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giovedì 21 novembre 2013

10 motivi semiseri per non far vedere Pinocchio ai vostri figli

Premesso che il Bruco guarda cartoni animati e film solo a determinati orari, entro certi limiti e seguendo una programmazione cinematografica approvata dal Gran Consiglio Ristretto dei Genitori (ovvero I, me and myself).
Questa è una di quelle cose che sono molto soggettive: ho conosciuto madri che guardano Breaking Bad mentre il figlio costruisce cristalli di Lego... ops, torri di Lego sul tappeto davanti alla stessa tv, e madri che non concepiscono neanche la visione di Peppa Pig (peraltro uno dei cartoni animati su cui ultimamente si sprecano più analisi socio-televisive di sempre).

Io recentemente mi son sentita dire "ma gli fai vedere Monsters & Co?".
E' ancora piccolo. Si spaventa. Non è in grado di elaborarne i contenuti emotivi.
Il fatto è che il ragazzino esprime anche i suoi desideri, in fatto di cosa guardare.
Ed è capitato qualche giorno fa che il Bruco volesse vedere Pinocchio.
Vabbè, Pinocchio, mi son detta, un grande classico, perchè no.
Così l'ho fatto partire, e sinceramente mi son spaventata un sacco.
Altro che Monsters & Co
Senza contare che il Bruco mi ha fatto un sacco di domande a cui non sapevo dare risposta, tipo: "Perchè Lucignolo che fuma il sigaro è cattivo e Geppetto che fuma la pipa a letto no?"
Ecco dunque, qui di seguito, una lista semiseria del mio "perchè no" a Pinocchio.
1- Geppetto fuma la pipa a letto (istigazione al fumo)
2- Geppetto sfrutta il gatto Figaro facendogli fare le cose che non ha voglia di fare al posto suo (maltrattamento animali)
3- Geppetto dorme con un fucile sotto il cuscino (istigazione all'uso delle armi)
4- Geppetto non accompagna Pinocchio a scuola manco il primo giorno, e infatti il Gatto e la Volpe se lo intortano (abbandono di minore)
5- Il grillo parlante è un senzatetto parassita che ammorba Pinocchio con canzoncine coreografate manco fossimo sul set di Glee (circonvenzione di incapace)
6- Il teatro è rappresentato come un'attività di infima categoria ai limiti del lecito e realizzata da idioti (cit. del Grillo: "cosa può farsene un attore della coscienza")
7- Mangiafuoco tiene Pinocchio chiuso in una gabbia tra uno spettacolo e l'altro (sfruttamento e maltrattamento di minore)
8- Geppetto che cerca Pinocchio sotto la pioggia battente di notte invocando il suo nome è una delle scene più deprimenti di sempre (istigazione alla depressione)
9- Dolci, pizza, caramelle e il gioco del biliardo sono equiparati al tabacco e all'alcool (pubblicità ingannevole)
10- La metamorfosi dei ragazzi svogliati in somari è più paurosa di quella dei metamorfi in True Blood (esposizione precoce dei minori al concetto di horror)

Stamattina, a casa di Orlando, ore 8.52.

"Bruco, hai fatto la pipì? Dobbiamo uscire, è tardi"
"Sì, mamma"
"Bruco, non l'hai fatta. La mia era una domanda retorica. Guarda che non si dicono le bugie!"
"Però il naso non mi è cresciuto, mamma"
"..."

Post scriptum
A margine di tutto ciò, e soprattutto a prescindere dalla sua trasposizione animata, il Pinocchio di Collodi resta un grande libro (e pensare che qualcuno si ostina ad accostarlo al libro Cuore...)


venerdì 22 febbraio 2013

Tutta colpa della pizza

Mi hanno chiamato alle 11.37.
Il Bruco è mogio, agonizza sul divano, ha qualche linea di febbre.

Mi hanno richiamato alle 13.
Il Bruco non ha mangiato niente, dice che non vede bene, "faccia un po' lei, signora".

Io, che ancora non ho imparato a diffidare quando mi chiamano "signora", sono uscita da lavoro subito per andarlo a prendere, sacrificando il mio prezioso pomeriggio del venerdì.

Non aveva l'occhio vitreo, e  neanche la frohte calda.
Mi è saltato in braccio e mi ha chiesto dove fosse la sua racchetta (stamattina è voluto andare a scuola con una racchetta da tennis).

L'ho portato a casa e mentre camminavamo mi ha stordita di parole.
Poi siamo arrivati,e mentre mi toglievo il cappotto ho sentito una musica tamarra provenire dalla pianola che abbiamo resuscitato ieri sera e che lui usa in versione "demo".

"Bruco! Cos'è questo casino?"
"Finalmente posso suonare la mia musica, mamma" dice tutto arzillo.
"Tu non stai male per niente, Bruco. Si può sapere perchè non hai mangiato, a scuola?
"C'era la pizza. La pizza della scuola non mi piace. Cosa posso mangiare adesso?"

"Adesso" sono le 15.22, e sono in casa con un non malato che mi tirerà scema fino alle 20.
Mi sono improvvisamente ricordata cosa vuol dire non lavorare e passare le giornate con un infante.
Aiuto.

Ps: se ci sono refusi qua e là, è perchè lui è qui attaccato come una cozza e schiaccia i tasti del pc mentre io tento di scrivere un SOS post con lo stesso spirito degli orchestrali del Titanic mente suonavano l'ultima polka.




lunedì 16 luglio 2012

Qualcosa di sconveniente

Di tutte le fesserie che si dicono sui bambini, una è senz'altro vera: i bambini sono implacabili, non hanno filtri, non conoscono vergogna, e difficilmente tengono la bocca chiusa quando pensano qualcosa. Praticamente sono dei piccoli bastardi impenitenti.

In gelateria, sabato, ore 17.31.

Il Bruco si fionda passando sotto le gambe della folla sudata e sbuffante, e si spalma contro la vetrina che contiene i gelati, suscitando l'odio della commessa che presumibilmente ha pulito da poco.
"Signora, io vorrei la granita oggi, non il gelato al fiordilatte"
"Ehm... Bruco, a parte che devi aspettare il tuo turno, la "signora" avrà diciott'anni e non le interessano i tuoi oscillamenti di gusto"
"Ma io vojo la granita: metà limone metà arancione"

Metà arancione sarebbe al gusto caipiroska, una porcata immonda e neanche alcolica con cui hanno sostituito il gusto pompelmo rosa, che chissà in base a quale logica è divenuto il preferito del Bruco.

Ottenuta la granita bicolore, svuotatasi la gelateria, è rimasto, seduto sulla piccola panca a disposizione dei clienti, un signore sui 50. Naturalmente obeso, prigioniero di un paio di impietosi short color ocra, mangia avidamente un cono grondante cioccolato.

"Mamma posso sedermi?"
"Sì, amore, mettiti accanto al Signore e non fare pasticci"
Il Bruco si accomoda. Dà due ciucciate alla sua granita, poi si gira e scruta l'immenso compagno di panchina che non se lo fila di striscio.
Poi mi guarda. Io, con l'occhio della madre, avverto un brivido lungo la schiena e sento che sta per dire qualcosa. Qualcosa di sconveniente. Qualcosa di molto brutto.

"Mamma perchè non ti siedi anche tu?"
"No, Bruco, la mamma adesso non ha voglia di sedersi" (bugiardaaaaaaaaaa!!!!)

Pausa. Si volta di nuovo a guardare il compagno di merenda.

"Mamma"
"Sì?"
"Non ti puoi sedere perchè il signore è molto ciccione?"

L'ha detto. Lo sapevo che l'avrebbe detto. L'ha detto chiaro e a voce alta.
Ha usato anche l'avverbio "molto".
Il pavimento della gelateria si spalanca e io scompaio.
Per un attimo mi sembra di galleggiare tra fiumi di granita alla caipiroska e iceberg di color gusto puffo. Poi riemergo.
Prendo in braccio il Bruco, la granita e la figura di merda che abbiamo appena fatto: e li porto via.

"Questa granita è proprio buona, mamma"

Come no. Una delle migliori.


lunedì 2 aprile 2012

Linea d'ombra

Si chiude dietro di noi il cancelletto della pura fanciullezza, e ci si addentra in un giardino incantato. Persino le ombre vi risplendono promettenti. Ogni svolta del sentiero è piena di seduzioni. E questo non perché sia una terra inesplorata. Si sa bene che tutta l'umanità ha già percorso questa strada. È il fascino dell'esperienza universale dalla quale ognuno si aspetta una sensazione particolare e personale: un po' di noi stessi.

Questo lo scriveva Joseph Conrad in uno dei miei libri della vita, la Linea d'Ombra.
Per chi non l'ha letto, il libro racconta di quel passaggio tra la giovinezza e l'età adulta che a un certo punto della tua vita ti fa dire "cazzo, esisto. E sono solo, nel mondo".
Ed è un momento preciso, e ciascuno di noi sa esattamente quale sia anche se crede di non saperlo.

Ecco, da quando c'è Orlando io ho capito che quella non è l'unica linea d'ombra che oltrepassiamo nella vita. Ce n'è un'altra, ed è quella che ci separa per sempre dall'innocenza.
Tranquilli non sto per scomodare il fanciullino pascoliano e neanche l'Emilio di Rousseau: ma osservandolo di giorno in giorno ho realizzato che i bambini piccoli, fino a una certa età, davvero possiedono quella che chiamiamo "innocenza". Intesa come incapacità di comprendere davvero il senso della bugia e la sua gravità.
E' un fatto.

A casa di Orlando, ore 21.43.

"Bruco hai fatto la cacca? Ti devo cambiare?"
"No"
(cinque minuti dopo, previo controllato)
"Bruco ma hai fatto la cacca!"
"Sì. Ho mentito, mamma"
(voi l'avete mai sentito un adulto dire candidamente "ho mentito"? No, le confessioni di Brooke di Beautiful non valgono)

E' un altro fatto anche che questa qualità viene perduta piuttosto presto, inevitabilmente, e per sempre.

Davanti alla piscina, sabato ore 11.30.

"Mamma dov'è Papito?"
"Non lo so Bruco, doveva essere già qui a prenderci. Adesso lo chiamiamo"
Driiiiiin. Driiiiiiiiiiiiiiiiiiin.
"Pronto, ma dove sei?"
"A casa" (risponde placido e sereno)
"Ma come a casa? Eravamo d'accordo che saresti venuto a prenderci alle 11.30! Ti sei dimenticato?"
"Ma no! E' che sto preparando la telecronaca"

Sempre come diceva Conrad, l'immaginazione è la suprema padrona della vita.