro)
A casa di Orlando, l'altro ieri.
"Mamma gualda! Minucca è sul lavandino!"
"Minuzza sei impazzita? Se ti vede l'Interista ti abbandona in qualche angolo della Pinetina"
La gatta mi guarda e fa mao. Non accenna a scendere dal lavandino della cucina.
Non è da lei, di solito teme l'ira del padrone.
"Cosa c'è? Hai sete?" (sì lo so che non mi risponde ma chi ha animali può capirmi)
"Sì sì mamma, ha sete!"
(getto uno sguardo nella ciotola dell'acqua)
"Ma è piena! Ce l'hai l'acqua..."
"Sì, Minucca, ce l'hai l'acquina buonina..."
Mao.
"Boh, le apro il lavandino, dai. Non dirlo al papà però, capito Bruco?"
"Folse a Minucca non piasce l'acceto, mamma"
"Certo che non le piace... Ma che c'entra l'aceto? Mica si beve..."
(il mio cervello si resetta un attimo. Vuoi vedere che...)
"Bruco! Ma sei impazzito? Hai messo l'aceto nella ciotola dell'acqua! Ma poverina... quanti giorni sono che non beve?"
"L'aceto fa bene, mamma. Tu l'hai detto"
L'ho detto, certo.
Piccoli accorgimenti che a noi costano davvero poco e al pianeta fanno bene.
Al pianeta, appunto.
Al pianeta, appunto. Non sempre anche a tutti quelli che vivono a casa di Orlando.
Noi di detersivi ne usiamo davvero pochi.
In parte, non lo nego, perchè io e le pulizie di casa non abbiamo un buon rapporto (giusto lo stretto indispensabile, infatti ci sono i vetri che tra un po' non si vede più fuori, ma vivendo a Milano in periferia non è che sia una gran perdita).
In parte perchè da quando è nato il Bruco ho cercato di trovare sempre dei sostituti nature: sarà che a cinque mesi il Bruco sul fasciatoio si bevve l'Air Wick alla lavanda e io passai una notte a controllare ogni cinque minuti se era vivo, ma decisi che non volevo più schifezze chimiche in giro per casa (lo so cosa pensate ma siamo distratti, disordinati e a volte molto assonnati quindi meglio prendere atto dei propri limiti e porre rimedio). Il risultato si chiama "aceto".
A casa di Orlando c'è aceto dovunque: nella lavatrice, nella lavastoviglie, in bagno sparso qua e là (ci lavo sia i rubinetti che i capelli del Bruco; lo usiamo per lavarci le mani dopo aver mangiato il pesce e lo useremmo per pulire i vetri delle finestre e lo schermo del pc se li pulissimo.
Che alla fine se il Bruco si beve un po' di aceto non gli succede niente.
(ma ovviamente non lo beve, perchè i bambini in queste cose sono bastardi: fanno solo ciò che può causare disastri e revoche della tutela del minore ai genitori).
Anzi lui è letteralmente esaltato dal fatto di mettere l'aceto ovunque.
"Bruco facciamo partire la lavatrice?"
"Sì sì, metto io l'acceto"
"Dai mettilo allora che io arrivo col detersivo"
(sui detersivi io vi consiglio un giretto su questo sito Detersivi Bio Allegri: poi se proprio non ce la fate, almeno comprate quelli bio, e se proprio non volete comprare quelli bio prendete quelli sfusi che risparmiamo un bel po' di plastica in giro)
A casa di Orlando, l'altro ieri.
"Mamma gualda! Minucca è sul lavandino!"
"Minuzza sei impazzita? Se ti vede l'Interista ti abbandona in qualche angolo della Pinetina"
La gatta mi guarda e fa mao. Non accenna a scendere dal lavandino della cucina.
Non è da lei, di solito teme l'ira del padrone.
"Cosa c'è? Hai sete?" (sì lo so che non mi risponde ma chi ha animali può capirmi)
"Sì sì mamma, ha sete!"
(getto uno sguardo nella ciotola dell'acqua)
"Ma è piena! Ce l'hai l'acqua..."
"Sì, Minucca, ce l'hai l'acquina buonina..."
Mao.
"Boh, le apro il lavandino, dai. Non dirlo al papà però, capito Bruco?"
"Folse a Minucca non piasce l'acceto, mamma"
"Certo che non le piace... Ma che c'entra l'aceto? Mica si beve..."
(il mio cervello si resetta un attimo. Vuoi vedere che...)
"Bruco! Ma sei impazzito? Hai messo l'aceto nella ciotola dell'acqua! Ma poverina... quanti giorni sono che non beve?"
"L'aceto fa bene, mamma. Tu l'hai detto"
L'ho detto, certo.
Piccoli accorgimenti che a noi costano davvero poco e al pianeta fanno bene.
Al pianeta, appunto.
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