mercoledì 21 marzo 2012

Non domandarci

A casa di Orlando, ore 8.44.

"Allora Bruco, stasera siamo soli io e te che il papà è partito per Londra: ci hanno invitato a una festa con tanti amici, sei contento? La mamma viene a prenderti all'asilo, facciamo merenda, ci prepariamo, e poi..."
"Mamma, io polto in casa un flatellino"
(nello spazio di quella parola mi ustiono l'ugola col tè bollente e rischio il soffocamento)
"Scusa? Non ho capito, amore"
"Mamma, vojo un flatellino"
"Ma perchè mai, Bruco? Ti senti solo?"
"Sì"
"Ma che dici! C'è la Minuzza, la mamma, il papà, gli zii, gli amichetti... un sacco di gente"
"..."
"E poi guarda, amore, il papà è a Londra, che è parecchio lontano, quindi non si può fare proprio a livello tecnico"
"E quando tolna?"
"Tra un sacco di tempo. Ma proprio un sacco. Amore, andiamo a vedere i tulipani sul balcone?"

Torna domani. Ma non ditelo al Bruco, perchè la cosa è del tutto ininfluente.

PS: il titolo del post è in omaggio alla giornata mondiale della poesia, che sarebbe oggi (Montale, Non chiederci la parola)

lunedì 19 marzo 2012

Festa del Papito Interista

Per celebrare la festa del papà, altresì ribattezzata, a casa di Orlando, la festa del Papito, dedicheremo questo post alla di Lui passione suprema, ovvero il Calcio.

In principio.
Lui, l'Interista, voleva una figlia femmina. Quando seppe che il nascituro aveva quel qualcosa in più che lo differenziava dal gentil sesso (no, non sto parlando dei neuroni), pensò "vabbè, almeno giocherà a calcio". E incosciamente iniziò a stabilire un calendario di allenamenti fisico-spirituali per portarlo dritto dalla culla alla serie A.

Piccoli erranti crescono.
Dopo averci tolto il sonno per mesi, il Bruco cominciò a...dormire? No, a camminare!
Una volta fatti i primi passi, esattamente la sera del 7 settembre 2010, pensai che dovevo comprargli delle scarpe. Di quelle col plantareanatomicoeffettosabbia eccetera eccetera.
Lui, l'Interista, non osò dirlo ma pensò che sarebbe stato meglio un plantareeffettocampo, possibilmente coi tacchetti sotto.

Confronti.
Dopo qualche mese da camminante, il Bruco continuava a non mostrare particolare attenzione per la palla, preferendole la lettura o il gioco del puzzle. L'Interista obiettò che era colpa mia, perchè volutamente gli occultavo il Gioco, e cominciò a cyberstalkerizzarmi inviandomi video in cui il figlio duenne di un qualcuno il cui nome terminava in -inho faceva già numeri da avanspettacolo col pallone.

L'abito non fa il monaco. E neanche l'interista.
Al raggiungimento dei due anni, il Bruco ricevette in regalo da suo padre una mini-divisa nerazzurra che io non gli ho mai messo con la scusa che la taglia non è giusta (vabbè mica si può essere perfetti no?!?) e che, a voler guardare, non è neanche l'anno giusto e che poi il ragazzino magari all'asilo lo prendono in giro. Lui, l'Interista, ha risposto: "E' sempre l'anno giusto. Che cazzo credi, io non sono mica il padre di Filippo! Sono il papà di Orlando".

A casa di Orlando, ore 20.31, colazione.

"Bruco, oggi è la festa del papà! Devi fargli gli auguri!"
"Auguli, Papito! E' il tuo compleanno?"
"No, è la festa del papà, di tutti i papà... capito?"
"Nooooo... povela mamma! E la tua festa quand'è, mamma?"

Auguri, Interista.


mercoledì 14 marzo 2012

Dice che la mela... Dice.

Stamattina, a casa di Orlando, ci si è svegliati alle 8 in punto coi postumi di una serata difficile.
L'Interista col dramma Champions da smaltire, tutto concentrato nel fegato, tanto che neanche il caffè ha voluto, stamattina.
Io con la pesantezza sublime di tre ore di Brecht-Ronconi sul mondo della finanza (sì, ok, potete pensare che me lo sono meritato).
Il Bruco con l'angoscia da separazione causa nuova babysitter e relativa sindrome di abbandono.

Dopo la colazione ci aspettavano, rispettivamente: riunione coi megasupercapi per l'Interista, 2 ore di monologo di Dario Fo per me, asilo e nuova separazione per il Bruco.

Poi, l'Orrore: metropolitana chiusa per sciopero.
Driiin. Driiiiiiiiin.
"Pronto?"
"C'è sciopero! Sono le 9.30 e devo essere tra mezzora coi supermegacapi! Come cazzo xxxxxxxx (non posso trascrivere il resto)!!!
"Ah è vero! Lo sciopero!"
"Coooooooosa???? Tu lo sapevi???"
"Ma no ecco, è che..."

E' così. Noi siamo quelli non hanno mai il cappotto spazzolato, quelli che hanno fatto del quarto d'ora accademico un sistema di vita, quelli che si dimenticano di fare benzina, di fare manutenzione alla caldaia e di staccare la batteria dello scooter d'inverno. Quelli che fanno scadere le bollette, che perdono le chiavi di scorta della macchina, che il lunedì mattina non hanno le bavaglie dell'asilo lavate e stirate. Siamo disastri ambulanti.

Lui, invece. Il Bruco è preciso. E' pignolo. Se ha un pelo sul giubbino non se lo infila finchè non lo togli. Se dai da mangiare alla gatta in una ciotola non perfettamente pulita te lo fa notare. Se nella macchina ci sono rifiuti di varia natura e durata lui non ci sale.

Ma non era che la mela non cade mai lontano dall'albero?

In ogni caso, noi siamo anche quelli che alla fine "portano il culo a casa", come dice l'Interista.

E questa è una cosa che è sempre bene imparare fin da piccoli. Mela o non mela.

lunedì 12 marzo 2012

Kiwi tutto l'anno

Effettivamente non c'è un motivo per cui un moderno bambino di città dovrebbe sapere di suo che esistono le stagioni. Forse quelli che abitano in campagna - e il Bruco ne conosce qualcuno - crescono imparando senza forzature che la natura ha dei cicli e che ogni stagione ha i suoi frutti, in senso metaforico ma soprattutto letterale.

Ore 20.20, a casa di Orlando.

"Bruco sei sazio? La vuoi un po' di frutta?"
"Sì!Vojo il kiwi giallo"
"Il kiwi giallo non c'è più, amore, è marzo. Devi aspettare qualche mese"
"No, vojo il kiwi giallo! Me lo compli mamma pel favole?"
(ci prova con le buone maniere, questo è confortante)
"Bruco, non è che la mamma non te lo vuole comparare, è proprio che non c'è, non è stagione. Se vuoi c'è quello verde"
"No"
"Una pera?"
"Vojo l'uva"
"Sì vabbè. L'uva c'è in autunno, adesso siamo quasi in primavera, stanno per arrivare le fragole..."
"Ma io l'ho vista al supemmeccato"
(ha ragione. E adesso come glielo spiego che le fragole le trovi pure a Natale? Meglio rimandare)
"Ma no, avrai visto male. Guarda, Bruco, è come coi cartoni animati: Peppa Pig c'è alle 19.20, se vuoi vederlo alle 22 non c'è più. Capito? Ogni cosa ha la sua stagione".
"Ma Papito mi mette Peppa quando vojo io, sul copputer"
('tacci sua...)
"Vabbè, era solo un esempio, però la frutta è una cosa viva, e ha le sue stagioni. Capito?"
"Sì. Mi metti Peppa?"
"Oddio, no!"
"Allola mi dai una flagola?"

giovedì 8 marzo 2012

Parole parole parolacce

Il Bruco, come la maggior parte dei bambini, ama la prevedibilità ma ha il dono dell'imprevedibilità.
Nel senso che gli piacciono i rituali e i momenti che si ripetono uguali ogni giorno, ai quali però lui non reagisce sempre allo stesso modo.
Così ogni sera, a casa di Orlando, quando si va a letto non si sa mai a che ora ci si risveglierà: a volte alle 9 meno un quarto con conseguente accompagnamento al nido in ciabatte e carciofo in testa, a volte alle 3 con inserimenti plurimi di ciuccio per evitare l'evitabile.

Stanotte, a casa di Orlando, alle ore 00.40

Io e l'Interista posiamo finalmente sul materasso le nostre stanche membra di ultratrentenni.
E nello sciagurato istante in cui le doghe fanno "ciiiic", il Bruco chiama "maaaaaammaaaa...". Panico.

Emergenza ciuccio, in 6 secondi eccomi pronta col ... ma non l'ha perso, ce l'ha in bocca!?!
"Mammina, vojo letto gande"

Va bene, amore. Ti porto nel letto grande. Ma se ti porto nel letto grande con mammina e papino, fammi almeno la cortesia di dormire.
Invece no. E' stato sveglio fino alle 5, rigirandosi tra di noi come il cestello di una lavatrice impazzita.

Dopo sole 3 ore di sonno, stamattina mi alzo e mi trascino verso la cucina che manco a un provino per The Walking Dead. La Minuzza miagola, vuole da mangiare.
Prendo il piattino, ovviamente mi cade di mano e si frantuma al suolo.
"Cazzo!"

Una sagoma pigiamata e spettinata, bionda e bellissima ('tacci sua) fa capolino dalla sala.
Mi guarda con aria di rimprovero.

"Mamma! Hai detto cazzo"
"Eh amore, la mamma si è sbagliata, voleva dire che pazzo il papà a lasciare qui sul tavolo il piattino della Minù" (lo so, lo so, sto mentendo a mio figlio e sono una brutta persona)

Ma l'ho detto. Certo che l'ho detto. Ho dormito solo 3 ore, cazzo.

martedì 6 marzo 2012

Aveva i baffi e sorrideva spesso

C'era una volta, molto tempo prima che ci fossero Orlando e la sua casa, un papà.
Uno come tanti, imperfetto sotto molti aspetti: si alzava la mattina presto, leggeva la Gazzetta e poi andava a lavorare, un lavoro di fatica, di quelli dove ti sporchi le mani, mica come me che sto qua a pettinare i tasti di un pc. Aveva i baffi e sorrideva spesso. Tifava la Juventus, ed era uno sciocco idealista, di quelli che pensano che tutti in fondo siano buoni e meritino altre opportunità.

C'era una volta un papà, uno come tanti, l'unico per me, un nonno speciale che nonno non è mai stato, perchè è mancato 14 anni fa, per un incidente sul lavoro, una di quelle cose che in Italia fanno scalpore solo se sono coinvolte delle grandi star.

Una volta ho detto al Bruco il suo nome, ma poi ho pensato che fosse troppo piccolo per capire il senso di un'assenza così lontana nel tempo, e ho rimandato.

Stamattina siamo andati sul campo, in fila con altri, in mezzo al fango e alla terra rivoltata, abbiamo guardato un tizio con una tuta bianca e i guanti in lattice scoperchiare una bara, tirare fuori delle ossa, una per una, riporle nella cassettina a fatica (perchè lui era grande e grosso) e ricordarci quanto sia folle il mondo.

Quanto mi manchi, papà. Oggi, a casa di Orlando, c'è solo un gran silenzio.

venerdì 2 marzo 2012

Patate e piselli

Arriva un giorno in cui ogni bambino si rende conto che la mamma e il papà appartengono a due specie diverse. Il Bruco ci ha messo un po', perchè le differenze (almeno quelle apparenti) tra la sua mamma e il suo papà sono meno evidenti che in altre famiglie: entrambi portano esclusivamente scarpe da ginnastica, entrambi portano esclusivamente i pantaloni, entrambi non stirano, entrambi lasciano vestiti usati sparsi in giro sul pavimento, entrambi dicono troppe parolacce e mangiano il salame coi taralli senza ritegno alcuno (no, il rutto libero non fa per me, lo lascio all'Interista).

Ma da qualche settimana lo spirito d'osservazione del duenne si è fatto parecchio acuto.

"Mamma, Ollando ha il pisellotto?"
"Certo, amore"
"E tu cos'hai, mamma?"
"Cos'ho? Oddio cos'ho?" (e adesso che gli dico-non sono pronta a spiegargli l'anatomia dei sessi-la questione femminile-il machismo-le api-e tutto il resto...)
"Tu hai la patata, mamma?"
(ok, qualcuno gli ha già parlato della patata, sarà successo all'asilo, dove molti bambini già fanno la pipì nel vasino, lui avrà visto e...)
"Sì, Bruco, ho la patata" (una presa di coscienza che neanche nei Monologhi della Vagina, ragazzi)

A casa di Orlando, ore 8.45.

Il Bruco vede l'Interista entrare in doccia.

"Mamma"
"Dimmi, Bruco, e intanto mettiti il giubbino che siamo in ritardo"
"Papà ha il pisellotto"
(arieccolo...)
"Sì, amore, anche se preferirei non lo chiamassi così per salvaguadare la mia libido" (no, dai, questa cosa non gliel'ho detta, l'ho solo pensata!)
"Eppelò è più gande del mio"
"Vedrai che quando diventi grande cresce anche a te. Possiamo andare adesso?"
"Sì. Plendo la gilaffa"
"Ok, basta che poi la lasciamo in armadietto"
"Mamma"
"Sì?"
"La gilaffa ha il pisellotto o la patata?"

E va bene. Prometto che a tempo debito ti spiegherò tutto, anche quello che non c'è sui libri di anatomia. Basta che la smetti di chiamarlo "pisellotto".