venerdì 3 maggio 2013

Vincere non è tutto (è l'unica cosa che conta)

L'animo preferisce la vittoria alla pace, scriveva Tito Livio di Annibale.
E di sicuro la preferisce l'animo del Bruco, togliendola a me, la pace.

Finchè era più piccolino pensavo che fosse una tappa della crescita, ora che va verso i quattro anni comincio a pensare che sia un tratto del suo carattere e, come dire, la situazione non è buona.
Lo so, lo so che a nessun bambino piace perdere, però lui va un po' oltre.
La sua reazione tipo è:
- mi gonfio e divento verde come l'incredibile Hulk
- urlo come se dentro il mio corpo stesse per verificarsi un big bang
- tiro calci e pugni a qualsiasi essere inanimato (almeno questo, per ora!) si trovi di fronte a me
- scoppio in un pianto disperato a bocca aperta e toni acuti prolungati che neanche la Callas
- dico no a qualunque tentativo di mia madre di consolarmi
- rinforzo il pianto se mi dicono cose tipo "non si può vincere sempre"

Il tutto non avviene se, ad esempio, perde una partita.
Avviene al primo tiro in porta che non para.

Al parco, ieri pomeriggio.

- Mamma, io vado in porta come "Andavonich", guardami!
- (oh no, cazzo, ha trovato una palla e degli amichetti, me tapina, me misera) Ok, amore, ti guardo!

Non faccio in tempo a finire la frase che la palla ovviamente è entrata.
Lui è già a terra che piange e si flagella.
"Anche suo padre fa così quando prende un goal?" chiedo a un compagno di calcetto dell'Interista (che per la cronaca gioca in porta in una squadra di calcetto per ex-giovani molto motivati, spesso contro avversari nati pochi anni prima di suo figlio).
"A parte le lacrime, sì" risponde lui ridendo.
"Beh, è sempre bello sapere che dopo 10 anni insieme a una persona puoi ancora scoprire cose nuove"

Quello che segue è un copione già recitato: lacrime, disperazione, pianti in braccio a me che cerco invano di trasmettergli il concetto "l'importante è partecipare", mentre le mamme del parco mi guardano con aria di disapprovazione (a proposito, lo rimando da troppo tempo questo post sulle mamme stronze, dovrò decidermi a scriverlo).

- Dai, Bruco, adesso andiamo a casa che è tardi, vedrai che la prossima volta andrà meglio.
- Mamma puoi mettermi la maglia?
(nb, io vado in giro con una maglietta dell'Inter numero 3 col suo nome stampato sopra, che è praticamente la sua copertina di Linus - nessun commento grazie)
- Ok, Bruco, eccola qua. Poi a casa la togli però.

- Ciao! - sbuca fuori un cinquenne riccioluto - Perchè hai la maglietta dell'Inter?
- Perchè io sono Andavonich.
- No, Bruco, hai la maglietta dell'Inter perchè tieni l'Inter.
- Ma guarda che l'Inter perde sempre.
- Senti, come ti chiami?
- Giovanni
- Secondo me la tua mamma ti sta cercando, Giovanni. Ciao, eh. Alla prossima.

- Mamma.
- Dimmi, Bruco.
- E' vero che l'Inter perde sempre?
- No, amore. Non sempre.

Prevedo anni duri. Anzi durissimi, senza vittoria, nè pace. 



5 commenti:

  1. Mariannissima_3 maggio 2013 14:47

    Sì... ma è anche l'inventore dell'unico gioco dove NON SI VINCE!

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  2. anty..il problema che quella frase è comunemente associata, nel mondo del calcio, a Giampiero Boniperti.Non ti dico presidente di quale squadra...:)socio

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    1. ahahahaha questa sì che è freudiana!

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    2. eh già...credo che ciccio possa trasalire vedendo il titolo...:)

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  3. Il titolo del tuo post mi ha raggelato il sangue (vedi l'esauriente commento di anonimo qua sopra).

    Orlando tieni duro: tutti noi veri interisti siamo temprati dai bassi della nostra squadra, ma un 22 maggio 2010 arriva per tutti! Sempre!

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