lunedì 7 novembre 2011

Il calcio è una cosa seria!

"C'è chi dice che il calcio sia questione di vita o di morte: non concordo con quest'affermazione; posso assicurarvi che è una questione molto, ma molto più seria" diceva Bill Shankly, un celebre allenatore del Liverpool tra i '60 e i '70. 
Una filosofia che viene tragicamente sposata e applicata a casa di Orlando, dove ieri sera si è verificata una delle peggiori tragedie degli ultimi 25 mesi: giocando a palla col papi, il Bruco, che ormai è a tutti gli effetti un essere parlante, ha pronunciato con giubilo la parola "juve". 
Lui, l'Interista con la I maiuscola, ha strabuzzato gli occhi mentre il suo volto si trasfigurava in una smorfia di dolore: "Chi ti insegna queste cose?"
Il Bruco sorride e pronuncia scandendoli i nomi delle due maestre d'asilo.
A quel punto l'Interista si trasforma nell'incredibile Hulk, diventa verde, si strappa i vestiti e giura odio eterno all'istituzione scolastica. "D'ora in avanti nostro figlio studierà in casa col maestro privato!" tuona.
Nel frattempo, accortosi dell'effetto che hanno sortito le sue parole, l'ignaro duenne saltella per casa al grido "Juve! Juve!Juve!", mentre io cerco di far passare al papi che la parola Juve, che gli piaccia o no, esiste.

12 ore dopo, a colazione.
Esco dal bagno e mi dirigo verso la cucina dove i due uomini di casa stanno già affogando i "biscotti tondi" nel latte. E sento: "Capito, amore? Juve merda. Si dice "Juve merda".

E io che sto lì a selezionargli le letture.

venerdì 4 novembre 2011

NO-post

ore 21.27
No, non voglio (andare a nanna, ndm).
No letto piccolo. (Quello è il tuo letto, quello grande è il nostro, rassegnati)

ore 8.09 della mattina dopo
Buongiorno amore! No, mamma.

ore 8.45
No. (Vuoi la pera o il kiwi giallo?)
No asilo, oggi. (Amore, io e il papà dobbiamo andare a lavorare. Per comprare i kiwi? Sì, esattamente)
No, mamma. (No cosa? No maglietta)
(Preferisci la maglietta col cagnolino?) No.
Orlando la mamma sta cominciando ad alterarsi...
(Mettiti gli stivali che oggi piove). Non vo-o-glio.
(Allora andiamo all'asilo scalzi). No asilo, no "calzi".

ore 9.15
Guarda che ore sono! Tra 5 minuti chiude l'asilo! Siamo in ritardo!!!
No, nevvero.
SI' invece, ecchec***o.

Come diceva Pasolini, prima che venisse ammazzato 36 anni fa:
Il rifiuto è sempre stato un gesto essenziale. 
I pochi che hanno fatto la storia sono quelli che hanno detto no. 

venerdì 21 ottobre 2011

Così vicini... così lontani

Questo post starebbe bene in un flatblog (si chiamerà così?), perchè parla dei nostri vicini di casa.
E, per inciso, ne parla male. Malissimo.
Non che quelli di prima fossero bella gente: a parte qualcuno di simpatico, anche nella vecchia casa avevamo un campionario di umanità varia ed eventuale (dal pseudo artista con l'attico che per 3 anni ogni volta mi chiedeva se mi ero appena trasferita, all'ex conducente d'autobus in pensione con la mania per il box, fino alla superfamiglia albanese che festeggiava le ricorrenze più impensate fino a tarda notte).
Ma quelli di adesso... sono mostri. Nel senso che i vicini di porta fanno una pippa agli Addams, innanzitutto. Il figlio ci ha rapito la gatta Minuzza e poi l'ha esiliata in cortile a notte fonda. La figlia guarda sempre in basso e si veste come una dark lady appena uscita da una dark room. La madre è una tranquilla insegnante d'inglese che ad ogni apertura di porta è vestita di raso e pizzi che manco la Kidman in Moulin Rouge. Il padre canta l'opera e non riesce a parcheggiare l'auto.
Ma loro sono solo la punta dell'iceberg.. ehm, del condominio. Poi c'è il fratello di lei, che è il vecchio Scrooge in persona, solo più stronzo. E la madre, lei, l'origine di tutti i mali: la Vecchia Bastarda.
Colei che possiede il 60% dell'intero condominio, indice riunioni-farsa (visto che avendo la maggioranza dei millesimi decide tutto lei), impedisce al resto degli abitanti di vedere la tv perchè a lei funziona (Rete4 le basta) e non esiste che l'antennista debba passare attraverso il suo gigantesco terrazzo. Che poi non è suo ma del condominio. Quindi suo.
Oggi a lavoro ho stampato una ventina di fogli con scritto "fuck the granny".
Conto di distribuirli lunedì mattina nelle caselle postali dei signori condomini.

lunedì 17 ottobre 2011

Non ci sono più i telefoni di una volta

Oggi è lunedì, e questo è un momento madeleine.
Quando ero piccola, mia madre per cena comprava sempre i "telefoni".
Li faceva una panetteria del quartiere, che manco a dirlo non c'è più e che costituiva meta di visite da parte di numerosi classi delle scuole elementari, in un tempo lontano in cui si credeva che fosse utile e giusto che i bambini vedessero come nasceva ciò che mangiavano.
Era un tipo di pane, l'avrete capito, fatto (più o meno!) a forma di cornetta del telefono: e la parte che mi piaceva di più era quella che collegava i due estremi, insomma l'impugnatura ecco.
Era morbida, bianca e rassicurante.
Quando mia madre mi disse che la panetteria avrebbe chiuso e che nelle altre i "telefoni" non li vendevano: quella è stata una delle mie linee d'ombra.
Uno di quei momenti in cui sai che finisce qualcosa che non torna più. E infatti i "telefoni" non li ho più rivisti.
Quasi quasi provo a riprodurli in casa per il Bruco.
Peccato che lui, oltre a non conoscere il pane a forma di telefono, non conosca neanche i telefoni a cornetta. E che uno smartphone assomigli tranquillamente a un francesino qualsiasi.

giovedì 13 ottobre 2011

Giovani manifestanti (insonni) crescono

Se dal post precedente avete pensato che il problema a casa di Orlando fosse solo l'addormentamento del Bruco, vi siete sbagliati. Abbiamo anche ricominciato a non dormire, perchè lui la notte non ha sonno. Dopo 3 ore la batteria gli si è già ricaricata, e a niente vale accoglierlo nel lettone parentale: stanotte si è rigirato come la centrifuga della lavatrice per quasi 3 ore, tra le 3 e le 6, assestando calci nel costato del "papi" Interista e testate nella schiena della sottoscritta.
Che alle 5.24 ha dato i numeri urlando "adessobasta dormisubito otiabbandonopersemprenellettino", per la serie, Estivill mi fa una pippa.
E siamo alla quinta notte insonne consecutiva, regrediti al periodo neonatale, anche detto "periodo Romero" perchè tu sei uno zombie assetato di sonno e sadicamente vuoi che tutti, tutti intorno a te, siano altrettanti zombie, a costo di stanarli nei loro rassicuranti "mio figlio è bravissimo e dorme sempre", e morderli, e scarnificarli.
Ok, il concetto è chiaro.
In ogni caso, poichè confidiamo che sia solo una ricaduta, stamattina ci siamo svegliati (dopo un'ora di sonno, ahahahaha - risata isterica) e abbiamo fatto colazione tutti insieme in allegria con le Tortorelle del Mulino Bianco (che stanno alla madeleine proustiana come gli Harmony alla Recherche).
E stasera, usciti dall'asilo, io e il Bruco prenderemo parte a una piccola cosa molto importante: una fiaccolata nella nostra zona contro la mafia e per il rispetto della legalità.
Giusto perchè sabato scorso il centro sportivo di proprietà del Comune sotto casa nostra è stato incendiato dagli ex gestori mafiosi, e ora i bambini della zona avranno una struttura pubblica in meno per le attività sportive. E questo non è per niente bello, non è per niente giusto.
Non si è mai troppo piccoli per avere una coscienza, mai troppo 'nani' per costruire una società migliore.
Eh, sì, ci credo davvero, anche se ho un sonno porco che mi ottunde le facoltà cognitive.

martedì 11 ottobre 2011

Buonanotte... giorno

In principio fu la tetta. Ma durò poco. Passammo al biberon, al dondolamento ritmico e alla ninna nanna: contemporaneamente. Non poteva mancare nessuno di quei fattori, che il teorema cadeva come i fichi maturi al suolo di fine settembre. Poi, arrivati alla soglia dei dieci chili, fu il passeggino. In casa, avanti e indietro. Tempo medio d'addormentamento: 50 minuti.
Dopo i 18 mesi, dopo aver resistito a mettere in atto pratiche filonaziste come il celeberrimo Fate la nanna di Estivill o logoranti per la personalità del genitore come il pull up/put down di Tracy Hogg, finalmente siamo riusciti nell'ardua impresa di far addormentare il Bruco nel lettino (quasi) da solo.
Ma il rito che precede questo meraviglioso momento è ormai talmente lungo che è più 'buonanotte giorno' che 'buonanotte notte'.
1. lavarsi i denti (leggi: succhiare lo spazzolino)
2. bere-sputare (leggi: bagnarsi tutto il pigiama mentre io cristono)
3. preparare la "millozza" (una sbobbona tedesca di finocchio senza zucchero che si beve senza battere ciglio)
4. leggere il libro
5. leggere il libro
6 leggere il libro
...
Siamo arrivati a quota 5 libri.
Per la serie: non ho un cazzo di voglia di dormire, mamma, e poichè ho visto che sei contenta quando mostro interesse per la cultura, ti faccio leggere all'infinito.
Ecco i nostri must: Lupo Baldo, Urlo di mamma, Dentro di me fuori di me, Giorno e notte.
And many others.
Poi, sfinita, lo prendo di peso e lo getto nel lettino "buonanotte amore bla bla bla"
E vado di là. Passa un quarto d'ora, mi rilasso sul divano, penso "anche stasera è andata".
- Mammmmaaaaaaaa! Mammmmmaaaaa!


Ed è ancora nel lettino con le sbarre. Per quando potrà scendere da solo, sto approntando una playlist per l'afterhour. E io che pensavo di stare diventando vecchia.



lunedì 26 settembre 2011

Quel gran pezzo dell'Angiolino

Mi spiace molto, perchè è solo lunedì, ma questa è una storia triste.
Succede che quest'anno uno dei compagni di asilo del Bruco si chiama Angiolino.
Succede che Angiolino, ricciolo, biondo e con un visino da putto michelangiolesco, passa le sue giornate a menare sonoramente gli altri bambini. L'ho sbirciato dal vetro più volte nei giorni scorsi, e ho capito che per lui è naturale come per me bere il caffè la mattina: cioè, viene lì, ti guarda dritto negli occhi, e sbam!, parte lo schiaffo. Non importa se sei maschio o femmina, se stai giocando per fatti tuoi o se gli parli, se sei alto o basso, simpatico o antipatico. Angiolino è come Terminator: ha la sua mission, e non guarda in faccia a nessuno.
Stamattina l'ho visto mentre mi trascinavo lenta verso l'asilo col Bruco ingombro di tutti i suoi oggetti transizionali (oggi avevamo il bambolotto cinese, la "gugulula" d'acqua e la moto "grooonde").
Angiolino stava appeso alla mano di sua madre che letteralmente lo strascicava per terra a tutta velocità incurante del fatto che potesse farsi male, finchè a un certo punto gli ha tirato uno scappellotto in testa accompagnato da un "emmuoviti!".
Tirare conclusioni non è nel mio stile. Però, Angiolino, sappi che quando lo schiaffo di rito lo tirerai al mio Bruco, io avrò capito. E comunque, oggi, resto triste per te.