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mercoledì 11 luglio 2012

C'è grossa crisi

Ahimè, è proprio così: a casa di Orlando c'è grossa crisi.
Non economica - chè quella ormai è fisiologica - e neanche sentimentale (niente gossip, state buoni).
Trattasi del Bruco: è proprio in crisi nera.
Deve avere qualcosa tipo la "fu" sindrome da Costa Crociere (ormai questo clichè è fortunosamente decaduto): dopo 10 giorni di vacanza con mamma e papà tutti per lui 24 ore su 24, si è ritrovato all'asilo 8 ore al giorno e senza neanche più il Papito per giocare a pallone la sera.
Del resto, dice che se non si lavora non si mangia.

Comunque la cosa (poco) divertente è che questa crisi assume le forme più impensate: fioccano scenate d'ispirazione partenopea per i motivi più assurdi.

Scenata numero uno: questione di stile

"Bruco, vieni che dobbiamo vestirci per andare all'asilo"
"No"
"Amore, mi dispiace, io devo andare a lavoro e tu all'asilo. Mettiamo i pantaloni blu?"
"Sì"
Gli infilo i pantaloncini blu.
"Non li vojo questiiiiiiiiii!!!!"
"Ma hai detto tu che volevi quelli blu!"
"No, quelli verdi"
Respira. Stai tranquilla. Non dirgli niente. Avrà una giornata storta.
"Ok, ecco quelli verdi"
"Nooooooooooooooo! Questi no!!!"
"Mi prendi in giro? Hai detto verdi!"
"Con questi non mi vedo le ginocchia"

Da allora, vuole solo pantaloni che gli arrivino sopra le ginocchia. Non potendo rifargli il guardaroba, glieli metto "ascellari". A noi il ragionier Ugo ci fa una pippa.

Scenata numero due: questione di palinsesto

A casa di Orlando la televisione è molto amata da metà della famiglia e molto poco tollerata dall'altra metà (potete tirare a indovinare ma non è difficile).
Al Bruco è concesso guardarla solo la sera tra le 19 e le 20, mentre la mamma cucina.
Abbiamo provato con vari canali dedicati ai bambini, ma lui vuole vedere solo Rai YoYo.
In particolare vuole vedere solo Peppa Pig, la storia di una famiglia di maiali che saltano nelle pozzanghere di fango e mangiano frittelle.

Ieri sera, a casa di Orlando, ore 19.45.

Sigla finale di Peppa Pig.
"Mamma adesso c'è un'altra puntata vero?"
"No Bruco, questa era la quinta, per stasera è finito"
Parte il pianto isterico.
"Bruco io non ho parole. Ma si può piangere tutte le sere perchè finisce Peppa?"
"Sìììììììììììì.... uààààà.... eeeeeeeeeeeehhhh"
"Amore non è colpa della mamma, è il palinsesto che prevede che dopo Peppa vengano altri cartoni"
"Mi rimetti Peppaaaaaaaaaaaaaaaa?????!!???"
"Amore non posso" (ok, posso perchè ho mille puntate registrate ma tanto prima o poi dovrebbe finire, no?) "Adesso ci sono i Barbapapà, guarda quelli e poi giochiamo"
"Nooooooooooooooooo (sempre pianto isterico), non mi piacciono!"
"Perchè no?"
"Sono strani" (perchè invece i maiali parlanti...) "e poi parlano con la voce bassa"

Per amor di cronaca, alle 20.20 ancora piangeva.
Se qualcuno è a conoscenza di centri di riabilitazione per le dipendenze da cartoon è pregato di farsi vivo.

Scenata numero tre: io la faccio qui

"Mamma, mi scappa la cacca"
"Presto, Bruco, andiamo allora!"
"No, non vojo farla nel water"
"Come non vuoi farla nel water? La cacca si fa nel water"
"No, vojo farla sotto l'albero"
"Non ci sono alberi in casa nostra quindi andiamo in bagno"
"No. Allora me la faccio addosso"

Quando hai due anni e mezzo e hai imparato da poco a stare senza pannolino, anche farti la cacca addosso è un efficace mezzo di protesta.

A fronte di tante e continue manifestazioni di disagio con pianti isterici e rabbiosi, mi domando come gestirle.
"Pronto, Interista? Il ragazzino è in crisi.
Torni domenica, vero? Ok, io lunedì sera esco"

Come canta Paolo Conte, "la fuga nella vita chi lo sa/ che non sia proprio lei la quintessenza"...